Dai Flavi alla crisi 235-284 d.C.

Principato di Vespasiano e di suo figlio Tito (dal 69 all’81 d.C.)

**Vespasiano (dal dicembre 69 al giugno 79 d.C.) Nato da una famiglia di nobili municipali comincia la carriera come cavaliere. Modesto, realista e prudente, «imperatore del buon senso», esperto conoscitore dei segreti dell’amministrazione e delle finanze, fu inoltre generale assai valido. Seppe scegliersi bene i propri collaboratori e inquadrare bene la situazione da ristabilire. Tra chi lo aiutò, anche suo figlio Tito.

**Tito (dal giugno 79 al settembre 81 d.C.) Fu allevato a corte con Britannico (ai tempi di Claudio, dunque). Ricevette un’educazione molto curata, completa, e la sua carriera fu quella di un soldato. Era ambizioso, e manifestò sempre il suo desiderio di succedere al padre, cosa che fece scandalo. Prima di essere imperatore, insomma, Tito non era considerato esattamente come poi sarebbe stato valutato in seguito, ovvero come «l’amore e la delizia del genere umano» (ma anche questa definizione, probabilmente, gli deriva dal fatto che la storiografia senatoria ha voluto far risaltare il suo breve regno rispetto a quello del fratello Domiziano). È forse per il fatto che Tito esisteva ed aveva anche un fratello che Vespasiano decise di sceglierlo come nuovo imperatore: così, almeno, la successione era garantita, e allo stesso tempo anche la pace.

Domiziano, ultimo dei Flavii Il secondo figlio di Vespasiano, al contrario del fratello, trascorse un’infanzia triste ed ebbe educazione trascurata. Nel 69 si era salvato dalle guerre civili grazie al suo sangue freddo e alla sua astuzia, e per tutto il tempo che Tito e Vespasiano rimasero lontani da Roma rappresentò la famiglia imperiale.

Il suo regno, dispotico e poco rispettoso del Senato,  durò 15 anni  perché nel 96 fu pugnalato da una cospirazione che riuniva anche la moglie Domizia oltre ai due prefetti del pretorio, membri della corte e alcuni senatori. Uno tra loro, Lucio Cocceio Nerva, era già stato designato come futuro imperatore. Una volta morto Domiziano fu sottoposto alla damnatio memoriae (fu scalpellato via dai monumenti il suo nome, in maniera assai sistematica); fu presentato come un «Nerone calvo», «una bestia feroce particolarmente crudele». Contro di lui si schierarono Plinio il Giovane e Tacito, due senatori che però avevano fatto carriera sotto il suo regno, e anche Giovenale. Da vivo non aveva avuto altro che adulatori, come Marziale o Stazio. La testimonianza più equilibrata che abbiamo su di lui è quella di Svetonio, che gli attribuisce non solo qualità negative, ma anche alcuni meriti come il suo senso del dovere, la sua attenzione per la condotta dei magistrati e dei governatori di provincia, le sue innovazioni, la sua evoluzione. Evidenziò anche i due poli di opposizione del Principe: intellettuali e senatori, gruppi che spesso coincidevano.

Di carattere poco facile, vanitoso e diffidente, insofferente ai confronti con il fratello e alle accuse di un assolutismo che si rivelava di giorno in giorno; attuò una politica di repressione che alimentava i complotti e giustificava tutti i timori. Tra i suoi provvedimenti di governo ricordiamo:

-la persecuzione cruenta dei senatori;

– l’ espulsione dei filosofi da Roma e da tutta l’Italia; -la persecuzioni contro i Giudei e i CristianiConservò l’entourage di suo padre e adottò per molto tempo lo stesso atteggiamento dei suoi predecessori anche verso il Senato.  Proseguì e portò a termine alcuni dei lavori iniziati dal padre e proseguiti dal fratello:

-l’anfiteatro flavio (il Colosseo), che egli completò con una scuola di gladiatori;-le terme di Tito; -la costruzione dell’arco di Tito; –Amministrazione delle province Sicurezza delle frontiere

Anche in questo campo avrebbe prevalso la continuità, se però egli non fosse stato costretto, da elementi nuovi, a modificare la politica familiare:

***In Britannia continua la spinta del generale Agricola (suocero di Tacito) verso nord: egli occuperà parte della Scozia. Quando però Agricola sarà richiamato, nell’84, la provincia sarà in pace, ma la Scozia rimarrà al di fuori dell’impero. ***Nelle Germanie i Catti, un popolo germanico, minacciano e disturbano le fondazioni romane della valle del Reno: attraverso due campagne (una condotta dall’imperatore stesso, l’altra in seguito alla rivolta di Saturnino) Domiziano riesce a rivoltare la situazione. ***Sul Danubio i Giulio-Claudii avevano utilizzato più la diplomazia o lo spostamento dei popoli, anziché la forza armata. Tuttavia Domiziano è costretto ad intervenire militarmente in seguito all’apparizione in Dacia di uno stato organizzato e l’arrivo  di popoli nomadi che erano giunti al confine dell’Europa e dell’Asia. La prima spedizione si chiude con una sconfitta romana; ne seguono altre ed una importante vittoria porta alla pace. Ciononostante le operazioni non si arresteranno.

**Domiziano come innovatore Nel dettare una volta una lettera, Domiziano la iniziò così: «il nostro signore e nostro dio ordina quanto segue» (ne parla Svetonio). Dominus et deus esprimevano la volontà del Principe di essere un monarca assoluto, quasi alla orientale. Egli evitava di mostrarsi familiare con i suoi sudditi, e veniva sempre dato un carattere sacro alla sua persona sia attraverso il fatto che portava sempre la porpora trionfale, sia tramite gli epiteti che gli venivano conferiti dai poeti (che dicevano che i suoi occhi o anche la sua stessa voce fossero divine), e anche con l’erezione della sua statua equestre al centro del Foro o dall’istituzione di riti orientali come il bacio dei piedi. Tutte queste cose scandalizzavano ancora, ma di qui ad un secolo nessuno ci avrebbe fatto più caso. Sul momento, però, esse urtarono la maggioranza dei senatori.

