Appunti di storia antica (nuova versione)

Appunti di storia antica

(nuova versione)

LA CIVILTA` CRETESE 2300 – 1400 a. C.

Creta fu la prima civiltà europea, detta anche civiltà dei palazzi, strettamente legata al mito dì Teseo e del Minotauro, mostro con il corpo umano e la testa di toro che divorava annualmente sette giovani e sette ragazze che dovevano essere inviati da Atene come vittime sacrificali. Il Minotauro viveva in un edificio ampio e intricato (labirinto), dal quale nessuno di coloro che avevano tentato l’impresa di ucciderlo era mai uscito. L’eroe Teseo, inviato dagli ateniesi, riuscì ad uccidere il Minotauro grazie alla sorella di quest’ultimo, Arianna, che gli svelò il modo per uscire dal labirinto annodando all’ingresso il capo di un gomitolo di lana. Il patto era che Teseo l’avrebbe sposata in cambio di questo favore, ma il giovane subito dopo la partenza la abbandonò su di un isola deserta. Da questa leggenda possiamo dedurre che Atene dovesse offrire dei tributi a Creta e che il toro, rappresentato anche negli affreschi del palazzo di Cnosso, da sempre identificato col labirinto, e sul vasellame rappresentasse una sorta di dio della fertilità al quale fare sacrifici. _*

Il palazzo era il centro politico ed economico della città, ricco di uffici, di bagni pubblici e di corridoi; all’esterno era decorato con affreschi a colori vivaci. I cretesi amavano la vita all’aria aperta e praticavano molte attività fisiche che consistevano soprattutto in giochi atletici, tra i quali una sorta di corrida in cui uomini e donne dovevano volteggiare sul dorso di un toro. I giochi erano considerati come cerimonie religiose e questo aspetto sacrale delle competizioni sportive diventerà abitudine diffusa presso i Greci.

I cretesi si dedicavano al commercio, esportando merci in tutto il Mediterraneo e intrattenendo relazioni amichevoli con molti popoli, tra i quali, ad esempio, gli Egizi. Il mare era la loro grande risorsa perché consentiva loro di spingersi sempre più lontano alla ricerca di nuovi mercati e di difendersi da potenziali assalitori grazie alla potente flotta militare. Per questo il palazzo non aveva mura: i Cretesi erano convinti che nessuno potesse minacciarli. Paradossalmente invece venne proprio dal mare la catastrofe ché cancellò la loro civiltà improvvisamente, nel corso di pochissimi anni.

Le cause di questo evento sono misteriose, ma l’ipotesi più probabile è l’esplosione del vulcano sull’isola di Santorini, che non ha ucciso solo gli abitanti dell’isola, ma anche quelli di Creta provocando un’onda di maremoto che distrusse i porti, la flotta e le città costiere e oscurando il cielo per alcuni anni con una nuvola di cenere di dimensioni planetarie. In quel periodo, a causa dei raccolti girai inesistenti, la civiltà cretese declinò ed è provato che si verificarono episodi di cannibalismo. Della civiltà cretese rimangono le rovine del palazzo di Cnosso e le suppellettili esportate in ogni zona del Mediterraneo, soprattutto vasi decorati.

LA CIVILTA’ MINOICA

Dopo i Cretesi, giunse a pieno sviluppo intorno al 1600 a.C. la civiltà minoica.

I Micenei erano una popolazione di lingua greca che viveva in città fortificate da mura ciclopiche con a capo un re guerriero.

Erano popoli ricchi: essi infatti erano considerati grandi vasai ed orafi per la loro precisione nella lavorazione delle ceramiche e dei metalli.

Praticavano l’arte della scrittura su lastre di argilla, basata su segni non geroglifici.

Nella società minoica la donna era molto importante, quelle di classe superiore nell’ambito politico, quelle di classe inferiore nell’ambito lavorativo; ad esempio avevano un ruolo fondamentale nella religione come sacerdotesse.

La flotta: era molto numerosa, dominava l’Egeo e il Mediterraneo orientale, era costituita da vascelli a remi e a vela; per spostare un’imbarcazione a remi servivano 30 uomini, mentre quelle a vela erano più facili da manovrare. Grazie ad essa riuscirono a conquistare Creta e a fondare numerose colonie nel Mediterraneo. La più celebre delle battaglie fu lo scontro con Troia che si concluse con la distruzione della città.

L’economia era basata quasi esclusivamente sul commercio via mare. Commerciavano lino, lana, armi e oggetti preziosi, sfruttavano le miniere di rame e di piombo.

Il grande passatempo dei guerrieri micenei era la caccia, spesso esercitata con l’uso del cavallo assai prezioso anche nella guerra .Quest’ultima era considerata la più importante delle attività; perciò erano sempre pronti al combattimento ed erano fieri di morire per la patria. Sia in battaglia che nella caccia essi utilizzavano dei carri, armi di offesa molto note erano archi, frecce, fionde, lance, giavellotti, spade, pugnali… Le armi difensive invece erano elmi di cuoio, corazze di lino rinforzate da lamine di metallo, guanciali, bracciali, gambiere e scudi di ogni genere.

Blangero Ylenia, Bellino Stefania, Operti Beatrice

LA GUERRA DI TROIA
Nella mitologia greca, la guerra di Troia fu una sanguinosa guerra combattuta tra gli Achei e la potente città di Troia, presumibilmente attorno al 1250 o al 1194 a.C., nell’odierna Turchia.

Gli eventi del conflitto sono noti principalmente attraverso i poemi epici Iliade e Odissea di Omero, composti intorno al IX secolo a.C. Entrambi narrano una piccola parte del conflitto: l’Iliade i fatti avvenuti durante l’ultimo anno di guerra, l’Odissea, oltre al viaggio di Ulisse per tornare in patria, narra la conquista di Troia. Le altre opere del “Ciclo Troiano” sono andate perdute e sono conosciute solo tramite testimonianze posteriori. Singoli episodi sono infatti descritti in innumerevoli testi della letteratura greca e latina, e dipinti o scolpiti in numerose opere d’arte.

Secondo l’Iliade, la guerra ebbe inizio a causa del rapimento di Elena, regina di Lacedemone (la futura Sparta), ritenuta la donna più bella del mondo, per mano di Paride, figlio di Priamo re di Troia. Menelao, marito di Elena, e il fratello Agamennone radunarono un esercito, formato dai maggiori comandanti dei regni greci e dai loro sudditi, muovendo guerra contro Troia.

Il conflitto durò dieci anni, con gravissime perdite da entrambi gli schieramenti. Fra le vittime vi fu Achille, il più grande guerriero greco, figlio del re Peleo e della dea Teti. Achille era re dei Mirmidoni, che condusse in molte battaglie contro Troia, venendo infine ucciso da Paride che, per vendicare la morte del fratello Ettore, lo colpì con una freccia al tallone, suo unico punto debole. Troia infine cadde grazie all’astuto Ulisse e al suo piano del cavallo di legno, che si mostrò un vero successo, cambiando l’esito del conflitto.

È ancora oggetto di studi e di controversie la questione della veridicità storica degli avvenimenti della guerra di Troia. Alcuni studiosi pensano che vi sia un fondo di verità dietro gli scritti di Omero, altri pensano che l’antico poeta abbia voluto raggruppare in un unico conflitto, quello fra greci e troiani, le vicende di guerre e assedi diversi succedutisi nel periodo della civiltà micenea. Alcuni studiosi pensano, invece, che Omero non sia mai esistito o che Iliade e Odissea siano opera di autori diversi.

I due poemi hanno comunque reso possibile la scoperta delle presumibili mura di Troia, collocando cronologicamente la guerra verso la fine dell’età del Bronzo, intorno al 1300 – 1200 a.C., in parte confermando la datazione di Eratostene. (wikuipedia)

Nella realtà però la guerra scoppiò perché i due popoli volevano avere il dominio sullo stretto dei Dardanelli, zona da cui si potevano controllare importanti vie commerciali.

https://it.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Schliemann

http://www.arsbellica.it/pagine/antica/Troia/troia.html (confronta la datazione con quella del sito http://it.wikipedia.org/wiki/Iliade)

MEDIOEVO ELLENICO

https://it.wikipedia.org/wiki/Medioevo_ellenico
*
SOLO LA DEFINIZIONE

LE COLONIE GRECHE

La colonizzazione greca si verificò principalmente in due ondate, la prima intorno al XII e il IX secolo a.C. circa, la seconda trai secoli VIII e VI a.C.

https://it.wikipedia.org/wiki/Colonizzazione_greca

LA PRIMA COLONIZZAZIONE:

Cause (wikipedia)

La prima colonizzazione greca fu causata dall’invasione dei dori intorno al X secolo a.C. Si tratta di un evento di cui non abbiamo testimonianze dirette, a causa della scomparsa delle fonti scritte nella cosiddetta età pre-arcaica o medioevo ellenico.

Dopo la caduta dei Micenei si verific; un primo spostamento verso le coste dell’Asia Minore da parte di alcune popolazioni; durante il XI secolo gruppi di coloni arrivarono nell’Attica stabilendosi nella parte centrale della costa anatolica e sulle isole prospicienti di Samo e Chio: quest’area prese il nome di Ionia. A Nord si stabilirono coloni di stirpe eolica (provenienti dalla Tessaglia e Beozia) dal quale la regione prese il nome di Eolide. Infine i Dori si stanziarono nella parte meridionale delle coste e nelle isole di Coo e Rodi.

