Augusto

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http://www.raistoria.rai.it/articoli/augusto/23822/default.aspx

TESTO DI RIFERIMENTO (MOLTISSIME INFORMAZIONI)
http://www.romanoimpero.com/2009/06/augusto-27-ac-14.html

PROVINCE SENATORIE E IMPERIALI
http://www.romanoimpero.com/2009/06/augusto-27-ac-14.html

IL PRINCEPS

Ora Ottaviano, come Giulio Cesare, aveva il problema di assumere il massimo potere contro il desiderio di democrazia dei senatori e del popolo repubblicano. Per non fare la fine di Cesare strinse un’alleanza con le autorità repubblicane promettendo di rispettare e restaurare le antiche istituzioni della repubblica. Intelligentemente comprese che doveva conquistare il massimo potere senza violare
le norme repubblicane.

 

augusto pontifex maximus

I maggiori poteri stavano nell’imperium e nella tribunicia potestas: il primo, dei consoli, conferiva il potere esecutivo, legislativo e militare, mentre la seconda, dei tribuni della plebe, poteva porre il veto alle decisioni del senato.
Nel 27 Ottaviano restituì dunque al senato i poteri straordinari da questo conferitigli per la guerra contro Marco Antonio, ricevendo in cambio il titolo di Console da rinnovare annualmente, con diritto di veto in tutto l’Impero, un Imperium Proconsolare decennale, rinnovatogli poi nel 19 a.c., sulle province imperiali, vale a dire che dove fosse necessario avrebbe preso il comando militare, ponendolo di fatto a capo dell’esercito.

Il Senato, commosso da tanta democrazia, gli conferì anche il titolo di Augusto, che lo rese sacro; infatti il titolo proveniva dall’oriente e spettava solo agli Dei, derivando dall’appellativo della Grande Madre degli Dei, la Dea Inanna che appariva in piedi su due leoni, e augusta significava “colei che è forte”. Ma da allora prese il senso di sacralità e inviolabilità della persona.
Octavius oppidatim inter Deos tutelares consacratus est” annuncia Appiano nel Lib. V
Fu lo stesso Ottaviano a chiedere il titolo di Princeps, che significa: – Primus inter pares – il primo fra i pari, dunque non dittatore e non imperatore, una grande rassicurazione per il Senato, che riconoscente gli accordò nuovi diritti:

  • di condurre trattative,
  • di dichiarare guerra,
  • di stipulare trattati di pace con qualunque popolo straniero.

Le province furono divise in senatorie, rette dal senato, ed imperiali, rette da magistrati scelti da Augusto; L’Egitto invece, retto da un prefetto equestre, nominato da Augusto, divenne praticamente suo.
Con l’imperium ottenne il comando dell’esercito, la gestione dell’amministrazione e il potere di decretare leggi.

Sotto il controllo del Senato restarono le truppe delle province senatoriali, e la possibilità di limitare o revocare i poteri conferiti. In fondo un grande potere che tuttavia il Senato non usò mai contro Ottaviano, lasciandogli mano su tutto.
Ottaviano ottenne inoltre la tribunitia potestas (il potere del tribuno della plebe) a vita, che gli garantiva l’inviolabilità della persona, già in pratica sancita dal titolo di Augusto, e il diritto di intervenire nella pubblica amministrazione. Inoltre trasformarono il suo imperium in imperium proconsolare maius et infinitum (impero proconsolare grande e senza limiti), province senatorie comprese, rendendolo di capo dell’esercito a tutto titolo.

L’AMMINISTRAZIONE

Il mondo era profondamente cambiato:

Da una popolazione di 10 milioni su 150.000 Kmq alla fine delle guerre puniche, il dominio romano passò all’inizio del I sec. d.c. a una popolazione di 55 milioni su una superficie di 3,3 milioni di Kmq

(Giorgio Ruffolo, Quando l’Italia era una superpotenza, Einaudi, 2004, p. 22)

Ottaviano, per un migliore controllo del territorio, divise l’Italia in undici regioni, cosa che verrà ripresa nell’Italia pepubblicana del ‘900, ancor oggi fondata sul diritto romano, e da cui il mondo intero ha preso il via della amministrazione democratica.

Abbellì Roma istituendo curatori per preservare templi ed edifici pubblici; costruì due nuovi acquedotti, creando un corpo di tre curatores per l’approvvigionamento idrico, e cinque curatores per proteggere Roma dalle inondazioni del Tevere. Insomma capì che per mantenere Roma non bisognava intervenire sui guasti, ma istituire cariche che fossero specialiste e preposte solo a questo.

