La Preistoria – La nascita delle prime società

LA PREISTORIA

Con la parola “storia”     intendiamo convenzionalmente quel periodo di cui l’essere umano è stato in grado di lasciare testimonianze scritte di fatti, di abitudini, usi, costumi e leggi in modo da tramandarli più sicuramente ai posteri.  La scrittura è nata presumibilmente in Mesopotamia,  nell’odierno Iraq;  le prime tracce sono state trovate nella città di Uruk e risalgono  alla fine del quarto millennio a.C. ,  quindi da allora in avanti possiamo parlare di storia.
La preistoria è quello che è accaduto prima  e come accade sempre quando si cerca di studiare un fenomeno, si è cercato di suddividerla in grandi tappe che hanno comportato uno sviluppo crescente.  La prima tappa è quella più antica è quella della comparsa dell’ordine dei dei primati all’interno della classe dei mammiferi a partire da 65 milioni di anni fa.  65 milioni di anni fa è un momento molto particolare perché è anche il periodo in cui sono scomparsi i dinosauri, che erano estremamente ben adattarsi all’ambiente terrestre. Si pensa che si siano estinti a causa della caduta di un asteroide sul nostro pianeta dove invadevano letteralmente tutte le nicchie ecologiche che erano occupate anche dei mammiferi, sicuramente molto meno diffusi perché dovevano accontentarsi di vivere in maniera precaria e di quello che dinosauri lasciavano. Nel momento in cui il cui i dinosauri scomparvero si liberò lo spazio per l’evoluzione dei mammiferi e in particolare di primati, che hanno delle caratteristiche particolari: dita  lunga e flessibili col pollice opponibile,  occhi disposti frontalmente che consentono la visione binoculare cioè quel tipo di  visione nella quali campi visivi di due occhi si fondono e creano un’immagine tridimensionale.  Dai primati si sono poi volute le scimmie antropomorfe  cioè  “a forma di essere umano”  e  gli ominidiL’essere umano attuale appartiene alla specie classificata come Homo sapiens discende dagli antichi  ominidi;  dal momento in cui si svilupparono i ominidi molto tempo ha dovuto passare prima di arrivare al la forma umana così come lo conosciamo adesso. Avere il pollice opponibile e quindi di essere in grado di maneggiare degli strumenti è la prima tappa dell’evoluzione, che dura da 65 milioni di anni fa fino a una ventina – quindicina di milioni di anni fa  (seconda tappa) quando in Africa, nella valle  lungo  la linea che va grosso modo dal Mar Rosso fino al Mozambico, si verificò un corpo un cambiamento fondamentale. Innanzitutto fu un cambiamento di carattere morfologico, cioè che riguarda la conformazione del suolo, ma fu anche  un cambiamento climatico, infatti  si formò una lunga e profonda frattura detta Rift Valley. Questa frattura determinò un cambiamento del clima perché  si sviluppò un’ampia fascia di savane nella zona orientale  e questa fascia di savane fu la culla degli ominidi,  mentre  nella zona più occidentale rimasero le grandi foreste dove gli ominidi non si svilupparono. Essi nacquero evolutivamente  nell’Africa centrale e poi si diffusero negli altri continenti;  l’ambiente della savana era  caratterizzato da una a distesa di erbe con pochi alberi  e da una piovosità stagionale; questo  impose  alle scimmie e agli ominidi di adattarsi anche a compiere degli spostamenti necessari per procacciarsi il cibo.