LA SECONDA COLONIZZAZIONE:

Al primo flusso migratorio ne segui un altro più imponente, la seconda colonizzazione. Le cause di questo spostametodi popolazione furono molte, tra le quali:

■ La crescita di popolazione

– il desiderio dei contadini di liberarsi dall’oppressione dei latifondisti che li impoverivano e li sfruttavano

– La prospettiva di nuovi territori dove sviluppare il commercio già fiorente e importare materie prime

– i forti contrasti interni all’interno delle poleis tra le classi sociali dovuti ai seguenti fattori>

http://www.storiafacile.net/civilta_greca/seconda_colonizzazione_greca.htm

  • le trasformazioni della società greca e la conseguente crisi sociale che aveva impoverito i piccoli proprietari terrieri. Essi  subivano tormenti e soprusi da parte dei ricchi proprietari di terre. Quando vi erano carestie o calamità naturali erano costretti a chiedere dei prestiti ai nobili che potevano usare ogni mezzo per riavere il proprio denaro, anche ridurre in schiavitù il debitore. Spesso, i piccoli proprietari erano costretti a cedere le loro terre ai ricchi che accrescevano ancora di più i beni in loro possesso. Ciò causò la scomparsa della piccola proprietà e il sorgere del latifondo, cioè di vaste proprietà terriere facenti capo ad un unico proprietario. Queste trasformazioni portarono alla formazione di una grossa classe di nullatenenti che abbandonavano la patria alla ricerca di terra e di lavoro. Inoltre, spesso i latifondisti lasciavano le terre volutamente incolte accrescendo la fame di terra coltivabile già avvertita;
  • nelle città si creavano guerre interne tra fazioni diverse. Coloro che venivano condannati dai capi dei gruppi al potere fuggivano alla ricerca di una vita libera.

Furono esplorati soprattutto l’Egeo settentrionale, il Mar Nero e il mar di Marmara, e le zone occidentali del Mediterraneo. Furono fondate colonie in Spagna, in Francia (Marsiglia), e in Italia (Siracusa, Messina, Reggio, Taranto, Napoli, Agrigento…). Queste ultime andarono a formare la Magna Grecia.

Inizialmente i movimenti migratori furono casuali, organizzati da gruppi spontanei; poi furono le città a tutelare le migrazioni fornendo navi, armi e nominando un capo che dirigeva la spedizione. Quando i coloni si insediavano in un luogo, il territorio era suddiviso in parti uguali assegnate agli abitanti della nuova citt’, che pur conservando gli usi, le leggi e la religione della Madrepatria ne perdevano la cittadinanza. Nelle colonie in genere si stabiliva un mondo più egualitario, dato dai fatto che a emigrare erano gli oppressi e i poveri, non i ricchi proprietari terrieri; e, anche grazie agii scambi culturali con altre popolazioni, si creò anche un grande sviluppo economico e culturale.

Le colonie permisero un notevole accrescimento culturale della Grecia, e l’espansione dei commerci sviluppò enormemente l’economia, prima in maggior parte agricola, permettendo ai ricchi non nobili di aumentare di importanza fino a contrastare il predominio dell’aristocrazia.

LA POLIS

http://www.studiarapido.it/la-polis-greca-caratteristiche-della-citta-greca/#.Wh-ReieQxSU

SPARTA E ATENE

Sparta  e le sue istituzioni  http://www.parodos.it/aristocratic/2.htm

> Origini

Sparta venne fondata da popolazioni doriche intorno al XI sec. a.C. nella valle del fiume Eurota nel Peloponneso in una regione chiamata Laconia. All’inizio era formata da piccoli villaggi vicini e non si diede mai una struttura urbana. Al mitico legislatore Licurgo (colui che crea la luce) viene attribuita la nascita dell’ordinamento politico e sociale della città.

➢ Ordinamento sociale

Sparta venne fondata intorno al XI sec. a.C. in Laconia; la creazione della città (che prima era formata da piccoli villaggi) viene attribuita a Licurgo. L’ordinamento sociale era suddiviso in tre classi: Spartiati, Perieci e Iloti. La classe sociale che “dominava” era quella degli Spartiati, anche se era quella meno numerosa. Si parla infatti di circa 9000 Spartiati, contro 100000 Perieci e 200000 Iloti. La classe degli Spartiati era lunica avente tutti i diritti ( compreso quello di voto), seguiva quella dei Perieci, che possedeva tutti i diritti salvo quelli politici e infine quella degli Iloti, privi di qualsiasi diritto. Alla base della piramide sociale cerano gli schiavi, che non erano considerati uomini bensì oggetti e potevano essere comprati e venduti.

La classe sociale dominante era dunque quella dei ricchi spartiati che spadroneggiavano su tutto il territorio, infatti  essi soli avevano delle proprietà terriere chiamate kleros.  Gli spartiati oltre ad essere i comandanti dell’esercito, o soldati non impiegati nello scontro diretto, ogni anno, come fosse un rito, dichiaravano guerra agli iloti sia per dimostrare la loro supremazia, ma anche per placare eventuali desideri di rivolta. I giovani spartiati ricevevano un’educazione molto severa per prepararli alla vita da guerriero futura. Appena nati i bambini vengono esaminati dagli anziani, che se ritenevano il bambino non idoneo alla vita militare, poteva anche essere ucciso. Fin dalla tenera età di sette anni venivano sottratti alla famiglia e fino a venti venivano addestrati all’uso delle armi, all’esercizio fisico, fatiche e sofferenze ed a sopravivere; per questo motivo che in Sparta venne trascurato la cultura e quindi era difficile trovare abili politici.

I perieci erano la classe sociale che possedeva tutti i diritti tranne quelli politi. Erano spesso abili commercianti. In caso di guerra dovevano entrare in guerra come opliti, al servizio degli spartiati.

La classe priva di qualsiasi diritto era quella degli iloti, erano costretti a lavorare le terre degli spartiati, erano quasi degli schiavi e vivevano come animali. In guerra combattevano come fanteria leggera, l’unità più esposta al pericolo; una volta all’anno gli spartiati dichiaravano guerra agli iloti e ne approfittavano per eliminare chiunque tra di essi si fosse ribellato al loro dominio.

All’attimo gradino della scala sociale c’erano gli schiavi, che non erano considerati esseri umani e potevano essere comperati e venduti.

Kleros

Erano le parti in cui era stata diviso il territorio di Sparta: avevano circa un’estensione di 15 ettari ed erano lotti tutti uguali che venivano affidati al governo degli spartiati che lo dovevano amministrare tramite gli iloti, loro schiavi

Nella rigida educazione militare Spartana i bambini venivano sottoposti ad un esame alla nascita, per stabilire se erano adatti alla vita militare. In caso di inadeguatezza alla preparazione guerriera, i bambini potevano essere eliminati o abbandonati come animali. All’età di sette anni venivano sottratti alle famiglie e portati nelle caserme, dove restavano fino all’età di venti anni (naturalmente solo i ragazzi spartiati accedevano a questo duro addestramento).

Tutte le classi sociali partecipavano alle guerre: i Perieci combattevano come opliti, gli Iloti come fanteria leggera. Gli Spartiati erano aristocratici che traevano i loro guadagni dallo sfruttamento delle terre da parte degli Iloti, che stavano appena al di sopra degli schiavi. In determinati periodi dell’anno gli Spartiati dichiaravano guerra agli Iloti, soprattutto per dimostrare la loro supremazia e per eliminare le persone più “scomode”, cioè quelle che si ribellavano al regime autoritario imposto dagli Spartiati.Queste guerre erano delle vere e proprie “cacce all’uomo”, e gli Spartiati avevano il diritto di uccidere gli Iloti. La giustizia era amministrata a senso unico, solo verso gli Spaniati. A sparta le donne erano una classe sociale a tutti gli effetti, potevano praticare sport e vivere all’aria aperta e nella famiglia avevano grande importanza. Vivevano infatti molto meglio di altrove nella Grecia (ad esempio Atene).

LA VITA PUBBLICA NELLA CITTÀ-STATO

Nella polis greca non importava tanto la felicità dell’ individuo quanto la prosperità dello stato.

A Sparta, ad esempio, ogni cittadino maschio apparteneva allo stato dai sette anni compiuti in poi e 1′ unico compito delle donne era di essere madri, cioè fornire continuamente lo stato di soldati.

Nelle città democratiche come Atene, i cittadini avevano l’ impegno morale di partecipare alla vita pubblica per il bene comune. La vita pubblica si svolgeva sotto gli occhi di tutti, anche se esistevano luoghi specifici per determinate attività. Ad esempio, vi era l’ acropoli, luogo sacro posto solitamente su una collina, sede dei templi; i ginnasi e le palestre, per le attività fisiche e militari; l′ agorà, piazza al centro della polis dove aveva luogo la vita politica e sociale. Qui si riunivano i cittadini nelle assemblee, i giudici emettevano le loro sentenze e, ogni anno, si svolgevano gare di poesia e giochi in onore degli dei. L’ agorà era centro politico, culturale e di svago, insomma, qui prendeva vita la vita pubblica della città-stato.

Aimar Sara e Carletto Paola

Atene  e le sue istituzioni

> Origini

Atene si formò riunendo le popolazioni vicine in fratìe e poi in tribù. In ogni tribù veniva eletto un capostipite che acquisiva un titolo nobiliare. Questi gruppi famigliari formavano il ceto gentilizio dell’Attica, venivano chiamati eupatrìdi cioè discendenti dei buoni padri. Si racconta che l’Attica fosse stata governata da quattro re molto probabilmente con nomi leggendari di divinità del luogo. Il quinto re sarebbe stato Teseo, che ha ucciso il Minotauro a Minosse.

> La storia dell’ordinamento politico di Atene

In principio Atene era governata da istituzioni aristocratiche come il collegio dei nove arconti. Dopo varie tensioni generate dalla miseria di molti cittadini che si sono resi protagonisti di ribellioni, vengono elaborate, nel sec. VII a.C. dal mitico Dracone le prime leggi scritte *leggi severe cio[ draconiane@. Il primo assetto istituzionale venne compiuto da Solone incaricato come arconte nel 594 a.C. Solone affrontò i problemi sociali abolendo la schiavitù per debiti e attribuì a varie classi sociali le funzioni politiche in base al reddito. Conferì il potere esecutivo ad un consiglio di arconti chiamato Areopago, il quale proponeva le leggi, a una assemblea cittadina chiamata Ecclesia la quale le approvava o le respingeva, e inoltre decideva la pace e la guerra. Il tribunale popolare invece, 1′Eliea, deteneva il potere giudiziario. Nel 561 a.C. un nobile, Pisistrato, in seguito a tensioni instaurò una tirannide ma governò in modo molto saggio. Riportò la pace sociale, custodì i monumenti e le arti e costruì una flotta. A Pisistrato successe il figlio Ippia che però fu un dittatore crudele così, nel 510 a.C, . una rivolta popolare guidata da Clistene con l’aiuto degli spartani esiliò il tiranno.