In politica militare   Per la prima volta dopo Augusto egli aumentò il soldo dei pretoriani, dei legionari e degli ausiliari. Così tutti questi gli furono favorevoli e dopo la sua morte  pensarono anche di vendicarlo.

II secolo d.C.

La dinastia degli «Antonini»

Si usa chiamare gli imperatori successivi a Domiziano, che furono tutti «italo-provinciali», con un nome creato a partire dal quarto imperatore della dinastia. Quest’ultima ebbe un prologo (Nerva) e quattro atti (Traiano, Adriano, Antonino, Marco Aurelio), seguiti da un epilogo tragico (Commodo).

Nerva (dal 96 al 98 d.C.)

Anche prima dell’assassinio di Domiziano Nerva era stato scelto per succedergli: la sera dell’omicidio dell’imperatore, il Senato gli confermò tutti i poteri. Era un ricco 70enne di salute fragile; discendeva da un’antica famiglia di nobiltà repubblicana, era senza figli e senza grandi ambizioni.   Il suo operato, con abilità e fermezza, fu quello di:-arginare la reazione anti-domizianea;-contenere il malcontento dei pretoriani;-troncare una sollevazione in Germania superiore;-riallacciare i rapporti con il Senato; -avere idee felici in campo fiscale ed agrario;  -conciliare due nozioni inconciliabili: il Principato e la libertà[1].Un ammutinamento dei pretoriani umiliò l’imperatore nel suo palazzo, svelando una debolezza, quella della successione e una minaccia, cioè l’atteggiamento dell’esercito. Nerva si liberò dell’una e dell’altra annunciando che avrebbe adottato il legato di Germania Superiore Traiano. Su richiesta di Nerva, quest’ultimo rimase sul Reno. Nerva, invece, morì nel 98. Era stato un imperatore provvisorio, ma perspicace, accorto e realista. Costretto dalle circostanze, aveva sostituito l’adozione alla filiazione naturale (com’era accaduto sotto i Flavii) e aveva preferito un uomo scelto per i suoi meriti anziché un parente (ne avrebbe avuti). Questo a meno che la storia dell’adozione non sia supposta, e che non siano stati in realtà un gruppo di militari e alcuni Spagnoli ad imporre Traiano.

Traiano (dal 98 al 117 d.C.) Vir militaris di grande prestigio; sarebbe stato in grado di domare i pretoriani ed aveva sufficienti relazioni per essere appoggiato dai diversi eserciti. Era un tradizionalista che non avrebbe dato problemi al Senato, e inoltre era popolare. Fu il pronipote, Adriano, ad annunciargli, a Colonia, la morte di Nerva. Per la prima volta un uomo delle province era imperatore. La sua carriera si era svolta interamente sotto i Flavii, e fu contrassegnata da una notevole predilezione per i posti militari, cosicché egli rimase per dieci anni tribuno di legione al posto dell’anno abituale. Traiano si era dimostrato leale in ogni occasione con gli imperatori regnanti e si era guadagnato grande fama come comandante di esercito. La sua vita, insomma, fu segnata dai campi militari, ma oltre ad essere soldato fu bravo anche come amministratore. Condusse sempre una vita abbastanza semplice, lontana da ogni magnificenza: la sua entrata nell’Urbe avvenne molto semplicemente a piedi, senza protezione e in mezzo alla folla festante. Aveva modi cordiali, decideva con chiarezza e rapidamente; era ubbidiente nei confronti dei senatori e dei magistrati, cortese verso i suoi sudditi. A più di 60anni percorse l’Eufrate a nuoto.

**Le guerre durante il regno di Traiano Guerre daciche Le cause sono abbastanza oscure, ma già a partire dal regno di Domiziano sappiamo che il pericolo dacico esisteva: la paura dei barbari, l’insicurezza che si respirava, e anche la gloria militare sarebbero stati i motivi principali a spingere ad una spedizione. –Guerra d’Arabia Il regno dei Nabatei, un popolo commerciante dell’Arabia antica, minacciava le relazioni tra l’Egitto e la Giudea; faceva anche pagare una forte tassa ai mercanti romani che volevano recarsi nella zona del Mar Rosso. Il motivo della spedizione è strategico (sopprimere il corridoio di Gaza), ma anche politico ed economico. –Guerre partiche Per gli antichi si trattava di ambizioni personali di Traiano, che voleva cercare di eguagliare le imprese di Marco Antonio e di Cesare; ma ci sono anche considerazioni strategiche da fare: l’intenzione di aggiustare le frontiere per meglio proteggere la Siria. Oltre a ciò, ragioni economiche dovute al controllo delle vie commerciali.

Nel casi di  Traiano  numerosi storici parlano di un impero liberale, tuttavia l’imperatore del ii, compreso Traiano, riunisce su di sé più poteri, e incontra meno opposizione di un imperatore del i secolo. Nel testo intitolato “Il Panegirico di Traiano”, lo scrittore  Plinio il Giovane sostiene: «per la prima volta [comprendo] che il Principe non è al di sopra delle leggi, ma che le leggi sono al di sopra del Principe. Questo testo fissa i grandi tratti del principe ideale, che per Plinio governa in accordo con il partito senatorio ed è stato scelto dalla provvidenza divina, dunque agisce in armonia con la divinità suprema e i suoi sudditi sono uomini liberi, non su schiavi.. Con Traiano, insomma, l’imperatore è l’agente di Giove sulla terra, investito del suo potere e incaricato di governare su tutti gli uomini in suo nome.

