Le donne e l'amore nella letteratura italiana

Autori:

Poeti provenzali, Dante, Boccaccio, Ariosto, Manzoni, Svevo.

Poeti provenzali -> XI-XIII sec.; si sviluppano nel sud della Francia [lingua D’oc].{poesia profana, spesso in contrasto con la chiesa, amore in tensione, ma non per questo non fisico}

Dante -> 1265/1321 Firenze; maggiore esponente della corrente degli stil novisti, infatti presenta l’ideale di donna angelica [vita nuova e divina commedia]

Boccaccio -> 1313/1375 Firenze ( forse a Certaldo) ma visse parte della giovinezza a Napoli.

Ariosto -> 1474/1533 nacque a Reggio Emilia morì a Ferrara[confronto Bradamante- Angelica]

Manzoni ->1785/1873 Milano; la donna come figura nuovamente passiva(Lucia); se attiva ha risvolti negativi (Gertrude)

Svevo->1861/1928 Trieste; le tre donne rappresentate nel romanzo [Ada, Augusta, Carla ]

POETI PROVENZALI:

Questa corrente sviluppatasi dall’XI al XIII secolo nel sud della Francia aveva come oggetto della sue composizioni l’amore per una donna.

Quest’ultima era solitamente rappresentata come lontana e irraggiungibile; in parte perché  era sempre benestante (es. la signora del feudo) e in parte perché nella maggior parte dei casi si trattava di un amore adultero o non ricambiato.

Il rapporto tra il poeta e l’amata non era dunque  alla pari, ma il poeta rendeva un <<servizio d’amore>> alla sua signora.

Proprio per questo la poesia si sviluppa nella tensione fra i due, nella consapevolezza della negazione di un amore duraturo.

Per i trovatori la donna era un elemento assolutamente indispensabile per l’uomo; essi pensavano infatti che potesse suscitare amore solo in quelli che possedevano i valori cortesi [larghezza, senso della misura] e che allo stesso tempo aiutasse l’uomo a raggiungerli.

Ritengo dunque che la rappresentazione della donna che emerge  da questa corrente sia positiva, nonostante dipinga una donna ancora poco definita (non ne viene mai fatta un’analisi psicologica) e abbastanza priva di iniziativa.

DANTE:

Nella Divina Commedia la donna “ideale ” viene rappresentata come una donna angelicata, come del resto erano soliti fare tutti gli stilnovisti. Infatti Beatrice risulta essere una creatura incorporea, perfetta e irreale. Anzi, si può dire che la Divina Commedia costituisce il superamento della concezione stilnovistica della donna perché in questo caso in lei si viene rappresentata la Teologia, cioè la stessa “scienza di Dio”, che rende possibile a chi la comprende la perfetta felicità intellettuale.

Questo totale distacco dalla realtà doveva evitare all’autore l’accusa di adulterio che (considerato il peso della chiesa nella società di allora) certo doveva temere molto.

Inoltre Beatrice, all’interno della Commedia, si fa portatrice delle virtù teologali, diventando per Dante un mezzo per giungere alla salvezza.

Dante ci presenta dunque Beatrice come un’immagine che l’ha aiutato nei momenti bui, ma che esiste solo nella finzione letteraria.

All’interno della Divina Commedia si ritrovano altre figure femminili molto carismatiche come per esempio Francesca da Rimini. A questo personaggio, nonostante, si trovi ubicato nell’Inferno,  Dante rivolge la sua pietà e la sua compassione, e pare quasi mostrare rispetto per la sfortunata vicenda che la condusse alla morte.

Questo ritratto di donna pare più ‘’realistico’’ di quello di Beatrice forse perchè i peccati che ha commesso ce la fanno apparire più vicina e più umana.

BOCCACCIO:

Le donne rappresentate da questo autore risultano decisamente più emancipate di quelle analizzate in precedenza, tanto che in ”elegia di Madonna Fiammetta” per la prima volta la donna è l’unica protagonista; nel romanzo di Boccaccio,la donna non si limita ad essere ombra e riflesso della passione dell’uomo, ma diviene la vera attrice, che affronta e soffre la vicenda amorosa dentro di sé, come schietta creazione del proprio cuore.