L’ordinamento politico di Atene

http://www.liceocalini.it/Members/silviamattioli/area-2d/area-di-lavoro-2-d/cartella-di-1/storia/atene.doc/view

CHI ERA CITTADINO Per essere cittadini ateniesi erano necessarie due condizioni: essere maggiorenni e di padre ateniese (nell’epoca di Pericle anche di madre). Si entrava a far parte dell’assemblea a 20 anni; solo chi era cittadino poteva diventare proprietario di un territorio e far parte della cavalleria e delle varie magistrature.Gli Ateniesi non pagavano tasse, ma dovevano essere sempre disponibili ad assumere qualsiasi incarico la polis affidasse loro.

GLI ESCLUSI Tre categorie erano escluse da questi diritti e doveri:le donne,gli schiavi e gli stranieri che lavoravano e vivevano in Attica.Le donne vivevano prevalentemente in casa, a meno che non fossero costrette a lavorare. Dipendevano in tutto e per tutto dal padre o dal marito e dovevano curare l’andamento della casa e l’educazione dei figli.Erano ignorate dallo Stato e non avevano nessun diritto politico.Gli schiavi erano considerati come strumenti di lavoro ed impiegati per svolger i lavori più duri.Erano prigionieri di guerra o cittadini ateniesi che si erano indebitati fino a vendere se stessi.Gli stranieri erano commercianti, importatori-esportatori, artigiani, artisti che avevano scelto di vivere ad Atene.Non potevano sposare donne ateniesi e pagavano una tassa per svolgere la loro attività.Potevano comunque ricevere la cittadinanza dagli ateniesi.

Il fulcro della democrazia ateniese era la partecipazione diretta del popolo, infatti ogni cittadino poteva partecipare alla vita politica della città, ma non solo andando a votare per eleggere i rappresentanti, bensì partecipando personalmente alle assemblee che si tenevano, entrando nel dibattito liberamente, proponendo emendamenti riguardante ai temi più svariati. Le proposte di leggi riguardavano le tasse, la guerra e la pace, il regolamento del culto e su ogni decisione che sarebbe dovuta essere presa dal governo. Ovviamente chi era in possesso di buone capacità oratorie e convinceva meglio il popolo aveva maggiori possibilità di essere votato allinterno dell’assemblea. Effettivamente solo i cittadini più ricchi (e in possesso forse di una maggiore istruzione) prendevano parte al dibattito. Il buon funzionamento era dato da un severo controllo dell’operato dei magistrati che, al termine del loro mandato dovevano presentare un rendiconto.

LE GUERRE PERSIANE

LA PRIMA GUERRA PERSIANA

Nel 490 a.C il re persiano Dario I  invase la Grecia, resasi colpevole di aver sostenuto le città ribelli dell’Asia Minore che erano insorte per cacciare i tiranni fedeli alla Persia e ristabilire la democrazia. Quindi Dario volle eliminare il problema di altre possibili rivolte conquistando le polis greche e cercando di imporre regimi assolutistici sul modello persiano.  Organizzò un’imponente armata formata da decine di migliaia di uomini, imbarcandoli su centinaia di navi da guerra.

Intanto ad Atene si riunirono tutti i capi delle città greche per decidere il modo di difendere la Grecia e il comando delle truppe venne affidato all-ateniese  Milziade che portò tutte le truppe a Maratona. Lo scontro si risolse a favore degli ateniesi che, usando la falange oplitica, riuscirono  a creare scompiglio tra le truppe persiane che furono costrette alla ritirata.

 Milziade e la battaglia di Maratona

Nel 490 A.C., nella fertile pianura di Maratona, si combatté la celebre battaglia che ha poi dato nome anche alla famosa competizione sportiva. Essendo Maratona il punto di passaggio della via più breve per Atene, circa 2500 anni fa, l’esercito persiano premeva per conquistare la polis greca. I due eserciti erano molto sproporzionati, infatti gli ateniesi erano in forte inferiorità numerica, con 9000 soldati contro un esercito persiano che reclutava tra le sue fila numerosi uomini provenienti da ogni luogo del vasto impero di Dario. La tattica dei persiani consisteva nel lanciare una pioggia di frecce  di larice sulle fila ateniesi, disperdendole, per poi falciarle con la cavalleria: mai gli strateghi persiani immaginarono che sarebbero stati gli ateniesi ad attaccare per primi. Invece così avvenne, inaspettatamente Milziade fece marciare l’esercito che da tempo fronteggiava quello persiano, caricando con la fanteria e riuscendo a dividere il centro dello schieramento persiano, grazie al fattore sorpresa. Durante la carica degli ateniesi perirono ben 6000 persiani e solamente 192 ateniesi.

Storia della competizione (estratto da Wikipedia)

La gara della maratona aveva per i greci un grandissimo valore; lo dimostra il fatto che dodici dei diciassette partecipanti all’evento erano, infatti, ellenici. L’origine di questa disciplina risale all’antica leggenda di Filippide o Fidippide; secondo Erodoto, egli corse per 42,195 kilometri, da Maratona ad Atene (o Sparta secondo alcune fonti), per annunciare la vittoria ateniese sui persiani nell’omonima battaglia del 490 a.C., morendo stremato dalla fatica, subito dopo aver pronunciato le parole “abbiamo vinto”.

Il moderno concetto di maratona come sport nacque con Michel Bréal, linguista e amico di Pierre de Coubertin, fautore delle Olimpiadi moderne; Bréal, che era un noto studioso dell’antica Grecia, aveva intenzione di commemorare il soldato ellenico. La lunghezza della competizione era di 40 km; la lunghezza ufficiale del cammino di Fidippide era di 42,195 km per la maratona come detto fu stabilita solo nel 1921.

LA SECONDA GUERRA PERSIANA

Quando mori Dario gli successe il figlio Serse che volle ritentare l’impresa del padre credendo di aver maggior successo.

Egli arrivò alla conclusione che non era possibile sconfiggere i greci soltanto via mare ma che bisognava articolare la guerra in due fasi: una spedizione via terra e uno scontro marittimo. Si riunì nuovamente il consiglio delle polis greche che affidarono il comando delle truppe di terra a Leonida, re di Sparta, e il comando della flotta a Temistocle.

La prima fase della guerra si svolse al passo delle Termopili, ove le esigue truppe spartane si scontrarono con l’immenso esercito persiano; grazie al duro addestramento all’arte guerriera, Leonida e i suoi uomini resistettero valorosamente per tre giorni dando il tempo a Atene di organizzare la difesa della città, ma i persiani riuscirono a dilagare nell’Attica e a distruggere la città ateniese, ormai priva di abitanti che erano fuggiti sulle isole.

La fase decisiva della guerra fu lo scontro navale presso Io stretto braccio di mare presso l’isola di Salamina; la battaglia fu vinta dalle navi di Atene che, essendo molto agili, riuscirono a sopraffare le lenti navi persiane che non riuscivano a manovrare nel poco spazio disponibile.

La definitiva sconfitta dei persiani si ebbe nella battaglia di Platea dove l’esercito di Serse venne annientato, facendo si che i greci mantenessero la loro indipendenza e liberassero anche le colonie dell’ Asia Minore.

Erodoto      RIDUZIONE DA
http://www.antiqvitas.it/personaggi/g.erod.htm

    Lo storico greco Erodoto nacque ad Alicarnasso, in Asia Minore, intorno al 485 a.C.; proveniente da una famiglia nobile. Fu impegnato per una decina di anni in una serie di viaggi che lo portarono dapprima a Babilonia, in Siria, in Palestina e soprattutto in Egitto, dove rimase per quattro mesi, probabilmente affascinato dalla civiltà che ancora tante tracce lasciava di sèNel 447 a.C. lo storico giunse ad Atene, dove soggiornò a più riprese ed ebbe anche occasione di conoscere il tragediografo Sofocle ed altri esponenti di rilievo della cultura ateniese, e naturalmente entrò in rapporti di amicizia anche con Pericle. Nel 444-443 a.C. Erodoto si trasferì a Turii ( colonia panellenica sorta per volere di Pericle in Calabria, sul sito dell’antica Sibari ), dove sarebbe infine morto a Turii, negli anni immediatamente successivi allo scoppio della guerra peloponnesiaca, cioè circa dopo il 430.     Il suo lungo soggiorno ad Atene gli permise certamente di capire l’importanza e la portata delle Guerre Persiane: a questo evento di enorme portata egli ricollegò il compito storico di cui Atene, protagonista a Maratona e a Salamina, veniva acquistando una consapevolezza sempre più chiara, attraverso una politica che aveva assunto palesemente indirizzi egemonici. Nel valutare le Guerre Persiane, Erodoto ebbe la consapevolezza di trovarsi di fronte ad eventi che non avevano avuto origine dalla dimensione del mito, ma da una serie di cause e conseguenze reali; inoltre il ruolo d’Atene era risultato decisivo perché la classe politica ateniese, che aveva desiderato la libertà dell’Ellade ( Storie,  VII, 139 ), aveva anche fatto sì che la civiltà occidentale democratica avesse la meglio nel conflitto – senza precedenti se non nel mito, come rileva lo stesso Erodoto nel libro I delle Storie – con quella orientale, fondata invece sull’assolutismo. Tuttavia Erodoto mantiene un atteggiamento critico nei confronti di Atene, perchè individuava nella sua politica egemonica le stesse cause che portarono ala sconfitta dell’impero persiano – come dargli torto dopo l’esito disastroso della Guerra del Peloponneso?.