Rapporti con il Senato: il Principe riconosce il valore dell’assemblea ma  non rinuncia a nessuno dei suoi poteri importanti. –Le finanze: la situazione tesa che aveva dominato il periodo di Domiziano prosegue malgrado l’apporto del bottino delle guerre daciche e delle miniere d’oro di questo paese. All’inizio del suo regno, Traiano pratica una politica popolare di assoluzione degli arretrati e di rifiuto dell’aurum coronarium (che le province offrivano sempre ad un nuovo imperatore), ma le costruzioni, l’aumento del numero dei funzionari, le spedizioni militari e i soldati costano parecchio.

Egli, che preparava le sue campagne militari con minuzia e precisione, si dimenticò, paradossalmente, di pensare ad un suo successore.

 

Adriano (dal 117 al 138 d.C.) Sul suo letto di morte si diceva che Traiano avesse designato come suo successore il pronipote Adriano che l’esercito acclamò imperatore. Come Traiano, Adriano apparteneva ad una famiglia di emigranti italici in Spagna. L’aspetto più significativo della sua carriera fu la vicinanza con il prozio, lo seguì   in Germania e Dacia, così come in Oriente. b**La sua personalità  La personalità di Adriano divide gli storici: per alcuni fu un intellettuale, curioso, instabile, che andava contro l’autorità e la tradizione; per altri fu vanitoso, crudele e testardo. In generale la sua personalità stupiva anche i contemporanei, che per questo lo apprezzavano poco. Sembrava abitarlo una strana inquietudine spirituale. Era interessato all’astrologia, aveva rispetto per la religione tradizionale, ma allo stesso tempo dimostrò fervore per i culti greci e per quelli egiziani[2]**La pratica del potere La sua fu abbastanza differente da quella di Traiano a causa dell’autoritarismo più marcato: il suo regno si caratterizzò per una forte concentrazione del potere nelle sue mani. –I viaggi: su 21 anni di regno, Adriano ne passò una dozzina a percorrere l’impero, accompagnato da parte del Consiglio. Gli obiettivi di queste peregrinazioni erano molteplici:  assicurarsi delle condizioni dei limites, delle loro riorganizzazioni; assicurarsi del morale delle truppe, della loro lealtà e disciplina  assicurarsi dell’atteggiamento dei provinciali; dare sussidi alle province che ne avessero avuto bisogno. –Cambiamento di strategia: le conquiste di Traiano erano troppo estese per essere trattenute con successo, anche perché evidentemente non c’erano riserve di uomini a sufficienza. Adriano, allora, in Oriente terminò la ritirata iniziata da Traiano; altrove proseguì una politica di consolidamento in quanto l’impero doveva essere molto pronto a difendersi. In questo contesto rientrava l’edificazione del Vallo di Adriano

Il Vallo di Adriano (in latinoVallum Aelium) era una fortificazione in pietra, fatta costruire dall’imperatore romano Adriano nella prima metà del II secolo, che segnava il confine tra laprovincia romana occupata della Britannia e la Caledonia (ovvero l’attuale Scozia). Questa fortificazione divideva l’isola in due parti.

Il vallo di Adriano faceva parte del limes romano e venne costruito per prevenire le incursioni delle tribù dei Pitti che calavano da nord.  Il muro rappresentò il confine più settentrionale dell’Impero Romano in Britannia per gran parte del periodo di dominio romano su queste terre; era inoltre il confine più pesantemente fortificato dell’intero impero. Oltre al suo impiego come fortificazione militare, si ritiene che le porte di accesso attraverso il vallo siano servite come dogane per permettere la tassazione delle merci.

Una significativa porzione del vallo è ancora esistente, in particolare la parte centrale, e per gran parte della sua lunghezza il percorso del muro può essere seguito a piedi. Esso costituisce la principale attrazione turistica dell’Inghilterra settentrionale, dove è noto semplicemente comeRoman Wall (muraglia romana). Il Vallo di Adriano è diventato patrimonio dell’umanitàdell’UNESCO nel 1987. (Da WIKIPEDIA)

Adriano organizzò la sua successione in maniera assai curiosa: adottò suo nipote acquisito Antonino, che dovette poi adottare un giovane uomo di 17, il futuro Marco Aurelio. Dal 138, sempre più ammalato, abbandonò l’incarico del potere a colui che lo avrebbe dovuto rimpiazzare.

Antonino Pio (dal 138 al 161 d.C.)

Il  suo regno si  equilibrio, prosperità, felicità e armonia segna l’apogeo dell’impero. Antonino derivava da una famiglia illustre e  ricca, era insomma uno dei più ricchi senatori, prima di essere nominato imperatore. Le fonti non finiscono di onorare le sue qualità di uomo, che sono le stesse che conosciamo di lui: aveva gusti semplici, quasi campagnoli. Nessuno dei suoi contemporanei lo criticò mai, e Marco Aurelio ne tracciò un ritratto esemplare, al quale egli si ispirò («comportati in ogni circostanza come discepolo di Antonino»).Morì nel 161. Una delle sue ultime parole, secondo la tradizione, sarebbe stata la parola d’ordine che dava al tribuno della coorte pretoria di guardia, cioè «Aequanimitas», (serenità d’animo).

