Dopo Carlo Magno

RIDUZIONE DA:

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DOPO CARLO MAGNO

L’epoca di Ludovico il Pio

Alla morte di Carlo l’Impero avrebbe dovuto essere diviso tra i suoi tre figli maschi legittimi, ma la morte prematura di due di essi fece sì che il trono passasse nelle mani di Ludovico, detto “il Pio” per la sua attenzione alla religione. Ludovico non fu un sovrano energico come il padre, bensì era interessato soprattutto alle questioni religiose nella convinzione che l’adesione alla dottrina cristiana avrebbe garantito ordine e serenità all’Impero……

Nella pratica Ludovico divenne presto un sovrano incapace di manifestare la sua autorità, mentre le regioni imperiali divenivano soggette sempre più all’aristocrazia franca. …..

Già prima della sua morte spartì l’impero tra i suoi tre figli Lotario, Pipino e Ludovico II il Germanico, ma il già fragile equilibro si ruppe con l’entrata in scena del figlio del suo successivo matrimonio, Carlo il Calvo, che diede origine a una guerra civile che aggravò l’instabilità del potere centrale, anche se si alternò a periodi di pace per lo scarso interesse dell’aristocrazia di parteciparvi.

La divisione dell’Impero

Alla morte di Ludovico il Pio (840) Lotario I assunse la corona imperiale, come previsto dal padre, mentre i due fratelli superstiti Ludovico e Carlo si allearono per obbligarlo a cedere una parte del potere. Il giuramento di Strasburgo, rivolto alle truppe dei due fratelli, è rimasto famoso perché conserva il primo accenno scritto alle nascenti lingue francesi e tedesca.

Nell’843, con il trattato di Verdun, Lotario dovette scendere a patti: mantenne la corona imperiale, ma si limitò a governare la fascia di territorio centrale tra Mare del Nord, bacino del Rodano, del Reno, le Alpi e l’Italia, con le città di Aquisgrana e Roma. Carlo il Calvo prese la Francia “occidentale” (odierna Francia senza la fascia più vicina all’odierna Germania e la Provenza) e Ludovico il Germanico la “Francia orientale”, corrispondente alla porzione odierna di Germania compresa fra il Reno e l’Elba, fino alla Baviera e la Carinzia comprese.

Con la morte di Lotario, Ludovico prese la corona imperiale, quindi nell’875 gli succedette Carlo il Calvo, …..

Carlo il Calvo morì nell’877 con l’impero carolingio ormai in dissoluzione……

Organizzazione locale

Alcuino di York alla corte di Carlo Magno.
Le contee e i marchesati sotto Carlo Magno
Al contrario di quanto affermato da molti manuali di testo, l’Imperatore non fu l’istitutore delle contee e dei marchesati. Queste suddivisioni amministrative, infatti, erano già in uso sin dai primi regnanti merovingi, se non addirittura ascrivibili alla tarda amministrazione gallo-romana. Carlo Magno attuò solo un’opera prosecutrice nel potenziamento e nell’immissione (specialmente nelle zone di nuova conquista) di quei sistemi di governo già in uso nel regno franco.

Dopo essersi garantito la sicurezza dei confini, Carlo Magno procedette alla riorganizzazione dell’impero.

In tutta la sua estensione, l’Impero era suddiviso in circa 200 contee (delle sorte di province), amministrate da conti (ovvero gli uomini di fiducia del re) e da un numero sensibilmente maggiore di vescovati. La contea, quale circoscrizione fondamentale, poteva corrispondere, specialmente in Francia e Italia, al territorio di un’antica città romana o alle zone circostanti, mentre nei nuovi territori (Turingia, Sassonia, Bavaria e nel regno degli Avari), erano state costituite delle marche ovvero dei territori amministrati da dei marchesi che erano dei capi sia politici che militari impiegati anche nella difesa del confine, o dei ducati ovvero un insieme di contee appena conquistate e governate da un duca che aveva il compito di favorire l’integrazione fra i Franchi e i nuovi popoli; esse corrispondevano alla zona di precedente stanziamento di una popolazione germanica.

Ogni singola provincia era governata da un Conte, vero e proprio funzionario pubblico dell’Imperatore, a cui veniva assegnato l’ufficio, o Honorem, di controllare il territorio. All’inizio si trattava di una concessione precaria, poiché il titolo era revocabile, o tuttalpiù vitalizio. A questa carica venivano attribuiti poteri giudiziari, fiscali e di ordine pubblico che dovevano essere esercitati per conto del sovrano. Il Conte poteva farsi aiutare, nell’esercizio quotidiano del potere, dai suoi Iuniores (scabini, avvocati, notai o vassalli) che lo coadiuvavano a livello giudiziario e nel reclutamento degli armati.

L’unico limite di azione alla legislazione del conte era costituito dalla presenza di beni ecclesiastici sul territorio assegnatogli. Questo stava a significare che il conte doveva collaborare essenzialmente, anche spesso in concorrenza, con il Vescovo: i funzionari pubblici non potevano entrare nei possedimenti ecclesiastici per poter arrestare malfattori, riscuotere le entrate fiscali o amministrare la giustizia. Naturalmente, Vescovi e Abati erano diretti responsabili delle loro terre e, nell’esercizio di tutte quelle prerogative assegnate ai magnati laici, dovevano farsi affiancare da personale qualificato: gli Advocates, che dovevano essere nominati alla presenza del conte o dei missi dominici.