L’impero da Tiberio a Nerone

L’IMPERO E I PROBLEMI FINANZIARI

http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_monetaria_di_Nerone

Il gigantesco apparato imperiale comportava costi crescenti. Augusto aveva diviso l’Impero in province senatorie i cui tributi finivano nell’erario(l’antica cassa dello Stato), a sostenere le spese correnti di quell’istituzione, ed in province imperiali, le cui entrare alimentavano il fisco, la cassa privata dell’imperatore, cui toccavano gli oneri più gravosi, rappresentati dall’esercito, dalla burocrazia e dalle sovvenzioni alla plebe urbana (distribuzioni di frumento o denaro, congiaria) per evitare rivolte. Sotto i successori di Augusto si ingenerò confusione tra erario e fisco, a tutto vantaggio di quest’ultimo. Inoltre, per l’esercito era prevista una cassa apposita, l’erario militare (aerarium militare), in cui si accantonavano i fondi per il pagamento dell’indennità ai soldati congedati.[2]

Il costo dell’esercito[3] fu aggravato inoltre dall’uso invalso da Claudio in poi di gratificare i soldati con un donativo per assicurarsene la fedeltà al momento dell’ascesa al trono e in situazioni delicate. Se aggiungiamo alle spese necessarie e inevitabili gli sprechi nella gestione della corte, si capisce come lo stato delle finanze fosse in genere alquanto precario. La decisione di Augusto di consolidare l’Impero, assicurandogli confini naturalmente sicuri e compattezza interna, invece che di estendere le frontiere, dipese anche dal fatto che l’imperatore si era reso conto che le risorse erano limitate e non in grado di sostenere eccessivi sforzi espansionistici.[4].

I successori, infatti, non si discostarono molto dalla linea augustea, a parte Traiano che portò l’Impero alla sua massima estensione anche per assicurarsi le miniere d’oro della Dacia ed il controllo delle vie carovaniere dell’Oriente: il beneficio fu comunque solo momentaneo. Alla lunga, la conclusione della politica espansionistica che fece mancare le usuali risorse del bottino di guerra, la diminuzione della moneta circolante (la produzione delle miniere era inferiore alla richiesta di metalli preziosi), la scarsità e quindi l’aumento del prezzo di mercato degli schiavi, resero le spese sempre più insostenibili, mentre la pressione fiscale si rivelava inefficace. Lo Stato conosceva un solo mezzo di intervento che non aumentava ulteriormente la pressione fiscale: la svalutazione della moneta, tramite la riduzione di peso delle monete.

La dinastia giulio-claudia 

 riduzione da:
http://doc.studenti.it/podcast/il-problema-delle-origini-di-roma.html

Tiberio (dal 14 al 37 d.C.)

La storiografia senatoria ce lo presenta come un cattivo principe, alle volte un tiranno, che avrebbe dato al Principato una forma autocratica. Numerosi studi hanno ridimensionato queste considerazioni. Era colto, un buon oratore, un fine ellenista, appassionato di astrologia, tuttavia fu, insofferente agli obblighi della vita pubblica che la sua funzione comportava, divenne misantropo, brusco e sospettoso. Nei primi mesi di governo sono segnalate una rivolta sul Reno e una sul Danubio, ma Tiberio ne venne facilmente a capo. Si possono, da questo punto in poi, distinguere tre fasi  del suo regno:

dal 15 al 23 d.C.Si instaura un regime piuttosto «liberale». Non mancano le difficoltà, in Africa come in Gallia si riscontrano alcune rivolte. Viene condotta una spedizione in Germania da Germanico, suo figlio adottivo. Si riscontrano difficoltà familiari per le rivalità tra Tiberio e Germanico. Quando quest’ultimo morirà (nel 19) l’opinione pubblica sospettò che una persona vicina a Tiberio lo avesse avvelenato. –dal 23 al 31 d.C.Questo periodo è dominato dalla personalità di Seiano, potente prefetto del pretorio, che diventa il personaggio più importante del regime dopo Tiberio; la morte del figlio dell’imperatore gli fece probabilmente sperare di essere nominato come suo successore, Per essere poi ancora più libero a Roma con molta probabilità consiglia all’imperatore di ritirarsi in Campania. Tiberio si rinchiude in una villa a Capri (dove si dice abbia commesso orribili delitti), da dove non si allontanerà mai più.  L’imperatore sospettò Seiano di tradimento, lo fece arrestare e giustiziare; i suoi partigiani e i suoi figli furono messi a morte. dal 31 al 37 d.C.Tiberio continua a governare da Capri con la stessa attenzione maniacale. Suscitò dei processi di lesa maestà che permettevano di far giudicare dal Senato i sospetti, magari facendo confiscare i loro beni, punirli con la morte o con l’esilio.