PERICLE

Chi era

Riduzione da    http://www.okpedia.it/pericle

Pericle è un politico dell’antica Grecia ed una tra le principali figure della scena politica ateniese del V secolo avanti Cristo. Nasce ad Atene il 495 a.C. in una famiglia di origini aristocratiche. Pericle  è uno dei più accaniti oppositori del partito aristocratico-conservatore ateniese, capeggiato da Cimone , che lo stesso Pericle farà esiliare per ostracismo. Nel 461 a.C. Pericle avvia  una riforma democratica in senso stretto che conferisce a tutti i cittadini ateniesi di partecipare alla vita politica e all’amministrazione dei beni pubblici. La sua politica interna è imperniata sulla promozione dell’arte e della cultura, sull’attuazione di riforme sociali e di riforme democratiche. …Per consentire la partecipazione gli incarichi pubblici anche ai cittadini meno abbienti istituisce un compenso in denaro per i funzionari e l’affidamento delle cariche per sorteggio. Pericle favorisce anche una diffusa rete di previdenza sociale introducendo il sussidio per gli orfani e per gli invalidi. Alle spese sociali introdotte da Pericle si aggiungono quelle per la realizzazione delle grandi opere pubbliche (tra queste il Partenone). Nell’età di Pericle Atene raggiunge il suo massimo splendore e la democrazia ateniese tocca il suo culmine nel mondo antico. La politica interna di Pericle si contrappone alla sua condotta in politica estera. Mentre in patria favorisce l’eguaglianza sul piano estero Pericle impone una politica imperialista sia agli alleati della lega delio-attica e sia ai nemici. A differenza dei suoi predecessori Pericle persegue contemporaneamente una politica di aggressione nei confronti sia di Sparta che della Persia. I due fronti aperti non premiano la strategia espansionistica di Atene. Nel 449 a.C. Atene è costretta a sottoscrivere un trattato di pace con la Persia (Pace di Callia) in cui si impegna a rispettare le sfere d’influenza persiane. Nel 446 a.C. sottoscrive anche con Sparta un trattato trentennale di pace in cui riconosce l’egemonia di Sparta nel Peloponneso. …Nel 451 a.C. quando le guerre contro Sparta e la Persia volgono al peggio, Pericle limita il riconoscimento del diritto di cittadinanza ai soli nati da entrambi i genitori ateniesi per limitare la crescita della spesa sociale. Quest’ultima disposizione conferma ulteriormente il legame tra la politica interna e la politica estera di Pericle. La disposizione razzista viene eliminata dallo stesso Pericle circa venti anni più tardi al solo fine di consentire ai propri figli naturali di ottenere la cittadinanza ateniese. La controversa politica di Pericle segna anche l’inizio della decadenza ateniese. Nel 432 a.C. una serie di provocazioni ateniesi causa lo scoppio della guerra contro la Lega del Peloponneso e Sparta (seconda guerra del Peloponneso). Nel 431 a.C. i lacedemoni invadono la regione dell’Attica. Pericle è costretto a far trasferire la popolazione ateniese dentro la città fortificata. La supremazia marittima gli consente di garantire gli approvvigionamenti alla città e di sferrare incursioni lungo le coste del Peloponneso. Le cattive condizioni igieniche della vita all’interno delle mura di Atene causano però il diffondersi di una epidemia di peste. Lo stesso Pericle nel 429 a.C. cade vittima della peste. Con Pericle la città di Atene raggiunge il suo massimo splendore ma si avvia anche verso la definitiva sconfitta nella lunga guerra contro Sparta.

I provvedimenti più importanti di Pericle furono:

– la mistoforìa, che consiste nella creazione di un’indennità giornaliera per magistrati e membri delle giurie popolari, ciò permise che la povertà non ostacolasse i cittadini che volevano occuparsi degli affari pubblici;

– La remunerazione dei pubblici uffici che rese possibile, in accordo con il principio dell’uguaglianza politica fra i cittadini, che i membri delle classi inferiori accedessero all’arcontato.

LA VITA QUOTIDIANA DELLA FAMIGLIA ATENIESE

La famiglia è fondamentale all’interno della società greca.

Al matrimonio si giunge solamente in seguito a una decisione familiare che molto spesso non tiene conto dei sentimenti della coppia; i doveri di ciascuno sono nettamente divisi: l’uomo si occupa di lavoro, di vita politica, di affari e di compere, mentre la donna deve occuparsi della casa, dei figli e della dedizione assoluta al suo uomo.

I figli maschi valgono più delle femmine perché sono necessari per la continuità della famiglia; il nucleo familiare non è mai troppo numeroso per evitare una divisione del patrimonio fra troppi eredi.

Solo con la fondazione di un nuovo focolare il figlio si libera dall’autorità paterna.

IL DIVORZIO

La donna poteva essere ripudiata in qualsiasi momento senza valide ragioni. I divorzi erano meno frequenti in quanto comportavano la restituzione della dote e inoltre il marito godeva di tutte le libertà e perciò non aveva interesse a disfarsi di una donna a lui sottomessa e solo la sterilità della moglie era una buona causa per il divorzio.

L’UOMO E IL CITTADINO

L’uomo greco frequentava ogni giorno l’agorà per discutere di politica e di attualità, partecipava alle assemblee, assisteva a spettacoli teatrali e a competizioni sportive e artistiche.Gli incarichi svolti erano per il bene della patria e per aumentare il proprio prestigio. Prima di diventare cittadino a tutti gli effetti doveva prestare servizio militare dai 18 ai 20 anni.

L’INFANZIA E I FIGLI

I figli minori vivevano nel gineceo con la madre e altre donne; a sette anni però iniziavano a frequentare le scuole. Nel gineceo i bambini avevano i loro giochi ma giunto il tempo della scuola dovevano imparare a leggere, scrivere e contare. Ricevevano anche lezioni di musica, canto e danza.

Le bambine invece rimanevano al gineceo.

LA VITA SOCIALE

La gente ateniese si riuniva nei banchetti, luoghi dove i padroni di casa invitavano gli amici e importanti ospiti di passaggio.Si mangiava, si beveva ma soprattutto ci si divertiva.

Le donne erano escluse da queste riunioni e la padrona di casa doveva assicurare che tutto procedesse per il meglio.

L’  “imperialismo” di Atene

Dopo la stagione delle guerre persiane, la società greca subì delle trasformazioni che riguardarono soprattutto Atene, i cui abitanti erano quelli che avevano dato più disponibilità nella guerra contro la Persia.

Atene ebbe un’espansione nel periodo compreso fra le guerre contro la Persia e i conflitti contro Sparta. L’avvenimento più importante che caratterizzò la città, fu la fondazione della lega Delio Attica che prevedeva la prosecuzione della guerra contro la Persia sia in termini offensivi che difensivi. A questa lega aderirono molte poleis greche che avevano pari diritti di decisioni ma era Atene ad avere l’ egemonia . La scelta di battersi contro la Persia non fu però approvata da tutti, alcuni ad esempio suggerivano un impegno maggiore contro Sparta, ma rimasero in minoranza.

Pericle fu il più fermo promotore di questa politica di contrasto alla Persia e, in seguito, divenne il dominatore della scena politica ateniese per circa trent’anni. Pericle era un uomo onesto, dotato di grande abilità retorica e fu eletto per numerose volte stratega della città. La sua grandezza si dimostrò soprattutto nella politica interna: sostenne fortemente la democrazia e  l’importanza che il cittadino  doveva assumere nell’ambito della gestione dello stato.

LA GUERRA DEL PELOPONNESO

Nel 431 a.C scoppiò la guerra del Peloponneso che contrappose principalmente Atene e Sparta con le loro coalizioni sarebbe durata un quarto di secolo, fino al 404 a.C.

La guerra del Peloponneso cambiò il volto della Grecia antica: Atene, che dalle guerre persiane aveva visto crescere enormemente il proprio potere, dovette sopportare alla fine dello scontro con Sparta un gravissimo crollo in favore della forza egemone del Peloponneso. Tutta la Grecia interessata dalla guerra risentì fortemente del lungo periodo di devastazione, sia dal punto di vista della perdita di vite umane sia da quello economico.

Fonte fondamentale per la ricostruzione storica rimane l’imponente opera di Tucidide, la Guerra del Peloponneso; lo storico ateniese non concluse però la trattazione e per la fase finale dello scontro dobbiamo rivolgerci a Senofonte, il quale continuò l’esposizione del conflitto dove Tucidide l’aveva abbandonata. (DA WIKIPEDIA)

Le cause fondamentali erano strettamente collegate tra di loro: il potere eccessivo di Atene, la rivalità fra le due città, le mire espansionistica di Sparta.

Atene e la lega di Delo controllavano le coste e i traffici grazie alla flotta , Sparta dominava sul territorio e conquistò l’Attica. Quando Pericle ,capo degli ateniesi, morì di peste; Cleone lo sostituì; egli era deciso a portare avanti la guerra ad ogni costo e in fretta, contrariamente a quanto aveva fatto Pericle, più prudente e attendista e in opposizione alla parte aristocratica che, riunita intorno alla personalità di Nicia, premeva per richiedere una tregua a Sparta. Alla sua morte, i problemi finanziari  e l’allontanamento di alcune città dalla lega di Delo  costrinsero Atene a firmare  la pace di NICIA (421  a. C), che però non fu risolutiva.

Gli scontri ripresero nel 418 a.C e Atene, nella quale pert un certo periodo assunse grande importanza la figura del generale e uomo politico Alcibiade,  si trovò i n grave difficoltà. La democrazia ateniese , nonostante la situazione non favorevole, decise di continuare la guerra con l’intento era di riconquistare le città dell’Asia Minore. Lo sforzo degli ateniesi fu tuttavia inutile, perché gli spartani, sostenuti dai persiani, li sconfissero nella battaglia navale di Egospotami (405 a.C.) e segnò la disfatta risolutiva di Atene, alla quale il generale spartano Pausania impose gravi condizioni di pace, mentre le città di Tebe e Corinto avrebbero voluto la distruzione di Atene.

