Pasolini definitivo

Pasolini –
http://www.oilproject.org/lezione/pasolini-poesie-romanzi-2845.html

http://www.filosofico.net/pasolini.htm

http://www.pierpaolopasolini.eu/saggistica_pensieroscomodo.htm

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti“.

Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna nel 1922 da madre friulana e padre romagnolo. Tra il 1943 e 1949 si trova a vivere a Casarsa, in Friuli, paese natale della madre, dove è fuggito in seguito all’8 settembre. Fin da giovane dimostra il suo interesse per la cultura popolare e i dialetti italiani. Risale al 1942 la raccolta di poesie in friulano Poesie a Casarsa. Durante il suo periodo friulano fonda l’Academiuta de lenga friulana. Nel 1945 viene ucciso il fratello Guido, partigiano della brigata Osoppo. Nello stesso anno Pier Paolo Pasolini si laurea in lettere a Bologna. Nei primi anni dopo la guerra Pasolini si iscrive al PCI di Udine, da cui verrà però espulso nel 1949, a seguito di accuse di corruzione di minori ed atti osceni in luogo pubblico, che si riveleranno poi infondate.
Nel 1950 si trasferisce con la madre a
Roma. ..Nel 1955 pubblica Ragazzi di vita, romanzo sulla vita dei ragazzi delle borgate romane, con cui è entrato in contatto dal suo arrivo nella capitale. Il libro ottiene un grande successo di pubblico, ma viene accusato di oscenità, a causa del tema della prostituzione maschile. Pasolini subisce, quindi, un processo per pornografia da cui verrà assolto, grazie anche alle testimonianze di intellettuali dell’epoca, come Giuseppe Ungaretti. Nello stesso anno fonda la rivista “Officina”.
Nel 1959 Pasolini conclude Una vita violenta, un romanzo ancora una volta incentrato sui ragaz

Nel 1957 esce la raccolta di poemetti Le ceneri di Gramsci, duramente criticato da intellettuali vicini al partito comunista, ad eccezione di Italo Calvino.

zi delle borgate, con risvolti politici – il protagonista della storia si considera inizialmente fascista, in seguito si avvicina ai democristiani e infine al PCI -.

Negli anni ‘60 Pasolini passa al cinema: il suo esordio alla regia è il film Accattone (1961), trasposizione dei temi letterari di Ragazzi di vita e Una vita violenta. Altri film di questi anni da ricordare, di cui firma sempre la sceneggiatura, sono Mamma Roma (1962), Il vangelo secondo Matteo (1964…..
Nei primi anni ‘70 Pasolini si dedica al
progetto cinematografico, chiamato “trittico della vita”, che comprende tre film: Il Decameron (1971), tratto dalle novelle di Boccaccio, I racconti di Canterbury (1972), tratti dall’opera di Chaucer, e infine Il fiore delle Mille e una notte (1974).
A partire dal 1973 Pasolini incomincia a collaborare con il “Corriere della Sera”, con articoli di argomento politico e di costume, che verranno poi raccolti nel 1975 in Scritti corsari e nel postumo Lettere luterane (1976).
Il cinema lo porta a intraprendere numerosi viaggi all’estero: nel 1961 e’, con Elsa Morante e Moravia, in India, Africa, Israele, Stati Uniti; rimane molto colpito, soprattutto da New York.
Essendo ormai i pieni anni Settanta, non bisogna dimenticare il clima che si respirava in quegli anni, ossia quello della contestazione studentesca. Pasolini assume anche in questo caso una posizione originale rispetto al resto della cultura di sinistra. Pur accettando e appoggiando le motivazioni ideologiche degli studenti, ritiene in fondo che questi siano antropologicamente dei borghesi destinati, in quanto tali, a fallire nelle loro aspirazioni rivoluzionarie.
Nel novembre dello stesso anno (in un delitto che ancora ha molti lati oscuri…) Pier Paolo Pasolini viene ucciso all’Idroscalo di Ostia, vicino a Roma. Lo scrittore e regista venne percosso e travolto dalla sua stessa auto da Pino Pelosi, “ragazzo di vita”, che Pasolini aveva caricato in macchina, ma la sentenza del processo dice chiaramente che non aveva agito da solo, anche se è stato l’unico condannato.
Nel 1992 esce postumo
Petrolio, romanzo ideato nel 1972 e a cui Pasolini stava ancora lavorando nel ’75 e che forse è stato causa della sua morte, dato che l’autore, per scriverlo, stava indagando sull’omicidio di Enrico Mattei, presidente dell’Ente Nazionale Idrocarburi, crimine per il quale non sono mai stati individuati i veri colpevoli (come è accaduto per Pasolini).