**Il suo regno Da questo lungo regno tranquillo e prudente spiccano pochi avvenimenti significativi: -nessun senatore fu messo a morte;-le riserve dello Stato aumentarono;-gli ingranaggi amministrativi funzionano bene;-i culti orientali progrediscono, ma legati a quello imperiale;-prosegue l’ascesa dei giuristi;-le province si arricchiscono. Nonostante questo scoppiarono alcune rivolte,  una serie di piccoli movimenti su tutto il perimetro dell’Impero, che furono facilmente controllati, ma che cosa sarebbe successo se su parecchi fronti del limes si fossero presentate più minacce tutte insieme?  Antonino, poco fantasioso e di temperamento assai poco militare, sedentario per di più (fu il solo imperatore a non muoversi mai da Roma), non poteva intravedere l’inizio di un pericolo.

Marco Aurelio (dal 161 al 180 d.C.)Era nato da una famiglia che contava alcuni consoli tra i suoi antenati, e che era imparentata con Traiano e con Adriano. Quello che mancò all’imperatore durante la sua giovinezza fu la pratica militare: nessun comando, nessun giro nelle province, nessun governo. Per questo motivo, trovandosi come imperatore a dover combattere su diversi fronti, Marco Aurelio, di salute fragile, consumerà tutte le sue forze. E lui, che sognava solo biblioteche, dovette passare la maggior parte del suo comando a vivere tra i soldati: su 19 anni di regno, 17 anni di campagne militari.Insieme con Marco Aurelio, Antonino aveva adottato anche un bambino di 7 anni, Lucio Vero. Marco Aurelio ottenne di associarlo al suo potere con il titolo di Cesare; Vero aveva pari poteri dell’imperatore, eccezion fatta per il pontificato massimo, che poteva essere rivestito solo da una persona. Per la prima volta, allora, alla testa dell’impero si aveva una collegialità. Tuttavia, Marco Aurelio conservò sempre la sua preminenza nei confronti del fratello.

Marco Aurelio fu un imperatore- filosofo maestro di una corrente di pensiero chiamato stoicismo (terza Stoà) insieme all’ex schiavo Epitteto. Scrisse in greco una sorta di diario in cui fece molte osservazioni sulla natura umana e sul modo di ottenere la saggezza.

**Guerre sotto Marco Aurelio    A partire dalla salita sul trono di Marco Aurelio, il nuovo imperatore, l’impero precipitò in un periodo in cui riapparvero guerre brutalmente su tutti i fronti, ma il grande problema all’inizio del regno fu in Oriente: –Guerra contro i Parti: il re del popolo dei Parti scatenò una doppia offensiva, prima in Armenia e poi in Siria. Le legioni romane furono battute. La replica fu consequenziale: Lucio Vero spedì alcune nuove legioni, che mise alla guida di generali di valore come Avidio Cassio. In questo modo, l’Armenia fu riconquistata e i Parti cacciati dalla Siria. Nel 166  venne conclusa una pace provvisoria, ma purtroppo questo risultato positivo venne sminuito dal fatto che dall’Oriente la peste venne portata in Occidente dall’esercito. –Guerre danubiane: mal conosciute, trovano la loro origine nei lenti movimenti dei popoli germanici. Per ragioni di sovrappopolazione i Germani di Scandinavia si erano messi in marcia verso il sud, premendo sui Germani dell’Europa orientale e centrale. Ai loro occhi, una sola soluzione: rifugiarsi nell’impero romano con le buone o con le cattive. Ne seguirono parecchie guerre condotte contro Longobardi, Quadi, Marcomanni che successivamente invaderanno il territorio dell’impero.

***Importanza delle guerre germanichen   Sul piano militare gli avvenimenti furono gravi, ma meno catastrofici di quanto si sia sempre creduto. Però, queste prime invasioni barbariche, la peste terribile, le guerre che sembravano non finire mai, sono un avvenimento assai decisivo della storia di Roma, tanto che molti storici fanno coincidere l’inizio della crisi dell’Impero proprio con il regno di Marco Aurelio.Si può constatare infatti durante questo periodo un affanno del potere (e testimonianza di ciò sono alcune ripercussioni sul popolo cristiano, che fu perseguitato perché considerato responsabile della collera degli dei nei confronti dei Romani).

**Pratica del potere Nonostante le guerre fossero la preoccupazione maggiore per Marco Aurelio durante il suo regno, non fu assolutamente trascurata la direzione dell’Impero.

La direzione degli affari si ispirò alla condotta di Antonino; intrattenne buoni rapporti con il Senato; lavorò  per risolvere i problemi fiscali con risultati alterni; promosse spesso uomini di talento ma di modesta origine sociale o provinciale (come Pertinace o Pescennio Nigro); estese la legislazione imperiale (durante il regno vennero promulgate più di 300 testi di legge, e più della metà riguarda donne, bambini e schiavi).

Cause principali delle persecuzioni dei Cristiani

1) Innanzitutto i Cristiani stavano espandendosi in tutti gli strati sociali, anche negli ambienti intellettuali e militari. Crescendo, la Chiesa conobbe le prime eresie. 2) Erano odiati dal popolo perché poco conosciuti (in quanto vivevano in disparte) ed  accusati di essere responsabili di tutti i mali dell’impero. 3) Il rifiuto da parte loro di riconoscere gli dei dell’impero era un altro dei motivi che portò a farli odiare da tutti e a considerare come sovversivi.

Commodo (dal 180 al 192 d.C.) Con Commodo, per la prima volta un imperatore era nato nella porpora: la sua educazione era stata curata, era stato preparato alle sue funzioni, ed era co-imperatore dal 177. Alla morte di suo padre Marco Aurelio era il solo vivente dei figli dell’imperatore, così diventò successore di suo padre senza la minima difficoltà (si era ritornati al principio di una monarchia ereditaria).