Caligola (dal 37 al 41 d.C.)

Dell’avvento al potere di Caligola, figlio di Germanico si sa poco, solo che il prefetto del pretorio vi ebbe un ruolo importante, e che il popolo di Roma, così come il Senato, lo accolsero con gioia, ma meno di quattro anni dalla sua salita al potere, tuttavia, egli viene assassinato da una cospirazione dei pretoriani e di liberti imperiali. Per molto tempo, per esempio, si è supposta una malattia che lo avrebbe portato ad avere un comportamento stravagante, ma un’analisi più approfondita mostra anche che essa non fu così significativa

Caligola vuotò le casse dello stato e scontentò il popolo giudaico volendo installare una sua statua nel tempio di Gerusalemme, il sancta sanctorum.
Negli ultimi tempi diede segni di squilibrio mentale, tanto da indurre a credere che soffrisse di una malattia degenerativa.[16] Fu assassinato a soli 28 anni da alcuni soldati della guardia pretoriana.[17]

Claudio (dal 41 al 54 d.C.)

Dopo l’assassinio di Caligola, mentre il Senato decideva di restaurare la Repubblica, i pretoriani perquisirono la domus sul Palatino alla ricerca di un membro della famiglia giulio-claudia che potesse sostituirlo. «Un soldato che correva da tutte le parti […] lo tirò fuori dal suo nascondiglio, e mentre Claudio, fratello di Germanico, terrorizzato, si gettava alle sue ginocchia, lo salutò imperatore», dice Svetonio parlando di lui. Questo aneddoto sottolinea tre verità: Claudio non teneva a divenire sovrano, fu il primo imperatore investito dai pretoriani, verso i quali – per paura – promise una somma di denaro. Reso schivo dai suoi difetti fisici (era zoppo e balbettava),  visse in disparte, studiando filologia e storia: scrisse una storia di Roma, una dell’Etruria e una di Cartagine (le ultime due in greco).  Fu ridicolizzato assai dagli antichi, in particolare da Seneca che fece della sua apoteosi una trasformazione in zucca (Apokolokyntosis del divino Claudio); costantemente lo si presentò come un ubriacone, come lo zimbello dei pretoriani, delle sue mogli (ne ebbe quattro, due delle quali assai tristemente famose, Messalina per le sue tresche oscene, Agrippina perché madre del futuro Nerone) e dei liberti.

Attualmente è stato rivalutato per la qualità della sua azione sia interna che esterna:

migliorò l’amministrazione centrale dell’Impero, -intraprese ogni tipo di lavoro e costruzione pubblic, –si occupò della giustizia;-mise un interesse particolare per l’approvvigionamento di Roma. Nel 43 conquistò la Britannia e affermò il controllo di Roma sulla Giudea. Morì nel 54,  forse avvelenato dalla moglie Agrippina che agevolò così l’ascesa di suo figlio Nerone.

Nerone (dal 54 al 68 d.C.)
testo integrato con brani tratti da   http://trucheck.it/storia/35892-nerone.html#download     e    http://www.homolaicus.com/storia/antica/roma/nerone.htm

Il caso, o più verosimilmente il veleno fecero di Nerone il nuovo imperatore di Roma. Egli ha solo 17 anni, ed è il più giovane principe mai salito sul trono finora. La sua ascesa al potere deriva dalla accurata organizzazione che ne fece sua madre Agrippina, sorella di Caligola: la morte di Claudio fu tenuta nascosta, Britannico trattenuto, mentre Nerone, invece, si presentò dai pretoriani offrendo loro un donativum, che lo fa proclamare nuovo imperatore. Le testimonianze letterarie ci presentano Nerone come «il nemico del genere umano» – dice Plinio il Vecchio –, oppure «semplicemente» come un mostro che uccise il fratellastro, praticò l’incesto con la madre prima di farla assassinare, fece sparire sua moglie e il suo precettore, si fece sposare da uno dei suoi liberti, comportandosi inoltre da istrione e auriga, e dando fuoco a Roma.Gli ambienti giudaici e gli scrittori cristiani, invece, lo presentarono addirittura come un anticristo e come la Bestia dell’Apocalisse di Giovanni.  Nerone impose un governo autocratico, ma anche una vera e propria rivoluzione culturale. Era infatti un giovane Principe affascinato dal mondo orientale e dalla Grecia, un megalomane e un musicista che prendeva molto sul serio le sue attività liriche, crudele, istrione, tormentato e angosciato da paure di ogni tipo.  Scriveva testi poetici  non brutti, ma  si credeva il più grande artista del suo tempo. Gli storici hanno rivalutato alcuni aspetti del  suo regno, in particolare la politica fiscale e monetaria, che gli attirò l’ostilità del senato e dei ceti abbienti. Egli propose infatti  una riforma tributaria che prevedeva  l’eliminazione delle imposte indirette – ovvero dei dazi doganali -, cioè del protezionismo sui prodotti di produzione occidentale, e in seconda battuta un incremento delle tasse sui ceti più abbienti, al fine di compensare le inevitabili perdite finanziarie. Come si vede questa proposta, bocciata dal senato, comprometteva i privilegi economici dell’Occidente, dei latifondisti e dei ceti più ricchi occidentali e andava a vantaggio del popolo perché determinava una diminuzione dei prezzi delle merci.