Chi fossero gli assassini e perchè abbiano infierito terribilmente sul regista (comunista e omosessuale, probabile la pista neofascista, magari in connessione con chi ha provocato la morte di Mattei) è ancora un mistero. Recentemente, dopo la morte dei suoi genitori, Pino
Pelosi ha sostenuto di avere subito minacce talmente gravi da indurlo a tacere e ad addossarsi la colpa di un omicidio che probabilmente non aveva commesso.

http://www.iltempo.it/cronache/2014/03/29/pelosi­non­rischio­la­vita­per­dire­la­verita­attesa­per­il­film­
temi.repubblica.it/micromega­online/cosi­mori­pasolini/

Domande

Elenca almeno tre fatti fondamentali nella vita e nella morte di Pasolini

Concentrati su “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”

Pasolini, intellettuale controverso, perchè?

Il pensiero scomodo di Pasolini


“La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi”.

Le opere poetiche – caratteristiche generali   NO PER LA v^D 2017

Dai suoi testi poetici (Poesie a Casarsa in dialetto friulano, Le ceneri di Gramsci, La religione del mio tempo, Poesie in forma di rosa) emergono le caratteristiche fondamentali del pensiero pasoliniano

– la consapevolezza che la maturità comporta la perdita dell’innocenza dell’infanzia, la corruzione e l’incombere della morte;

la contraddizione tra l’adesione all’ideologia marxista e il suo impegno progressista da un lato e dall’altro la sua sensibilità decadente, volta a rievocare e rivivere il passato come epoca ancora innocente;

condanna del processo di omologazione tramite il quale una società consumistica e priva di valori ha trasformato il popolo in una massa indistinta, che ha perso le sue radici culturali. Pasolini si sofferma sul contrasto proletariato-borghesia; la borghesia è contaminata dal desiderio di possesso e di potere, ha rinnegato i valori della Resistenza. Questo suscita in lui una forte rabbia nei confronti del presente e un pessimistico ripiegamento nel privato, che però si alternerà nel corso della vita alla passione per l’impegno di denuncia dell’ingiustizia e per la difesa dell’arte e della bellezza contro la banalità;

Dal punto di vista stilistico le poesie di Pasolini presentano alcune originali caratteristiche:

l’adozione di un linguaggio più comunicativo, ricco di echi pascoliani e leopardiani. Pasolini utilizza liberamente alcuni elementi della grande poesia italiana come gli endecasillabi e le rime senza rinunciare alla preziosità dei suoni e delle figure retoriche;

in “Poesie in forma di rosa” (1964) i versi di ogni strofa sono disposti in modo da richiamare un petalo (QUALCOSA DI SIMILE AVEVANO FATTO I FUTURISTI); l’alternanza di versi lunghi e brevi crea la figura della croce e talvolta l’opera assume caratteristiche di diario in poesia.

La narrativa e la saggistica

I romanzi di ambientazione romana

La coscienza del dolore insito nella storia e delle misere condizioni in cui si trovano ampi strati della popolazione negli anni Cinquanta induce il poeta a scontrarsi con la prospettiva del PCI, che, sulla scorta delle indicazioni che venivano dall’Unione Sovietica (Zdanov), riteneva che la letteratura realistica e neorealistica dovesse avere un’impostazione ottimistica e ingenuamente fiduciosa nel futuro.

