Goldoni breve ed essenziale

http://www.skuola.net/settecento-letteratura/700-autori-opere/carlo-goldoni-riassunto.html

Goldoni, Carlo – Riassunto

 

Appunto breve e essenziale sulla vicenda biografica del veneziano Carlo Goldoni, autore della riforma teatrale settecentesca

 

Carlo Goldoni

Carlo Goldoni nacque a Venezia nel 1707 da una famiglia borghese.
Per tutta la vita dovette combattere la povertà. La sua passione era scrivere commedie teatrali; egli amava talmente il teatro da cercare un modo per modificarlo.
Fino ad allora vi era la commedia dell’arte: l’autore scriveva un racconto e gli attori dovevano improvvisare le scene in teatro.
Al contrario, Goldoni si soffermava a redigere anche le parti per ciascun attore, inizialmente senza aver alcun successo. Le sue commedie erano per lo più ambientate a Venezia, con la presenza di alcuni personaggi tipici della città; Goldoni narrava semplicemente fatti reali e quotidiani, usando come linguaggio il dialetto veneziano.

Dopo aver acquistato la fama, egli fu chiamato in Francia presso la corte di Luigi XV per organizzare il tetro di corte ma, accorgendosi che avrebbe dovuto fare per il teatro francese nuovamente tutto il lavoro svolto in Italia con incerti risultati, accettò solo di insegnare l’italiano alla figlia del re. Poco dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese morì.
Possiamo distinguere le sue commedie in due filoni: di Carattere e d’Ambiente.
Nelle prime egli dava particolare importanza all’aspetto psicologico dei personaggi,divertendosi a tratteggiare il loro carattere.
Nelle commedie d’ambiente Goldoni si soffermava a descrivere maggiormente l’ambiente dove accadevano le vicende narrate.
Per quanto riguarda la lingua, egli scrisse per buona parte in dialetto veneziano, per rendere il tutto più verosimile; ne scrisse altre invece in lingua italiana (La Locandiera) usando raramente dialettismi veneziani.

Goldoni e la riforma del teatro

sintesi della pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Goldoni#La_Riforma_Teatrale

Classi sociali

Carlo Goldoni, opera di Ulisse Cambi, Firenze

Egli fu conosciuto per il suo illuminismo popolare, che critica ogni forma di ipocrisia dando importanza alla classe sociale dei piccoli borghesi. Goldoni aspira ad un pacifico mondo razionale, accettando le gerarchie sociali, distinguendo i diversi ruoli della nobiltà, della borghesia e del popolo. Conscio dei conflitti che possono sorgere tra le varie classi, dando spazio nel suo teatro al conflitto tra nobiltà e borghesia. Secondo Goldoni, un uomo si può affermare indipendentemente dalla classe cui appartiene, attraverso l’onore e la reputazione di fronte all’opinione pubblica. Ogni individuo, se onorato, accetta il proprio posto nella scala sociale e rimane fedele ai valori della tradizione mercantile veneziana: onestà, laboriosità, ecc. Goldoni offre l’immagine di una trionfante affermazione della missione teatrale, di un sicuro proposito di riforma sostenuto da una spontanea gaiezza. … Dietro quest’immagine gaia si nasconde  un’inquietudine, scaturita dall’estraneità dell’io narrante rispetto alle vicende, che si trasforma in un continuo interrogarsi su se stesso e sul mondo, in una forma di inquieta ipocondria. Per tutta la sua vita, Goldoni è alla ricerca di legittimazione di se stesso, del proprio fare teatro: ciò converge con il suo rifiuto di una tranquilla professione borghese. Non essendo nato all’interno dell’ambiente teatrale e venendo da un contesto diverso, non riesce ad accettare il teatro così com’è, ma cerca di riformarlo, cercando di fondare un nuovo teatro onorato. ….Ogni opera di Goldoni contiene una sua morale, sottolineando nelle premesse il ruolo pedagogico dei caratteri. Il teatro attinge dal mondo riferimenti, spunti, allusioni e richiami alla vita quotidiana. L’opera goldoniana racchiude tutta la vita della Venezia e dell’Italia contemporanea, assumendo così la qualità di un modernissimo realismo. I borghesi assumono il ruolo centrale tra le varie classi sociali sulle scene goldoniane: nelle prime opere sono positivi….. I nobili appaiono senza valori. I servi, conservando la schematicità della commedia dell’arte, si segnalano per la gratuita intelligenza…..