Fece di più: assicurò all’Urbe gli approvvigionamenti di cibo attraverso un prefetto di rango equestre e due prefetti di rango senatorio per i sussidi; pose a salvaguardia della città tre nuove prefetture: la prefettura dei Vigili con sette coorti di vigili del fuoco (i primi nel mondo), la prefettura Urbi, con tre coorti urbane per l’ordine pubblico (moderna polizia), e la prefettura Praetorii o guardia pretoriana, con nove coorti, a guardia personale di Ottaviano. Il delitto contro Cesare non poteva ripetersi con Ottaviano, guardato giorno e notte da ben mille uomini……….Governando Roma quasi tutto il mondo civile conosciuto, Ottaviano comprese che c’era ormai necessità di consolidare le posizioni raggiunte, più che di conquistare nuove terre.
Decise pertanto di rendere sicuri i confini, per instaurare un lungo periodo di pace: la Pax augusta, per la quale innalzò a Roma l’Ara Pacis, in onore della Dea Pax, per dare un’idea ai romani delle sue intenzioni e pure per celebrare le sue gesta.

ESTENSIONE DELL’IMPERO ROMANO SOTTO AUGUSTO

LA SUCCESSIONE IMPERIALE

Non essendo imperatore, Augusto non aveva diritto a designare un successore, ma trasferendo i propri poteri nelle mani di qualcuno, come aveva fatto Cesare per lui, poteva fare in modo che, alla propria morte, il designato ereditasse la sua posizione. Ma le guerre causarono la morte di tutti i suoi eredi putativi, da Gaio a Lucio e ad Agrippa. La loro morte, nonchè gli scandali della figlia Giulia e della nipote Giulia Minore, non gli consentirono di lasciare eredi familiari.
Nel 22 a.c. Marco Claudio Marcello, figlio di Ottavia, sorella di Ottaviano, muore appena diciannovenne e gli viene dedicato il Teatro Marcello.
LE INNOVAZIONI

Dunque in quasi quarant’anni di regno portò grandi modifiche che lasciarono il segno per secoli:

  • Riordinò il nuovo sistema amministrativo provinciale creando colonie e municipi che favorirono la romanizzazione del Mediterraneo.
  • Assegnò al Senato le province più facilmente governabili mentre si riservò quelle più difficili e burrascose, insediandoci presidi di truppe imperiali per la difesa dei territori. Dette così il comando militare delle proprie province a uomini di sua fiducia: ai legati (del Senato), e ai procuratori (militari dell’ordine equestre a lui fedelissimi), aumentando continuamente il numero di questi ultimi.
  • Riorganizzò l’esercito introducendo milizie specializzate per la difesa e la sicurezza dell’Urbe, come le coorti urbane, i vigiles e la guardia pretoriana.
  • Fece costruire nuove flotte in Italia e nelle province.
  • Migliorò le difese dei confini dell’impero, stabilendo legioni permanenti dentro le fortezze e forti lungo tutti i confini.
  • Trasformò l’esercito da mercenario a professionale, attribuendo un salario e una gratifica di congedo a tutti i soldati dell’esercito (la moderna liquidazione).
  • Creò un esercito permanente di volontari, introdusse generali professionisti, e fondò l’erario militare.
  • Istituì le ali di cavalleria e le coorti di fanteria di volontari non-cittadini, desiderosi di diventare cittadini romani al termine della ferma militare (della durata di 20-25 anni).
  • Assegnò un salario per il servizio pubblico, compresi Senatori e magistrati, sperando abolire il clientelismo ma così non fu mai.
  • Accanto all’erario, che derivava dalle province senatorie, creò un tesoro statale col fisco proveniente dalle province imperiali.
  • Abbellì Roma di edifici e monumenti, servendosi del bravissimo architetto e collaboratore Marco Agrippa. Fece costruire porti, con moli e banchine, e strade, con curatores addetti alla loro manutenzione, stazioni di posta e torri di vedetta, numerosi ponti, per migliorare i servizi militari che divennero così molto più celeri, per migliorare i viaggi, i trasporti e le comunicazioni culturali, e ordinò lo scavo canali sia per irrigare le terre che per agevolare la navigazione.
  • Fece poche ma ricche conquiste territoriali che portarono all’erario romano immense disponibilità come il tesoro di Tolomeo, il grano egiziano, le miniere d’oro dei Cantabri e le miniere d’argento illiriche.
  • Favorì le classi più povere, come del resto aveva fatto Cesare, con continue elargizioni di grano e la costruzione di opere pubbliche, come terme, acquedotti e fori. Non dimentichiamo che anche Augusto apparteneva alla classe dei Populares, come Cesare.
  • Curò gli usi e i costumi, affinchè venissero conservate le forme della serietà e della dignità degli antichi. (senza grande successo)…..
  • Dette grande impulso alla cultura, favorendo le arti grazie anche all’aiuto di Mecenate. Gran peso ebbe nella letteratura la celebrazione di Roma e del mito della sua fondazione, nonchè la prefigurazione di una nuova età dell’oro attraverso grandi poeti e scrittori come Virgilio, Ovidio, Livio, e Properzio, tutti raccolti attorno al benefattore degli artisti Mecenate, grande amico di Ottaviano. Lo stesso Augusto scrisse in prosa ed in versi, …..
  • Promulgò leggi a protezione della famiglia, del tutto avanzate e innovative, chiamate Leges Iuliae, che incentivassero e proteggessero il matrimonio. Infatti anticamente si tributava grande rispetto agli anziani, ma con la legge Iulia del 18 a.c. si riconobbero vari privilegi a chi aveva più figli, in qualche caso dando a questo criterio precedenza sull’anzianità.