Nel 404 a.C. venne firmata la pace fra Sparta ed Atene: questultima avrebbe consegnato la flotta, rinunciato a tutti i suoi possedimenti, abbattuto le fortificazioni del Pireo,  abolito la costituzione democratica e sarebbe entrata nella lega del Peloponneso.

LA GRECIA DOPO LA GUERRA DEL PELOPONNESO

Sparta si trovò davanti al problema di gestire il dominio assoluto della Grecia cercando di abolire, ovunque fosse possibile,  le costituzioni democratiche e sostituirle con  regimi oligarchici.

Ad Atene, ad esempio,  venne imposto un governo oligarchico ribattezzato dei “trenta tiranni”. Molti oppositori si rifugiavano nelle città vicine; alcuni occuparono il porto del Pireo e in uno scontro uccisero Crizia, il tiranno più autorevole, così ad Atene fu restaurata la costituzione di Pericle.

Intanto il re persiano Artaserse II capì che era necessario eliminare la potenza di Sparta per conquistare tutte le colonie greche d’ Asia.

Sparta reagì al suo attacco e nacque così una nuova guerra , a seguito della quale gli spartani vennero gravemente sconfitti sul mare mentre sulla terra nessuno riuscì a prevalere. Intanto Atene si risollevò dal punto di vista economico e militare.

Nel 386 a.C. venne firmato un trattato tra le città greche e la Persia: le leghe furono sciolte ad eccezione di quella peloponnesiaca mentre le città greche asiatiche ritornarono sotto il dominio persiano.In quasi tutte le città greche ritornarono al potere governi oligarchici.

 

SPLENDORI E MISERIE DI UN MONUMENTO ILLUSTRE:
IL PARTENONE

Il Partenone è il monumento più famoso della civiltà greca. Esso fu fatto costruire da Pericle tra il 447 e il 439 a.C. Pericle affidò il progetto all’ architetto Ictino e 1′ esecuzione dei lavori a Callicrate. Molto importante fu anche lo scultore IEM che aveva scolpito la magnifica e colossale statua in oro e avorio di Atena, dea protettrice della città. 11 Partenone era tutto costruito in marmo bianco. Il tempio era di stile dorico ed aveva un colonnato che girava tutto intorno alla cella e questo modo di essere costruito si chiama periptero. Molto note sono le metope, bellissime lastre scolpite a rilievo collocate al di sopra dell’ architrave; queste raffigurano famose scene mitiche. Nella realizzazione del tempio gli architetti cercarono di ottenere la perfezione formale e l’ armonia assoluta fra le parti e il tutto, usarono anche alcune correzioni ottiche.

Nel 433-432 a.C., alla vigilia della guerra del Peloponneso,, la realizzazione del Partenone era conclusa, come dichiara con soddisfazione lo storico Plutarco, anche se la spesa totale fu molto elevata.

Nel corso dei secoli, però, i principali monumenti dell’ acropoli subirono numerose sventure: per prima cosa il Partenone fu trasformato in chiesa bizantina, successivamente diventò una moschea islamica da parte dei Turchi, poi nel 1645 venne colpito da un fulmine; nel 1687 il Partenone fu bombardato dal veneziano Morosini, che staccò un gruppo di sculture anche se durante 1′ operazione di prelevamento le corde si spezzarono e le statue finirono in frantumi. Nel Settecento si apri una vera e propria caccia al tesoro per accaparrarsi i reperti più belli.

La crisi della polis: problemi politici, sociali ed economici
in Grecia nel IV secolo a.C.

La crisi della polis, intesa come rottura dell’equilibrio politico e sociale che caratterizzava la parti­colare città-Stato di Atene, fu la conseguenza diretta della sconfitta di questa città nella guerra del Peloponneso, a causa della quale si generò un vuoto di potere che, a partire dal V secolo a.C., diventò una condizione permanente in tutta la Grecia. Da questo momento in avanti quest’ultima fu attraversata da profonde trasformazioni, che conseguirono allo Stato di guerra continuo tra le polis: la prima fu una crisi dell’agricoltura, in quanto molti contadini abbandonarono le loro terre devastate dalle guerre (che vendevano a poco prezzo ai ricchi latifondisti), per poi confluire in città, (urbanizzazione incontrollata) dove alimentavano il proletariato urbano . In questo periodo anche i Greci fecero ricorso ai mercenari, cioè soldati che esercitavano il mestiere delle armi offrendo il loro servizio in cambio di denaro al maggior offerente; questa categoria sociale nacque dall’esigenza di creare eserciti, data la riluttanza dei cittadini a prestare il servizio militare; essa formava masse di sbandati erranti da una polis all’altra, e non avrebbero esitato a diventare briganti e pirati. In questo periodo si evidenziò poi il divario tra i moltissimi poveri che vivevano di agricoltura ed i pochissimi ricchi che durante la crisi riuscirono ad accumulare ingenti ricchezze; nelle città era diffusa la manodopera schiavile, che sottraeva risorse al lavoro salariato del commercio e dell’artigianato.

FILIPPO IL MACEDONE

La Macedonia era una regione situata a nord della Grecia. La grande maggioranza della popolazione era contadina ed esisteva un’aristocrazia di tipo guerriero che eleggeva un re. I macedoni non praticavano nè il commercio nè la navigazione, ma lentamente si aprirono al inondo greco, irritandone i costumi.

Mentre la guerra del Peloponneso indeboliva il mondo greco, la monarchia macedone accentrò i poteri e assunse il controllo dello stato, grazie a re Filippo II.

Il sovrano sali al trono nel 359 a.C.; la Macedonia sarebbe divenuta sotto la sua guida una nuova potenza. Subito si dedicò alla riforma dell’esercito, creando la falange macedone (formazione di . combattimento della fanteria) e cercando di far crescere molti dei giovani aristocratici presso di sè. Si venne così a creare un’aristocrazia guerriera di corte.

Nella sua prima campagna militare in Grecia, durante la guerra sacra, conquistò le miniere della Tracia ed ebbe così il controllo della Grecia settentrionale. Filippo II divenne rapidamente il capo della lega Beotica e s’impadronì di Delfi.  Atene si alleò con Tebe per cercare di sconfiggere la potenza macedone, ma  nello scontro di Cheronea gli ateniesi e i tebani vennero annientati e così la Grecia cadde sotto il dominio macedone.

Per la prima volta la Grecia ha un solo re, Filippo, detto “ il Macedone”, che però fu assassinato nel 336 a.C. mentre progettava un attacco all’impero persiano; il trono passò così a suo figlio: Alessandro.

ALESSANDRO MAGNO

Alla morte del padre Filippo II nel 336 a.C., salì al trono il figlio Alessandro. Egli era molto giovane ma allo stesso tempo già molto abile e determinato. La sua successione non fu facile, perché dovette affrontare fin da subito gli avversari di corte e le diverse ribellioni. Risolse il problema facendo massacrare tutti i pretendenti al trono e coloro che avrebbero potuto minacciare la stabilità dell’impero. La stessa decisione venne usata per stroncare definitivamente le popolazioni ribelli, che furono annientate. Durante la campagna raggiunse Tebe, che in quattordici giorni venne distrutta dalla furia di Alessandro e del suo esercito, tutti i sopravvissuti furono uccisi, così la Grecia smise di ribellarsi al governo macedone.

L’ESERCITO MACEDONE

L’esercito macedone non era molto numeroso (circa 40000 uomini), ma era organizzato perfettamente e composto di soldati preparatissimi. I reparti più forti ed importanti, erano costituiti dalla cavalleria e dalla fanteria pesante: esse costituivano l’imbattibile falange, dotata della lunghe picche chiamate sarisse.

Come suo padre addestrò i figli delle famiglie più ricche in corpi scelti e quelli più fidati diventavano le sue guardie del corpo.

LE CONQUISTE

Alessandro mosse le sue truppe verso l’Asia Minore, deciso a conquistare la Persia e appena sbarcato in Asia, volle onorare i resti di Troia facendo sacrifici in onore dei guerrieri omerici. L’esercito persiano era costituito da mercenari, guidati da un greco, Parmenione; le sue truppe però erano molto divise e non riuscirono a resistere all’avanzata di quelle macedoni. Molte popolazioni si piegarono al suo volere senza neanche combattere, perché vedevano in lui un salvatore e lo veneravano quasi come un dio.

Mosse, allora, verso l’Anatolia e mentre si spostava toccò la città di Gordio, qui vi era custodito un carro con il giogo che era legato con un nodo impossibile da sciogliere, la leggenda diceva che chiunque avesse sciolto il nodo sarebbe diventato padrone dell’Asia. Alessandro prese la spada e trancio in due il nodo, così la sua fama aumentò considerevolmente.

Alessandro continuò la sua marcia e nel 333 a.C sconfisse Dario III nella battaglia di Isso, che segnò la sua conquista di tutta l’Asia Minore.

Si spostò verso il Mediterraneo e fondò la città di Alessandria d’Egitto che sarebbe diventata un importante centro culturale.

Nel 331 a.C  battè il re Dario nella battaglia di Gaugamela, conquistò tutta la Mesopotamia segnando  la fine dell’impero persiano; poi continuò la sua marcia verso est e, tra il 330 e il 327, occupò gli odierni Iran e Afghanistan dove sposò la principessa afgana  Rossane, a dimostrazione della volontà di fondere le due culture. Questa decisione gli attirò l’odio di molti greci.