Tra i sette e i 5 milioni di anni fa comparvero i primi antenati degli esseri umani; sicuramente questi ominidi nella fase iniziale erano morfologicamente  molto più simili alle scimmie  rispetto a noi. La terza tappa  fu la stazione eretta perché segna un’importante differenza tra l’ essere umano gli altri animali particolari altri primati per esempio gli scimpanzé ed altri primati camminano appoggiando anche le mani per terra, sebbene siano in grado di usare gli arti superiori per maneggiare oggetti.  Gli ominidi vennero caratterizzati dal bipedismo e dalla stazione eretta; questo fu molto importante perché consentiva loro di controllare con la vista la situazione della pianura e in generale dell’ambiente intorno a loro e maneggiare contemporaneamente degli attrezzi. Queste caratteristiche sono state sviluppate fra i quattro e i due  milioni di anni fa da un particolare tipo di ominide ai quali è stato dato il nome di australopiteco cioè scimmie del sud perché i suoi resti sono stati trovati nell’Africa meridionale;  l’  australopiteco più famoso è stato chiamato Lucy, si tratta dello scheletro di un di un esemplare femminile risalente a 3,2 milioni di anni fa che è stato scoperto nel 1974 in Etiopia.  L’ australopiteco si è estinto infatti  non tutte le specie di  ominidi sono proseguite fino a dare origine a delle varietà di uomo e la maggior parte di esse si sono estinte periodicamente nel corso della preistoria se perdevano la capacità di occupare con successo la loro nicchia ecologica;  una nicchia ecologica è l’insieme delle risorse alimentari ambientali che caratterizzano in un dato stadio evolutivo la vita di una specie ora questo il vostro libro della vita a pagina 29 e 30
Nel 2,2 milioni d’anni fa un altro ominide si è sviluppato in Africa, capace di utilizzare pietre affilate e lavorate, chiamato perciò Homo abilis che aveva un cervello più sviluppato, un’alimentazione mista che di carne ed i vegetali e  braccia più corte.  L’ Homo abilis comparve a seguito di una glaciazione che fece diminuire la foresta e permise alla savana di espandersi.

 

Che differenza c’è tra Homo abilis e  l’ australopiteco? L’australopiteco era in grado di usare degli oggetti come strumenti ma non era in grado di costruirli; invece l’Homo abilis  era  in grado di usare degli strumenti per creare altri strumenti, ad esempio il chopper,  un ciottolo reso tagliente scheggiandolo su una  sola faccia è un oggetto che viene prodotto utilizzando degli altri oggetti, a differenza di quello che accade a molti animali che sanno fare uso di strumenti ma non li sanno fabbricare utilizzando altri strumenti.  E’ questa una netta separazione tra il mondo umano il mondo animale;  il passaggio successivo fu la conquista del fuoco che anche nella mitologia e rappresentato come un momento molto importante,  è qualche cosa che mette addirittura l’uomo in concorrenza con gli dei come è dimostrato dal mito di Prometeo, punito  da Zeus per avere portato il fuoco gli esseri umani e quindi aver ceduto loro un potere simile a quello degli dei (Zeus = padrone dei fulmini; aquila che becca il fegato di Prometeo). Nella realtà alla conquista del fuoco è stata realizzata dall’ Homo erectus,  di cui resti datano circa 1 milione e mezzo di anni fa;  era in grado di utilizzare degli utensili,  riusciva a  produrli  usandone altri e a costruire utensili bifacciali, imparò poi a controllare e ad accendere il fuoco e che gli consentiva di cuocere cibi,  di tenere lontani gli animali feroci e successivamente di lavorare in metalli. L’Homo erectus uscì dall’Africa e passò in Europa e nel vicino oriente e dell’Asia sudorientale.

