Seconda parte: narrazione scritta e cinema

Narrazione scritta e cinema

*E’ importante tenere presente la suddivisione tra fabula e intreccio: la fabula è la successione cronologica dei fatti secondo i rapporti di causa ed effetto, l’intreccio è la successione dei fatti come compare nel testo.                           Esempio: l’infanzia della monaca di Monza, all’epoca dei fatti del romanzo, è conclusa, ma ci viene raccontata dopo il loro inizio:

* fabula: infanzia di Marianna, passeggiata di don Abbondio, fuga dei giovani, arrivo di Lucia a Monza

*intreccio: passeggiata di don Abbondio, fuga dei giovani, arrivo di Lucia a Monza, rievocazione dell’infanzia di Marianna

*E’ possibile evidenziare per ogni narrazione un modello narrativo, cioè la composizione di una serie di azioni astratte (a differenza dell’intreccio, che è composto dal succedersi di fatti specifici), definite  funzioni dallo studioso russo Vladimir Propp in un celebre studio sulle caratteristiche delle fiabe russe (Morfologia della fiaba), applicabile a qualunque situazione narrativa.

*Tali funzioni sono ad esempio: imposizione di un promessa, divieto, infrazione di un divieto, punizione, allontanamento e altre ancora

  • •Ancora una volta tra narrazione scritta e cinematografica non c’è differenza.
  • •Le funzioni di Propp valgono allo stesso modo
  • •Esempio
  • •Un’ anziana donna racconta un tragico fatto di cui è stata protagonista molti anni prima (anacronismo, diversità tra fabula e intreccio)
  • •Mentre era imbarcata su un transatlantico col fidanzato che le ha offerto un costosissimo gioiello (promessa) ma in realtà è un uomo freddo ed egoista,
  • •ha incontrato un giovane generoso ma povero, che l’ha salvata dal suicidio e se n’è innamorata (infrazione di un divieto)
  • •Mentre si aspettava di essere rifiutata dai suoi per questa relazione (punizione)…..
  • •la nave è colata a picco ma lei, rifiutando di salire sulla scialuppa ( separazone) è rimasta col giovane che, sacrificando la sua vita ( separazione definitiva), l’ha salvata ancora una volta.
  • •Nel ricordo di questo evento la donna muore (ricongiungimento).

Narrazione scritta e cinema

*A livello di intreccio possiamo distinguere alcuni fatti fondamentali (nuclei) da altri fatti, che spiegano meglio il significato dei primi, ma che potrebbero essere soppressi senza togliere senso alla storia (satelliti).

*E’ evidente che in un testo come I Promessi Sposi la minaccia a don Abbondio, la fuga degli sposi, il rapimento di Lucia, l’esilio di Renzo, il ravvedimento dell’Innominato e il trasferimento di Lucia a Milano, la peste, la malattia di don Rodrigo, il ricongiungimento dei promessi sposi non potrebbero essere soppressi senza togliere senso alla storia. Al contrario la digressione su Gertrude, (ovvero Marianna de Leyva, ovvero suor Virginia Maria), la disgressione sulla peste, la fuga di Renzo sul carro dei monatti, le peripezie che seguono il matrimonio e moltissimi altri fatti e personaggi che rendono interessante il racconto non sono essenziali per il suo significato complessivo

  • •Ancora una volta tra narrazione scritta e cinematografica non c’è differenza, tuttavia gli episodi satelliti in un film devono essere limitati per ragioni di tempo e perché possono indurre lo spettatore a “perdere il filo del discorso”.
  • •Esempio
  • •Nel film “Il nome della rosa”, la descrizione dei locali dell’abbazia, in particolare dello scriptorium e dei fatti storici dell’epoca è molto più limitata che nel romanzo.  La necessità di ridurre per ragioni di tempo è una delle cause fondamentali della diversità che si sente sempre tra romanzo e trasposizione cinematografica.  Al regista infatti non è concessa la possibilità di riassumere fatti o descrivere sentimenti se non per bocca dei suoi personaggi e quindi lo può fare in modo limitato, e non solo per ragioni di tempo