**Avvenimenti principali del suo regno

180 – Permanenza sul Danubio, dove negoziò una pace con i Quadi e i Marcomanni, poi raggiunge Roma.182 – Complotto di Lucilla, sua sorella, con alcuni senatori. All’ultimo la cospirazione venne sventata. Da questo momento in poi Commodo avrebbe vissuto nella paura di essere assassinato: diffida del Senato, inaugurò un regno di terrore, fa giustiziare alcuni amici di Marco Aurelio e lasciò governare a suo nome, per dedicarsi invece ad una vita completamente dissoluta, cioè piena di vizi.183-192 – Complotti vari, veri o falsi, omicidi, amanti (in particolare Marcia), e intrighi formarono la trama politica di questi anni. Commodo mostra i segni di una follia mistica: pretendeva di essere Ercole. Mise a morte diverse personalità. Tre di queste future vittime, tra cui la sua amante Marcia, superarono in velocità Commodo, lo avvelenarono e lo strangolarono il 31 dicembre del 192. **Pratica del potere La follia di Commodo ebbe ripercussioni soltanto nella città. L’impero non ne soffrì quasi: la macchina amministrativa girava da sola; il Consiglio imperiale e gli uffici centrali prendevano decisioni che l’imperatore siglava. Accadde però un cambiamento fondamentale: il prefetto del pretorio divenne una sorta di vice-imperatore che dirige il Consiglio imperiale. Con la sua morte finirono  una dinastia e un’epoca e si aprì un nuovo periodo di crisi, la più grave dopo l’anno dei quattro imperatori.

Settimio Severo Salito al trono dopo il breve regno di Pertinace,  era nato in Tripolitania (Libia) . Curiosamente, questo imperatore che farà molto per i suoi soldati non era mai stato tribuno militare e non aveva ricevuto che tardi i primi comandi militari. Innanzitutto, infatti, fu un amministratore energico. Ricevette una formazione da giurista e da retore (parlava latino e greco oltre al punico). Sposò in seconde nozze Giulia Domna, da cui avrà due figli: Caracalla, nato a Lione; e Geta, nato a Roma. Le sue prime misure furono quelle di:-non mettere a morte alcun senatore senza l’accordo del Senato;-riorganizzare la guarnigione romana;-sorvegliare l’approvvigionamento della cittàRiuscì anche a sconfiggere il suo competitore  Pescennio Nigro, che aveva già lanciato una sua offensiva contro i Parti ed aveva conquistato la città di Bisanzio. In meno di due anni, Settimio Severo era riuscito a far tornare la pace e l’impero era di nuovo unito.Settimio Severo riusci’ a vincere contro tutti perchè: le sue truppe sono le più numerose e le meglio addestrate;-Severo non era un genio strategico, anzi assai mediocre: secondo Cassio Dione la battaglia di Lione fu il suo primo vero incarico militare;-seppe circondarsi di generali valorosi (che formarono il nucleo di una nuova aristocrazia);- era violento e feroce durante le rappresaglie, e pronunciò un elogio pubblico della crudeltà di Silla, di Mario e di Augusto;-utilizzò molto le monete, i libelli, copie di proclami imperiali, la diffusione di profezie e presagi che lo presentavano come il vincitore assoluto (non erano cose nuove, ma sicuramente non furono mai sfruttate con tanta intensità).

Caratteristiche di questi anni di guerra -il Senato non aveva più alcun tipo di potere politico, e i suoi voltafaccia e i suoi complotti maldestri non fanno che peggiorare la situazione;-l’esercito provinciale era ormai la forza determinante per la scelta dell’imperatore;-il conflitto aveva preso l’aspetto di guerre interprovinciali e le rivalità tra città assunsero un peso cruciale;-tra le varie province tre aree acquistarono maggiore importanza: la Britannia, le province danubiane, l’Oriente.

Settimio Severo garante di integrità dell’impero Seconda guerra partica: Severo non era nemmeno arrivato a Roma, che subito dovette ripartire per la Siria, poiché i Parti avevano invaso la Mesopotamia. Appena giunte le truppe, i Parti ritirano l’assedio. Combattè a lungo in Africa, soprattutto Egitto e Siria, ma anche contro tribù ribelli della Britannia.  Fu conclusa una tregua. Quando ripresero le agitazioni tra i popoli barbari rivoltosi, Severo fu costretto ad affidare al figlio Caracalla la battaglia, perché lui, malato, morì il 4 febbraio del 211 nel suo quartier generale, a York. Secondo la tradizione egli lasciò detto ai suoi figli: «Vivete in armonia, arricchite i soldati e non curatevi del resto».

La pratica del potere di Settimio Severo 1)Monarchia militare Venne aumentato il numero dei pretoriani e dei soldati, arruolati anche tra i barbari. Egli fu accusato di aver volontariamente barbarizzato l’esercito, ma alcuni studi recenti hanno messo in evidenza che in realtà gli Italiani non sparirono mai completamente (soprattutto tra i centurioni e tra gli ufficiali di rango equestre); dobbiamo però affermare che è vero che piano piano gli Italici erano sempre meno utili.