POLITICA ESTERA

Le campagne di Augusto servirono a consolidare le conquiste dell’età repubblicana: in Cantabria per 10 anni, Aquitania, sull’arco alpino fondando Augusta Praetoria (Aosta) e fortificando Tridentinum (Trento).
Assoggettò: i Camuni della Val Camonica, le tribù della Val Venosta, Liguri Comati delle Alpi sudoccidentali, il fronte alpino orientale, il Norico meridionale, la Rezia, la Vindelicia e la Vallis Poenina.
Combattè i Pannoni, i Mesi, Sarmati, Geti e Bastarni. Sui Balcani furono sconfitti i Mesi, i Triballi, Geti e Daci. In Macedonia furono ricacciati gli invasori Bessi, e poi i Traci e gli abitanti della Crimea e del Ponto.
Con un ventennio di guerre si creò la provincia di Germania, persa poi a causa di un generale incapace e inetto che costò la vita di 20.000 uomini. La provincia non fu più riconquistata.

Immagino l’autore si riferisca alla disfatta di Teutoburgo, del 9. d.C., nella quale il generale Quintilio Varo venne sconfitto dal germano Arminio (clades variana…. Vare, redde legiones!) molto importante; si vedano questi video
https://www.youtube.com/watch?v=QgZaDzXNO6o&list=PLD962A8AC63863C1B

Ad oriente dell’Eufrate, in Armenia, Partia e Media, Augusto mirò all’ingerenza politica più che alla guerra coi Parti. Roma e la Partia si contendevano l’Armenia, per cui Ottaviano si limitò a fare dell’Armenia uno stato cuscinetto ponendo sul trono un sovrano filoromano.

In Africa
L’Egitto divenne la prima provincia imperiale, retta da tre legioni in pianta stabile. Per il principio romano per cui – Si sive pacem para bellum – (corregere)(Se vuoi la pace prepara la guerra) Ottaviano estese poco di più i confini di Roma ma completò l’assoggettamento dei popoli già conquistati. Per questo dovette combattere lungamente e su molti fronti.

Ma per tutti l’età augustea rimarrà impressa come Età dell’Oro, per la pace che riuscì a restaurare, soprattutto all’interno, per la bellezza delle opere artistiche e il marmo di cui ricoprì Roma, perchè fu uno fra i più importanti e fiorenti periodi della storia della letteratura mondiale, e per l’innovazione delle sue leggi che furono la base della civiltà del mondo. Nei suoi ultimi anni, Augusto si ritirò dalla vita pubblica inserendo pienamente la successione di Tiberio.

LA MORTE

Durante un viaggio in Campania, Augusto morì pacificamente a Nola nel 14 d.c. dopo 45 anni di regno incontrastato. La tradizione che Livia l’avesse avvelenato non trova alcun riscontro da chicchessia. Il Senato gli attribuì un funerale magnifico, decretandogli l’apoteosi, rendendo alla sua persona, vissuta sempre in semplicità e schiva di pompa, quel culto che, associato al culto della Dea Roma, era destinato a diventare un potente cemento per l’impero. Fu sepolto in Roma nel mausoleo omonimo.

Come Cesare anche Augusto fece un testamento a favore dei romani: “Dal testamento d’Agusto si raccogli[e] avendo lasciato al popolo romano 400 H.S. alle Tribù 35 H.S. [alle Tribù] 269 alle militie pretoriani [sic] 1000 nummi, 500 alle coorti delle città, e 300 a’ legionarii.”

Il titolo onorifico di Augusto, già decretato in oriente alle Dee Madri, richiamava l’accrescimento e la prosperità e pertanto fu portato dai suoi successori per il prestigio grande di cui la sua persona fu circondata in vita ed esaltata dopo la morte. Esattamente come fu tramandato il nome di Cesare in memoria di lui. Infatti sia Cesare che Augusto furono considerati i migliori uomini e imperatori che Roma potesse desiderare.
Nella sua volontà, lasciò 1.000 sesterzi a ogni soldato della guardia pretoriana, 500 per la coorte urbani e 300 a ciascuno dei Legionari.
L’iscrizione “Le realizzazioni del divino Augusto” resta una notevole prova delle sue gesta. La copia più completa di esso è la versione greca e latina bilingue scolpita in muri del Tempio di Roma e Augusto a Ancira in Galazia, impresso inoltre su due pilastri bronzei che fiancheggiano l’entrata del Mausoleo di Augusto a Roma.

Riferiscono gli storici che avesse pronunciato verso la fine due frasi storiche:
“Ho trovato una città di mattoni e ho lasciato una città di marmo” e un istante prima di morire “Fabula acta est”: la storia è finita, nel senso di spettacolo interpretato fino alla fine.

Una tenerissima frase fu invece rivolta alla moglie:
“Livia, nostri coniugii memor, vive ac vale”
(Livia, nel ricordo della nostra unione, vivi e stai bene).

Gli scritti