Eco e Postmoderno definitivi

Il Postmoderno

● Si sviluppa negli Usa a partire dagli anni Sessanta
● Europa si afferma dopo il 1973 (anno della crisi petrolifera)
● Il termine è proposto da Jean-François Lyotard (La condizione postmoderna, ’79)
● Dal punto di vista filosofico si basa sulla crisi delle ideologie e rinuncia alla ricerca di cause ultime o verità assolute
Sostiene:
● la sostanziale inafferrabilità del reale
● la crisi delle certezze sull’ identità individuale
● Un nuovo concetto di ragione meno rigido: ciò che noi chiamianmo verità è un avvicendarsi continuo di modelli di spiegazione (fisica classica – relativistica – quantistica)
● Il nichilismo morbido, cio�il fatto che di fronte all’inafferrabilita del reale e alla mancanza di certezze assolute non �il caso di disperarsi, ma ci si pu�adattare e considerarla una situazione pu�stimolare la creativit�

Appunti sul Postmoderno
In queste pagine si pubblicano i lavori preparatori di un’area di progetto sul Postmoderno realizzata dalla classe V^G del 2006 -2007.
Si tratta di appunti scritti in vista della presentazione del testo alla commissione d’ esame e pertanto presentano alcune approssimazioni nella modalità di esposizione; verranno corretti al più presto.
Il Postmoderno
Il termine POSTMODERNO fu usato per la prima volta nel 1979 dal filosofo francese LYOTARD,nel suo testo 鏑a condizione postmoderna� per definire una tendenza di pensiero che proveniva dagli Stati Uniti. Lyotard associa la nascita della postmodernit�al sorgere delle societ�industriali avanzate in cui si annuncia una cultura che ha perso i principali caratteri modernit� in particolare la caduta delle ideologie e dei complessi modelli di interpretazione del mondo (liberalismo, marxismo, fascismo, religioni, psicoanalisi…) Egli affermava quindi che tutte le teorie generali di spiegazione della storia, della natura o del mondo, come ad esempio l段lluminismo, l段dealismo e il marxismo, nate fin dalle origini della modernit� non costituisco altro che delle metanarrazioni del mondo (costruzioni che cercano di incasellare tutto il reale entro paradigmi precisi).
STORIA
L’ambito storico di riferimento è quello degli ultimi trentacinque anni. Passata la guerra fredda e i vari movimenti di liberazione degli anni 70 si giunge ad un contesto internazionale dominato dalla contrapposizione tra i due blocchi. Dopo la caduta dei regimi socialisti, il predominio occidentale e in particolare statunitense diventa mondiale. Si sviluppa la cosiddetta globalizzazione dell’economia resa possibile dalla nuova situazione politica, dalle conquiste tecnologiche e dalla trasformazione della società uniformata sul piano dei consumi e della cultura di massa. Inoltre, grazie alla terziarizzazione, la forte contrapposizione ideologica che anima la vita politica e sociale moderna della maggior parte dei paesi occidentali si affievolisce.
LETTERATURA
In letteratura si sviluppano una serie di tendenze, di aspetti del clima culturale che possiamo far partire in Europa dal ’70 in avanti. Queste tendenze cercano di recuperare un pubblico di massa, senza per questo rinunciare ad una dimensione raffinata o intellettualistica; il caso di Umberto Eco è molto significativo. Gli autori postmoderni puntano a rendere rassicurante il rapporto con la letteratura, recuperano gli intrecci, stilemi narrativi e linguistici tradizionali o tipici della narrativa popolare. L’opera italiana più nota in questo contesto è “Il nome della rosa” di Eco.
In letteratura le caratteristiche più significative sono:
• l’ indebolimento della ragione e del pensiero,si rinuncia alla pretesa di dare un’interpretazione complessiva al mondo, alla storia, all’uomo, quindi una diffidenza nei confronti di tutte le teorie che vogliono spiegare la realtà;
• la crisi dei fondamenti, non si cerca più una causa ultima dei fenomeni dal punto di vista scientifico e filosofico;
• il linguaggio prevale sulle cose, il mondo virtuale (creato dai linguaggi) sostituisce il mondo reale;
• diventa centrale l’intertestualità, l’opera letteraria viene pensata come una continua citazione di altri testi;
• viene meno l’idea di due diversi modi di interpretare l’arte (una per gli intellettuali difficile da capire e un’arte di consumo), si pensa ad un’unica arte per tutti.
All段nterno della letteratura noi ci occupiamo del ROMANZO che �caratterizzato da:
– scrittura come labirinto
– scrittura come biblioteca, continua citazione di ciò che si è letto

