Ludovico Ariosto breve ed essenziale

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http://www.scuolissima.com/2012/06/riassunto-vita-ludovico-ariosto.html

Nell’ambiente colto e raffinato della corte rinascimentale di Ferrara visse, lavorò e scrisse Ludovico Ariosto. Egli, per la vita che condusse, rappresenta l’esempio tipico dell’intellettuale cortigiano, ma per la vivacità della sua fantasia, per il delicato equilibrio del suo stile, ironico e serio insieme, è certamente la personalità poetica più originale del suo tempo.
Nacque a Reggio Emilia nel 1474, e fu avviato dal padre, che era al servizio degli Este, alla vita della corte.
Abbandonò gli studi di diritto che aveva cominciato, per scegliere quelli letterari. Costretto a provvedere alla famiglia dopo la morte del padre, entrò al servizio del cardinale Ippolito d’Este, della famiglia dei signori di Ferrara alla quale rimarrò legato per tutta la vita. Nonostante gli incarichi a volte molto impegnativi che gli Estensi gli affidavano, che riducevano il suo tempo e le energie da dedicare alla letteratura, nel 1516 Ariosto portò a termine la sua opera maggiore, l’Orlando furioso. Si dimostrò anche abile uomo di governo in situazione difficili: seppe infatti affrontare con lucidità e fermezza i problemi della Garfagnana, una regione poverissima e infestata dai banditi, di cui gli era stato affidato il governo.
L’ultimo periodo della sua vita, dal 1525 fino alla morte avvenuta nel 1533, fu tranquillo: acquistò una casetta dove visse con la compagna Alessandra Benucci dedicandosi alle ultime opere e alla sistemazione e alle definitive edizioni del suo Orlando furioso.

 

BREVE RIASSUNTO DELL’ORLANDO FURIOSO

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L’ Orlando furioso ha gli antefatti nell’Orlando Innamorato di Boiardo. Orlando e Rinaldo due cavalieri cristiani (cugini) sono innamorati di Angelica. L’imperatore Carlo, per far cessare i conflitti tra i due, rapisce Angelica e l’affida ad un conte, promettendola in sposa a chi ucciderà più infedeli, ma Angelica scappa. Orlando e Rinaldo si allontanano dal campo di battaglia per cercarla. Orlando  vive una serie di avventure: sull’isola Ebuda libera Olimpia che era stata legata ad un scoglio e data in pasto ad un’orca e aiuta una giovane donna chiusa in una grotta da alcuni malfattori. Per un sortilegio è intrappolato nel castello del mago Atlante. Riesce ad uscire e arriva in un bosco, qui affrontando un saraceno viene a conoscere (dalle iniziali dentro un cuore che i due avevano inciso sugli alberi) della storia d’amore di Angelica e Medoro (paladino saraceno). Allora esce di senno, abbatte alberi e distrugge villaggi, attraversa a nuoto lo stretto di Gibilterra e arriva in Africa dove i compagni lo riconosco, Astolfo, guidato da San Giovanni va a recuperare il senno sulla luna e Orlando rientrato in se stesso può ricominciare a combattere. Nel frattempo, infatti, gli arabi hanno fatto stragi di cristiani. Tornati i due cavalieri (nel frattempo Rinaldo aveva dimenticato angelica bevendo dalla fonte del disamore) i cristiani riescono ad avere la meglio. Contemporaneamente, Rugg(i)ero paladino saraceno si era innamorato (già nell’ Innamorato) di Bradamante, sorella di Rinaldo. I due si erano persi di vista e si stannno cercando. Anche Ruggiero è prigioniero del castello di Atlante ma riesce a scappare, portato via da un ippogrifo che lo porta all’isola della maga Alcina, di cui Ruggiero si innamora. Capisce, però che si tratta dell’ennesimo sortilegio, riesce a scappare e giunge ad Ebuda dove libera Angelica dall’orca e se ne innamora, ma Angelica scappa . Si ritrova quindi in un altro castello di Atlante, qui c’è anche Bradamante, i due si promettono amore eterno, ma sono di nuovo allontanati dall ennesimo scontro cristiani/arabi. Tra i saraceni c’è una donna Marfisa di cui Bradamante è gelosa. Ma Atlante rivela che Ruggiero e Marfisa sono fratelli e hanno origini cristiane. Dopo una serie di peripezie Ruggiero si converte al cristianesimo e può sposare la donna amata. Questa però è stata promessa in sposa a Leone, figlio dell’imperatore di Bisanzio. Bradamante decide di sposare chi vincerà in duello. Leone per assicurarsi la vittoria fa rapire Ruggiero perchè combatta al posto suo. Ruggiero confessa la sua storia e Leone commosso rinuncia alla donna. I due possono finalmente sposarsi dando origine alla casata estense (anche se presto Ruggero morirà, come aveva predetto una profezia)