Si diresse verso i confini dell’India e battè il re indiano Poro nella battaglia dell’Idaspe fondano poi una città, Bucefala, in onore del suo cavallo Bucefalo morto in battaglia. Alessandro aveva forse intenzione di arrivare fino alla vallata del Gange, ma l’armata macedone giunta sul fiume Ifasi (oggi Beas), stanca dell’idea di proseguire una lunga campagna contro i potenti indiani (il Regno Magadha stava attrezzando un potente esercito di centinaia di migliaia di soldati e migliaia di elefanti che spaventava i macedoni) fra giungle monsoniche, febbri malariche ed elefanti da guerra, si rifiutò di seguirlo oltre verso est.ma nel 325 a.C i sui soldati si rifiutarono di proseguire oltre e Alessandro fu costretto a tornare indietro. .(Wikipedia)

LA FINE DEL SUO IMPERO

Alessandro stabili la nuova capitale a Babilonia. La corruzione serpeggiava nel suo nuovo stato e lui dovette riportare l’ordine usando metodi spietati e crudeli. Egli aveva inoltre adottato un atteggiamento simile a quello dei sovrani orientali, facendosi onorare quasi come una divinità e imponendo a tutti quelli che lo incontravano di prostrarsi. Questa situazione non piaceva ai generali graci, abituati a considerarlo un primus inter pares e probabilmente ne nacquero  malcontento e forse anche congiure.

Nel 323 a.C. fu colto da febbri violentissime, forse dovute a un avvelenamento, che lo portarono alla morte; aveva solo trentatré anni. Alessandro aveva governato in modo assoluto facendo si che la sua persna fosse considerata di stirpe divina.

Alla sua morte non c’era un successore, l’impero era troppo vasto, e nessuno riuscì a governarlo come aveva fatto lui, facendo. si che in breve tempo il suo regno venne diviso in vari stati spesso in guerra tra loro.

Subito dopo il suo decesso, ci fu la cosiddetta Spartizione di Babilonia, che vide contrapporsi due linee di successione: il figlio di Alessandro avuto dalla moglie Rossane, Alessandro IV, e il suo fratellastro Filippo Arrideo. Poiché il primo era ancora in fasce e il secondo era infermo di mente, i generali dell’esercito macedone (Diadochi) elessero un reggente, Perdicca, successivamente accettato in modo formale dall’assemblea dei soldati. Nel 322 a.C. Perdicca si scontrò con Tolomeo (uno dei Diadochi e satrapo d’Egitto), contro il quale mosse guerra e rimase ucciso. Successivamente i Diadochi elessero come reggente Antipatro, anche se non fu accettato da tutti. Ne nacque una guerra civile nel corso della quale trovarono la morte i familiari ancora in vita di Alessandro, tra cui i due figli, la moglie Rossane, la madre Olimpiade, la sorella Cleopatra, la sorellastra Euridice e il fratellastro Filippo.

http://www.appuntiperscuola.it/storia/i-regni-ellenistici/

Quando Alessandro giunse in questa zona, la regione aveva già vissuto secoli di storia, ma non esisteva ancora una vera e propria città. Durante l’epoca faraonica infatti, non era sorto un centro di grandi dimensioni: le prospettive geografiche dell’Egitto erano orientate verso est e verso la valle del Nilo, che si prestava allo sfruttamento agricolo; non era quindi necessario un porto marittimo. Inoltre, si trattava di una zona di confine, sempre assoggetta alle ondate di invasioni di popolazioni libiche.

Con Alessandro i problemi di sicurezza erano ormai passati in secondo piano e il luogo si prestava a far da base per il dominio sul Mediterraneo. Comunque Alessandro, a causa della sua lunga spedizione in Oriente, affidò la responsabilità di sovrintendente a Cleomene, non potendo soggiornarvi a lungo. L’insieme di persone che contribuì allo sviluppo urbanistico di Alessandria fu in maggior parte di origini greche, ed era guidato da Deinocrate, colui che aveva costruito il tempio di Artemide a Efeso.

Il problema del popolamento  fu  risolto con il trasferimento degli abitanti di Canopo, vicina città, e presto si verificò un’esplosione demografica, perché la città divenne centro di attrazione di molta gente del Mar Mediterraneo.

Il mausoleo di Efestione, amico di Alessandro, voluto dallo lui stesso, è il più antico edificio della città, risalente al 324 a.C.. L’anno dopo la morte di Efestione, morì Alessandro, che venne portato ad Alessandria da Babilonia, su un carro ornato di tutti i simboli del suo immenso potere, e sepolto in un luogo ancora adesso imprecisato.

La città, secondo Alessandro, sarebbe dovuta diventare la capitale di un impero universale, ma diventò “solo” il centro di un potente regno, durato fino alla conquista romana del 30 a.C..

http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandria_d%27Egitto

L’ELLENISMO

Tutti i regni furono governati da Greci che imposero la loro lingua, la loro cultura e il loro modo di pensare; in questo modo cominciò la grecizzazione dei territori dell’impero.La lingua comune divenne il greco, facendo si che ci fosse una lingua internazionale che facilitò i contatti commerciali e politici.

In questo periodo venne tradotta per la prima volta, da ebrei egiziani, l’Antico Testamento in greco. Nell’età ellenistica si ebbe una grande migrazione di Greci verso l’Oriente e quindi  si verificò la nascita di società multietniche. Lindividuo si considerava non più cittadino di uno stato, ma cosmopolita, cioè cittadino del mondo. Ad esempio la filosofia aristotelica e quella epicurea erano diffuse in tutto in Mediterraneo e nella Mesopotamia.

Le varie credenze religiose, greche ed orientali, si fusero. Nacquero così forme religiose di tipo misterico, basate su riti segreti, come la setta di Mitra che sacrificava tori in grotte segrete e i suoi adepti si sottoponevano ad un rito di iniziazione prima di assistere alle immolazioni. L’ellenismo pose fine alla democrazia greca, in quanto i vari sovrani instaurarono monarchie assolute. Smisero di esistere i cittadini liberi, che partecipavano alla vita politica, e nacquero i sudditi, senza possibilità di influire sulle decisioni del re.

Giordano Simone Menso Ivano

ARISTOTELE:

Aristotele, nato in Macedonia nel 384 a.C., fu un grande filosofo greco. All’età di diciotto anni si trasferì ad Atene per studiare presso l’Accademia platonica dove rimase per vent’anni, dapprima come allievo, poi, come maestro. In seguito si recò a Pella dove divenne precettore del giovane Alessandro Magno. Quando quest’ultimo divenne re, Aristotele tornò ad Atene e fondò il Liceo, chiamato così perché si trovava vicino al tempio di Apollo Licio.

Secondo la filosofia di Aristotele, il destino di ogni persona è già segnato in ognuno di essi e ciascuno di loro cerca di raggiungere il proprio fine secondo i mezzi che gli convengono. Aristotele, probabilmente a causa degli insegnamenti del padre, si dedicò anche alla biologia, in contrapposizione all’importanza dedicata da Platone alla matematica. Coi passare dei secoli, gli scritti di Aristotele furono tramandati, soprattutto, grazie ad Alessandro di Afrodisia, Porfirio e Boezio. Nel TX secolo d.C. alcuni studiosi arabi diffusero le sue opere nel mondo islamico tradotte in arabo. Proprio grazie a queste traduzioni l’Occidente rinnovò l’interesse per la filosofia di Aristotele. L’influenza della filosofia aristotelica è stata fondamentale ed ha contribuito a modificare la concezione della modernità della gente.

EPICURO:

Epicuro di Samo fu fondatore di una scuola di pensiero che predicava il distacco dalla realtà e la ricerca della pace interiore. Veniva negata l’esistenza di divinità e si affermava che I’ aldilà non poteva esistere perché ogni cosa in questo universo è fatta di materia, anche l’anima, quindi nessuno poteva punire o premiare gli uomini dopo la morte. L’uomo doveva, inoltre, sconfiggere il dolore interiore e cercare la libertà rifuggendo il desiderio di ricchezza e di potere. Bisognava, dunque, vivere lontano dalla folla, dagli affari e trascorrere i giorni serenamente. Questi modelli di vita vennero proposti anche alle donne ed agli schiavi.

FIDIA:

A metà dei secolo V Pericle decide di ristrutturare Atene e affida l’incarico allo scultore Fidia che progetta il Partenone in onore della dea Atena protettrice della città. Questo edificio, che ha subito numerosi danni e furti, è ancora una testimonianza della storia di Atene. Sui frontoni e sulle pareti possiamo ammirare opere artistiche che rappresentano la vita divina della capitale greca: sui due frontoni sono raffigurate delle scene riguardanti Atena, su quello orientale la sua nascita mentre sull’occidentale la contesa tra la dea e Poseidone per i! potere dell’Attica. Gli dei dell’Olimpo accerchiano i protagonisti; le figure femminili sono velate da un leggero panneggio.

PLATONE: grande filosofo (Atene 428/348 a.C.) nato da una famiglia che vantava origini reali, fu discepolo e amico di Socrate fino alla sua morte e ne scrisse l`Apologia (discorso di elogio e difesa). Viaggiò in Egitto e Sicilia, divenne schiavo e fu liberato. La scienza, secondo lui, sta nel passaggio dalla percezione sensoriale (imperfetta), al mondo delle idee, l’attività più. elevata per gli esseri umani. L’anima umana presenta tre diversi aspetti: ragionevole, coraggiosa, concupiscente. La concupiscenza va frenata con la temperanza, il coraggio deve essere esercitato e frenato dall’equilibrio, la ragione si manifesta nella sapienza e nella giustizia. Allo stesso modo, nello stato perfetto il potere supremo va affidato ai filosofi, che sanno esercitare dalla ragione, coadiuvati in posizione subordinata dai guerrieri e dagli artigiani. Era contrario alla democrazia, per lui le masse erano costituite da persone “eternamente minori”.

SOCRATE:

Nato ad Atene nel 469 a.C.,Socrate era un filosofo che non dava nulla per scontato e che indagava sempre su tutto, anche sulla legittimità delle leggi. Per seguire il suo ideale di vita filosofica non partecipava alla vita politica ma combatteva valorosamente in guerra per la polis. Non aveva aperto una scuola e non si faceva pagare dagli allievi; dialogava con chiunque e affermava che aveva sempre qualcosa da imparare. Fu accusato di far diventare i giovani scettici e poco rispettosi nei confronti degli dei. Quando una giuria di cittadini !o condannò a morte si rifiutò di commutare la sua pena in esilio perché volle rispettare la legge fino all’ultimo.