La realtà postmoderna è caratterizzata dalla frantumazione, da un’incoerente complessità non dominabile intellettualmente e non ordinabile. Il concetto della dialettica utilizzato nel moderno per spiegare l’evoluzione della realtà (tesi – antitesi – sintesi), viene sostituito con quello di differenza: nel reale non ci sono contraddizioni ma solo infinite differenze fra molteplici aspetti del reale, non riducibili a schemi d’ordine.
In questo modo si afferma la fine della storia, l’immobilità del reale. Anche le opere d’arte e quelle letterarie non ricercano nuove soluzioni inedite ma riprendono gli stili del passato combinandoli e contaminandoli (es. ‘ Il nome della rosa ’ di Umberto Eco).
L’avvio dell’era postmoderna, per alcuni, viene collocato tra gli anni ’50 e ’60, con l’inizio dell’era postindustriale, il trionfo della civiltà mediatica e telematica e la fine del colonialismo, per altri con la rivoluzione epistemologica ed il relativismo del primo ‘900, altri si spingono ancora più indietro. Per quanto riguarda l’Italia, si è abbastanza concordi nel datare la comparsa di una tendenza letteraria postmoderna tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, con opere come ‘se una notte d’inverno un viaggiatore ’ di Calvino (1979) e ‘Il nome della rosa ’ di Eco (1980).
Anche il mondo scientifico è stato interessato da questo modo di vedere il mondo. Infatti fin dai primi anno del 900 la fisica aveva anticipato alcuni aspetti di questa visione.
● La Relatività valorizza il ruolo dell’osservatore e del sistema di riferimento nella rilevazione dei dati e nella formulazione delle teorie.
● La fisica quantistica scopre la dualità corpuscolo-onda per le particelle subatomiche.
● Allo stesso modo arriva a concludere che l’osservazione può influenzare in modo determinante i fenomeni osservati, fino a generare una vera e propria
costruzione della realtà

Questa visione del mondo presenta alcuni aspetti positivi

● Ogni interlocutore è legittimato, nessuno è tagliato fuori dal dialogo
● Si può scegliere nel “supermercato mondiale” del pensiero politico, filosofico, religioso
● Si ha la sensazione di poter determinare anche da soli i propri percorsi nel labirinto del
mondo
● Esiste la possibilità di continui adattamenti alla variabilità delle circostanze

Uno dei principali autori del Postmoderno italiano, insieme ad Italo Calvino, è Umberto Eco.

Umberto Eco

Riduzione da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

« Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro. »

Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932 – Milano, 19 febbraio 2016) (2016HYPERLINK “#cite_note-repubblica-2” [2]HYPERLINK “#cite_note-lastampa-3” [3]) è stato un semiologo, filosofo e scrittore italiano. Saggista prolifico, ha scritto numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo.
Nel 1988 ha fondato il Dipartimento della Comunicazione dell’Universit・ di San Marino. Dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Universit・ di Bologna.[4]
Anche se da giovane aveva frequentato ede era stato attivo in ambienti cattolici, durante i suoi studi universitari su Tommaso d’Aquino, smise di credere in Dio e lasciò definitivamente la Chiesa.
Filosofia e cultura medievale Laureatosi in filosofia nel 1954 all’Universit・ di Torino con Luigi Pareyson con una tesi sull’estetica di San Tommaso d’Aquino (controrelatore Augusto Guzzo), iniziò a interessarsi di filosofia e cultura medievale, campo d’indagine mai più abbandonato anche se successivamente si dedicò allo studio semiotico della cultura popolare contemporanea e all’indagine critica sullo sperimentalismo letterario e artistico.
Tra i “corsari”(richiamo a Pasolini, Scritti corsari) per lo svecchiamento RAI
Nel 1954 partecipò e vinse un concorso della RAI per l’assunzione di telecronisti e nuovi funzionari. Con Eco vi entrarono anche Furio Colombo e Gianni Vattimo. Tutti e tre abbandonarono l’ente televisivo entro la fine degli anni Cinquanta ritenendolo inadatto alla comunicazione culturale. Dall’esperienza lavorativa in RAI…Eco trasse spunto per molti scritti, tra cui[senza fonte] il celebre articolo del 1961 Fenomenologia di Mike Bongiorno.