SI RINGRAZIA PER IL SEGUENTE TESTO  OLIPROJECT   http://www.oilproject.org/lezione/ludovico-ariosto-orlando-furioso-ruggero-bradamante-4508.html

Introduzione

Nel corso dell’Orlando furioso, Ariosto inserisce due momenti in cui le vicende principali – la guerra tra i Franchi e i Mori e la ricerca di Angelica da parte dei protagonisti – si interrompono, provocando una deviazione del percorso narrativo del poema e delle vicende di diversi personaggi.

Il primo castello di Atlante

Si tratta dei due castelli-trappola creati dal mago Atlante, tutore di Ruggiero. Il mago, conoscendo la profezia della morte del guerriero dopo le sue nozze con Bradamante e la conversione al cristianesimo, lo intrappola in due diversi castelli incantati, nei quali vengono attirati con l’inganno diversi paladini, tra cui lo stesso Orlando. Il castello, fatto d’acciaio e situato sui Pirenei, è praticamente inespugnabile, in quanto creato dalla magia di Atlante. Solo Bradamante, con un anello magico sottratto a Brunello su indicazione della maga Melissa, può accedervi. Qui Atlante, spinto da sincero amore paterno per Ruggiero, rapisce giovani fanciulle per attirare i cavalieri nel magico edificio con la promessa di piaceri e dolce compagnia. Quando Bradamante vi penetra, nel quarto canto, sfrutta i poteri del suo anello per annullare gli effetti della magia di Atlante. Quest’ultimo combatte poi a cavallo di un ippogrifo, una creatura mitologica nata dall’incrocio tra un cavallo e un’aquila 6, e con l’uso di uno scudo magico che acceca e stordisce gli avversari 7. Quando Bradamante lo sconfigge, Atlante spiega le ragioni del proprio comportamento, svelando la profezia che grava sul capo di Ruggiero e promettendo tutti i propri beni in cambio dell’amato:

“Né per maligna intenzïone, ahi lasso!
(disse piangendo il vecchio incantatore)
feci la bella ròcca in cima al sasso,
né per avidità son rubatore;
ma per ritrar sol dall’estremo passo
un cavallier gentil, mi mosse amore,
che, come il ciel mi mostra, in tempo breve
morir cristiano a tradimento deve.

[…] Deh, se non hai del viso il cor men bello,
non impedir il mio consiglio onesto!
Piglia lo scudo (ch’io tel dono) e quello
destrier che va per l’aria così presto;
e non t’impacciar oltra nel castello,
o tranne uno o duo amici, e lascia il resto;
o tranne tutti gli altri, e più non chero,
se non che tu mi lasci il mio Ruggiero”.

Il secondo castello di Atlante

Il secondo castello di Atlante appare nel dodicesimo canto. L’incantesimo del mago è qui più potente: in questo nuovo luogo magico i cavalieri sono attirati dalle loro stesse ossessioni che prendono forma in un’immagine sfuggente ed irreale, ma al tempo stesso irresistibile e seducente. I paladini che entrano nel castello dimenticano tutto, concentrandosi nella ricerca del loro oggetto di piacere; così Orlando rimane imprigionato nel castello, inseguendo l’immagine di Angelica 8. Se nel primo castello erano i piaceri esterni ad attirare i cavalieri, qui invece sono le loro fantasie e le loro ossessioni a portare all’oblio e alla follia i paladini.

Questi due luoghi si presentano come momenti necessari per la formazione di Ruggiero, eroe destinato alla morte prematura, ma anche alla fondazione della famiglia degli Estensi. A rompere quest’incantesimo è proprio – ironia della sorte – l’oggetto del desiderio di tutti i personaggi. Angelica, impadronitasi dell’anello magico che dona l’invisibilità, spezza l’incantesimo del mago, e dà la libertà a tutti, permettendo così il proseguimento dell’intreccio.