Dalle testimonianze micenee presso i siti costieri delle colonie (Magna Grecia e Sicilia), si può dire che non vi sia mai stato un momento nella storia antica in cui l’Italia non possa riconoscere la profonda influenza greca sulla propria società.

Lo sviluppo della letteratura latina fu accompagnato dalla cultura greca,anche attraverso il continuo prestito del teatro greco ai primi commediografi latini.

Romani e latini avevano avuto occasione di avvicinarsi a molti aspetti attraverso i fiorenti rapporti con le città greche d’Italia: grazie a questi continui contatti le divinità greche entrarono nel pantheon romano.

La  Grecia conquistata

Se i contatti con il mondo greco avevano arricchito la società romana da molti secoli, il periodo più stimolante per il profondo impatto sulla società romana coincide con l’epoca della conquista romana del Mediterraneo orientale.

Da quel momento l’impatto con il mondo ellenistico fu davvero profondo. I romani conobbero ben presto il sfera della regalità ellenistica, dove oltre alla forma monarchica di governo era anche una novità il modo in cui veniva celebrata: il culto della personalità del monarca, lo sfarzo e la ricchezza.

Secondo lo storico Sallustio l’esercito romano in Asia “si . abituò agli amori, al vino e all’ammirazione e all’interesse dell’arte in genere”.

Più tardi arrivarono a Roma opere d’arte che costituivano la preda bellica delle città sconfitte e continuarono ad affluire a Roma via via che avanzavano le conquiste.

Dove prima si vedevano sfilare il bestiame, le greggi e le armi spezzate dei popoli sconfitti, ora si vedevano far corteo note e preziose opere di artisti famosi.

Non tutto il popolo Romano condivideva l’ amore per l’arte greca; i tradizionalisti infatti ritenevano l’arte un lusso e un ozio ad esempio il più celebre rappresentante dei conservatori Catone, odiava il lusso e, appunto per questo motivo, emise le leggi suntuarie che limitavano 1′ uso di gioielli e ornamenti.

Dal II secolo a.C. i Romani iniziarono a costruire i grandi monumenti che venivano utilizzati a scopo di propaganda politica e si ispirarono all’architettura e alle arti figurative dei Greci.

Artisti e letterati

Oltre al grande afflusso di opere d’ arte greche si verificò, con la conquista della Grecia, una grande immigrazione di Greci, considerati dai vincitori schiavi e bottino di guerra.

Insieme a questi schiavi arrivarono artisti e letterati, ne è un esempio un famoso storico di nome Polibio. Quest’ uomo, nato in Grecia a Megalopoli, fu deportato a Roma e qui visse in buoni rapporti con Lucio Emilio Paolo e si avvicinò al circolo degli Scipioni .

Di diversa e più umile estrazione sociale furono gli artisti chiamati a dare forme elleniche a una società ancora estremamente semplice. Ebbe così inizio la grande architettura in marmo (ad esempio il Foro Boario) che riproponeva quella tipica Greca; successivamente i contatti con le monarchie ellenistiche portarono a Roma nuove forme architettoniche.

Bertaina Mattia Cifarelli Francesco Oggero Luca

Spitaleri Valerio

I GRANDI PERSONAGGI DELLA STORIA GRECA

ATENE:

DRACONE: secolo 511 a.C..Fu un legislatore. Non diede agli Ateniesi una vera e propria costituzione, ma si limitò a fissarne una serie di leggi, le quali vennero ricordate per la loro severità.

SOLONE: appartenente a una famiglia aristocratiche tra le più in vista, colto e onesto, nacque verso il 630 a.C..NeI 594 venne eletto arconte con poteri eccezionali, cioè con il compito di stabilire una costituzione sociale per la città e tentare di porre termine ai violenti conflitti sociali. Anzitutto cancellò tutte le ipoteche sulla persona e sui beni dei cittadini. Proibì che un cittadino potesse diventare schiavo di un altro per estinguere un debito. Inoltre destinò fondi considerevoli per riscattare i debitori insolventi venduti come schiavi fuori dall’Attica. Modificò la costituzione ateniese sostituendola con un tipo di costituzione che stabiliva i diritti e i doveri dei cittadini in base alla ricchezza posseduta.

PISISTRATO: capo dei diacri, nacque intorno ai 600 a.C..Si dimostro uomo politico di grande levatura_La sua forma di governo fu equilibrata e saggia. Lasciò in vigore tutti gli istituti della costituzione soloniana, ma riservò a sé e ai suoi fidi ogni decisione. Favorì lo sviluppo dell’arte e della scultura.Venne chiamato tirannide perché governò da solo.

IPPIA: figlio di Pisistrato, prese il potere nel 528 a.C..Trasformò il suo governo in una sanguinosa dittatura, cercando di eliminare fisicamente tutti quelli che riteneva nemici.

CLISTENE: nel 500 a.C. venne affidata a lui la riorganizzazione dello stato, a lui risaie l’organizzazione stabile di Atene. Il criterio della nuova organizzazione sociale fu di tipo territoriale; Clistene suddivise il territorio in nuove unità sociali e amministrative,alie quali i cittadini appartenevano semplicemente perché vi nascevano,a prescindere dalla loro ricchezza e dall’origine aristocratica o plebea.

MILZIADE: V secolo a.C. Inizialmente tiranno di una città della Tracia, trovò appoggio in Temistocle contro i Persiani. Diventato arconte strinse un’alleanza con Sparta per combattere i Persiani. Sbarcata l’armata di Dario Milziade mandò un corriere a Sparta per richiedere un’armata mentre l’esercito ateniese si sarebbe posizionato a Maratona per sorvegliare ii nemico. Qui sconfisse il generale persiano Dati senza l’aiuto del contingente spartano che tardava a giungere, e fece immediato ritorno ad Atene, rimasta indifesa, battendo sul tempo Dati che abbandonò la Grecia (490 a.C.). Milziade organizzò successivamente una spedizione per liberare le isole Cicladi dai Persiani ma falli e fu processato e condannato a un’enorme multa. Morì poco tempo dopo.

TEMISTOCLE: V secolo a.C. Fu protagonista della seconda guerra persiana, favorevole a intervenire per liberare completamente il Peloponneso, fece costruire una potente flotta e dopo il leggendario scontro tra Sparta e i Persiani delle Termopili riuscì ad attirare la flotta nemica nello stretto braccio di mare a Salamina, dove riportò una vittoria schiacciante. Dopo la guerra governò Atene per molti anni e ne ispirò la politica espansionistica: fortificò la città, ii porto, appoggiò i moti contro Sparta, cercò di sviluppare il suo dominio sul mare. Nel 470 a.C. gli aristocratici, contrari alla sua politica espansionistica, riuscirono a farlo ostracizzare, egli si rifugiò in Persia (a Magnesia) dove visse fino alla morte.

ARISTIDE: V secolo a.C. Personaggio politico di spicco, capeggiava il partito opposto a quello di Temistocle, e temeva che la politica di quest’ultimo danneggiasse gli equilibri politici e sociali di Atene. Aristide venne però fatto ostracizzare nel 482 a.C. e Temistocle potè quindi agire liberamente.

CIMONE: V secolo a.C. Divenuto stratega ottenne il comando della flotta ateniese e ottenne una grande vittoria sui persiani nel 468 a.C., ed era l’uomo più influente del partito aristocratico. Riprese la convivenza pacifica con Sparta, e inviò un’armata per sedare una rivolta degli iloti in Sparta. I risultati furono disastrosi, dopo qualche mese infatti gli spartisti invitarono le truppe ateniesi a lasciare la città perché erano inutili. In seguito a questa disfatta clamorosa Cimone venne ostracizzato nel 461 a.C. e gli succedette il democratico Efialte.

PERICLE: V secolo a.C. Era un aristocratico, discendente della famiglia di Clistene. Succedette a Efialte e modificò la costituzione: stabilì un’indennità per gli arconti e i giudici, coinvolse maggiormente i cittadini nella politica della città. Stabilì che per essere cittadini ateniesi bisognava nascere da genitori entrambi ateniesi. Dopo alcuni scontri militari Pericle riuscì a raggiungere la

pace con gli spartani nel 446 a.C. A lui, si devono l’adozione della moneta ateniese, la dracma; la ricostruzione dell’acropoli e lo sviluppo culturale della città.

SPARTA:

LICURGO: (colui che crea la luce) secoli X-VI a.C. Fu un mitico legislatore al quale gli spartani attribuivano l’origine dell’ordinamento politico e sociale della loro città.

LEONIDA: V secolo a.C. Leonida, re di Sparta, è famoso per la storica battaglia dei passo delle Terrnopili (480 a.C.). AI comando di trecento spartani Leonida affrontò l’armata persiana di Serse, cento volte superiore, resistendo ben tre giorni e facendo guadagnare alle altre città greche il tempo di organizzare la difesa della Grecia.

BRASIDA: IV-V secolo a.C. Fu un generale spartano protagonista della guerra del Peloponneso che aveva occupato parte della Tracia. L’ateniese Cleone organizzò allora una spedizione e, durante una ricognizione, venne sorpreso e ucciso, solo sette spartani morirono ma tra questi c’era Brasida. Venuti a mancare i due più accaniti sostenitori della guerra tra Atene e Sparta fu quindi stipulata fa pace di Nicia (421 a.C.).

LISANDRO: IV-V secolo a.C. fu il popolare vincitore della battaglia tra Atene e Sparta a Egospotami che segnò la sconfitta definitiva di Atene. Fu allontanato da Sparta nel timore che . acquistasse troppo potere personale.