Critica letteraria e condirezione Bompiani

Dal 1959 al 1975 fu condirettore editoriale della casa editrice Bompiani. e fu tra i fondatori del Gruppo 63, movimento d’avanguardia letterario e artistico italiano che suscitò interesse negli ambienti critico-letterari anche per le polemiche che destò criticando fortemente autori all’epoca già “consacrati” dalla fama quali Vasco Pratolini.(cfr. la polemica su Metello)

Carriera universitaria

Nel 1961 iniziò anche la sua carriera universitaria che lo portò a tenere corsi, in qualità di professore incaricato, in diverse università italiane: Torino, Milano, Firenze e, infine, Bologna dove ha ottenuto la cattedra di Semiotica … Nel corso degli anni ha insegnato come Visiting Professor negli Stati Uniti, in America Latina e in Francia.. Nell’ottobre 2007 si è ritirato dall’insegnamento per limiti di età.
Studi su mass media e cultura di massa
Dalla fine degli anni ’50, Eco inizi・ a interessarsi all’influenza dei mass media nella cultura di massa, su cui pubblicò・ articoli in diversi giornali e riviste in cui analizzavacon taglio sociologico le comunicazioni di massa, argomento al quale si era interessato anche Pier Paolo Pasolini, molto critico nei confronti della televisione.
Significativa fu anche la sua attenzione per le correlazioni tra dittatura e cultura di massa ne Il fascismo eterno, capitolo del saggio Cinque scritti morali,[14] individuava le caratteristiche, ricorrenti nel tempo, del cosiddetto “fascismo eterno”: il culto della tradizione, il rifiuto del modernismo, il culto dell’azione per l’azione, il disaccordo come tradimento, la paura delle differenze, l’appello alle classi medie frustrate, l’ossessione del complotto, il machismo, il “populismo qualitativo Tv e Internet” e altre ancora; da esse e dalle loro combinazioni, secondo Eco, è possibile anche “smascherare” le forme di fascismo che si riproducono da sempre “in ogni parte del mondo”.
In un’intervista del 24 aprile 2010 mise in evidenza la sua visione rispetto a Wikipedia, della quale Eco si definiva un “utente compulsivo”, e al mondo dell’open source.[15]
Inizio degli studi semiotici a partire dal 1968 pubblicò studi di semiotica e fondò anche un’importante rivista internazionale.
CHE COSA E’ LA SEMIOTICA
http://digilander.libero.it/simonetronconi/cosa_semiotica.html
La semiotica è una disciplina che studia i testi, e con testi non intendiamo soltanto i testi letterari, linguistici. Per la semiotica ・ testo qualunque oggetto che produce senso, che manifesta effetti di senso specifici. Allora, per fare degli esempi, anche un film ・ un testo, un’immagine ・ un testo, una vetrina di un negozio ・ un testo, l’allestimento di un punto vendita ・ un testo. Vien da s・ che un messaggio pubblicitario ・ un testo, sia che venga veicolato tramite annuncio stampa, o comunicato radio oppure spot televisivo o ancora via web.
L’approccio semiotico è un approccio testuale che cerca di analizzare e mettere in luce le strutture interne al testo responsabili di precise proposte a livello di comunicazione. (es. la funzione della rosa nel romanzo di Eco)

Giornali, traduzioni, dibattiti

Ha collaborato a varie riviste e giornali come L’Espresso, Il corriere della sera, La Stampa,La Repubblica.
Grande appassionato del fumetto Dylan Dog,[17] a Eco è stato fatto tributo sul numero 136 attraverso il personaggio Humbert Coe, che ha affiancato l’indagatore dell’incubo in un’indagine sull’origine delle lingue del mondo.

