Memorie di Maria Porato Codolini

Riordinando i documenti di mia madre, ho trovato questa breve memoria sulla sua amicizia con alcune signore ebree durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel testo non compaiono date, ricordando a quello che lei raccontava, sono quasi sicura che i fatti si riferiscano agli anni 1943/44. Grazie alla solidarietà di molte persone, queste donne non hanno conosciuto gli orrori di Auschwitz, di cui si ricorda la liberazione il 27 gennaio. Lascio a tutti un’ultima testimonianza su quella che è stata la vita quotidiana di una maestra “protettice degli ebrei” in quegli anni.
Gabriella Codolini

I giorni della memoria

Tutte le guerre hanno i loro avvenimenti eclatanti, ma esiste anche un'”epica minima” vissuta tutti i giorni nelle cose piccole e negli avvenimenti che sembrano perfino banali. A Dronero erano stati internati alcuni ebrei. Provenivano dalla Iugoslavia (secondo la divisione geografica di quel tempo). Si chiamavano Rosental, Davidovic e Hulmann. Della famiglia Rosental ricordo poco perchè non ho avuto contatti diretti. C’erano la mammma ed i figli,  passati ben presto nella formazione partigiana GL. La signora Davidovic viveva in un piccolo appartamento: era sola perchè il marito (veterinario) e tutta la sua famiglia erano finiti in campo di concentramento e spariti nel nulla. La più abbiente era la signora Hulmann. A Zagabria era proprietaria di una fabbrica di abbigliamento e lanerie. Forse aveva avuto modo di sapere per tempo la vera situazione degli ebrei ed aveva provveduto a sistemare i suoi affari. Il figlio maggiore era riuscito a partire per l’America (Montreal) con la moglie e la famiglia. La mamma era rimasta in Italia, essendo il figlio più giovane intrasportabile perchè ammalato di polmoni e non avrebbe mai potuto avere il visto per l’America. Quante volte sono andata in bicicletta all’ospedale di Fossano per avere sue notizie e portargliene della mamma!
In un primo tempo le cose andarono bene e, finchè si trattò solo d’internamento, queste persone avevano una certa libertà. Io ho avuto modo di conoscere il gruppo perchè insegnavo loro l’italiano. In piazza Martiri c’era allora uno dei più noti alberghi della zona: “Il Braccio di Ferro”. Qui alloggiava la signora Hullmann ed io ero stata segnalata dallo stesso proprietario, signor Degiovanni, come insegnante. Ero giovane, intraprendente, con tante idee di ribellione, alla ricerca di situazioni avventurose e anche…pericolose. Accettai subito. In quel primo periodo le cose non erano così serie e catastrofiche, per cui anche la mia famiglia non si oppose. I guai vennero più tardi. Gli ebrei, da internati divennero ricercati e destinati ai campi di concentramento. Nel frattempo io avevo avuto la nomina per le scuole di Canosio e Marmora. Partii da Dronero col mio seguito di ebrei, giustificandomi col fatto che “erano zie bisognose di cambiare aria per motivi di salute”. Avevo delle zie piuttosto particolari, balbettavano appena l’italiano. La gente di Canosio fu meravigliosa. Nessuno chiese spiegazioni ma venne trovata subito una casa in montagna a Colle San Giovanni. Io facevo le spese più grosse e Marietta del Colle procurava latte, uova , pane e quanto poteva venire incontro alle necessità delle nuove venute. Le “mie zie” erano le signore Hulmann e Davidovic. La gente del posto aiutava, ma le signore si davano da fare insegnando cucito e ricamo alle ragazze del posto. Quanti bei corredi sono stati ricamati! Quando scendevo in Dronero, il gran capo delle Brigate Nere mi salutava con l’appellativo di “protettrice degli ebrei”. Al che io non facevo fiato e fingevo di non capire. Ci furono anche vari rastrellamenti e notti intiere passate nei boschi, alle quali si è aggiunto anche un interrogatorio a seguito del quale le Brigate Nere erano indecise se rilasciarmi o no ma per fortuna mi hanno lasciata andare. Tra spaventi e incertezze mi andò bene fino alla fine della guerra. Quando le ostilità finirono, la signora Hulmann partì per l’America (nel frattempo il figlio minore era deceduto nell’ospedale di Fossano) e la signora davidovic, non avendo più parenti, si impegò presso il Tappetificio Roascio, addetta agli uffici di Torino. Purtroppo era gravemente ammalata e non durò più a lungo.
Da allora non ebbi più notizie delle mie amiche ebree. Queste sono piccole cose di tutti i giorni, accadute in un momento molto difficile.
Maria Porato Codolini