Fiammetta non è la donna angelicata degli stilnovisti e di Dante, né una creatura superiore come Laura per il Petrarca, ma una donna completamente terrena e sensuale, che si lascia corteggiare e sedurre, che tradisce con relativa disinvoltura.

(Decameron)

 

ARIOSTO:

Ariosto dimostra di essere un autore estremamente innovativo all’interno de ‘’L’Orlando Furioso”; infatti in questo poema egli rappresenta alcune figure femminili assolutamente rivoluzionarie. Se nel Medioevo si incontrano donne che si limitano ad essere ispirazione per gli artisti o sogno per gli eroi, Ariosto ci mette di fronte a due figure di donne assolutamente emancipate e indipendenti. Le figure femminili di questo poema sono coscienti di ciò che desiderano e dotate dei mezzi per raggiungerlo, pur utilizzando diverse strategie. Infatti Bradamante cavalca vestita della sua armatura e sconfigge cavalieri e maghi, mentre Angelica pensa, riflette, calcola il modo migliore per raggiungere il suo scopo. Ciò non toglie che anche Bradamante sia estremamente femminile : Ariosto non mirava certo alla rappresentazione di una figura ambigua, quanto a quella di una figura innovativa.

Si nota una grande ironia nella vicende delle due donne principali del poema ariostesco : entrambe si trovano a dover salvare i loro amati. Bradamante deve infatti far fuggire Ruggiero dal castello fatato creato da Atlante e Angelica incontra Medoro quando è ferito e impotente.

Due figure che quindi si completano, mostrando una realtà femminile assolutamente innovativa per l’epoca in cui fu scritto questo poema.

 

MANZONI:

Quest’ autore, nonostante sia molto più recente di quelli analizzati sino ad ora, presenta una figura femminile estremamente passiva e arrendevole; tale è infatti l’atteggiamento di Lucia di fronte alle disavventure che subisce. Questo personaggio si affida infatti totalmente  alla Divina Provvidenza, per questo agisce senza mai prendere l’iniziativa, sicura che non esiste per lei alcuna forma di autodifesa, ma solo la possibilità di affidarsi a Dio. Un’altra figura femminile molto importante che si incontra nel romanzo è Gertrude, un personaggio che incute nei lettori pietà e biasimo allo stesso tempo. Questa figura infatti ha il coraggio di sognare  una vita diversa, ma poi non fa nulla per cambiare la sua situazione, temendo le conseguenze di una ribellione  che sarebbero comunque state terribili. Non ha nemmeno la capacità di accettare il suo destino e sarà proprio questo divario fra sogni e realtà a portarla alla pazzia e a renderla complice dei brutali omicidi per i quali verrà condannata.

Per queste ragioni non credo che nei “Promessi Sposi” vi siano ritratti di donne con connotazioni positive; infatti il loro comportamento di fronte alle avversità della vita oscilla dalla più totale passività, a comportamenti che si rivelano dannosi o quantomeno avventati.

 

SVEVO:

Svevo dedica alle donne all’interno de “La coscienza di Zeno” moltissima attenzione, evidenziando tre figure femminili in particolare.

La prima è senza dubbio Ada, la donna che Zeno aveva deciso di sposare sin dal primo incontro e che mai ricambiò il suo amore. Ada viene presentata come una donna molto sicura di sè e generalmente poco incline al riso; la serietà è una delle prime caratteristiche che Zeno riconosce e ammira in lei. Questa è una donna con tutte le carte in regola per giungere al successo nella vita; ma che , per ironia della sorte, si ritroverà in una situazione assai peggiore di quella dell’inetto Zeno.

La seconda è la maggiore delle sorelle Malfenti, Augusta, la moglie di Zeno. Questa donna viene dipinta come moglie ideale,  essa infatti si occupa della casa e della famiglia seguendo un codice di regole non scritte senza mai chiedersi se esse siano giuste o meno. Inizialmente questa caratteristica di Augusta viene definita “salute”; ma poi lo stesso Zeno comprende che “rifugiarsi nel presente” sia  forse la malattia peggiore, poiché non ci si rende neppure conto di essere ammalati.

L’ultima è l’amante di Zeno, Carla, definita da lui “una povera fanciulla” che però alla fine della vicenda sarà abbastanza forte da lasciarlo e sposare un altro uomo.