Esordio letterario e altre opere

Nel 1980 Eco esordì nella narrativa. Il suo primo romanzo, Il nome della rosa, riscontrò un grande successo sia presso la critica che presso il pubblico, tanto da divenire un best-seller internazionale tradotto in 47 lingue e venduto in trenta milioni di copie.
Tra le numerose epoce successive, ricordiamo Il cimitero di Praga (2010) nel quale si narra la  storia di un misterioso personaggio, perfido e assassino, il quale avrebbe creato i cosiddetti Protocolli dei Savi di Sion, documento falso messo in circolazione dalla polizia zarista per screditare gli Ebrei.

https://it.wikipedia.org/wiki/Protocolli_dei_Savi_di_Sion (Il testo ha la)  forma di documento segreto attribuito a una fantomatica cospirazione ebraica e massonica il cui obbiettivo sarebbe impadronirsi del mondo. La natura di falso fu appurata già fin dai primissimi tempi successivi alla pubblicazione di detti Protocolli, avvenuta per la prima volta nel 1903[1] ….Nonostante la comprovata falsità di tali documenti, essi riscossero ampio credito in ambienti antisemiti e antisionisti[2] e rimangono la base, specie in Medio Oriente, per avvalorare la teoria della cosiddetta cospirazione ebraica[3]. I Protocolli sono considerati la prima opera della moderna letteratura complottista[4]. Presentata come un’esposizione di un piano operativo degli “anziani” ai nuovi membri, descrive i metodi per ottenere il dominio del mondo attraverso il controllo dei media e della finanza e la sostituzione dell’ordine sociale tradizionale con un nuovo sistema basato sulla manipolazione delle masse.

Nel 2012 è stata pubblicata una versione “riveduta e corretta” del suo primo romanzo Il nome della rosa, con una nota finale dello stesso Eco che, mantenendo stile e struttura narrativa, è intervenuto a eliminare ripetizioni ed errori, a modificare l’impianto delle citazioni latine e la descrizione della faccia del bibliotecario per togliere un riferimento neogotico.

Nei suoi romanzi, Eco racconta storie realmente accadute o leggende che hanno come protagonisti personaggi storici o inventati. Inserisce nelle sue opere accesi dibattiti filosofici sull’esistenza del vuoto, di Dio o sulla natura dell’universo. Eco è attratto da temi piuttosto misteriosi e oscuri (i cavalieri Templari, il sacro Graal, la sacra Sindone ecc.). Nei suoi romanzi gli scienziati e gli uomini che hanno fatto la storia sono spesso trattati con indifferenza dai contemporanei. L’umorismo è l’arma letteraria preferita dallo scrittore di Alessandria. Le varie citazioni latine e gli innumerevoli collegamenti a opere di vario genere, conosciute quasi esclusivamente da filologi e bibliofili, rendono romanzi come Il nome della rosa o L’isola del giorno prima un turbinio di nozioni di carattere storico, filosofico, artistico e matematico. Centrale ne Il nome della rosa è la questione del riso.

Il giallo e l’indagine
● Oltre ad essere un genere letterario e cinematografico di successo, il giallo viene a rappresentare l’indagine filosofica dell’io sul mondo e anche su se stesso (detectives tormentati, portatori di varie problematiche psicologiche o almeno propensi
alla riflessione). In alcuni casi, come capita spesso nei romanzi di Sciascia, il detective muore o arriva a successi solo parziali, come accade anche a Guglielmo da Baskerville ne “Il nome della rosa”.
● In Italia il giallo assume marcate caratteristiche storiche e sociali (Gadda, Sciascia, Eco)
● Talvolta l’indagine si svolge nella vita reale e spesso fallisce lasciando un grave senso di angoscia. In particolare nell’Italia degli anni ’70 (e non solo) avvengono gravi crimini non ancora chiariti definitivamente

Il Nome della Rosa
Mescola generi diversi, come accade generalmente nelle opere postmoderne e
trasforma l’indagine poliziesca nell’immagine dell’indagine sul mondo condotta dalla mente umana, cioè del nostro tentativo di conoscere. Accosta dunque temi della letteratura popolare al romanzo realistico, storico, al testo filosofico e al pamphlet politico.
Contiene, oltre alla conntaminazione di generi, esempi di citazionismo e di pastiche linguistico.