Da questo nasce la sua denuncia delle condizioni scandalose dell’esistenza dei due romanzi “romaneschi” Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (!959) in cui viene descritta la vita di alcuni giovani delle borgate romane, proliferate nel dopoguerra come vere e proprie banlieues

La descrizione è crudamente realistica: dagli odori acuti e sgradevoli che nascono dalla sporcizia alla spietatezza ingenua con cui i protagonisti cercano di sopravvivere in un ambiente umanamente crudele. Questa umanità, composta da donne e uomini che si danno alla prostituzione, ladri e assassini, rappresenta la negazione del “proletario buono” (Vasco Pratolini) ma attrae lo scrittore per la sua esuberante voglia di vivere. Pasolini mostra curiosità decadente verso questo sottoproletariato di borgata, che secondo lui ha la forza di sopravvivere alla durezza delle sue condizioni anche al di fuori delle regole. (Pino Pelosi era uno di questi ragazzi)

Dal punto di vista stilistico Pasolini realizza una sorta di magma dialettale e gergale, un po’ come aveva fatto Gadda, che però tiene conto della sua grande conoscenza filologica.

Domande:

  1. Elenca almeno 4 caratteristiche realistiche dei romanzi di Pasolini
  2. Pasolini aveva un’idea progressista del popolo? Come viene descritto?  la borghesia è buona o cattiva?

Le polemiche di Pasolini

La critica all’alienazione della società moderna (Svevo, Gadda…) caratterizza anche il cinema di Pasolini dove la rappresentazione della realtà si intreccia ad all’uso del mito e del simbolo (Pavese e Vittorini), i suoi interventi sulla stampa nazionale e i suoi saggi (ricordiamo gli Scritti corsari, 1975).

Pasolini affronta gli argomenti scottanti del suo tempo: dall’aborto (che egli rifiuta in nome della sacralità della vita) alla crisi dei valori umanistici; dalla “mutazione antropologica” provocata dall’avvento del neocapitalismo (cioè del sistema consumistico) agli attacchi al Palazzo (inteso come il luogo di un potere che non tiene contro dei diritti e dei bisogni del popolo ed è corrotto)

Pasolini e la mutazione antropologica


L’omologazione culturale ha cancellato dall’orizzonte le
“piccole patrie”, le cui luci brillano ormai nel rimpianto,
memorie sempre più labili di stelle scomparse.
“Come polli d’allevamento, gli italiani hanno indi accettato
la nuova sacralità, non nominata, della merce
e del suo consumo”: è questa la nuova società nella quale
oggi ci muoviamo, testimoni e vittime dei lutti culturali.

Pier Paolo Pasolini

riduzione da:
http://www.scienzesociali.org/gli-italiani-e-la-loro-mutazione-antropologica-scritti-su-pasolini/

Grazie al prof. Federico Sollazzo (Tra i testi che costituiscono il pattern dell’argomentazione dell’ultimo Pasolini si devono certamente menzionare, tra gli altri: Studio sulla rivoluzione antropologica in Italia (sul «Corriere della Sera» il 10/06/1974 col titolo redazionale “Gli italiani non sono più quelli”), Il vero fascismo e quindi il vero antifascismo (sul «Corriere della Sera» il 24/06/1974 col titolo redazionale Il Potere senza volto), Ampliamento del “bozzetto” sulla rivoluzione antropologica in Italia (su “Il Mondo” l’11/07/1974), L’articolo delle lucciole (sul «Corriere della Sera» il 1°/02/1975 col titolo redazionale Il vuoto del potere in Italia), Abiura dalla Trilogia della vita (sul «Corriere della Sera» il 9/11/1975) e Il genocidio. In essi sono delineate le direttrici fondamentali di una radicale trasformazione dell’uomo, veicolata da due fattori necessariamente e intimamente connessi: il consumismo e l’edonismo (tant’è, che si può parlare di edonismo consumistico).