**Nuova strategia alle frontiere Lo scopo era quello di salvaguardare le frontiere, ma senza impiegare in quelle zone forze che potessero indebolire altri settori dell’esercito. I limes maggiormente controllati furono ad Oriente quello dei Parti, mentre sul fronte del Reno e del Danubio quello dei Germani. **Miglioramento delle condizioni di vita dei soldati Per far fronte alla crisi del reclutamento era necessario permettere ai soldati di vivere degnamente; per rendere l’esercito più attraente, allora, Settimio Severo aumentò il soldo (che non era più cambiato dall’epoca di Domiziano), organizzò l’annona militare, fu permesso ai soldati di poter vivere con la propria famiglia vicino all’accampamento, fu permesso l’accesso diretto all’ordine equestre per i centurioni, i sottufficiali poterono portare l’anello d’oro (antica insegna dei cavalieri). In generale, insomma, vantaggi economici, sociali e onorifici. 2)Monarchia ereditaria Settimio Severo si fece adottare retroattivamente proclamandosi figlio di Marco Aurelio e fratello di Commodo. Da questo momento, allora, i suoi ritratti assomiglieranno di più a quelli degli «antenati», e le iscrizioni faranno risalire la sua genealogia fino a Nerva, di cui diventa discendente. Insieme ai due figli Caracalla e Geta, Settimio Severo associa al proprio potere anche la moglie, Giulia Domna; come imperatrice, è chiamata Felix, ma anche madre degli Augusti, madre degli accampamenti o madre del Senato. Con i suoi due figli accompagna il marito in tutte le spedizioni (sia in quelle in Oriente che in Britannia). Dappertutto si spandono le immagini della famiglia imperiale e il nome della coppia e dei loro discendenti.  Tutto ciò ha come conseguenza la modifica del culto imperiale in un senso più assolutistico, rilanciando così una istituzione che cominciava a dare qualche segno di affanno. Il culto degli imperatori viventi è sempre più correlato a quelli morti; Severo, invece, è assimilato spesso a Giove (dal quel è stato investito) o a Helios, ma anche ad altre divinità. L’imperatore era ormai chiamato dominus, e aggettivi come «sacro» o «divino» si applicano spesso a tutto ciò che egli tocca, per esempio. Egli, e con lui la propria famiglia, dichiarò di appartenere al mondo degli dei, dedicandosi anche attivamente anche l’astrologia. 3) Monarchia  antisenatoria  e  ASSOLUTA Dai primi anni del suo regno Severo intrattenne rapporti tesi con il Senato che  venne  molto indebolito  anche se  continuò a godere di un enorme prestigio sociale e culturale, ma la conferma del suo declino politico la si nota anche nell’ ascesa dell’ordine equestre, la cui preponderanza è incontestabile.C’è inoltre da sottolineare come spesso si sia creduto che Settimio Severo abbia avuto molti riguardi verso il popolo, cosicché si è parlato anche di politica sociale e popolare: egli avrebbe infatti molto spesso raccomandato ai funzionari di rango equestre (tra cui il prefetto del pretorio) di ascoltare la città, i suoi bisogni, e i lamenti degli schiavi quanto quelli dei padroni.A partire da Settimio Severo si svela tutto l’assolutismo latente del regime imperiale, che fino ad allora si era nascosto dietro un paravento di istituzioni e abitudini): l’imperatore è fonte del diritto e i giuristi che circondano l’imperatore mettono la loro scienza al servizio del potere, affermando che «ciò che piace al principe ha sempre valore di legge», che «il principe è al di sopra di tutte le leggi».Il numero degli uffici e degli impiegati aumenta, e l’impero inizia a burocratizzarsi. La res privata, cioè l’amministrazione dei beni personali dell’imperatore, gonfiata dalla confisca dei beni degli oppositori, ha raggiunto una tale estensione che è divenuta un vero e proprio ufficio, distinto dai beni della corona, cioè il patrimonium.

 III secolo d.C.

Due imperatori nemici e la loro madre

**Caracalla Caracalla[3] e Geta erano nati ad un anno di distanza, e si detestavano anche perché avevano caratteri opposti: crudele e dispotico il primo, riflessivo il secondo.

**Giulia Domna Bella, intelligente, ha esercitato un’influenza non trascurabile sul piano della politica imperiale. Rinunciando poi alla vita civile, Giulia Domna si consacrò agli studi letterari, alla filosofia. Si dilettava nel suo «salotto letterario» nel quale si riunivano medici, studiosi, giuristi e scrittori. Si circondò di orientali, spinse in alto la sua famiglia (in particolare Giulia Mesa), e vigilò con attenzione sul destino dei suoi figliLa lotta per il potere tra Caracalla e Geta L’imperatrice tentò più volte di riconciliarli, ma senza risultati: Caracalla farà assassinare suo fratello Geta tra le braccia della madre, con la scusa (di fronte ai pretoriani e al Senato) di un complotto che l’altro gli avrebbe teso. Per convincerli della sua innocenza promise denaro ai pretoriani e un’amnistia per i senatori esiliati all’assemblea. Secondo un accordo riservato, Giulia Domna avrebbe diretto gli affari interni e amministrativi per lasciare a Caracalla la condotta della guerra.

Caracalla (dal 212 al 217 d.C.)Sia nel campo della politica interna che alle frontiere seguì i principi di suo padre. Operò a favore dei soldati promuovendo questi provvedimenti:-reclutamento più indulgente;-aumento del soldo; -aumento dei vantaggi al congedo dalle battaglie. In campo amministrativo proseguì l’aumento del numero dei funzionari imperiali. Alla morte di Settimio Severo le casse dello Stato erano sane. Ma per poter continuare a pagare le spese militari, i principi barbari perché conservassero l’alleanza con Roma, i grandi lavori (le terme sull’Aventino, le strade) erano necessarie altre misure, così furono aumentate alcune imposte e fu introdotta la possibilità di prelevare l’imposta in natura o in lavoro. È in campo civile che abbiamo la riforma più importante di Caracalla, cioè la cosiddetta Constitutio Antoniniana del 212, chiamata anche «editto di Caracalla», che consisteva nell’estensione della cittadinanza romana  «a tutti i peregrini che sono sulla terra, salvo per i dediticii». In questo modo, tutti gli abitanti liberi del mondo romano, divenuti cittadini romani a tutti gli effetti, potevano conservare i loro costumi, il loro diritto indigeno, per quanto desideravano. Solo i dediticii non beneficiavano di questo vantaggio, nonostante fossero diventati anch’essi cittadini romani. Questa costituzione segna l’esito della politica di romanizzazione, e non imponeva in alcun modo il diritto privato romano.I motivi di questo editto sono stati molto discussi, e parecchie motivazioni sono da prendere in considerazione:

