Le caratteristiche generali delle società antiche

Le caratteristiche generali delle  società antiche

(Sumeri, Babilonesi, Assiri, Egizi, Cretesi, Micenei, Spartani, Etruschi, Roma tardoimperiale, Medioevo ed età moderna fino alla Rivoluzione francese – società contemporanea in un buon numero di paesi del mondo, anche se quai mai in modo aperto e dichiarato)

Schema base:

Società: era divisa in caste e categorie, infatti esistevano soggetti con diritti e altri che ne avevano di meno, o addirittura ne erano completamente privi (schiavi). Importante per godere anche solo dei diritti civili era il concetto di appartenenza ad un popolo; chi non ne faceva parte era ritenuto estraneo (barbaro per i Greci e i Romani) e a tutti gli effetti inferiore. Alla base della gerarchia sociale si trovavano gli schiavi, (prigionieri di guerra, debitori insolventi O figli di altri schiavi) che non erano ritenuti persone ma solo oggetti da comperare e vendere. E’ importante ricordare che la condizione degli schiavi, pur essendo inaccettabile dal punto di vista della dignità, era estremamente variabile, alcune categorie di schiavi potevano stare meglio dei liberi, a seconda dell’impiego che dovevano svolgere. La schiavitù è finita con l’avvento del Cristianesimo in occidente (313 AC.), sebbene questo non abbia automaticamente prodotto la fine della disuguaglianza sociale. Nel Medioevo infatti era riiconosciuta la validità di uno schema elaborato dal vescovo Adalberone di Laon, che suddivideva la società in tre categorie: bellatores (nobili, con diritti e prerogative), oratores (iclero, dotato di ampi privilegi sociali è fiscali) e laboratores (lavoratori, che con la loro fatica devono mantenere le altre due categorie e riceveranno la loro ricompensa nel Regno dei Cieli). La suddivisione della società in classi con diversi diritti davanti alla legge è venuta meno durante la Rivoluzione Francese (1789, principio di égalitè), che segna anche il tramonto delle società antiche, circa 7.000 anni di storia.

Economia: le varie civiltà avevano in genere le stesse caratteristiche da questo punto di vista. L’agricoltura e la pastorizia erano le prime e fondamentali attività, in seguito, specie presso le civiltà che disponevano di facili mezzi di comunicazione, in particolare le vie d’acqua, si s iluppò il commercio. In molte circostanze l’espansione militare e quella commerciale andarono di pari passo; dove gli eserciti aprivano strade arrivavano subito i mercanti o, Viceversa, i soldati intervenivano a proteggere la tranquillità dei commerci dagli attacchi dei nemici o dei banditi, in particolare dei pirati. Basti pensare al’importan7a del Nilo, del Tigri, dell’Eufrate o del Tevere per lo sviluppo degli Egizi, dèi Sumeri, degli Assiro-Babilonesi e dei Romani. Bisogna inoltre ricordare che gli accampamenti dei Romani furono all’origine di molte città (Aosta, Torino, Parigi, Vienna…) e che i Romani combatterono vere e proprie guerre contro i pirati dalmati, in particolare quella di Pompeo (I sec. A. C..), conclusasi con t..na vittoria schiacciante.

Tecnologia: la tecnologia non era generalmente molto avanzata, sebbene siano esisite numerose eccezioni, soprattutto presso i Romani. D’altra parte non se ne sentiva il bisogno, infatti gli antichi usano i molti schiavi a disposizione come manodopera gratuita. I Roma erano abili nella tecnica della deviazione delle acque ed avevano costruito numerose macchine belliche, così come si avvalevano di macchine anche nell’edilizia civile, ma la fonte di energia più importante rimasero sempre gli schiavi.