L’ ultima tappa dello scenario evolutivo,  che il vostro libro che riporta a pagina 32,  è legata la comparsa dell’Homo sapiens, tra i 200.000 e 150.000 anni fa;  da questo arcaico progenitore deriva l’uomo moderno cioè quello che conosciamo noi. Apparterrebbe alla specie homo sapiens anche l’uomo di Neandertal,  i cui resti sono stati ritrovati a   Neander, in Germania,  ma su questo ci sono delle discussioni.  Il Neandertal  è esistito tra 75.000 e 35.000 anni fa e si è estinto per causa non ancora accertate.  Il primo è più grande ritrovamento fossile di Homo sapiens in Europa è stato fatto nella località di Cro Magnon  nel 1868;  aveva caratteristiche ormai pienamente umane e era dotato di un’intelligenza superiore a quella di qualsiasi altro essere esistito fino a quel momento.  Oltre a costruire oggetti raffinati,  inclusi  archi e frecce da usare purtroppo anche contro altri esseri umani,  e le capanne,  era in grado di comunicare con un linguaggio complesso di concepire ed  esprimere concetti astratti realizzando anche  magnifiche opere d’arte (pitture rupestri di Lascaux  in Francia e Altamira in Spagna).  (pag. 32)
La preistoria viene divisa in due periodi:  Paleolitico e Neolitico. Paleolitico vuol dire età della pietra antica perché all’epoca gli strumenti impiegati erano fatti di pietra,  legno e osso ma è chiaro che ci sono pervenuti soltanto quelli fatti in pietra perché hanno potuto resistere al passare del tempo.  Generalmente si stabilisce che vada dagli 2,2 milioni di anni fa fino a circa 10.000 anni prima di Cristo e questa è ancora una volta una datazione convenzionale, perché cambia seconda dei luoghi.
Le prime  società umane del Paleolitico  vivono con un’economia di prelievo,  basata cioè non sulla produzione di beni ma sulla caccia e la pesca e la raccolta di risorse già presenti in natura. Le persone sono raggruppate in gruppi di famiglie dette tribù, in cui vigeva già una divisione del lavoro in base al sesso: le donne si occupavano dei lavori domestici mentre gli uomini  della caccia.  Queste società erano caratterizzate dal nomadismo perché bisognava ricercare nuove  risorse in ambienti e non ancora sfruttati.
Nasce in questo periodo una vera propria cultura simbolica, legata al pensiero astratto alla sua rappresentazione; abbiamo opere di arte rupestre, statuette e sepolture.
L’arte rupestre e le sepolture fanno  intuire che questa popolazione avevano già qualche forma di sensibilità religiosa.  La sepoltura è molto caratteristica dell’essere umano perché è, presumibilmente,  l’unico animale che si pone il problema del mistero della morte e sottrae alle intemperie  i resti dei suoi simili. Per istinto gli animali temono la morte in modo non consapevole, anche se alcuni primati e gli elefanti sembrano dotati di maggiore sensibilità a riguardo.

All’epoca paleolitica succede il Neolitico, che inizia nel 10.000- 8.000 a. C. e  finisce per convenzione più o meno nel 3000 a.C. cioè nel quarto millennio avanti Cristo. Significa “età della pietra nuova” perché in questi millenni si verificò un importante perfezionamento nella lavorazione della pietra che, oltre ad essere  scheggiata,  veniva anche litigata con la sabbia in modo da ottenere strumenti più raffinati e anche più funzionali.  Importante nel Neolitico fu l’ introduzione della domesticazione di piante animali cioè la nascita dell’agricoltura e dell’allevamento quindi si passa da una economia di raccolta a un’economia di produzione e di trasformazione dell’ambiente e chiaramente questo tipo di economia ancora il modo con cui noi viviamo. La differenza fondamentale è che all’epoca le capacità dell’uomo di trasformare modificare l’ambiente erano molto inferiori a quelle che abbiamo noi e quindi il nostro modo di trasformare l’ambiente pone tutta una serie di problemi perché è diventato sempre più incisivo, addirittura devastante.
