Alfieri in rapidissima sintesi

da http://www.skuola.net/settecento-letteratura/700-autori-opere/vittorio-alfieri-vita-opere.html

Alfieri, Vittorio

Appunto breve sulle vicende biografiche e sull’attività intellettuale di Vittorio Alfieri, autore di opere varie

Vittorio Alfieri

Vita
Vittorio Alfieri nasce ad Asti nel 1749 da un’agiata famiglia nobile.
Com’era d’obbligo nella sua classe sociale,è prima seguito da un procettore e poi, per completare la sua educazione, a nove anni viene mandato all’Accademia militare dove rimane fino ai diciasette.
Sempre secondo il costume dei nobili del suo tempo intraprende allora a viaggiare per l’Europa; approfondisce la sua cultura, si forma una coscienza politica,vive due grandi e infelici passioni amorose.
Rientrato in Italia nel 1778 si dedica completamente alla letteratura.Si sposta tra varie città italiane ed estere e nel 1789, allo scoppio della rivoluzione francese, è a Parigi dove compone anche un’Ode per celebrare la presa della Bastiglia.Nel 1792 lascia la Francia e torna a Firenze, dove si dedica, tra l’altro, allo studio del greco. Muore nel 1803

Opere
Le sue opere più importanti sono le ventuno tragedie che si ispirano alla Bibbia (Saul) al mondo greco e romano o alla storia medievale e moderna.
Tra le molte opere come ad esempio i trattati, le commedie, le poesie, le satire e le traduzioni dal latino e dal greco, ricordiamo il trattato Della Tirannide, le Rime e la Vita in cui traccia la sua autobiografia.

http://liceocuneo.it/codolini/letteratura-italiana/autori-e-argomenti-di-lettetatura-italiana-ordine-cronologico/3il-romanticismo-e-la-letteratura-dellottocento/romanticismo/l-eroe-e-il-tiranno-illusioni-e-miserie-dellego-smisurato/

L’ odio contro la tirannide è fondamentale nella sua riflessione, non la critica di una forma specifica di governo ma il rifiuto del potere in assoluto e in astratto in quanto “non ci sono poteri buoni”[1]. Anche il concetto di libertà esaltata da Alfieri non  si concretizza in un progetto di Stato ben definito e non ha precise caratteristiche politiche economiche, giuridiche. Alfieri tende ad esaltarsi per le rivoluzioni ma a condannare i tipi di governo che ne emergono; preferisce distruggere la tirannide che ricostruire un nuovo stato, che per lui è un nuovo tipo di tirannide. (L’America libera, Parigi sbastigliato, Misogallo).

Nel saggio “Della tirannide”, lo scrittore delinea le grandi figure del tiranno e dell’uomo libero, essi in fondo sono simili perchè tesi all’affermazione della loro personalità superiore al di là da ogni limite imposto dalla società. Si può cogliere in questo atteggiamento una certa ammirazione di Alfieri per  lo stesso tiranno, che rappresenta la capacità di affermare una volontà  indomita ed assume la dimensione del superuomo anche se si tratta di una figura negativa,      crudele.

A suo modo, anche il tiranno è un uomo libero in quanto la sua volontà non conosce vincoli[3]; per questa ragione nell’eroe nasce un’inconfessabile e segreta ammirazione che lo conduce ad identificarsi più o meno consapevolmente con lui.

(Complesso di Edipo, tema della felicità)

http://www.icvbc.cnr.it/bivi/soggetti/saul.htm

SAUL (storie di)

Milano – Duomo – 74, 79

Note agiografiche

Primo re di Israele (1020 c.- 1000), figlio di Kisch della tribù di Beniamino. Per volere divino venne segretamente consacrato capo del popolo di Israele da Samuele che in Saul aveva riconosciuto l’uomo giusto scelto da Dio per liberare gli Israeliti dalla spietata dominazione degli Ammoniti e dei Filistei. Regnò dunque Saul per trenta anni riuscendo vittorioso contro gli Ammoniti ed i Filistei. Ma il suo operato non fu confortato dal favore divino per aver egli eseguito un olocausto usurpando così le funzioni sacerdotali di Samuele. Questi dunque consacrò segretamente come successore di Saul un giovane pastore di nome Davide, che, giunto a corte, venne nominato scudiero del re.
Inizia così un difficile e burrascoso rapporto tra Davide e Saul ; fedele al suo re il primo, reso geloso e sospettoso sino alla follia dalla preferenza divina accordata al giovane il secondo. Numerose sono le imprese vittoriose sono di Davide – divenuto genero di Saul – contro i Filistei di cui la più celebre è la uccisione del gigante Golia (v. Davide – Storie di). Saul ebbe un ambivalente rapporto di amore – odio verso il genero che calmava le sue crisi con il suono della sua cetra. Nel contempo, consapevole dell’abbandono divino e reso follemente geloso per la crescente popolarità di Davide, Saul tentò vanamente di ucciderlo. La sua vita si concluse tragicamente: perduti i suoi tre figli durante la battaglia di Gelboe contro i Filistei, si uccise a sua volta per non esser catturato dai nemici. Questi, decapitatolo, appesero il suo cadavere e quelli dei figli alle mura di Bet Shean

Antico Testamento – Samuele I

Saul (Alfieri)
http://it.wikipedia.org/wiki/Saul_%28Alfieri%29

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Saul

Tragedia in cinque atti   1782

Saul è una tragedia di Vittorio Alfieri in endecasillabi sciolti strutturata in cinque atti. La vicenda, tratta dalla Bibbia, è incentrata sulle ultime ore di re Saul nell’accampamento militare di Gelboè durante la guerra contro i Filistei.