-In primo luogo ragione economica e finanziaria, il fatto che i peregrini divenuti cittadini romani dovevano pagare l’imposta sulla successione, proprio quella che durante il regno di Caracalla era stata aumentata. -In secondo luogo l’opinione di giuristi e burocrati che sostengono che un impero in cui lo status delle persone era più uniforme alleggeriva il lavoro di uffici e tribunali. -In terzo ed ultimo luogo motivi religiosi, perché questa costituzione favoriva l’unità religiosa (per molti storici questa sarebbe la motivazione principale che avrebbe spinto  Caracalla all’editto).
Nel 217 fu pugnalato a Carre da un ufficiale del pretorio per ordine del suo prefetto Macrino.

Macrino, l’intermezzo (217-218)I soldati, che non sospettavano il complotto contro Caracalla, proclamano Macrino il nuovo imperatore. Le sue azioni maldestre e la sua origine oscura, tuttavia, non gli furono di grande aiuto, e gli alienarono le poche simpatie che aveva saputo suscitare. Così, si ritrovò incapace di affrontare le ambizioni e le macchinazioni delle principesse siriache.

La dinastia delle principesse siriache Alla morte del figlio Caracalla, Giulia Domna aveva tentato di sollevare le truppe che Macrino le aveva inviato tanto per sorvegliarla quanto per onorarla. Poi si lasciò morire per inedia. L’Augusta lasciava una sorella maggiore, Giulia Mesa, che aveva due figlie: Giulia Soemiade e Giulia Mamea. Tutte e tre, per via della parentela con Giulia Domna, erano imparentate di conseguenza anche con la domus imperiale divina, e nutrivano alte ambizioni. Avevano dunque la legittimità nel sangue, grandi ricchezze, una solida rete di fedeli e due eredi: il figlio della Soemiade, Bassianus, e quello della Mamea (Alexianus). Bassiano viene proclamato imperatore con il nome del presunto padre (Marcus Aurelius Antoninus).

Scontro tra Macrino e le principesse (218 d.C.)L’esercito di Macrino e quello dell’altro imperatore, Bassiano, si scontrano ad Antiochia con la vittoria del secondo.

Elagabalo (dal 218 al 222 d.C.) Il nuovo imperatore è più noto con questo soprannome. La spiegazione è data da un rilievo: Elagabalo vuol dire «dio-montagna». A Emesa (l’attuale Homs in Siria), città famosa per il suo tempio, la religione aveva un carattere solare molto marcato. L’idolo di questo tempo era una grande pietra nera conica che si diceva caduta dal cielo (e che ci mostrano alcune monete). A Roma la divinità di Elagabalo non si sapeva come andasse tradotta: bisognava considerarlo come Giove o come Sole? Così Elagabalo fu spesso tradotto Heliogabalus. Davanti a questo dio l’imperatore, che era anche sacerdote del tempio di Emesa, dove si trovava l’idolo della pietra e dove si adorava il dio Elagabalo, danzava nelle cerimonie religiose (al suono dei flauti e vestito con una veste fenicia di color porpora e d’oro, adorno di gioielli). Le principesse siriache e i loro figli raggiunsero Roma dopo un viaggio durato un anno chee spesso assume l’andatura di una processione religiosa, in quanto fu trasportato anche il simulacro di pietra nera (non volendo il giovane imperatore separarsi dal suo idolo). ** L’imperatore fece costruire sul Palatino un tempio per il suo dio; all’interno inserì  gli emblemi della religione tradizionale di Roma (il fuoco della dea Vesta, il Palladium, gli scudi dei Salii, la pietra nera della dea Cibele) come se volesse accentrare sul suo dio tutti gli altri culti. Sono fondamentalmente le Giulie della stirpe siriana a governare: Giulia Mesa, la nonna; Giulia Soemiade, la madre di Elagabalo; e infine Giulia Mamea, l’altra figlia della Mesa. Tutte avrebbero partecipato (anomalia inusitata!) alle sedute in Senato. La decisione più importante presa da Giulia Mesa fu quella di far adottare a Elagabalo suo cugino Gessius Bassianus Alexianus, dimodoché l’avvenire della dinastia sarebbe stato garantito. I due furono presto consoli insieme. **Difficoltàla situazione finanziaria si deteriora;-i Germani sono di nuovo aggressivi;-si intravede ostilità nei confronti dell’imperatore da parte dei pretoriani, dell’esercito e anche del Senato;-Giulia Mamea, la zia di Elagabalo, intriga per far salire presto sul trono suo figlio Alexiano. A tutto ciò bisogna aggiungere gli scandalosi comportamenti di Elagabalo, soprattutto i suoi eccessi sessuali e l’abitudine di attribuire cariche e posti importanti ai suoi favoriti (il prefetto dei vigili è un ex cocchiere!; il prefetto dell’annona un ex parrucchiere; il prefetto dell’Urbe un ex danzatore!). Tutto ciò urtava il popolo romano, alimentò i pettegolezzi e isolava l’imperatore. Così, quando Elagabalo arrivò a proporre di esiliare l’intero Senato, nonché a tentare di eliminare suo cugino-rivale, si scatenò una sommossa dei pretoriani, tramata – sembra – da Giulia Mamea. Elagabalo, sua madre e i loro partigiani furono massacrati nel 222 d.C.I loro corpi, decapitati, furono gettati nel Tevere e subirono tutti la damnatio memoriae. Alessandro (Alexiano) è proclamato nuovo imperatore.