Cultura: le civiltà antiche ci hanno lasciato un grosso patrimonio culturale, che però all’epoca era sfruttato da pochi, coloro che potevano affrontere le spese richieste dagli studi e dall’acquisto del materiale. La conoscenza era inoltre considerata un atto sacro, riservato ai sacerdoti. Cosi si determinò una gerarchia culturale che rispecchiava molto da vicino quella sociale, basti pensare al caso degli Egizi. A Roma esistevano invece delle scuole pubbliche

accessibili anche a chi non aveva molto denaro e quindi la capacità di. leggere e scrivere era sai più diffusa che presso altri popoli. La decadenza dell’Impero e l’Alto Medio Evo terminarono una crisi economica che cancellò questo servizio e la cultura tornò ad essere patrimonio di pochissimi, soprattutto religiosi. Si deve all’opera dei monaci che lavoravano rugli “scriptoria” dei conventi la salvezza di una parte, per quanto esigua, della letteratura

sica. In epoca moderna la capacità di leggere e scrivere si diffuse con lentezza, nonostante l’invenzione della stampa, perché la popolazione restava generalmente troppo povera per

cedere all’istruzione, salvo qualche scuola comunale. L’Illuminismo diede grande impulso

‘istruzione pubblica e obbligatoria, che divenne un principio fondamentale per tutti gli stati ò stituzionali dalla seconda metà dell’Ottocento in avanti.

Politica: nelle civiltà antiche il potere politico era concentrato nelle mani di pochissimi (quasi esclusivamente anziani e ricchi proprietari terrieri, cioè esponenti della classe aristocratica) o altri casi controllati da uno solo, ad esempio re o tiranni. Le cariche politiche erano quindi generalmente ereditarie, questo comportava quindi l’esclusione del popolo dalla gestione del potere   e spesso gravi crisi dinastiche alla morte del sovrano, quando non esisteva un erede indiscutibile. Il malfunzionamento del meccanismo ereditario compromise, ad esempio, le strutture dell’impero romano, fece scoppiare conflitti come le guerre di successione che insanguinarono l’Europa del corso del Settecento e, in generale, provocò lotte e omicidi nelle famiglie all’interno delle quali si doveva individuare il nuovo sovrano.

Democrazia e conflittualità sociale: la civiltà greca è considerata, a ragione, culla della democrazia (anche se si trattava di una democrazia limitata a un ristretto numero di individui definiti “popolo”) , che è poi diventata patrimonio della cultura politica occidentale, a cominciare dalla stessa Roma. Il principio che la partecipazione al potere dovesse essere estesa ad una più ampia cerchia di aventi diritto si afferma nelle poleis greche e nasce dal conflitto tra 1 aristocrazia e la borghesia, nel quale, di tanto in tanto, riusciva a inserirsi per rivendicare i suoi diritti anche il popolo minuto. Questa dinamica è ed è stata tipica di molte civiltà ed poche storiche (si pensi alle rivendicazioni dei plebei a Roma, alle lotte sociali nei liberi omuni, ai moti insurrezionali per la concessione di costituzioni…) e, in linea di massima, si uò dire che ha segnato, nel corso dei secoli, la lenta prevalenza della borghesia sulla nobiltà. Precisiamo che nelle democrazie antiche il numero degli aventi diritto al voto era limitato (ad esempio le donne ne erano escluse); addirittura nei primi anni dopo l’unità in Italia il suffragio non era ancora  universale ma censitario.

Donne: nelle società antiche non godono di tutti i diritti, sono completamente escluse dalla possibilità di votare o di essere elette ma, se hanno la fortuna di appartenere ad una famiglia ricca e potente  godono parzialmente o completamente dei  diritti civili degli uomini. Questo ad esempio accadeva a Roma o a Sparta ma, sempre solo per le donne agiate. Le altre erano nella stessa misera condizione degli uomini poveri anche se non venivano sfruttate nei lavori pesanti. La condizione femminile è migliorata col tempo, anche se in molti paesi del mondo resta ancora drammatica, tuttavia dal punto di vista dei diritti politici è cambiata significativamente solo a partire dal XX secolo, infatti le donne hanno incominciato a votare in Inghilterra subito dopo la Prima Guerra Mondiale e in Italia dopo la Seconda.

