Citazioni di testi evangelici utili per comprendere il Paradiso

Canto III

GERUSALEMME CELESTE
(Paradiso = La Roma onde Cristo è romano
Pg XXXII 101-102).


 

tratto dal sito   http://www.treccani.it/enciclopedia/gerusalemme-celeste_%28Enciclopedia_dell’_Arte_Medievale%29/
di A. Rovetta

Si definisce come G. celeste la visione che costituisce l’avvenimento conclusivo dell’Apocalisse di Giovanni (21,1-22,15); essa raccoglie la prospettiva ultima della storia della salvezza narrata nella Scrittura e impegna la condizione presente della Chiesa pellegrina verso la seconda venuta gloriosa di Cristo.Nella codificazione letteraria della G. celeste concorsero molteplici elementi escatologici e messianici desunti dal Vecchio Testamento (Ez. 40-48; Is. 54; 60; 66) e dal Nuovo Testamento (Gal. 4, 24-26; Eb. 12, 2-24), con un particolare rimando al ruolo storico e simbolico della città santa, qui chiamata a designare il luogo della manifestazione ultima del Signore. Mentre per il mondo giudaico l’attesa della nuova G. coincide con la restaurazione della G. storica e del suo Tempio, per il mondo cristiano la G. celeste rappresenta il compimento escatologico. In particolare la spiritualità medievale, a seguito delle Collationes del monaco Cassiano (ca. 360-435), riconobbe in G. l’esempio paradigmatico dei quattro sensi dell’interpretazione della Scrittura: in senso storico G. è la città giudaica e il popolo d’Israele; in senso allegorico è la Chiesa; in senso morale è l’anima del cristiano; in senso anagogico è il regno di Dio con gli uomini.Un ruolo particolare ebbero i diversi commenti all’Apocalisse, a partire da quello di Ticonio, che già alla fine del sec. 4° raccoglieva una ricca tradizione e che venne favorevolmente accolto da Agostino e Girolamo. Particolare fortuna ebbero in seguito i commenti di Beato di Liébana (sec. 8°), di Ambrogio Autperto e di Berengaudo (sec. 9°). La tendenza a ravvisare indizi della G. celeste nella storia contemporanea della Chiesa portò a interpretazioni sempre più particolari, come quella di Alessandro Minorita (sec. 13°), che, influenzato dall’ecclesiologia di Gioacchino da Fiore, nella sua Expositio in Apocalypsim (Praga, Kapitulní Knihovna, Cim. 5), affidava la realizzazione della città celeste all’opera di Francescani e Domenicani, portando alle estreme conseguenze alcuni elementi della spiritualità di Bernardo di Chiaravalle, che riconosceva nella vita e nei luoghi monastici anticipazioni della G. celeste.

 

Canto XIX

http://www.lachiesa.it/bibbia.php?ricerca=citazione&Cerca=Cerca&Versione_CEI2008=3&Versione_CEI74=1&Versione_TILC=2&VersettoOn=1&Citazione=Mt%2025,31-46