Riassunto
Dopo aver simulato manzonianamente il ritrovamento di un manoscritto, Umberto Eco lascia la parola ad uno dei protagonisti della sua storia, l’anziano frate Adso da Melk, il quale rievoca una terribile vicenda da lui vissuta quando era giovane in un non meglio specificato monastero dell’Italia del Nord, sperando che Dio perdoni i peccati di superbia intellettuale che la sua grande fiducia nella ragione ha fatto commettere al suo maestro.

Nel novembre del 1327, il novizio benedettino Adso da Melk accompagna in un’abbazia del Nord Italia il suo maestro, frate francescano Guglielmo di Baskerville, incaricato di partecipare ad un dibattito sulla povertà della Chiesa. Egli si trova ad indagare sulla morte di un monaco benedettino e di fare da mediatore tral a delegazione papale e quella francescana che, in quei giorni,si sarebbero incontrate in quella stessa abbazia. Appena arrivati l’abate illustra loro il caso: Adelmo da Otranto era stato ritrovato morto in un precipizio oltre le mura dell’abbazia lasciando sospettare la presenza diabolica in quel luogo che avrebbe dovuto essere santo. Pregandoli di indagare sul delitto pone loro un solo limite, quello di non entrare mai in biblioteca, luogo a cui avevano accesso solo il bibliotecario Malachia e l’aiuto bibliotecario Berengario.Il giorno seguente si apre con la scoperta di un nuovo cadavere, quello di Venanzio. Parlando con i frati dell’abbazia Guglielmo apprende che Berengario aveva rivelato un segreto della biblioteca
ad Adelmo per comprare il suo amore e che successivamente Adelmo era stato visto insieme a Venanazio. Guglielmo deduce quindi che Adelmo si era tolto la vita per il rimorso del peccato carnale commesso, mentre la morte di Venanzio aveva a che fare
con uno strano libro che la biblioteca celava. Così durante la notte si avventura nello scriptorium per frugare sotto il banco di Adelmo, dove trova una preziosa pergamena (avente a che fare con il “secretum finis Africae” ), e dove incrocia una misteriosa persona che lo aveva preceduto sottraendo un libro nascosto sotto il banco di Venanzio.
Il giorno successivo giungono nell’abbazia le delegazioni dei minoriti e degli avignonesi (che rappresentano il punto di vista del Papa), questi ultimi guidati da Bernardo Gui noto inquisitore dell’epoca.
Nella notte Guglielmo e il suo allievo si recano nella biblioteca dove apprendono che ad ogni zona della biblioteca era stato assegnato un nome tra cui “Africae” (finis Afracae = territorio dell’Africa), di conseguenza la pergamena recuperata due giorni prima avrebbe dovuto dare la chiave per entrare in una stanza segreta situata in quella zona della biblioteca. Nel frattempo Bernardo aveva fatto rinchiudere Salvatore, il cuciniere, scoperto alle prese con riti magici. La mattina seguente infuria il dibattito tra minoriti e avignonesi sulla povertà di Gesù e della chiesa stessa: in sostanza fallisce il raggiungimento di quell’accordo per cui Guglielmo era stato chiamato a fare da mediatore. Allo stesso tempo l’abbazia viene sconvolta da un nuovo delitto: Severino viene ritrovato assassinato nel suo laboratorio insieme al cellario Remigio che viene subito fatto processare da Bernardo. Remigio viene prima accusato di aver fatto parte della setta dei dolciniani (cosa realmente accaduta) mentre con la minaccia della tortura gli viene fatto confessare di essere stato l’autore di tutti gli omicidi perpetratisi nell’abbazia. Egli aveva infatti trovato rifugio nell’abbazia infatti insieme al deforme Salvatore per salvarsi dalle persecuzioni, dato che entrambi erano seguaci dell’eretico Dolcino, il cui motto era “penitenziagite”, cioè “fate penitenza”). Remigio aveva anche l’abitudine di far entrare in monastero di notte una ragazza poverissima, che si prostituisce con i frati in cambio di cibo, sorpresa insieme a Salvatore ed accusata anche lei di praticare la magia. Adso aveva avuto con lei un incontro breve e intenso, che lo lascia carico di compassione per l miseria della giovane e sensi di colpa per aver infranto il voto di castità.
I tre non hanno nulla a che vedere con le morti, ma l’inquisitore Bernardo Gui (personaggio realmente esistito), presente nell’abbazia, li accusa di eresia e stregoneria e li fa condannare a morte, con grande dolore di Adso. La sentenza di morte dei tre, nel testo, non viene raccontata.
Alla fine si scoprirà chi è l’assassino, il quale attirerà Guglielmo e Adso nella biblioteca col proposito di appiccarle fuoco e morire anche lui nel rogo per punire quello che, a suo giudizio, è un crimine terribile:ritenere lecito il ridere, soprattutto nel caso in cui si rida di Dio.
Anche Malachia, il bibliotecario, cade morto davanti a tutti, stroncato da un misterioso malore come il suo aiutante. Guglielmo scopre il segreto per entrare nel “finis Africae” e così, di notte, si avventura con Adso nella biblioteca. Giunto in una stanza dove era posto uno specchio, preme le lettere di una scritta indicate dalla pergamena di Venanzio facendo aprire lo specchio ed avendo così accesso alla stanza segreta. Lì, oltre a trovare il vecchio monaco cieco Jorge da Burgos, che aveva intuito essere la causa di tutti i delitti, scopre anche il misterioso libro cosparso di un veleno letale che si trasmetteva al tatto. Nel frattempo si perpetrava l’ultimo delitto: Jorge aveva rinchiuso l’abate in una stanza dove questo sarebbe morto per asfissia. Guglielmo aveva ora chiara tutta la situazione: il secondo libro della poetica di Aristotele, poiché sosteneva la liceità del riso, veniva considerato da Jorge molto pericoloso per l’intera Chiesa, perchè secondo lui avrebbe cancellato la paura del peccato. Così lo aveva cosparso di un veleno letale che non avrebbe dato scampo a chi lo avesse sfogliato. Il primo ad averlo fatto era stato Venanzio, dopodiché Berengario , Severino invece, venuto in possesso del libro a sua insaputa, era stato ucciso da Malachia che era morto a sua volta leggendolo. Il bell’Adelmo, invece, si era veramente suicidato per il rimorso dopo aver rivelato a Venanzio il terribile segreto: la collocazione del libro.
Jorge, a quel punto smascherato, tenta di distruggere il libro; così appicca un
incendio con una lampada ad olio e subito vi getta il libro maledetto. Le fiamme non
smetteranno di bruciare per ben tre giorni e oltre alla biblioteca divoreranno l’intera
abbazia. http://www.atuttascuola.it/relazioni/nome_della_rosa.htm
La biblioteca
● Rappresenta il labirinto del sapere che pretende di descrivere il mondo; alla fine verrà distrutta dalle forze dell’intolleranza e del dominio che si fonda
sull’ignoranza del dominato.