Pantalone

Il teatro e il mondo

Carlo Goldoni deve la sua fama, oltre che alle diverse opere che scrisse,alla riforma del teatro. Prima della riforma “Goldoniana” esisteva un altro tipo di teatro: la commedia dell’arte. Nella commedia dell’arte gli attori non avevano un testo scritto da studiare e da seguire durante la rappresentazioni ma, avevano solo una traccia generale da seguire (questa traccia veniva chiamata canovaccio). Carlo Goldoni fu il primo a volere un testo interamente scritto per ogni attore. ….

Le figure dei servi assumono un nuovo spazio, muovendo critica alla ragione borghese dei padroni. … Per Goldoni, una componente essenziale del mondo è l’amore. Questo sentimento presente nei giovani sulle scene è subordinato a regole sociali e familiari, sottostante alla reputazione e all’onore. Alla necessità di riformare la commedia molti avevano risposto con vari espedienti quali la traduzione in italiano di commedie spagnole o francesi. Spesso, però, come sottolinea Goldoni nella prefazione alla prima raccolta delle sue commedie, il prodotto finale si discostava dai “gusti delle Nazioni” in quanto, provenendo da un contesto estraneo, non teneva conto dei costumi e dei linguaggi dei destinatari.

Gli scrittori barocchi e soprattutto i marinisti, così, avevano tentato di introdurre innovazioni quali “macchine”, “trasformazioni”, “decorazioni”, musica, canto, danza, pantomima, acrobazia, e persino gioco di prestigio…… È proprio confrontando le soluzioni dei vari commediografi che Goldoni riesce a cogliere che il successo di una rappresentazione risiedeva in “alcuni gravi ragionamenti ed istruttivi, alcun dilicato scherzo, un accidente ben collocato, una qualche viva pennellata, alcun osservabil carattere, una dilicata critica di qualche moderno correggibil costume”….

..

Osservare il reale allora consentiva anche di apprendere dai virtuosi quali fossero i mezzi con i quali la virtù resisteva alla corruzione dei costumi; sottolineando l’importanza di un teatro a fine “propedeutico”, che rappresentasse un mondo di valori positivi, ai quali il pubblico potesse ispirarsi attraverso la rappresentazione delle sue commedie (uno dei cardini fondamentali della sua riforma).

Dall’analisi del secondo, invece, comprende come rappresentare sulla scena i caratteri, le passioni e gli avvenimenti che il libro del Mondo gli mostrava. Apprende quindi le tecniche per ombreggiare o dare rilievo alle diverse situazioni, destando la meraviglia o il riso. ….. Da qui il suo importante studio anche degli attori che poi dovevano dar vita ai personaggi delle sue commedie, il tener conto del loro carattere, natura e inclinazioni, fino a scrivere addirittura delle parti conseguenti a chi poi le avrebbe rappresentate, apporto fondamentale nel progetto di portare il “Mondo” nel ” Teatro”‘, e garanzia di successo attraverso l’approvazione di un pubblico che si dimostrava sensibile alla rappresentazione della vita reale.

……

Innovare significa, però, scontrarsi contro la tradizione, perciò Goldoni fu oggetto di numerose critiche, provenienti in particolare dagli accademici e conservatori del suo tempo.

(Gasparo Gozzi)