LA FOLLIA DI ORLANDO
https://library.weschool.com/lezione/ludovico-ariosto-orlando-furioso-pazzia-di-orlando-angelica-medoro-11067.html

LA SELVA PER ARIOSTO
http://liceocuneo.it/ipertesti/sentieri-nella-foresta/left/foreste/ariosto.htm

Nell’Orlando Furioso il luogo in cui si muovono i cavalieri è costituito da una selva ove si può incontrare allo stesso modo il peccato o la redenzione, combattere il nemico o cercare la donna amata. Dietro ad ogni albero si nasconde la possibilità di un incontro avventuroso e straordinario: povere capanne o castelli incantati, santi eremiti o incantatori malvagi, draghi, mostri, giganti, fanciulle sorridenti o saraceni armati e pericolosi.  Diversamente da quanto accade nella Divina Commedia, lo smarrimento nella selva non comporta l ’idea di peccato, ma la mancanza di equilibrio dell’uomo alle soglie dell’età moderna, l’assenza di un principio ordinatore del mondo che per Dante e il Medioevo era la volontà di Dio.

Nella selva fugge Angelica per sottrarsi alle sgradite attenzioni dei paladini, nella selva cercherà le erbe con le quali curerà Medoro ferito, umile fante che otterrà la donna ambita dai più nobili cavalieri senza nemmeno averla cercata, nella selva Orlando si getterà all’inseguimento del misterioso personaggio che lo condurrà alla radura in cui sorge il castello del mago Atlante, in cui ciascuno insegue vanamente le sue illusioni e nella selva impazzirà Orlando, quando verrà a sapere dell’amore a lieto fine di Angelica e Medoro.

 

     Fugge tra selve spaventose e scure,
per lochi inabitati, ermi e selvaggi.
Il mover de le frondi e di verzure,
che di cerri sentia, d’olmi e di faggi,
fatto le avea con subite paure
trovar di qua di là strani vïaggi;
ch’ad ogni ombra vetuta o in monte o in valle,
temea Rinaldo aver sempre alle spalle. (Angelica)

 

Luogo dell’avventura e dell’imprevisto, la selva viene recuperata così alla laicità e in qualche modo passa a rappresentare l’intrico in cui si aggira ciascuno di noi nella sua vita e tutte le avventure e i personaggi in cui casualmente si imbatte.
Non sempre si tratta di un luogo spaventoso e selvaggio: nell’Orlando Furioso spesso si sottolinea la bellezza di questo paesaggio e il bosco impenetrabile si apre in radure fiorite o si ferma alle sponde di un piacevole ruscello, dove la natura ci rivela il suo lato benevolo e materno.

La selva è dunque il luogo in cui il movimento dei personaggi, alla vana ricerca dell’oggetto che desiderano, si svolge in modo tale da tornare molte volte su se stesso attraverso una serie di intricati sentieri. E’ un movimento circolare, senza una vera meta, guidato dal capriccio della fortuna, vera padrona del destino umano, contrariamente a quanto accade nella Divina Commedia, che presuppone un moto verticale dal basso all’alto, quindi un miglioramento  morale ricercato dal protagonista.

Il tema della selva e quello della ricerca sono strettamente connessi: la nostra vita è intricata come una foresta e in questa foresta noi cerchiamo vanamente gli oggetti dei nostri desideri, spesso poco realistici. Essi ci sfuggono sempre mentre, paradossalmente, li ottengono coloro che non li stavano cercando, come accade a Medoro con Angelica. Lo stesso accade nel castello del mago Atlante, dove i paladini si aggirano senza pace, trattenuti non tanto dall’incantesimo quanto dalla follia delle loro illusioni.

Attraverso l’immagine del castello, i temi della selva e della ricerca si trasformano progressivamente in quello del labirinto, al centro del quale esiste un luogo privilegiato, un tesoro in attesa o un mostro in agguato, che non  sempre i protagonisti riescono a raggiungere, così come nella vita reale non sempre noi realizziamo i nostri progetti o siamo in grado di “afferrare saldamente” qualche risultato.