Nella narrazione, l’Alfieri si è attenuto all’unità di tempo (un giorno), di spazio (Gelboé) e di azione, prettamente aristoteliche.

Ideata e composta nel 1782, il poeta astigiano dedicò la tragedia all’amico Tommaso Valperga di Caluso, docente di greco e di lingue orientali.

Trama

Saul, coraggioso guerriero, fu incoronato re di Israele su richiesta del popolo e consacrato dal sacerdote Samuele, che lo unse in nome di Dio. Col tempo, però, Saul si allontanò da Dio finendo per compiere diversi atti di empietà. Allora Samuele, su ordine del Signore, consacrò re, un umile pastore: David. Questi fu chiamato alla corte di Saul per placare con il suo canto l’animo del re, e lì riuscì ad ottenere l’amicizia di Gionatan, figlio del re, e la mano della giovane figlia di Saul, Micol.

David generò però una forte invidia nel re, che vide in lui un usurpatore e al tempo stesso vi vide la propria passata giovinezza. David venne perseguitato da Saul e costretto a rifugiarsi in terre dei filistei (e per questo accusato di tradimento).

La vicenda del Saul narra le ultime ore di vita del re e vede il ritorno di David, che da prode guerriero è accorso in aiuto del suo popolo, pur sapendo bene il rischio che ciò poteva comportare per la sua vita. David è pronto a farsi uccidere dal re, ma prima vuole potere combattere con il suo popolo……

Nell’ultimo atto, Saul prevede in un incubo la propria morte e quella dei suoi figli e con una visione piena di sangue si ridesta, e coglie la realtà dei fatti: i Filistei li stanno attaccando, e l’esercito israelita non riesce a difendersi. A questo punto Saul ritrova se stesso, e uccidendosi riconquista l’integrità di uomo e di re.

 

 

Commento

L’azione della tragedia gravita attorno alla figura del re Saul, in costante oscillazione tra passioni opposte.

Su di lui pende la condanna di Dio, e di questo Saul è convinto in quanto consapevole delle proprie azioni, da cui il suo tormento. Un tormento che si manifesta sotto forma di incubi e di follia ad opera di uno spirito maligno. Come si evidenzia nella terza scena del quarto atto in cui Saul rivolgendosi al re Filisteo Arcamazeh si dice pronto ad affrontare la morte solo per porre fine alla sofferenza sua e della sua stirpe annullando la maledizione che grava su di lui.

Nel II atto Saul narra un incubo nel quale il sacerdote Samuele chiamava lui e la sua discendenza alla morte, poi questi gli “strappa la corona dal crine” per metterla sulla testa del nuovo re di Israele: David.

Saul odia David, colui che ai suoi occhi vuole portargli via la dignità reale e l’amore della figlia. David è un valoroso guerriero noto in tutto il mondo, mentre Saul ormai è un vecchio re in decadenza, prossimo alla morte. Se da un lato Saul è conscio del fatto che solo David può ottenere la vittoria sicura sui Filistei e dare l’amore alla figlia, dall’altra il vertiginoso aumento del potere di David, già incoronato re dai sacerdoti, crea in lui un odio senza limiti.

È così che Saul si trova a combattere, in perenne fluttuazione tra due passioni opposte. Egli non riesce più ad essere contemporaneamente padre e re vincente. Il suo è un io disgregato, incapace di ritrovare l’unità. Questo aspetto in particolare fu analizzato dall’allievo di Freud Jung nell’analisi degli archetipi. È proprio un percorso verso l’unità di Saul, quello che si compie lungo i cinque atti della tragedia. Saul passa attraverso i sentimenti più contrapposti mentre si avvicina man mano la sua ultima meta: il suicidio.

Sarà però un suicidio eroico il suo. Egli troverà finalmente la sua integrità attraverso una rinuncia radicale: uomo che rifiuta la vita, padre che rinuncia alla figlia, re che rinuncia al suo popolo che “cade”. Ma ritrova un’immagine definitiva e coerente che nessuno potrà annullare. È così che la rinuncia va letta come un supremo possesso: con la morte Saul espia i suoi eccessi sanguinosi e tirannici, rinuncia alla figlia dandogli una prova di offerta d’amore, intesa come vero possesso.

Pur prendendo il soggetto dalla Bibbia, Alfieri non dà vita ad un dramma religioso, ma ad un dramma psicologico incentrato sulla contraddittorietà di Saul. Egli è un tiranno che, dopo la sua sterminata brama di dominio, diventa un eroe lasciandosi alle spalle una lunga vita di miseria e abiezione, trovando il riscatto dalla miseria delle passioni, delle debolezze e della paura attraverso il suicidio eroico. Suicidio inteso non come atto vile e rinunciatario.