PERSIANI:

DARIO: re Persiano,deciso a impedire alle città greche di sostenere ancora l’aspirazione delle colonie alla libertà,nei 490 a.C. organizza una grande spedizione contro Atene.Fu a capo della spedizione dei Persiani quando persero la battaglia di Maratona.

SERSE: figlio di Dario,alla morte del padre si incaricò di allestire una nuova spedizione;un’immensa armata terrestre e navale con cui nel 480 a.C. invase la Grecia.

MACEDONIA:

FILIPPO Il: salì al trono nel 359 a.C..Fece diventare la Macedonia una grande potenza e allargò i propri confini rafforzando l’esercito. Dotò i suoi soldati di una lancia più lunga (la falange macedone).lncoraggiò i figli dei nobili a vivere nei palazzi reali,dove venivano addestrati alle armi;i più valorosi formavano la guardia personale dei re. Così arrivò ad avere un alleato in ogni famiglia potente.In questo modo si creò un aristocrazia guerriera. Filippo fu assassinato da un suo parente. ALESSANDRO MAGNO: figlio di Filippo ll,salì al trono subito dopo la morte dei padre. A soli vent’anni mostrò di saper gestire il potere respingendo le prime insidie degli avversari di corte e reprimendo le rivolte dei popoli balcanici. Concepì il progetto di formare un grande impero e accanto a Parmenione iniziò la spedizione contro i Persiani. Conquistò le colonie greche, la Siria e la Fenicia. Proseguì verso l’Egitto:fondò Alessandria.Continuò l’avanzata verso Oriente conquistando Iran e Afghanistan. Stabilita la capitale a Babilonia progettò una grande fusione tra le diverse etnie. Morì nel 323 lasciando incompiuto il progetto. Dopo la sua morte il regno si frammentò.

La religione dei greci

Le conoscenze che abbiamo sugli dei greci ci giungono dai testi di Omero ed Esiodo, che ci presentano una religione politeista.

Questi testi parlano della nascita degli dei maggiori e minori che vengono presentati con caratteristiche umane e sono mossi da forti passioni, li distinguono dagli uomini i loro poteri soprannaturali e l’immortalità.

Dodici sono le divinità maggiori che compongono la famiglia divina e sono:

Zeus È il dio supremo, padre degli dei e degli uomini,dominatore dei fenomeni atmosferici.
Era È la sorella e la moglie di Zeus, massima divinitàfemminile dell’olimpo, sempre gelosa delmarito.
Pallade Atena Nata dal cervello di Zeus, divinità della guerrama anche delle arti e delle industrie.
Apollo E il sole che illumina il mondo e l’intelligenzache muove la vita. .È anche il dio della poesia nonché inesorabilearciere.
Artèmide t la sorella di Apollo, dea della luce lunare edella caccia.
Ares È il dio della guerra, figlio di Zeus e di Era.
Efesto Anche lui è figlio di Zeus e di Era, è maestronell’arte di forgiare i metalli. È zoppo perchéZeus, in un momento d’ira, lo scagliò da piccologiù dall’olimpo.
Ermes È il messaggero degli dei, protettore deicommerci,ispiratore da.’ eloquenza.
Afrodite È la dea della bellezza e dell’amore.
Estia È la sorella di Zeus e la dea del focolaredomestico.
Poseidone t il fratello di Zeus e dio del mare
Demètra Anche lei è sorella di Zeus ed è la dea deiraccolti

I RITI

Gli dei ricevevano costantemente l’omaggio degli uomini tramite riti pubblici e privati.

I riti pubblici per eccellenza erano il sacrificio d’animali o l’offerta di primizie del raccolto; la condizione essenziale per la loro celebrazione era la purezza dei celebranti e dei presenti. Il sacrificio avveniva sempre sull’altare all’aperto, al centro di un grande spiazzo dove si raccoglievano i cittadini. Vicino all’altare veniva poi acceso un grande fuoco.

I riti privati venivano celebrati dal capofamiglia per dimostrare la devozione del suo nucleo famigliare agli dei. Consisteva nel rovesciare sul pavimento le prime vivande del pasto che significavano un dono alle divinità.

GLI ORACOLI

Gli oracoli, sacerdoti e sacerdotesse che con riti particolari interpretavano i pensieri degli dei per of iire alla popolazione le loro risposte, ebbero in Grecia una grande popolarità, dovuta al fatto che i fedeli potevano ottenere una risposta ai loro problemi, malattie comprese, direttamente dal

dio interpellato. Non essendo però nessun essere umano capace di interpretare il futuro, queste risposte erano false e ingannavano la popolazione ignara.

Tl responso dell’oracolo poteva infatti manifestarsi per divinazione, cioè tramite segni da interpretare, come il volo degli uccelli, i tuoni, i terremoti, o un sogno, oppure attraverso la parola della divinità.

Presso i santuari più famosi c’erano infatti persone dotate del dono della profezia e che parlavano invasate dal dio e riferendo le sue parole.

Si può solo immaginare l’importanza anche politica di tali interpreti di oracoli, visto che agli dei non si rivolgevano solo semplici cittadini, ma molto spesso intere nazioni che dal responso della divinità decidevano, ad esempio, se entrare in guerra o mantenere la pace.

Chi si riteneva soddisfatto della risposta del dio lasciava al santuario una somma in denaro e spesso anche un ex voto, una statuetta della divinità, una raffigurazione, spesso rozza e grossolana, dell’evento che l’aveva portato a rivolgersi all’oracolo, oppure la riproduzione di un arto guarito, o così via.

I SEMIDEI

Esistono anche delle persone nate dall’unione di uomini con divinità: i semidei.

Alcuni esempi sono:

Achille Figlio di Peleo, re dei Mirmidoni. Sua madre lorese invulnerabile. Il suo maestro fu il centauroChitone. Tra una vita breve e gloriosa ed unalunga ed oscura, scelse la prima. Venne uccisoda Paride nella guerra di Troia.
Eracle (Ercole) Eroe nazionale greco, figlio di Zeus e Alcmena,
moglie d’Anfitrione. Cresciuto a Tebe, divennefamoso per le sue 12 fatiche (Leone Nemeo euccisione, l’idra di lerna e degli uccelli stinfaliiconquista dei pomi delle Esperidi e del cinto diIppolita, ripulitura delle stalle di Augia, catturadel cinghiale d ‘ Erimanto, della cerva di Cerinea,del toro di Minasse, delle cavalle di Diomede,dei    buoi    di    Gerione    e    del   cane    infernaleCerbero). La seconda moglie lo uccise e fuassunto    tra   gli    dei.   A    lui   si   faceva   risalirel’istituzione dei giochi olimpici.

I MITI

Il mito viene assunto o come narrazione religiosa originaria o come forma di pensiero, la mitologia invece è il complesso dei miti di una data cultura.

Uno dei più conosciuti e quello di Teseo e del Minotauro

Svolto da Peano, Calderaro e Parola IF

I GIOCHI OLIMPICI

Le principali feste religiose, dette Panelleniche, erano occasioni di incontro di tutto il popolo greco e durante queste feste venivano celebrate gare sportive; le più importanti erano quattro: le Olimpiache in onore di Zeus, le Pizie in onore di Apollo, le Istmie in onore di Nettuno e le Nemee in onore dell’eroe Eracle. Durante la celebrazione delle Olimpiache nacquero le Olimpiadi: erano gare sportive, che a partire dal 776 a.C. vennero istituite ogni quattro anni. L’importanza delle gare è sottolineata dal fatto che i greci confutavano gli anni partendo appunto da tale data.

Nella prima olimpiade si svolsero soltanto alcune gare di corsa veloce, ma nelle successive edizioni si aggiunsero la lotta, la corsa dei_ carri, il pugilato, il lancio del giavellotto e del disco, la corsa di resistenza, il pentathlon, e la corsa con le armi. Poteva partecipare qualunque greco, anche quelli provenienti dalle colonie più lontane. Ma chi -non era greco, cioè barbaro era escluso dai giochi: dunque la differenza tra i giochi moderni e quelli di un tempo sta nell’ esclusione dalle gare di persone considerate inferiori. Gli uomini che vincevano venivano circondati dagli dei, lodati, glorificati come eroi e raffigurati in statue. I giochi dovevano svolgersi in un clima di non competizione militare e solo gli dei potevano garantire una tregua sicura.

Alla popolazione greca piaceva lo sport e pretendevano le massime prestazioni dal corpo che doveva raggiungere la perfezione. Amavano il gusto della vittoria e della competizione, di vincere il premio e di essere il migliore. Questa mentalità è giunta sino a noi infatti in ogni campo siamo in competizione: chiunque cerca di raggiungere la perfezione, di fare meglio degli altri.

Le olimpiadi vennero sospese dal 277 al 369 d.C. poi nel 393 vennero soppresse dall’ imperatore Teodorico su richiesta di Ambrogio, vescovo di Milano. Più tardi, dopo quindici secoli Pierre de Coubertinr, propose nel congresso nazionale a Parigi di rifar celebrare le olimpiadi.

Così il 6/4/1896 fu celebrata la prima olimpiade moderna ad Atene, ben diverso da quella degli antichi greci. Innanzitutto chiunque atleta di qualunque nazione poteva partecipare, cosa che nelle antiche olimpiadi era impossibile. Gli sport in programma erano dodici: atletica leggera, ginnastica, scherma, lotta, tiro, nuoto, ciclismo, equitazione, tennis, pesi, vela e canottaggio.

Ancora oggi vengono celebrate le olimpiadi ogni quattro anni come tradizione sportiva internazionale e attira i mass-media e molti spettatori.

(1863-1937) diplomatico francese, studioso di pedagogia, era convinto che solo lo sport potesse aiutare gli uomini a superare le diversità di popolo, lingua, religione che li separano. A questo scopo, insieme ai rappresentanti di dodici nazioni, promotore i primi giochi olimpici moderni che si svolsero ad Atene nel 1894 ed ebbe la presidenza del comitato internazionale olimpico (CIO) fino al 1925.