La concezione della schiavitù secondo Aristotele

Per le società antiche la divisione degli uomini liberi e schiavi era un fatto del tutto naturale. Aristotele, riteneva che la maggior parte dell’umanità fosse incapace di sopravvivere da sola, in quanto composta da sciocchi e pigri, era quindi doveroso guidare tale massa governandola con leggi severe. Con l’avvento del cristianesimo nell’antica Roma, la Chiesa non denunciò questo fatto come crimine sociale perché l’abolizione della schiavitù avrebbe scardinato le strutture economiche dell’impero, si è però adoperata per alleviare le sofferenze di quanti la pativano con la promessa di una vita migliore nell’aldilà. A partire dal 111 sec. d.C. cominciarono a cambiare le leggi, che garantivano agli schiavi il diritto di sposarsi e di non essere separati dalla famiglia, ma la loro condizione rimase molto dura; ad esempio la tortura rimase il mezzo inquisitivo preferito con cui condurre indagini nei loro confronti. La situazione peggiore era quella delle donne schiave, che non potevano difendersi dai soprusi del padrone, la cui versione, in caso di contenzioso, costituiva l’unica testimonianza accettata. D’altronde, c’era un modo per liberarsi dalla schiavitù: entrando in un monastero, ma quest’istituzione, di fatto, non venne mai abolita ufficialmente. Con l’andare del tempo, tuttavia, le strutture economiche dell’ex impero romano subirono alcune importanti trasformazioni, che condussero, di fatto, alla parificazione tra schiavi e liberi poveri; quando si formarono i regni romano­barbarici l’istituzione della schiavitù era già in forte regresso e sparì del tutto nel Sacro Romano Impero.

La compravendita degli esseri umani venne ritenuta immorale, almeno per quanto riguardava gli europei, rimanendo triste prerogative delle popolazioni dell’Africa. Anche le popolazioni originarie dell’America centro-meridionale furono oggetto di tratta, sebbene in misura minore, come dimostra il fatto che Colombo, nel contratto che lo legava alla corona di Spagna, si riservò una percentuale sul commercio degli schiavi del nuovo mondo.

Investire negli schiavi

Con le invasioni barbariche e il declino dell’Impero Romano divenne sempre più difficile procurarsi nuovi schiavi, visto che i prigionieri di guerra venivano subito arruolati nell’esercito e il flusso continuo dell’importazione dai grandi mercati schiavistici fu interrotto quasi del tutto. La supremazia di Roma cessò di esistere e il rafforzamento politico-militare dei suoi avversari cambio radicalmente la struttura sociale in senso geografico, storico e anche morale. Il mercato degli schiavi si prosciugò e dal momento che non era più così facile sostituirli (quindi il loro prezzo aumentò), i padroni cominciarono a dimostrare interesse per il loro destino, incoraggiando i legami personali per assicurarsi una prole che garantisse linvestimento nel tempo. La nuova organizzazione dello stato introdotta da Diocleziano favorì l’emancipazione degli schiavi solo nei secoli successivi.

Il parere di Aristotele

Fino alla metà del 400 tutti i dibattiti sulla schiavitù presero spunto da Aristotele, il quale affermò:

«Degli strumenti alcuni sono inanimati, altri animali. Così pure ogni oggetto di proprietà è strumento per la vita, e la proprietà è un insieme di strumenti: anche lo schiavo è un oggetto di proprietà dotato di anima, e ogni servitore è come uno strumento che ha precedenza sugli altri strumenti Quindi i cosiddetti strumenti sono strumenti di produzione; un oggetto di proprietà, invece, è strumento di azione. lI termine “oggetto di proprietà” si usa allo stesso modo che il termine “parte”: la parte non è solo parte di un’altra cosa, ma appartiene interamente a un’altra cosa; così pure l’oggetto di proprietà. Perciò, mentre il padrone è solo padrone della schiavo e non appartiene allo schiavo, lo schiavo non è solo schiavo del padrone, ma appartiene interamente a lui Dunque, quale sia la natura dello schiava e quali le sue capacità (..J, pur essendo uomo, è oggetto di pra,p;;età; e agggtio di proprietà, è una strumento ordinato all’azione e separato».