Negli scritti di Pasolini….. sono delineate le direttrici fondamentali di una radicale trasformazione dell’uomo, veicolata da due fattori necessariamente e intimamente connessi: il consumismo e l’edonismo (tant’è, che si può parlare di edonismo consumistico).

Il consumismo è infatti un fenomeno che non potrebbe darsi (per lo meno, non con la pervasività che ha) senza una forza che spingesse le persone a conformarsi ad esso, ad aderirvi, a desiderarlo, a praticarlo, questa forza è appunto l’edonismo. Questo punto è di particolare importanza perché è così che viene a determinarsi, per la prima volta nella storia del genere umano, un Potere (con la maiuscola perché tanto impersonale quanto onnipervasivo) che non deve più andare verso i propri assoggettati ma li attrae, sono loro che vanno in cerca di lui. Questo è il tema attorno a cui orbita la produzione giovanile del cosiddetto periodo romano (cfr. Sollazzo 2012). Tutta questa dinamica non può che determinare l’evento della omologazione, che investe tutto e tutti.

Tale omologazione ha infatti investito la dimensione linguistica, dal momento che “i centri creatori, elaboratori e unificatori del linguaggio, non sono più le università, ma le aziende” (Pasolini 1977a: 18), sicché non sarebbe affatto impensabile, anzi lo stiamo vivendo, un mondo “interamente occupato al centro dal ciclo produzione-consumo, che avesse come lingua la sola lingua tecnologica” e nel quale “tutte le altre lingue potrebbero essere tranquillamente concepite come ‘superflue’ (o come sopravvivenze folcloristiche in lenta estinzione” (Ivi: 37). …..

Questo perché l’omologazione consiste in un processo di reificazione, di riduzione della vita a cosa al fine di poterla maneggiare, controllare, amministrare: tutti gli aspetti peculiari della vita sono ridotti a oggetti dominio. Ed ovviamente, poiché il Potere che esercita tale dominio non lascia alcun margine di alternativa a se stesso, (TINA: THERE’S NO ALTERNATIVE) gli oggetti (ovvero, la vita) da esso e ad esso conformati sono di un unico tipo, omologato dal/al Potere che li produce. A ben vedere quindi, nel fenomeno dell’omologazione vi sono due nuclei problematici: da una parte la riduzione della vita a cosa, dall’altra l’univocità di tale cosa. E ciò determina due perdite fondamentali rispetto al passato: l’autenticità e la molteplicità.

In questo consiste la “mutazione antropologica”: dall’autenticità pluralistica all’oggettivazione univoca. Quel che Pasolini denuncia quindi è la scomparsa delle differenze autentiche, di una molteplicità di modi diversi di poter essere autenticamente uomini.

Ma come è potuta avvenire la mutazione antropologica? Per Pasolini c’è uno specifico vettore che veicola tale fenomeno: le cose. Questo, per almeno un duplice ordine di motivazioni, che propongo qui di definire, il primo, come “politico”, il secondo, come “ontologico”.

Bisogna tenere ben presente l’assioma primo e fondamentale dell’economia politica cioè che chi produce, non produce merce ma rapporti sociali, (superiorità di chi può comperare su chi non può e relativo disaguio del secondo) visto che il modo di produzione è totalmente nuovo, le merci prodotte sono totalmente nuove ed è totalmente nuovo il tipo di umanità che viene prodotto.

Ovvero, il modo in cui viene organizzata la vita dei membri di una società determina specifici rapporti sociali e relazioni interpersonali fra gli stessi, producendo così un certo tipo d’umanità.