http://www.linkuaggio.com/2013/09/carlo-goldoni-riassunto-dettagliato-su.html

L’adesione di Goldoni a caratteri prettamente borghesi deriva sia dalla sua condizione sociale sia dall’ambiente in cui vive; Venezia, pur nella sua arretratezza, era caratterizzata dalla presenza di una solida classe borghese. I caratteri goldoniani non sono mai collocati su uno sfondo neutro, sono radicati in un contesto sociale ben definito. Secondo Goldoni i vizi e le virtù degli individui assumono diverse caratteristiche a seconda dell’ambiente sociale in cui si sono formati. Le commedie di Goldoni vengono divise in “commedie di carattere” e “commedie d’ambiente”: le prime intendono a delineare una figura, le seconde a delineare un ambiente sociale. Ma proprio per quanto detto prima le differenze sono solo quantitative, non qualitative; si da cioè più o meno spazio ad un carattere e ad un ambiente. Le commedie di Goldoni si differenziano notevolmente dalla letteratura dell’epoca contemporanea, classicheggiante e aulica, proprio per il loro contatto diretto con la realtà. ….La riforma vuole quindi restituire una dignità al teatro in generale, contrapponendosi sia all’eccessiva frivolezza della commedia dell’arte sia all’eccessiva tendenza eroica della tragedia. Il rifiuto dell’improvvisazione nasce dal fatto che gli attori, seguendo semplicemente il canovaccio e i generici non potevano fornire una rappresentazione completa del reale. Goldoni incontrò delle opposizioni alla sua riforma: in primo luogo quella degli attori, che si trovavano a ricoprire un ruolo secondario e che non erano abituati ad imparare a memoria un testo scritto; in secondo luogo quella del pubblico, oramai affezionato alle maschere e alle battute della commedia dell’arte. La riforma, proprio per ovviare a queste avversità, fu graduale: Goldoni scrisse prima solo la parte del protagonista (la prima commedia con queste caratteristiche fu il Momolo cortesan); in seguito passo alla stesura delle parti di tutti i personaggi (La donna di mondo). Egli fu molto abile nel mantenere le maschere modificandole però dall’interno e facendole assomigliare sempre più a caratteri individuali, fino a giungere alla loro completa eliminazione. Il pubblico iniziò ad apprezzare il nuovo teatro e Goldoni ebbe un gran successo. L’unico grande ostacolo con cui dovette ancora misurarsi fu la nobiltà: le commedie di Goldoni schernivano spesso l’aristocrazia e ciò poteva essere rischioso dato che a Venezia c’era un governo di tipo oligarchico. L’ironia di Goldoni si dirige verso i barnaboti (gli abitanti del quartiere di san Barnaba a Venezia), gruppo di nobili che per le loro tendenze avventuriere erano disprezzati dall’aristocrazia al potere; oppure si dirige verso nobili di altre città, come, ad esempio, Napoli, Firenze e città dell’Emilia Romagna. Basti infatti ricordare che nella commedia più nota di Goldoni, La Locandiera, il marchese di Forlimpopoli e il conte d’Albafiorita sono rispettivamente uno emiliano e l’altro toscano.

Da   www.skuola.net/
“LA LOCANDIERA”

TRAMA:

Mirandolina viene corteggiata da tutti gli uomini che alloggiano alla sua locanda, e in particolare dal marchese di Forlipopoli, un aristocratico ormai decaduto a cui rimane solo il suo tutolo nobiliare e dal conte d’Albafiorita, un ricco mercante entrato a far parte della nuova nobiltà. Il marchese, è convinto che basti offrire la sua protezione per conquistare il cuore di Mirandolina. Al contrario, il conte, crede che così come ha comprato la sua nobiltà, possa comprare l’amore di Mirandolina con numerosi regali. L’astuta locandiera, non si concede però a nessuno dei due, lasciando loro l’illusione. I nobili clienti, ormai innamorati, si trattengono sempre più e così facendo contribuiscono al buon andamento della locanda.
Mirandolina, infatti, pensa tra sé:
«Con tutte le sue ricchezze, con tutti li suoi regali, [il conte] non arriverà mai ad innamorarmi; e molto meno lo farà il Marchese colla sua ridicola protezione. Se dovessi attaccarmi ad uno di questi due, certamente lo farei con quello che spende più. Ma non mi preme né dell’uno, né dell’altro.»
L’arrivo del Cavaliere di Riprafratta, un aristocratico arrogante ed un antifemminista che disprezza ogni donna, sconvolge l’equilibrio della locanda. Il Cavaliere, lamentandosi del servizio scadente della locanda, detta ordini a Mirandolina, e rimprovera il conte ed il marchese di essersi abbassati a corteggiare una popolana.
Mirandolina, non essendo abituata ad essere tratta come una serva,decide di impegnarmi per far innamorare il Cavaliere di lei. In breve tempo, riesce nel suo intento: il Cavaliere cede, e tutto il sentimento d’odio che provava si trasforma in un amore tormentato. Ma proprio a causa del sul odio verso il sesso opposto non riesce a difendersi dalle astuzie della locandiera.
Mirandolina, però, lo rifiuta appena vede che il suo gioco le stava sfuggendo di mano: il Marchese ed il Conte, vedendo le speciali attenzioni di Mirandolina rivolte al Cavaliere, ardono di gelosia e vogliono vendicarsi del loro comune rivale in amore. Il Cavaliere tormentato dai due sentimenti contrastanti, l’amore verso Mirandolina e l’odio vesto tutte le donne, non vuole far sapere che è vittima delle trappole di una donna, ma è ansioso di avere la locandiera per sé, ed è disposto addirittura ad usare la violenza per realizzare il suo scopo.
Mirandolina, con un abile trovata riappacifica i nobili, e si sposa con il cameriere Fabrizio come aveva promesso al padre prima che morisse anche se non lo amava; al contrario di Fabrizio, che l’aveva sempre amata e che mirava a lei anche per diventare il padrone della locanda, e si ripromette di non giocare più con il cuore degli uomini.

