Simboli

(Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese La letteratura come dialogo ed. Palumbo pag. 50)

La logica asimmetrica dell’inconscio

Il grande psicoanalista argentino Ignacio Matte Blanco….sostiene che l’uomo ha a disposizione due logiche: una è la logica comune, razionale, scientifica, basata sui principi stabilitoda Aristotele; l’altra è la logica dell’inconscio, che agisce , per esempio, nei sogni , basata sul principio di analogia. Il primo tipo di logica HA LA DENOMINAZIONE DI LOGICA ASIMMETRICA, IL SECONDO QUELLA DI LOGICA SIMMETRICA.
Nella vita diurna normale vale il principio di identità e non contraddizione: se una cosa è quella non puuò essere un’altra; un coltello può essere solo un coltello, una valle solo una valle. Invece nella vita notturna dei sogni un coltello per analogia o simmetria può significare il membro maschile e la valle il grambo materno. La logica simmetrica, quella dell’inconscio è insomma una logica simbolica per cui una cosa è anche un’altra. . Le due logiche sono entrambe sempre operanti in qualunque operazione umana, ma quella asimmetrica prevale nel pensiero swcientifico, filosofico e storico, mentre quella simmetrica tende a prevalere  nella moderna poesia lirica e soprattutto nelle poetiche di tipo simbolistico.

 

Freud e i sogni

L’interpretazione dei sogni

riduzione da    http://it.wikipedia.org/wiki/L%27interpretazione_dei_sogni#La_lunga_storia_della_decifrazione_dei_sogni

Pubblicato in tedesco nel 1899 con il titolo Die Traumdeutung (ma datato 1900 per enfatizzarne il carattere di lavoro epocale), è una delle opere di Sigmund Freud che sta alla base degli ulteriori sviluppi del pensiero del fondatore della psicoanalisi.

Essa segna il passaggio del metodo psicoanalitico, per accedere ai contenuti inconsci della psiche, dalla semplice tecnica della libera associazione di idee al nuovo metodo che privilegia direttamente l’attività onirica, che di per sé nullifica o almeno limita considerevolmente l’attività censoria della ragione.

All’uscita di quest’opera il sogno era relegato ai margini degli interessi psicologici e gli veniva negata addirittura una qualsiasi validità psichica; ciò aiuta a comprendere quanto il volume freudiano fosse rivoluzionario, accolto parimenti con interesse e con sprezzanti critiche dal panorama culturale e scientifico dell’epoca.

Freud dunque preparò un volume poderoso, quasi a voler anticipatamente rispondere alle critiche che inevitabilmente sarebbero venute. In uno degli ultimi capitoli, il settimo, il medico viennese ipotizzò inoltre un modello psichico che riuscisse a spiegare il meccanismo della “formazione onirica”, come via regressiva del pensiero verso la percezione.

Indice

Per i collegamenti esterni si segua il link.

Contenuto manifesto

Si definisce contenuto manifesto quella parte del sogno che viene raccontata al risveglio da parte del sognatore; in sostanza, la storia e gli elementi del sogno per come vengono espressamente ricordati dal sognatore.Gli elementi che compongono tale “storia” sono simbolici, e devono essere interpretati analiticamente per poter arrivare al significato “profondo” del sogno stesso.

Freud ha individuato, elencato ed analizzato tutta una serie di regole secondo cui i sogni si formano, oscurando i contenuti inconsci e permettendo loro, così camuffati, di arrivare alla coscienza. Utilizzando quelle stesse regole è possibile decriptare il sogno partendo dal contenuto manifesto (cioè dal racconto del sognatore).

Contenuto latente

Si definiscono contenuto latente di un sogno quei contenuti mascherati dagli elementi simbolici che vengono indicati col termine “contenuto manifesto”. Attraverso l’interpretazione analitica dei simboli contenuti nel sogno si riesce ad arrivare alla ricostruzione dei contenuti inconsci che, altrimenti, non potrebbero apparire alla coscienza.

Le leggi che regolano i sogni

Sigmund Freud fu il primo a formulare una teoria dei sogni che poteva aiutare nell’interpretazione di questi ultimi. Per Freud vi erano una serie di leggi che regolavano la formazione del contenuto manifesto di un sogno. Capendo come si formavano i sogni era possibile, usando le stesse leggi, decriptarne il contenuto latente. Tali leggi sono:

  • Condensazione: è il collegamento tra elementi che nella veglia sarebbero scollegati. Quindi ogni elemento manifesto del sogno rappresenta o può rappresentare una quantità di elementi latenti.