Gli inizi dell’agricoltura sono collocati nel vicino oriente antico: Palestina, Egitto,Siria, Iraq,  Iran Turchia, (Mezzaluna fertile, cazrtiona a pag. 44), dove sono state scoperte tracce di racconti che risalgono un periodo 13.000 e 8000 a.C. Queste popolazioni vivevano di grano, orzo, lenticchie e piselli sostanzialmente quindi cereali e legumi.  Nell’America nell’Asia orientale queste coltivazioni si svilupparono autonomamente, non ci furono rapporti tra contatti diretti. L’agricoltura è una strategia di sopravvivenza che consente di andare di là di periodi di scarso raccolto, di freddo o anche di calamità naturali come quelle atmosferiche senza perdere troppe vite umane e quindi garantisce meglio la sopravvivenza della specie.  Allo stesso criterio corrisponde alla domestica azione degli animali che in questo modo possono fornire carne e lana  senza dover essere cacciati. A pagina 42,  il vostro testo di parla di altre invenzioni molto importante: la capacità di cuocere la ceramica che consente a sua volta di cuocere il cibo, i l’introduzione dell’aratro e la metallurgia, cioè  della lavorazione del rame e del bronzo che sono sicuramente più semplici di quella del ferro.  Il bronzo  è una lega di rame e di stagno che presenta il vantaggio di fondere a bassa temperatura e che risulta poi, una volta raffreddato,  più resistente del rame da solo.  Il ferro invece richiede una lavorazione molto complessa perché all’epoca non si poteva raggiungere nei forni la temperatura di fusione o che supera i 1500° e quindi occorreva un lungo difficile lavoro per liberare il ferro non pienamente fuso dalle impurità.  Il ferro è un materiale metallo che consente e di costruire oggetti di grande resistenza che servono per il lavoro ma ahimè purtroppo anche per la guerra. Ad esempio é  presente nella poesia antica esiste una figura retorica particolare che si chiama metonimia per cui si indica un oggetto col materiale del quale fatto e spesso la spada è definita “il ferro”. Questo significa che l’uso del ferro considerato più importante era la costruzione delle armi.

In quest’epoca si svilupparono anche i commerci, che riguardavano il bestiame i prodotti agricoli e quindi si aprì anche una rete di vie commerciali che consentivano le comunicazioni agevolate e non soltanto per  lo scambio di merce ma anche di idee e di invenzioni e da questo momento in avanti la capacità tecnologica dell’uomo iniziò a progredire sempre più rapidamente fino ad arrivare alla crescita molto rapido che è  una caratteristica dei giorni nostri.  Il commercio  si svolgeva sotto la forma di baratto cioè scambio di merci senza l’uso di moneta che sarebbe intervenuto o successivamente. Caratteristica di questo periodo è la sedentarizzazione,  cioè il fatto abbandono progressivo del nomadismo e la nascita delle città; certamente c’è un nesso stretto fra agricoltura e sedentarizzazione perché per poter seguire lo sviluppo di una pianta bisogna abitare . in maniera stabile nei pressi del campo in cui essa è stata seminata.  Il villaggio neolitico era un villaggio in cui le persone vivevano divisi in gruppi che si chiamavano clan e in una prima fase sembra che non esistessero rilevanti differenze di ricchezza di potere e che la possedevano. I villaggi si dividevano il frutto del lavoro collettivo senza una rigida forma di proprietà individuale (pag.45). Questo è un discorso molto importante perché il diritto alla proprietà privata  tuttora  fa discutere non tanto riguardo la sua esistenza ma riguardo alla modalità con cui può essere esercitato: possiamo consentire che una persona possieda tutto che altri non possiedono nulla? Questa è la situazione in cui ci troviamo  nel mondo attualmente esistente e ci siamo arrivati partendo da una circostanza in cui l’essere umano possedeva i suoi beni collettivamente. Chiaramente il possesso collettivo pone anch’esso degli interrogativi,  delle domande perché storicamente si è realizzato in società che l’hanno affiancato alla cancellazione dei diritti  umani, ad esempio nei paesi un tempo definiti comunisti,  in cui in proprietà collettiva o non era affiancata dal diritto di ciascuno per quanto riguarda la capacità di espressione della libertà di opinione e la libertà di contestazione dell’autorità.