Guglielmo detective sconfitto

Guglielmo aveva manifestato una grande fiducia nella sua capacità di trovare e punire il colpevole basandosi sulle sottigliezze della sua ragione e aveva pensato che l’assassino seguisse per gli omicidi lo schema delle trombe dell’Apocalisse.
Alla fine della storia, pur avendo capito come erano andate le cose, si mostra insoddisfatto perchè

● Molti dei fatti che lui stesso aveva svelato durante le indagini (gli eretici, i dissidi tra i monaci per decidere la gerarchia nell’abbazia) non avevano attinenza con le morti sospette. Il rogo dei dolciniani e della strega sono “effetti collaterali”, fatti accaduti per caso.
● Il trucco criminale dell’arsenico ideato da Jorge contro i lettori del testo realizzato avvelenandone le pagine ha colpito in modo casuale ed è semplicemente sfuggito al suo controllo, coinvolgendo anche l’erborista Severino e il bibliotecario Malachia. In realtà non c’era un piano preciso eseguito metodicamente
● Le morti ispirate alle trombe dell’Apocalisse sono frutto del caso, poi però, siccome Guglielmo ha immaginato questo schema, l’omicida l’ha adottato.
● L’indagine ha perciò portato alla luce più il caos del reale che un
disegno unitario che non è mai esistito
● Tutto questo inficia l’ originaria certezza di Guglielmo che la ragione sia onnipotente .