Insieme con una buona educazione sotto la guida del filosofo Seneca, Agrippina gli spianò la via al potere dandogli in sposa Ottavia, figlia di Claudio nel 53 e insediando nelle cariche più importanti uomini di sua fiducia. I primi cinque anni del principato di Nerone furono considerati uno dei periodi più felici dell’Impero. L ‘uccisione di Agrippina (59 d. C.)  che gli contendeva il potere  (si era infatti occupata fino a quel momento della politica estera, scrivendo anche un trattato di carattere militare) costituì l’inizio di un governo dispotico, passato nella tradizione come uno dei più vergognosi che Roma abbia avuto.

Sentendosi finalmente nelle mani il potere, Nerone soddisfece anzitutto al capriccio di sposare Poppea, divorziando da Ottavia che, mandata in esilio, venne in seguito eliminata; successivamente l’imperatore uccise anche Poppea e ufficializzò una relazione con un liberto, suscitando scandalo.  Quando nel 64 un vasto incendio distrusse buona parte di Roma, nella ricostruzione della città secondo un nuovo piano regolatore, Nerone volle che sull’Esquilino gli si innalzasse una reggia di splendore inusitato (Domus Aurea). Ciò avvalorò il sospetto che l’incendio fosse stato da lui stesso provocato. L’accusa probabilmente infondata nei suoi riguardi fu fatta comunque ricadere sui cristiani, che subirono la prima persecuzione  nella quale morirono san Pietro e san Paolo..

In questo periodo Nerone realizzò una riforma monetaria allo scopo di poter meglio sostenere la sua personale politica di prestigio e di grandi spese (es. Domus Aurea), in base alla quale veniva privilegiato il denarius (la moneta d’argento di cui si serviva soprattutto la plebe urbana) all’aureus (moneta dei ceti più agiati, in particolare i senatori).  All’ostilità dei senatori si aggiunse anche progressivamente quella dell’esercito, insoddisfatto per gli altalenanti risultati della politica estera di Nerone, che alternò successi limitati (in Britannia)  a sostanziali cedimenti (in  Giudea), soprattutto nei confronti dei Parti.

A una prima cospirazione nel 65,  guidata da Caio Calpurnio Pisone e finita con la morte di questo e di molti complici e fautori (Lucano, Seneca, Petronio Arbitro), seguì una seconda. Nel 66, soddisfacendo a un’antica aspirazione, fece un viaggio in Grecia. Quando ritornò a Roma nel 68, dopo aver dato la libertà alla Grecia, trasformandola da provincia a Stato federato, trovò che la lunga assenza aveva reso la sua già precaria situazione del tutto insostenibile per l’aperta ribellione di alcune delle più importanti province: Gallia, Spagna, Germania.   Privo ormai anche del sostegno dei pretoriani per il tradimento di Tigellino e dichiarato nemico pubblico dal senato, dopo aver cercato scampo nella fuga, Nerone si nascose nella villa del liberto Faonte dove si uccise con l’aiuto del suo segretario Epafrodito. Aveva trentun anni e con la sua morte, per l’estinzione della famiglia Giulio-Claudia, si apriva la prima grave crisi della successione all’Impero.

Alla sua morte si scatenò un conflitto fra  i generali che aspiravano alla successione (69 anno dei quattro imperatori) dal quale uscì vittorioso Tito Flavio Vespasiano, fondatore della dinastia dei Flavii.