A proposito di autorità,  nella società neolitica e le decisioni più importanti venivano prese da tutta la comunità dando però particolare credito  al parere dei più anziani,   i quali ricordavano gli usi e le abitudine della comunità e avevano un ruolo importante anche nella celebrazione dei riti religiosi . Con l’andare del tempo e lo sviluppo urbano è nata però la proprietà privata, determinando anche la diversificazione tra varie categorie sociali.  Nel Medio Oriente gli insediamenti sono diventati sempre più ampi e è stato possibile suddividere i compiti in modo che certe persone si potessero dedicare solo alla agricoltura quindi procurare il cibo,  altri potessero compiere esclusivamente attività come la costruzione degli attrezzi o la fabbricazione delle ceramiche. E’ stata quindi la specializzazione  nell’esecuzione dei lavori che servivano per la vita quotidiana che ha fatto sì che poi queste varie categorie di persone dovessero vivere insieme per assistersi reciprocamente con i frutti del loro lavoro e quindi dal villaggio si passò alla città. Si realizzò quella che si chiama la rivoluzione urbana;  chiaramente la nascita dello della città ha comportato la nascita di quello che noi chiamiamo lo Stato cioè  l’autorità di un  governo, il territorio sul quale si esercita il popolo che vi è sottomesso.  La nascita dello stato quindi ha implicato il fatto che a qualcuno competesse il diritto di comandare e che altri dovessero obbedire e fossero puniti se non lo facevano. Nacque così anche la differenziazione sociale che dipendeva dal prestigio e il prestigio dipendeva a sua volta dal potere e della ricchezza quindi certamente è all’interno del Neolitico che  nasce la gerarchizzazione sociale di categorie di persone che non hanno tutti gli stessi diritti nè gli stessi doveri e non gestiscono il potere tutte allo stesso modo.  Questo  è un problema che l’umanità ha ancora al giorno d’oggi:  vengono proposte di volta in volta  soluzioni diverse ma il problema di chi comanda, come e a chi  rimane. (Martin Luther King, Dalit, donne in India e in Cina).
La città certamente non poteva esistere senza la campagna,  quindi intorno alle città è nato un vero proprio dominio sulle campagne circostanti che dovevano produrre a vantaggio degli abitanti della città; l’ integrazione città e campagna si trasformò spesso in un conflitto che vedeva solitamente gli abitanti della città  considerarsi superiore a quella della campagna e quindi trattarli come se fossero tenuti obbligatoriamente a lavorare a loro vantaggio. E’ importante ricordare anche che nel Neolitico si sviluppò l’agricoltura irrigua, che consentì di utilizzare l’acqua dei grandi fiumi per irrigare crescenti estensioni di terreno mediante una fitta rete di canali.
All’interno della città assumevano il potere alcune grandi famiglie che erano particolarmente ricche e potenti;  si arrivò alla nascita della monarchia quando si identificò nella figura di un sovrano, un re, quella di colui che aveva all’autorità assoluta. Il sovrano in molti casi sostituì consiglio degli anziani tipico della comunità del villaggio; parallelamente  si svilupparono altre funzioni dello Stato,  che venivano esercitate per esempio dai ministri , dagli scribi, dai burocrati  o dai militari.  Il potere politico è strettamente connesso a quello religioso e questa tendenza ad appoggiarsi vicendevolmente è andata avanti molto lungo;  era la stessa situazione che si sviluppò poi in epoca cristiana anche se vedremo che con l’andare del tempo e si scatenarono anche importanti conflittualità tra papa e imperatore.  In generale però nell’epoca più antica (prima almeno del 1789) il potere religioso in qualche modo si accordava con il potere politico perché si riteneva che, facendo leva sulla paura dell’inferno,  l’obbedienza dei sudditi al sovrano alle leggi potesse essere più adeguata, più completa.
Era anche importante il fatto che normalmente venivano versati  tributi in natura,  conservati in appositi magazzini non solo perché fa capire che la necessità della tassazione nacque con l’idea stessa di stato, ma anche perché la necessità di contabilizzare entrate e uscite condusse all’invenzione della scrittura,  avvenuta in Mesopotamia a Uruk verso la fine del quarto millennio a.C.  Ovviamente la scrittura acquisì anche una grande importanza culturale e religiosa: la capacità di scrivere era considerata una capacità quasi divina e veniva tramandata dai sacerdoti a pochissimi,  a una ristretta casta e di persone che la riteneva un vero proprio privilegio:  vedremo ruolo che gli scrive dovuto per esempio all’interno della società egiziana.