La poetica de  “La Locandiera”

  Sintesi da https://codrinscuola.wordpress.com/2011/06/05/la-poetica-della-locandiera/

La locandiera è preceduta da una lettera di dedica (dedicatoria) indirizzata al nobile fiorentino Giulio Rucellai, professore a Pisa e poi magistrato nella giurisdizione di Firenze, che Goldoni aveva conosciuto nel 1744. Commediografo dilettante, il Rucellai era favorevole a una iniziativa di moderata riforma della commedia e alla creazione di un genere di livello medio per il pubblico borghese. La dedicatoria assume dunque una funzione nuova rispetto al passato: non è un atto di sottomissione incondizionata al volere del Principe, ma l’espressione di un rapporto paritetico tra l’autore e un esponente della classe nobiliare che ne condivide gli idea­li e ne sostiene la battaglia culturale.

Un testo importante per valutare la portata della poetica della Locandiera è infine la premessa del 1753 alla commedia, fautore a chi legge. In questo caso, però, è utile osservare lo scarto esistente tra le dichiarazioni dell’autore e la portata effettiva dell’opera. Il tipo di lettore chiamato in causa dalla prefazione non coincide del tutto con il destinatario reale della commedia. A quest’ultimo si chiede infatti una maggiore spregiudicatezza nel giudizio etico sul personaggio di Mirandolina. L’introduzione ha anche un compito più pratico e immediato: Goldoni doveva difendersi dalle accuse di immoralità che gli venivano spesso rivolte dai detrattori. Per questo, qui come in altri avvertimenti al lettore, egli insiste sulla funzione etica e pedagogica del suo teatro.

Goldoni vuole persuadere il lettore della moralità della propria commedia insistendo soprattutto sul valore esemplare (ma in negativo) dei due personaggi principali. La vicenda del Cavaliere è presentata come un esempio di «presunzione avvilita», cioè un caso di comportamento asociale e irrazionale che, come tale, deve essere punito. Attraverso il personaggio di Mirandolina, invece, l’autore sostiene di aver voluto mostrare la «barbara crudeltà» con cui certe donne «si burlano dei miserabili» affinché gli stessi uomini siano avvertiti dei pericoli cui vanno incontro…..

Tuttavia le accuse che Goldoni qui rivolge a Mirandolina non trovano conferme sostanziali nel testo. Del personaggio emerge invece l’abilità con cui, pur ap­partenendo a una classe sociale inferiore, riesce a dominare il suo nobile ospite sia sul piano pratico sia su quello intellettuale. Questo tratto del carattere di Mirandolina può ricordare uno dei *topoi della letteratura teatrale del Settecento, quello del­la “serva padrona” (cfr. SI 2).

L’ideologia

La critica goldoniana degli ultimi cinquant’anni si è spesso confrontata sulla que­stione, assai problematica, dell’ideologia.

….

Il testo è infatti percorso da tensioni e segni contraddittori. Accanto ai (consapevoli) propositi moralizzatori e raziocinanti dell’autore, permane una certa ambiguità di giudizio sulle azioni dei personaggi: l’etica borghese è sì chiamata a contrastare l’assenza di regole sociali, ma si insinua nello spettatore il dubbio che sia la dimensione sociale stessa (in quanto fondata su differenze di classe e di censo, su cui Goldoni però non si interroga mai sino in fondo) a essere percepita come una dimensione inautentica, teatrale e artificiosa.

da una vera e autentica passione per Mirandolina.L’ambiguità è la vera cifra del personaggio di Mirandolina: l’autore appoggia la sua azione punitiva nei confronti del misogino (mostrandosi in questo particolarmente attento al processo moderno di emancipazione della donna) ma ne condanna allo stesso tempo la condotta “libertina”; e, se le mette in bocca parole di rimorso e di pentimento, le concede però di fingere anche nelle battute finali, quando Mirandolina promette di essere fedele a Fabrizio. Anche Fabrizio, del resto, è animato da interessi concreti e materiali piuttosto che

Anche il personaggio del Cavaliere di Ripafratta mantiene una sostanziale irriducibilità rispetto a schemi univoci di lettura: Goldoni bolla in lui l’”asocialità” del “rustego” e anche una certa arroganza che gli deriva dalla condizione di nobileLa comicità non colpisce mai il carattere del Cavaliere in quanto tale; il riso (quando c’è) nasce invece dalla constatazione che egli è in un certo senso “fuori posto”. Segnato dalla vocazione alla solitudine, il Cavaliere è un personaggio “tragico” capitato però nella più tipica delle situazioni da commedia: una donna contesa da più uomini.

…….