Un anno sull’Altipiano recensione

Cento anni fa l’Italia era entrata nella Prima Guerra Mondiale, una tragedia che, oltre ad aver spezzato molte vite umane, ha destabilizzato l’Europa ed è stata una delle cause dell’avvento del fascismo. La sofferenza della vita e della morte in trincea sono stati descritti da alcuni autori che ne sono anche stati testimoni, il più famoso di tutti in Italia è il poeta Giuseppe Ungaretti. Secondo me vale la pena rileggere non solo quelle poesie, ma anche un testo meno noto, ma secondo me importantissimo: si tratta di “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu, che è successivamente stato un personaggio chiave della nostra Resistenza. Scritto alla fine degli anni Trenta mentre l’autore si trovava in sanatorio, racconta le sue memorie di fatti dolorosi, delle gravissime inefficienze degli alti ufficiali dell’esercito italiano unite al disprezzo della vita umana, alla convinzione che le vite dei soldati fossero spendibili con leggerezza. In particolare spicca la figura del generale Leone ( che non ha corrispondenza con un personaggio storico identificabile), quasi uno psicopatico, che ordina ad esempio la fucilazione di un soldato per aver dato l’alt nel momento in cui la sua colonna, uscendo da un bosco, si è venuta a trovare sotto il fuoco nemico perchè, secondo il generale, un buon soldato deve affrontare in pericolo con disprezzo della propria vita e non arretrare mai. Paradossale anche l’episodio delle corazze Farina, in cui alcuni soldati vengono falciati dalle mitragliatrici austriache perchè mandati a tagliare il filo spinato delle trincee con ridicole corazze di metallo che vengono trapassate dai proiettili senza difficoltà: pazienza, è stato un esperimento fallito. Gli stessi austriaci, in alcuni momenti, hanno gridato agli italiani di tornare al coperto e non farsi uccidere in un modo così assurdo. Lussu descrive anche la decimazione, quando dei soldati italiani presi a caso sono stati fucilati come monito agli altri, considerati vili dai loro ufficiali; questa pratica era attuata anche nell’esercito romano ma persino allora era considerata crudele e vessatoria. Da questo testo il regista Francesco Rosi ha tratto il bel film “Uomini contro” con Gianmaria Volontè: digitando il titolo in You Tube si possono vedere le scene più significative e un’intervista di Francesco Rosi sul film.
Gabriella Codolini

Stile dell’opera

Un anno sull’Altipiano è considerato una fedele e documentaristica narrazione delle esperienze di guerra del capitano Lussu nella Brigata Sassari (i cui soldati, temuti dagli austriaci, per il coraggio e la determinazione dimostrati ripetutamente in battaglia, erano detti “Diavoli rossi” o “Dimonios”).

Alcuni però ritengono che l’opera non possa essere presa come un memoriale.[2] Questo punto di vista si deve alle ricerche compiute da due storici italiani, Pozzato e Nicolli, che hanno consultato tutta la documentazione esistente sulla Brigata Sassari nel periodo in cui ne faceva parte Lussu, secondo i quali la narrazione presenterebbe una serie d’incongruenze.[3]

Questo porta a considerare Un anno sull’altipiano come un’opera mista di memoriale (perché la maggior parte dei fatti raccontati riprendono avvenimenti realmente accaduti, anche se talvolta le date riportate da Lussu non corrispondono esattamente a quelle delle altre fonti documentarie) – va tuttavia ricordato che il libro venne scritto vent’anni dopo gli eventi – e romanzo (perché i personaggi non corrispondono esattamente a figure ben identificate della Brigata Sassari, come ad esempio il Generale Leone).

L’opera comunque, per la tenuta dello stile semplice ma estremamente efficace, e per il ritmo narrativo (ottenuto dalla scelta di evidenziare una serie di episodi salienti, senza cercare di costruire una trama lineare), è riconosciuta come una delle più belle e potenti tra tutte quelle ispirate dalla Grande guerra in Italia e all’estero.

Il linguaggio utilizzato è chiaro e comprensibile, rivolto ad un ampio pubblico;  imita spesso quello dei soldati pur non rinunciando a riferimenti  colti e letterari.

Molto interessanti, anche se non in programma:

http://diacritica.it/letture-critiche/lussu-gadda-e-la-demitizzazione-della-grande-guerra.html

di E Bandini – ‎2014 – ‎Articoli correlati

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