  • Spostamento: è l’attribuzione di un carattere di un elemento ad un altro elemento.

  • Drammatizzazione: i contenuti latenti del sogno sono rappresentati nel sogno manifesto tramite azioni o situazioni.

  • Simbolizzazione: è un elemento accettabile alla coscienza che nasconde un contenuto inaccettabile. Freud stabilì un certo numero di simboli che considerava universali, ma ha sempre ritenuto che per dare significato al simbolo usato da una persona fosse indispensabile conoscerla bene.

  • Rappresentazione per l’opposto: il contenuto manifesto è l’opposto del contenuto latente. Ossia ciò che ricordiamo di un sogno è l’opposto di quello che in realtà è il nostro desiderio, consistente appunto nel contenuto latente.

…….

Teoria del sognoIl motore dei sogni secondo Freud sono i desideri inconsci, e questo è il pilastro su cui si basa la sua teoria. Tali desideri, appunto inconsci e non accessibili all’Io, operano ancora all’interno della psiche umana; durante il sonno rafforzano i loro effetti per via della minore attività della coscienza, e hanno dunque l’occasione di emergere sotto forma di immagine onirica.

Freud distingue il contenuto manifesto, ovvero la situazione o la scena che appaiono direttamente in sogno, e il contenuto latente, ovvero ciò a cui il sogno nascostamente allude. Freud spiega la differenza col fatto che il sogno rappresenta la soddisfazione di un desiderio spesso inaccettabile all’Io del soggetto; di conseguenza, il contenuto latente viene trasformato in modo da non risultare riconoscibile, ed eludere in questo modo la censura applicata dal Super-Io del soggetto sognante.

Freud inoltre ipotizza come il sogno tragga origine spesso da residui psichici diurni, cioè da materiale ed impressioni indifferenti o non completamente elaborati, ma che tali residui non sarebbero in grado di portare alla formazione del sogno se non si rafforzassero con un desiderio inconscio, per lo più infantile, in grado di amplificarlo e portarlo all’attenzione della coscienza.

Secondo lui il sogno è una “realizzazione velata di desideri inibiti”, cioè espressione di desideri che la coscienza disapprova e che non vuole siano rivelati. La coscienza esercita infatti una censura psichica impedendo a quei contenuti di emergere.

Uno degli elementi storicamente fondanti e correlati della psicoanalisi fu proprio lo sviluppo della tecnica della libera associazione, attraverso la quale Freud cercava di raccogliere informazioni sul significato latente dei sogni raccontati dai propri pazienti.

…..Critica alla teoria freudiana dei sogniLo psichiatra statunitense Allan Hobson respinge l’idea che i sogni esprimano necessariamente significati profondi o nascosti. Secondo i suoi studi, i sogni sono creati quando gli impulsi neuronali generati casualmente dal tronco encefalico raggiungono la corteccia cerebrale durante il sonno REM. La corteccia tenta di dare un senso agli input casuali che sta ricevendo, e questa genera i sogni[1][2].

Jung e i simboli
a cura del dott. Luca Zucconi
psicologo e psicoterapeuta – Roma

Riduzione da   http://www.romapsicologo.it/simbolo_nella_concezione_di_carl_gustav_jung.html