Severo Alessandro (dal 222 al 235 d.C.) Tanto le fonti antiche denigrarono Elagabalo, quanto incensarono invece Alessandro, nuovo imperatore, al quale furono attribuite le più svariate qualità. Era lettore di Platone e di Cicerone, era docile e amabile ma anche era pusillanime e privo di autorità. In ogni caso non fu lui a prendere il potere, quanto invece la madre Giulia Mamea e la nonna Giulia Mesa .dal punto di vista morale i costumi ritornano alla sobria semplicità dei regni prima di Elagabalo.  Le promozioni scandalose vengono annullate, revocate, ma numerosi altri personaggi dell’entourage di Elagabalo rimangono in carica. Intorno alle principesse siriache tornano i giuristi, ed è verosimilmente a loro che si deve una politica umanitaria: limitazione dei processi di lesa maestà; miglioramento della situazione degli schiavi; rinascita delle istituzioni alimentari*. Severo Alessandro si mostrò rispettoso del Senato e anche dell’ordine equestre, al quale attribuì molti onori. Dal punto di vista religioso gli dei dell’Urbe riacquistano la loro importanza e Giove Vendicatore si insidia al posto del tempio consacrato ad Elagabalo. Appaiono nuove minacce: in Oriente i Persiani Sassanidi travolgono i Parti per cercare di ristabilire un grande impero persiano nei suoi antichi confini. Quando l’imperatore stava preparando una nuova spedizione contro i Persiani, venne a sapere che i Germani avevano superato Reno e Danubio e che avevano assalito alcuni campi. Iniziano allora le operazioni contro gli Alamanni. Sono riportati inizialmente piccoli successi, ma l’imperatore tergiversa e rifiuta di lanciare una grande spedizione. Disorientati, i soldati si ammutinano sotto il comando di un trace, Massimino. L’imperatore non reagì, lasciandosi allora uccidere nella sua tenda dai ribelli. Anche sua madre Giulia Mamea e i loro partigiani furono massacrati. Finiva così il regno dei Severi, quelli africani e poi i siriaci.

La fine della dinastia dei Severi (235 d.C.) Quando morì l’ultimo dei Severi, l’impero aveva raggiunto un certo equilibrio. Aveva perduto la memoria dell’allarme e degli anni terribili delle guerre sotto Marco Aurelio. L’impero si estendeva dalla Scozia al Sahara, dall’Oceano Atlantico alla Mesopotamia. Solo una città, Roma, aveva conquistato tutto questo. Il suo capo, l’imperatore, dirigeva da solo la vita politica, e lo Stato era sempre di più una monarchia assoluta. Il territorio era diviso in province, senatorie e imperiali. Le senatorie governate da un proconsole, le imperiali più grandi da un legato d’Augusto propretore, di rango senatorio, le imperiali più piccole da un procuratore di rango equestre.Nonostante l’assolutismo sempre più manifesto, l’impero lasciava una certa autonomia alle collettività, alle città (cellule del grande organismo). I piccoli agglomerati (vici, oppia, castella) erano subordinati ai più grandi, mentre i popoli seminomadi erano sorvegliati dai prefetti. Tutti gli uomini liberi, inoltre, dal 212 (Constitutio Antoniniana) erano cittadini romani.

Crisi del 235-284 d.C. A partire da questo anno l’impero precipita in una crisi della quale è impossibile negare la gravità e la portata generale. La ricerca recente tende a porre dei limiti a questo crollo, e constata l’esistenza di reazioni. La caduta, comunque, fu progressiva e lunga.

Da Wikipedia
Le Guerre giudaiche sono tre interventi militari degli antichi Romani a carico della popolazione giudaica in rivolta: la prima, nel 6670, ha interessato parte del territorio ora conosciuto come Palestina, è iniziata sotto il regno di Nerone e terminata sotto il regno di Vespasiano, culminata con la distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme ad opera di Tito, figlio di Vespasiano ed imperatore di Roma dal 79 all’81; la seconda, nel 115117, chiamata anche “guerra di Kitos”, ha interessato le città della Diaspora, iniziata e conclusa sotto il regno di Traiano; la terza, nel 132135, ha interessato parte del territorio ora conosciuto come Palestina, iniziata e conclusa sotto il regno di Adriano, sostenuta da Simone Bar Kokhba, che si credeva il Messia. Dopo questa, il nome di IudaeaGiudea, fu cambiato in quello di Syria Palaestina. Le cause di queste tre rivolte vanno ricercate nell’epoca precedente alla dominazione romana, dove vennero sviluppare le teorie apocalittiche e premessianiche, che trovarono ampio spazio nella letteratura d’epoca e in special modo nel Libro di Daniele, idee che successivamente in epoca romana avrebbero permesso l’identificazione dell’Impero Romano come quarto impero premessianico.

 


[1] Un’iscrizione proclamò che egli aveva restaurato la libertas il giorno stesso del suo avvento.

[2] La sua infatuazione per essi si concretizza con la sollecitazione del culto di un certo Antinoo, un giovane schiavo del suo entourage che era annegato nel Nilo ed era diventato un dio al quale l’imperatore incoraggiò che si credesse.

[3] Il vero nome era Bassianus, ma dopo che il padre aveva annunciato la sua adozione retroattiva e si era proclamato figlio di Marco Aurelio e fratello di Commodo, fu chiamato Marcus Aurelius Antoninus prima di essere nominato Cesare.