La congiura di Catilina

Lucio Sergio Catilina era un nobile senatore romano, che dopo la dominazione di Silla desiderava impadronirsi dello stato, su cui esercitare potere assoluto.
Egli cercò di farsi eleggere console nell’elezioni del 64 a.C., riprovandoci dopo che la sua candidatura non era stata accettata nel 66 a.C.
Catilina cercò di attirare il consenso dei votanti con promesse quali l’abrogazione dei debiti per i nobili, ma si trattava solo di discorsi demagogici non realizzabili, solo con l’intento di farsi eleggere.
Egli però venne battuto dall’avversario Cicerone: questo perché costui, anche se non appartenente ad una famiglia nobile, era un ottimo oratore; inoltre Catilina era svantaggiato in quanto conosciuto come sicario di Silla.
Catilina, essendo una persona coraggiosa, cocciuta e crudele, non si arrese di fronte alla sconfitta e iniziò a progettare una congiura ai danni del neo-console. Per i primi mesi del 63 girò voce che si stesse macchinando un colpo di stato. Cicerone, essendone venuto a conoscenza, cercò di trovare le prove per incastrare il colpevole che altrimenti non sarebbe potuto essere arrestato. Non avendole trovate, Cicerone riuscì a far spostare le elezioni da agosto al mese di settembre. In questo modo la maggior parte dei sostenitori di Catilina, che si trovavano in Etruria, non avrebbero potuto votarlo, in quanto impegnati nella vendemmia. Così Catilina perse nuovamente l’occasione di salire al potere: non rimaneva che mettere in atto il suo piano. Il primo tentativo di uccidere Cicerone però fallì. Infatti il console era venuto a sapere tutte le informazioni da Fulvia, matrona romana che usava concedersi agli uomini ricchi per salire al potere, che era amante di Quinto Curio, un complice di Catilina. Fulvia, stanca della relazione e venuta a conoscenza del piano dei congiurati, tentò di lasciarlo mentre lui la persuadeva descrivendole il futuro di ricchezze una volta compiuta la congiura. Lei andò a riferire a Cicerone del progetto del suo amante e lui la convinse in cambio di soldi a continuare la relazione per scoprire nuove informazioni. Così fece Fulvia e lo sciocco Quinto Curio  le rivelò la data e il modo con cui sarebbe stato attuato il piano. Grazie a ciò Cicerone sfuggì al primo attentato alla sua vita facendosi negare in casa e impedendo che i sicari entrassero.
Cicerone cercò di far fare a Catilina un passo falso e lo attaccò pubblicamente in Senato accusandolo dell’omicidio della moglie e del figlio, compiuto per volere dell’amante. Per carattere o per verità egli fuggì da Roma con la scusa di dover sbrigare degli affari in Etruria.                                                               Qui sempre più infuriato decise di organizzare con un esercito composto dagli ex soldati di Silla la congiura che avrebbe ucciso i senatori, suoi avversari, nei giorni dei Saturnali. Il momento era favorevole perché durante i festeggiamenti erano abolite regole e convenzioni: ci si mascherava e i servi diventavano padroni e viceversa; regnava una grande confusione e nessuno si sarebbe potuto accorgere di qualunque anormalità. Inoltre Catilina aveva programmato incendi strategici nella città per distogliere l’attenzione dei vigili del fuoco, quindi della polizia.
Intanto giunse a Roma un’ambasceria degli Allobrogi, popolazione gallica venuta per lamentarsi di mancanze nei loro confronti. I congiurati, che cercavano il maggior numero di sostenitori possibili, proposero ai galli di unirsi a loro ma essi, fiutando il pericolo, si recarono da Cicerone, che li convinse a fingere di accettare l’alleanza a patto di far mettere per iscritto tutto quanto implicasse la congiura chiudendo le buste con il sigillo dei Pater Familias su ceralacca. In tal modo l’ambasceria li avrebbe portati al re degli Allobrogi che avrebbe poi deciso se accettare o no. Le buste partirono da Roma, ma furono subito fermate da un posto di blocco che Cicerone aveva fatto appostare con l’ordine di requisire le buste ma di non rompere i sigilli. Le buste furono poi aperte in Senato e si scoprirono tutti i congiurati, molti dei quali erano gli stessi senatori: la congiura fallì.
Venne inviato contro Catilina un esercito e il traditore mostrò il suo valore di guerriero lottando fino alla fine: fu ritrovato con ferite solo sulla parte anteriore del corpo, segno di coraggio senza fuga.
Cicerone dopo la battaglia sgozzò tutti i suoi nemici illegalmente perché senza processo, temendo che il popolo accettasse la grazia dei condannati mentre lui non voleva più correre pericoli; e per questo sarà successivamente esiliato da Clodio, e al suo rientro eliminato.