Il romanzo utilizza l’indagine poliziesca come metafora del tentativo della ragione di comprendere il mondo e giungere a una conoscenze assolutamente certa, concludendo che ciò è impossibile. Noi conosciamo l’idea che ci siamo fatti del mondo e il modo con cui la descriviamo; a questo allude il titolo. Esso è ripreso, con una variazione, da uno scrittore medioevale, Bernardo Morliacense, : stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus . Questo significa che la rosa vista molto tempo fa (Adso da Melk pensa alla ragazza), una volta sfiorita è soltanto più un ricordo, un concetto e noi conosciamo soltanto i nostri concetti, non tanto la realtà del mondo. Questo è un convincimento che il Postmoderno riprende da vari filosofi, anche antichi, come i primi Stoici.

Il labirinto come immagine del mondo
Fin dall’antichità il labirinto, reale o simbolico, ha rappresentato al tempo stesso il mondo e il sapere che la mente produce nel tentativo di capirlo. Si tratta di un simbolo fondamentale della cultura postmoderna, in realtà però è in uso presso tutte le culture e in tutti i tempi.
● Labirinto è il mondo e labirinto è il complesso di conoscenze di cui ci serviamo per descriverlo.
● Labirinto è lo stesso cervello dal quale nasce il tentativo di comprendere il mondo.
● Questa comprensione è sempre parziale e in buona misura personale: i percorsi individuali nel labirinto saranno almeno in qualche misura diversi da quelli degli altri.
● Il mondo è strutturabile, mai definitivamente strutturato cioè possiamo interpretarlo secondo teorie che cambiano continuamente.
Il labirinto secondo Umberto Eco
(La metafisica poliziesca, Postille al Nome della Rosa) Umberto Eco, che ha scritto molto dei labirinti, vede in essi l’immagine della vita, del mondo complicato in cui viviamo e li suddivide in:
● Classico con un solo percorso nel quale non ti puoi perdere ma puoi incontrare una difficoltà mortale come il Minotauro e devi superarla per poter uscire
● Manieristico ad albero con continue biforcazioni, immagine delle circostanze in cui avvengono scelte dicotomiche, come accade spesso nellavita e nelle indagini.
● A rete o rizoma illimitato, senza centro e senza periferia, non ha uscite perchè è illimitato. Lo spazio della congettura è uno spazio a rizoma.
Altre caratteristiche postmoderne del romanzo

Oltre all’indebolimento dell’idea di verità assoluta, il testo presenta le seguenti caratteristiche ascrivibili al clima culturale poostmoderno:

il citazionismo, il raccordo con altre opere come se i libri “parlassero tra di loro”. Oltre al verso di Bernardo Morliacense, sono citati numerosi altri testi e autori, tra i quali, ovviamente, il secondo libro della Poetica di Aristotele, ma anche, ad esempio, Dante e la Divina Commedia, i bestiari e lapidari medioevali e il mistico tedesco Meister Eckardt. Alcune di queste citazioni hanno suctitato molte critiche perché sono in lingua originale e non tradotte.
il pastiche linguistico, cioè la mescolanza di stili e modalità espressive molto diverse a seconda dei personaggi che parlano: linguaggio comune, anche volgare, lignuaggio filosofico, storico e anche lingue diverse. Esempio di pastiche è la lingua del gobbo Salvatore, che mescola francese, inglese, spagnolo, italiano e latino (si ricordi ad esempio la lingua utilizzata da Carlo Emilio Gadda).

Si può ridere di Dio?