Narrazione scritta e cinema

*Altrettanto importante della struttura del testo, se non più importante ancora, è la voce narrante o narratore. Si tratta di un problema complesso, perché non sempre il narratore coincide con l’autore e spesso i romanzieri più evoluti cercano intenzionalmente di “confondere” il lettore evocando più narratori o comunque nascondendo la loro voce dietro a quella di uno o più personaggi. Pensiamo ad esempio a Verga (es. Rosso Malpelo) Italo Svevo (La coscienza di Zeno). Altre volte il narratore è chiaramente l’autore ( I Promessi Sposi) o esiste un personaggio con cui l’autore si identifica o che, nei racconti autobiografici, è lui stesso (Primo Levi). Esistono poi numerose varianti: il “racconto nel racconto” (Decameron); la presenza dell’alter ego (l’Anonimo dei Promessi sposi) e altre ancora. Ogni caso deve essere quindi analizzato singolarmente.

*Un testo ha poi, necessariamente, un narratario, cioè un pubblico al quale esso è destinato, che può essere sia un personaggio del testo (Lorenzo Alderani nelle “Ultime Lettere di Jacopo Ortis”) o i giovani del Decameron, ma , ovviamente, è anche un pubblico reale, al quale spesso l’autore è consapevole di rivolgersi (la borghesia istruita per Manzoni)

  • Chi è la voce narrante del film? Non è una voce, è un “occhio narrante”.

8Uno degli effetti provocati dal cinema è la “sospensione dell’incredulità”, cioè il tentativo di farci credere che stiamo assistendo a dei fatti oggettivi, così come se li stessimo guardando da una finestra, come se fossimo a teatro. In realtà è evidente che le cose non stanno così, perché in realtà in un film la nostra possibilità di fermarci su un particolare della scena a piacimento è molto limitata e ciò che noi vediamo in realtà è ciò che il regista ci fa vedere. E’ lui l’autore e quasi sempre anche il narratore della storia, infatti manipola le cose che noi vediamo e sappiamo in diversi modi:

8cambiando la distanza delle riprese cioè facendoci vedere un particolare oppure una scena generale;

8selezionando ciò che della storia viene detto e ciò che viene omesso;

8rallentando o velocizzando i tempi della narrazione

Narrazione scritta e cinema

*AUTORE REALE       ( Narratore     Narratario)      PUBBLICO REALE

*Narratori omodiegetici ed eterodiegetici

*Si definisce omodiegetico un narratore che appartiene alla storia stessa (Adso da Melk in “Il Nome della Rosa”) oppure Mattia Pascal (“Il fu Mattia Pascal” Luigi Pirandello), o Zeno Cosini (“La coscienza di Zeno”, Italo Svevo) col quale l’autore può identificarsi totalmente o parzialmente. Esiste poi, come già detto, il narratore autodiegetico, che è anche personaggio della storia inventata (Dante Alighieri) o vera (Primo Levi).

*Si definisce eterodiegetico il narratore estraneo alla storia, voce fuori campo, come quella di Manzoni nei Promessi Sposi

  • L’autore reale è dunque il regista che si rivolge al suo pubblico anche tramite un narratore o narratario.
  • •Anche per il film come per il romanzo esite un mondo popolato di personaggi, luoghi tempi ed eventi, rumori, musiche detto diegesi del film cioè “tutto ciò che appartiene alla storia raccontata”, anche se non è inquadrato ma solo presunto. Si dice quindi diegetico ciò che fa parte del film, extradiegetico ciò che non ne fa parte, ad esempio la colonna sonora. Se però la musica è ascoltata anche dai personaggi, diventa diegetica.
  • •Anche nel film esistono il b. (voce fuori campo, scritte del cinema muto, scritte di spiegazione)

Narrazione scritta e cinema

*Il narratore onnisciente è un narratore che per convenzione, come una sorta di divinità sa tutto della sua storia e dei suoi personaggi, ne conosce anche i sentimenti e spesso interviene nella storia con commenti personali.

*Nei “Promessi Sposi” e in altri testi, si tratta di un narratore attendibile, cioè di un narratore che, sempre per convenzione, conosce la verità e la dice. In altri testi, più complessi anche se più difficili da capire, il narratore è inattendibile, basti pensare alla novella Rosso Malpelo, cioè è una persona che esprime un punto di vista distorto o inesatto; anche “La coscienza di Zeno” rientra, per alcuni aspetti, in questa categoria.