 Carl Gustav Jung è stato lo psicoterapeuta che più di ogni altro si è occupato di simboli nella storia della psicologia del profondo. A tal proposito basta ricordare che nella sua lunga carriera ha analizzato più di ottantamila sogni, si è dedicato alle mitologie, alle religioni e all’alchimia.
Jung quando espone la sua concezione del simbolo ci tiene a rimarcare il fatto che tendenzialmente in psicoanalisi il simbolo viene trattato al pari di un segno semeiotico che esprime un qualcosa di già noto a chi osserva una determinata immagine, mentre per Jung il simbolo è portatore di un contenuto che non riesce ad essere espresso altrimenti.
Secondo il modo di vedere junghiano se affermiamo, per fare un esempio, che il leone è il simbolo di San Marco si sta usando il termine simbolo in maniera inappropriata in quanto si sta semplicemente usando il leone per indicare convenzionalmente San Marco, mentre il leone può essere un simbolo di San Marco se si prova a cogliere quale è la relazione tra l’animale e il santo. In sostanza si tratta di provare ad intuire, per quanto possibile, in che modo il leone  esprime qualcosa circa la natura dell’evangelista. In questa seconda concezione si capisce come il simbolo non è un qualcosa di già noto, bensì un’espressione “che è la migliore possibile in un determinato momento della vita di una persona o di un popolo”. Per Jung un simbolo è vivo finché è pregno di significato, ma nel momento in cui lo ha dato alla luce, “cioè è stata trovata quell’espressione che formula la cosa ricercata, attesa o presentita ancora meglio del simbolo in uso sino a quel momento il simbolo muore, vale a dire che esso conserva ancora soltanto un valore storico” (Tipi psicologici, pag. 484). Il simbolo vivo per il Maestro svizzero è intimamente collegato con qualche aspetto inconscio, a qualche cosa che sta cercando di emergere. Il riuscire a cogliere, almeno in parte questi contenuti nuovi, sottolinea Jung, dipende dall’atteggiamento della coscienza.Se la coscienza è chiusa tenderà per così dire a ridurre a contenuti già conosciuti (il passato, i genitori ect..) ciò che affiora dall’inconscio, per dirla con le parole di Jung: “Il malato di oggi è fin troppo incline a concepire come sintomo anche ciò che è ricco di significato”  (Tipi psicologici, pag. 488). Invece una coscienza più aperta assumerà un atteggiamento finalistico verso i prodotti dell’inconscio; infatti per Jung è importante sia conoscere da dove viene un prodotto psichico, sia  fondamentale cogliere il dove tende, che scopo ha. In altri termini l’Autore zurighese suggerisce, per avere una visione più ampia della psiche, di utilizzare non solo un approccio causale ma anche uno finalistico verso l’inconscio. Mi si permetta di fare un esempio per spiegare meglio l’importanza di una visione finalistica nel leggere quanto sta accadendo nella psiche di una persona. Ammettiamo che ci sia un giovane di 26 anni che riferisce un sogno in cui il padre appare come una persona dispotica e in una luce particolarmente negativa. Il paziente rimane sconvolto perché suo padre nella vita di tutti i giorni è  sempre disponibile, pronto ad aiutarlo, è la sua guida. Il terapeuta che ha un approccio causale andrà a ricercare nell’infanzia del paziente il perché di un’immagine paterna tanto negativa, mentre un terapeuta con una prospettiva finalistica si domanda come mai l’inconscio faccia emergere un padre diverso da quello che conosce il paziente. Il terapeuta farà notare come evidentemente l’inconscio vuole andare oltre il padre perché c’è forse il rischio che il paziente non cresca mai continuando a farsi guidare dal padre senza assumersi le proprie responsabilità. Per tale ragione il sogno presenta la figura paterna in una luce negativa e non perché il padre non abbia realmente anche le qualità di cui parla il paziente. Si può notare come la concezione finalistica contenga in sé il germe di un nuovo sviluppo, che sarà tuttavia possibile solo se si attribuirà validità sia alle argomentazioni della coscienza che  a quelle dell’inconscio. Riconoscere questa doppia validità significa avere una visione molto ampia della psiche, nella quale il centro non è più costituito dalla coscienza, ma dal Sé che un qualcosa di conscio e inconscio allo stesso tempo…… E’ nel conflitto e nel contrasto che si può generare qualcosa di nuovo, con la tensione tra gli opposti che viene superata proprio con quel simbolo in grado, come sottolinea l’etimologia stessa della parola (symbolon deriva da symbollein che significa congiungere, tenere insieme, unire), di riunificare. Il vero simbolo è per Jung sempre il frutto della cooperazione fra coscienza e inconscio.Il simbolo riesce tra queste polarità, come Jung ha scritto in Energetica psichica, ad essere un “trasformatore di energia”  che fornisce nuovo slancio vitale alla persona.I simboli con questa loro capacità di riunire gli opposti, di andare oltre facendo intravedere nuove direzioni sono basilari ai fini del processo di individuazione, cioè quel lungo e tortuoso e percorso che porta a divenire se stessi. A livello pratico è possibile vedere l’effetto dei simboli prendendo in considerazione per un certo periodo di tempo i sogni di una persona. Osservandone una lunga sequenza è possibile vedere come i vari simboli emersi nelle varie situazioni conflittuali fossero legati da un filo comune che pian piano conduce verso il Sé: il vero centro della personalità e paradossalmente anche ciò che la delimita nella sua totalità.Il Sé che può sembrare un concetto astratto si manifesta empiricamente con simboli di totalità come il mandala; con simboli di complexio oppositorum come il Tao, la Croce; con simboli che esprimono una personalità superiore come quella di un eroe o di un re.In ogni caso anche l’elemento più ampio e profondo della personalità si esprime con un simbolo, che è pur sempre il miglior modo possibile per esprimere ciò che non riesce ad essere espresso altrimenti.
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