I francescani ridono
 Frate Guglielmo è un monaco di san Francesco, definito nei testi antichi “il giullare di Dio”. Francesco riteneva che il ridere e l’allegria fossero legittimi, segno della gioia che le creature devono provare per l’opera di Dio e del fatto che il rapporto tra uomo e Dio deve essere basato sulla fiducia e non sul terrore.  Con sgomento dunque Guglielmo capisce che chi legge questo libro muore, ma perchè ridere dovrebbe essere così pericoloso?  Chi può voler morte le persone che amano ridere?
In tutti i regimi non democratici (fascismo, nazismo, comunismo, teocrazie) ridere non è consentito, soprattutto mse si fa ironia sull’autorità, che teme così di poter essere messa in discussione. Le barzellette e le vignette sono attentamente sorvegliate, così anche gli articoli di giornale, i libri e i film (l’Italia e le barzellette su Mussolini).
 Ovviamente ciascuno è libero di apprezzare certi tipi di umorismo e non altri, alcuni ritengono che non si dovrebbero eccedere i limiti del buon gusto, specialmente
quando si ha a che fare con valori fondamentali, ma non si può imbavagliare la satira e tanto meno infierire su chi la pratica. (caso di Charlie Hébdo)
Se ci riportiamo in un contesto religioso, la visione di Guglielmo contrapposta a quella di Jorge rappresentano il conflitto, che spesso diventa cruento, tra capacità di convivenza civile e intolleranza fanatica. Tutto questo rende esplicita anche un’altra caratteristica dell’interpretazione che Eco dà dei temi postmoderni, introducendo temi filosofici e impegnati in una letteratura che spesso è intesa come una forma  intrattenimento o un modo per dimostrare erudizione.

Il parere di un celebre neurologo
“La donna che morì dal ridere” pp. 50 – 54
Il celebre neurologo indiano, che attualmente opera negli Stati Uniti, ha formulato un’ipotesi che collega il ridere ad una situazione di “fine della paura”, segnalando così che veramente il ridere manifesta una relazione rilassata e distesa col mondo, anche con
Dio. Quando ridiamo, infatti, normalmente è perchè una situazione potenzialmente pericolosa non si è rivelata tale (qualcuno è scivolato, ma non si è fatto male) oppure perchè non temiamo il soggetto di cui ridiamo, anche se non per questo
necessariamente gli manchiamo di rispetto. A modo suo, Jorge aveva ragione: il ridere uccide la paura, ma certo non uccide l’amore per Dio se si è credenti.
Tutto questo non viene accettato dai fanatici che fondano tutte le loro relazioni sul distacco e sul terrore, fino ad indurli a uccidere, come il venerabile Jorge, coloro che la pensano diversamente.
Quando eravamo scimmie
 L’atto di ridere, cioè di scoprire i denti ma non completamente, come fanno gli animali per minacciare, probabilmente si è evoluto con l’uomo fin da tempi antichissimi in parallelo con quanto accade tra i primati.
 Quando una scimmia ne incontra un’altra, scopre i denti in atto di minaccia, ma se la riconosce amica ricopre parzialmente i denti nell’atto di un sorriso. Sorridere vuole dunque dire:- Io non sono un pericolo per te.-
Vilaynur Ramachandran e le scimmie che ridono
 Anzi, si potrebbe arrivare a dire che l’umorismo funge da efficace antidoto contro un’inutile lotta al pericolo ultimo: l’etema paura della morte negli esseri dotati di autocoscienza come noi.Consideriamo quel gesto universale di saluto, tipico
dell’uomo, che è il sorriso.

COLLEGAMENTI CON LA LETTERATURA E IL CINEMA

Pirandello: l’avvertimento del contrario e il sentimento del contrario (si passa dall’aspetto psicologico a quello sociologico del ridere). La vecchia signora “parata come un pappagallo”. Con Pìirandello Umberto Eco condivide anche lo scetticismo sulla capacità dell’uomo di arrivare ad una verità assoluta e definitiva.

Charlie Chaplin e il film “Tempi moderni” (in generale tutta la produzione del grande regista, a differenza delle comiche di inizio secolo, come quelle di Stan Laurel e Oliver Hardy, è basata sul sentimento del contrario.