Inoltre (e veniamo al complesso livello “ontologico”), va posta la massima attenzione nel rilevare un aspetto della vita abitualmente non valutato. Ovvero, non i genitori, non i maestri, non i mezzi di comunicazione, non i coetanei (benché questi ultimi siano più invasivi di tutti gli altri) sono gli educatori di un essere umano, ma gli oggetti, le cose sono gli educatori per eccellenza che a ciascun uomo insegnano. Questo perché ogni singola cosa è un segno linguistico che comunica o esprime qualcosa. L’intero mondo quindi è una dimensione semiologica nella quale le persone sono completamente e costantemente (e, spesso, inconsapevolmente) immerse, ricevendo quindi la lezione che tali simboli, le cose, impartiscono. E poiché tale lezione è ricevuta in maniera assoluta e incessante (e, spesso, inconsapevole), l’esposizione, inevitabile, ad essa fa sì che le cose siano gli educatori par exellance. Inoltre, la natura del discorso pedagogico delle cose è autoritaria e repressiva, le cose non ammettono repliche.

…… (si pensi al desiderio di acquistare oggetti status- symbol)

Considero il consumismo un fascismo peggiore di quello classico, perché il clerico-fascismo in realtà non ha trasformato gli italiani, non è entrato dentro di loro. È stato totalitario ma non totalizzante. Solo un esempio vi posso dare: il fascismo ha tentato per tutti i vent’anni che è stato al potere di distruggere i dialetti. Non c’è riuscito. Invece il potere consumistico, che dice di voler conservare i dialetti, li sta distruggendo, per questo “il vero fascismo (…) [è] quello che i sociologi hanno troppo bonariamente chiamato ‘la società dei consumi’” e “prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo”.

Per questo la civiltà dei consumi non è un mero fenomeno sociologico, ma una questione personale: Il consumismo consiste in un vero e proprio cataclisma antropologico: e io vivo, esistenzialmente, tale cataclisma che, almeno per ora, è pura degradazione: lo vivo nei miei giorni, nelle forme della mia esistenza, nel mio corpo (…) È da un’esperienza, esistenziale, diretta, concreta, drammatica, corporea, che nascono in conclusione tutti i miei discorsi ideologici (Id 2007: 107)

Domande

Cosa è la mutazione antropologica?

Cosa intende Pasolini per “omologazione”?
L’uso del dialetto è un modo per sfuggire all’omologazione? (Poesie in dialetto friulano, slang delle periferie romane, vocabolario in calce alle opere, collegamenti con Manzoni, Verga, Fenoglio, Bruno, Revelli…)
Cos’è per lui il consumismo? Che collegamento c’è con l’omologazione?
Perchè il consumismo è per lui peggio del fascismo? Collegamento col fascismo perenne di Eco

Perchè la televisione ha un ruolo diseducativo?
Collegamento col populismo pasoliniano.

 

Ragazzi di vita

http://www.oilproject.org/lezione/pasolini-roma-dialetto-2860.html

All’uscita del romanzo Pasolini viene accusato di oscenità e pornografia, a causa del tema trattato, che infatti include anche la prostituzione minorile maschile. Nel luglio del 1955 si tiene un processo contro Ragazzi di vita, che, tuttavia, si risolve con un’assoluzione dell’autore, anche grazie al contributo di alcuni intellettuali, come Carlo Bo, uno dei testimoni della difesa, e Giuseppe Ungaretti, che invierà una lettera ai giudici in favore di Pasolini.

Nel 1961 Pasolini realizza il suo primo film Accattone, che si presenta come una trasposizione cinematografica dei temi trattati in Ragazzi di vita e in Una vita violenta. La storia, infatti, ruota intorno a un giovane sottoproletario con i suoi espedienti per vivere senza dover lavorare. Altro film, incentrato ancora una volta sulla condizione sociale delle borgate, è Mamma Roma del 1962, in cui una madre tenta di far uscire il figlio dall’ambiente delle borgate.