*La prospettiva può essere definita come il punto di vista di chi guarda la scena e non è affatto detto che questi occhi siano quelli del narratore, meno ancora dell’autore. Può essere paragonata all’inquadratura soggettiva dei film, che mostra ciò che vede il personaggio, non necessariamente ciò che piace al regista. Nella narrazione esistono due prospettive possibili: quella del narratore e quella dei personaggi che, solitamente, si alternano, ma in alcuni testi una delle due è prevalente.

  • •Il cinema si pone soprattutto il problema della prospettiva di chi guarda la scena, dà luogo all’inquadratura soggettiva o oggettiva. Esiste cioè anche nel cinema il concetto di focalizzazione, illustrato bene nel brano dell’intervista di Truffaut ad Hitchcock sulla differenza  sorpresa / suspence), ma rispetto alla narrativa presenta alcune differenze.
  • •La focalizzazione nel cinema allude al rapporto tra istanza narrante, personaggio e narratore e pubblico per cui la prima stabilisce cosa ciascuna  delle altre due deve sapere. Riprendiamo la distinzione:
  • narratore onnisciente
    racconto a focalizzazione interna
    (il narratore assume il punto di vista di un personaggio, ne sa tanto quanto lui)
    racconto a focalizzazione esterna (il narratore sa meno cose del personaggio)
    Il film però fa vedere le immagini, quindi il problema si concentra su ciò che il personaggio vede (quindi sa) oppure non vede (quindi ignora). Quindi per il cinema la focalizzazione interna corrisponde a ciò che  viene mostrato tramite gli occhi del personaggio(soggettiva) e la focalizzazione zero è ciò che allo spettatore viene mostrato senza la mediazione del personaggio e che quindi forse il personaggio ignora (l’assassino nascosto). Nei film talvolta si alternano il personaggio che guarda e ciò che è guardato.

Narrazione scritta e cinema

*E’ necessario infine rilevare alcune fondamentali differenze tra la narrazione cinematografico e quella scritta, che, come è facilmente intuibile,  sono legate ai diversi modi in cui il cinema può far passare un’informazione senza ricorrere alle parole.

*Queste informazioni inoltre, possono non essere note al personaggio, che può non vederle, non sentirle oppure necessariamente le ignora perché provengono dal mondo extradiegetico, ad esempio dalla colonna sonora.

*Le informazioni passano infatti anche attraverso questi mezzi:

*l’espressione degli attori, magari in primo piano;

*le voci e i rumori fuori campo

*le inquadrature a campo lungo e lunghissimo che fanno vedere aspetti del paesaggio o dell’ambiente che il personaggio può non avere presenti;

*i particolari di oggetti o i dettagli di espressioni che il personaggio può non cogliere.

*Accenniamo anche alla differenza tra cinema e teatro, forma di rappresentazione alla quale il cinema sembra strettamente apparentato e alla quale si richiamava da vicino nei primissimi anni del Novecento, fino all’introduzione dei movimenti di macchina. Chi assiste ad una rappresentazione teatrale, a differenza di chi guarda un film:

  • •- è collocato ad una distanza e ad un’angolazione fissa rispetto alla scena; spettatori in posizioni diverse vedono cose diverse e sono consapevoli di questa differenza (diverso prezzo del biglietto di ingresso, come negli stadi). E’ più limitata la sospensione dell’incredulità e lo spettatore, che percepisce la distanza fisica dalla scena, si identifica di meno con personaggi e fatti rappresentati.
    difficilmente coglie bene le espressioni degli attori;
    può fissare la sua attenzione a piacere sui vari dettagli della scena eo sui vari attori, creando un percorso visivo che gli è proprio, diverso da quello degli altri spettatori;
    – un po’ come accade per gli eventi sportivi, assiste ad una rappresentazione unica e irripetibile, infatti anche se l’opera viene replicata dalla stessa compagnia, lo spettacolo non sarà mai esattamente identico al precedente; talvolta la compagnia sperimenta l’introduzione di variazioni nel corso delle varie repliche.
    – nelle forme di teatro più moderno è possibile l’interazione col pubblico (Sei personaggi in cerca di un autore; Pirandello) eo il dibattito con gli spettatori. Ricordiamo che Pirandello è stato anche un critico cinematografico, conosceva il problema del coinvolgimento del pubblico e ha voluto introdurre nel teatro una modalità di coinvolgimento concorrenziale rispetto a quella del film, che certo non la può realizzare.