Riassunto:
http://www.scuolissima.com/2012/08/riassunto-ragazzi-di-vita-pasolini.html


Il romanzo, pubblicato nel 1955, fu elaborato dal 1950, a partire dai primi contatti dell’autore con il mondo delle borgate, dopo il suo trasferimento a Roma dal Friuli. L’azione si svolge nella periferia della città; l’inizio della vicenda s’inquadra verso la fine della Seconda guerra mondiale, con i tedeschi che presidiano Roma. Suddiviso in 8 capitoli, il romanzo procede per episodi, che paiono quasi indipendenti l’uno dall’altro, anche se in realtà si collegano con una rete di nessi e di richiami.
Protagonista è il Riccetto, che abita con la famiglia in un edificio scolastico divenuto centro di raccolta per sfollati. E’ un tipico ragazzo di vita: garzone di pescivendolo, da poco fidanzato, vive di espedienti, come molti suoi coetanei (Agnolo, Marcello ecc.), scaltriti dalla guerra e dalla miseria.
Il mondo in cui si aggirano è quello pittoresco e crudele dei bassifondi di periferia, tra avventurieri, imbroglioni, prostitute. Mossi dagli istinti primari (la fame, il sesso) i protagonisti ora si appropriano di cose e oggetti altrui, ora li perdono, per l’azione di altri e più agguerriti concorrenti alla lotta per la vita.
Talora il Riccetto si rivela imprevedibilmente generoso, come quando, durante una gita in barca sul Tevere, si getta a nuoto a rischio di affogare per salvare una rondinella che si dibatte a fior d’acqua. Ma a sua bontà naturale man mano si incrina: il gioco d’azzardo, l’incontro con la prostituta Nadia, con la quale avviene la sua iniziazione sessuale e che lo deruba durante il rapporto,  le imprese di vario genere e i furti compiuti con i compari Lenzetta, Alduccio, Lello, lo trasformano infatti, pagina dopo pagina, in un fijo de na mignotta completo. Il Riccetto però riesce sempre a scapolarsela, tranne una volta in cui per ironia della sorte, si brusca tre anni di galera per un furto non commesso.
La seconda parte del romanzo vede il Riccetto avviarsi a una prima maturità e a un’integrazione nel mondo del lavoro.

La sua figura finisce così per perdere interesse, agli occhi del narratore, mentre altri personaggi acquistano maggiore risalto. Vediamo Alduccio, alle prese con una disgraziata famiglia, composta da un padre alcolizzato, da una madre isterica ed epilettica e da una sorella incinta con manie suicide; il Begalone, suo compagno in uno squallido incontro con un omosessuale; il Piattoletta, un nanerottolo deforme e rachitico, vittima degli atroci scherzi dei coetanei. Egli finirà bruciato al palo della tortura al termine di un crudele gioco trasformatosi in tragedia contro la volontà dei suoi ideatori.
Tragico è anche l’epilogo del romanzo, con la morte per annegamento, sotto gli occhi terrorizzati dei fratellini, del povero Genesio, un altro ragazzino sbandato, più triste e meditativo degli altri. Il Riccetto assiste alla scena da lontano, ma ora che è integrato nel mondo del lavoro, preferisce squagliarsela, per non cacciarsi nei guai.
Molto interessante, nel testo, è la sperimentazione linguistica. L’autore si propone di dar voce a un’umanità di emarginati, mai ritratta fino a ora nelle pagine della letteratura; ma restituendole la sua propria voce, ricorrendo al gergo e al dialetto. L’operazione è non solo linguistica, ma anche ideologica: Pasolini utilizza il crudo impasto linguistico dei piccoli teppisti di borgata, il loro gergo spinto talora fino al turpiloquio o al bercio e all’imprecazione, in modo da testimoniare la loro realtà esistenziale nella sua viva e immediata emotività, senza tentare d’imbrigliarla negli schemi di un’espressione media o tradizionale.

Una vita violenta – Riassunto

https://it.wikipedia.org/wiki/Una_vita_violenta

Il romanzo narra la storia di un giovane, Tommaso Puzzilli, che vive nella borgata romana di Pietralata. Egli, insieme ai suoi compagni, conosce la fame e la delinquenza, organizza furti e si prostituisce degradandosi sempre di più con comportamenti violenti e animaleschi. Quando Tommaso si innamora di Irene si presenta un’occasione di cambiamento che egli però non può cogliere perché viene arrestato per aver ferito gravemente un giovane. Uscito dalla prigione gli si presenta un’altra occasione di riscatto perché ai genitori è stato assegnato un alloggio dell’INA-Casa, ma si ammala di tubercolosi. In ospedale Tommaso riflette sulla storia e sulla politica. Egli, che in un primo tempo si era sentito fascista per l’amicizia contratta con alcuni ladri missini e poi democristiano in seguito all’assegnazione della casa, durante la degenza si avvicina al PCI e partecipa attivamente a scioperi e manifestazioni.

Il romanzo termina con un Tommaso che, ristabilitosi in parte, fa progetti per una vita matrimoniale, lavora, s’iscrive al Partito Comunista e, con un grande gesto di umanità, salva una donna baraccata del suo quartiere, ma, colpito dall’ennesimo colpo di tosse, trascorre gli ultimi giorni di vita sul lettino di un ospedale, per poi morire nel letto di casa sua.

Curiosità

Nel romanzo ricorrono numerosi termini gergali dell’epoca, molti dei quali sono illustrati da un glossario in coda, con la consulenza di Sergio Citti. Molti lettori romani troveranno delle differenze rispetto all’uso attuale.

Il film

Nel 1962 Pasolini firmerà la sceneggiatura del film Una vita violenta, tratto dal romanzo omonimo. Il protagonista sarà Sergio Citti, attore delle borgate romane sempre amato da Pasolini per i personaggi principali dei suoi film.

Altro film ispirato alle borgate romane è Mamma Roma (1962)

Una vita violenta Download file PDF (388 kb) – Atlas

Condizioni e riscatto del sottoproletariato

In quest’opera, composta nel 1959 e ambientata a Roma, nella realtà del sottoproletariato delle borgate poste sulle rive dell’Aniene, alla periferia della città, Pasolini racconta la “vita violenta“ di Tommasino  Puzzilli, un giovane che cresce vivendo di espedienti, furti e rapine, assieme a piccoli delinquenti che assumono atteggiamenti neo-fascisti.

Solo l’amore per Irene, una ragazza di borgata, lo induce a sognare una vita differente; in seguito ad una rissa, però, entra in carcere e viene condannato a due anni di reclusione.

Da questo momento Tommasino inizia a maturare politicamente ed umanamente: egli, una volta libero, vuole trovarsi un lavoro, sposare Irene e vivere onestamente. Durante uno sciopero si unisce ai sindacalisti comunisti ed in seguito si iscrive al Partito Comunista. Il romanzo termina con la mortedi Tommasino, andato ad aiutare i baraccati dell’Aniene rimasti vittime di un’inondazio ne.

La vicenda – quasi un romanzo di formazione – è un percorso esemplare in cui il protagonista, considerato simbolo di tutto il mondo del sottoproletariato che tenta di liberarsi dal suo stato di emarginazione, prende coscienza di se stesso.

Tale processo non è, però, privo di ambiguità: da una parte, infatti, lo svilupparsi di una maturità politica e sociale nei sottoproletari è per Pasolini un fattore positivo, che li può condurre a condizioni di vita più giuste ed umane; dall’altra, però, questo processo li porta inevitabilmente ad “imborghesirsi”, a divenire parte integrante della società consumistica, repressiva ed alienante, a smarrire quella vitalità quasi animalesca, che costituisce, però, la loro innocenza e bellezza. Proprio questi due termini ,“progresso” e “regresso”, indicano il modo conflittuale con cui Pasolini ha vissuto la sua relazione con la realtà. Aderiscono a queste tematiche anche le scelte stilistico-lessicali, che rendono l’ambiente, i personaggi    e la storia complessiva co n un esito e con un forte realismo, teso a riprodurre la lingua delle borgate.