Nuto Revelli, il testimone

APPUNTI ESSENZIALI DELLA LEZIONE TENUTA DAL PROF. BILLO’ NELLA CLASSE 2^ D DEL LICEO SCIENTIFICO DI CUNEO

Revelli si è diplomato da geometra, non considerandosi mai un letterato. Si considerava un testimone (anche titolo del libro sulla biografia e le vicende di Nuto).
Si considerava autodidatta e poco attendibile perchè passionale.
Dice che non si deve dimenticare perchè le cose possono accadere di nuovo, non nelle stesse forme, ma magari ancora più devastanti.
I suoi libri sono tappe di ricerca con come tema “la guerra vista dal basso”.
Lui da voce ai superstiti delle guerre a cui lui ha partecipato, legge le lettere arrivate al fronte o mai partite.
Dal ’39 al ’41 è stato nell’Accademia militare di Modena e i suoi professori erano ex-militari della grande guerra.
Nel ’42 è mandato con la Tridentina come alpino sul fronte russo a combattere sul fiume Don.
10 giugno 1940= l’Italia con Mussolini entra in guerra sul fronte occidentale con la Francia che inizialmente era nostra alleata. Erano più vicini a lei che a Roma per dimostrare che il Piemonte era fascista e bellicoso.

Gli alpini italiani erano attrezzati per la guerra di montagna e in effetti in Russia c’erano montagne, ma loro dovettero combattere in pianura.
Partito in 342 alpini, 8 ufficiali e 90 muli (adatti appunto alla montagna).
Nuto non aveva combattuto in Francia, ai tempi era un allievo.

Perchè questa guerra? Vado ad ammazzare per cosa?
Per la patria rispondevano alcuni. Per lui la patria erano i soldati-contadini, montanari.
Bandiera nera= inno degli alpini che vanno in guerra (canto proibito), con le madri che paingevano perchè sapevano che i figli andavano a morire.
Quando le lettere non arrivavano più, ma arrivava solo la piastrina indicava il decesso del soldato.

Incontrarono dei carri armati tedeschi modernissimi, loro avevano solo i muli i fucili usati nella guerra in Africa.
Fanno incontri con ebrei durante il viaggio, riconoscibili grazie alla stella gialla attaccata alla giacca e non si conoscevano ancora i campi di sterminio.

17 gennaio 1943= ripiegamento del nostro fronte.
In pochi tornarono dall Russia, chi era stato catturato veniva fatto prigioniero in Siberia.
Nuto dice di aver pianto per i suoi soldati caduti sotto la neve in Russia.
L’8 settembre parte con i partigiani e con tutti gli anti-fascistie a questo punto inizia a scrivere.
Intanto esce il suo primo diario a Cuneo “Mai tardi”, ribattezzato poi “La guerra dei poveri”.
Nelle guerre in prima linea c’erano sempre i contadini, i montanari.
Inizia “la lunga strada del ritorno” dalla Russia e intervista i reduci cuneesi e trinentini.
“Avevo la guerra nel sangue come un cancro…” queste le parole di Nuto Revelli e della quarantina di persone intervistate per creare questo libro e per far si che la gente non dimenticasse ciò che è accaduto.
A noi sta il dovere di non dimenticare.
Tanti non se la sentivano di testimoniare le loro vicende nel fronte russo o nel campo di sterminio, dicevano :<Adesso c’è la pace, non pensiamo alla guerra, non deprimiamoci>.
Nel ’70 Nuto Revelli rintraccia migliaia di lettere, le selezione e ne compone un unico testo (IL MONDO DEI VINTI, L’ANELLO FORTE, IL PRETE GIUSTO)

Il mondo dei vinti= i vinti sono i contadini, i montanari del cuneese, i reduci della guerra.
In pianura c’è un boom economico, ma i monti e ele colline vengono abbandonati e lui va proprio a sentire le testimonianze di coloro che sono rimasti fedeli alla loro terra (miseria, sacrifici, lavoro).
Qua ci fu l’inizio delle città, un enorme industrializzazione (Michelin a Cuneo, Ferrero ad Alba), ci fu il profitto di tanti e la povertà per tanti.
A revelli spaventano gli stravolgimenti.
Egli ascolta la resa dei contadini. L’anello forte sono le donne che lavorano al posto del marito quando questo non c’era, si occupavano della casa, della famiglia, aiutavano la società contadina.
Cerca il dialogo ma senza influenzare l’interlocutore. Durante le interviste c’era la presenza di un mediatore e il dialogo durava circa 4 ore.
Alcune donne dicono <si sta meglio in montagna, ci si parla, c’era una parola amica, in città non sanno con chi parlare… con i muri??>.
Il destino della montagna è segnato poiché montanari si nasce, non si diventa.
In campagna erano troppo alti i costi dei macchinari, ma senza quelli non eri più nessuno. La stalla è molto impegnativa, non esiste una domenica libera.
Le terre costavano troppo, i contadini non se le potevano permettere.
I bambini non andavano a scuola, ma lavoravano come uomini.
Anche la collina si svuota. Poche sono le nascite ma tante sono le morti e chi si sposava poi andava via, scendeva nella pianura.
Erano molte le morti dei bambini, per questo le famiglie erano così popolose.
Presente era anche l’emigrazione, fabbrica di vedove bianche, ma la voglia di terra era troppo forte.
Si mangiava poco e male, polenta, patate, castagne, la carne solo tre volte all’anno perchè la carne fa brodo e fa andare perciò troppo pane.
I bambini li affittavano, li vendevano al mercato per lavorare la terra.
Si emigrava negli Stati Uniti, in Argentina e in Francia.
I vestiti erano rattoppati e puliti, c’era il vestito delle domenica per la festa e per la messa.
Le veglie erano le uniche occasioni di conoscenza.
I matrimoni erano combinati dai genitori.
Le medicine erano fatte in casa con erbe o ragnatele, oppure ancora con l’urina. Il medico interveniva solo in casi gravi. “Se muore, muore e se non muore si riprende”.
Pochi erano i preti giusti, tanti lo erano solo per convenienza.

Il linguaggio richiede la fedeltà maggiore al parlato dle tempo, richiede un andamento popolare, vicino alla realtà.
Il filone realistico percorre molta letteratura, a partire da San Francesco con un linguaggio umile.
E’ un linguaggio che si forgia a lui, con espressioni dialettali, ma comprensibile da tutti e semplificato per chi come la gente intervistata non era colta.
ALTRI APPUNTI:
Nuto Revelli si definisce un testimone e in effetti non si può classificare in nessun’altra categoria. Egli non si definisce un narratore (per lui lo era Beppe Fenoglio).
Uscito dall’Italia Revelli si sentiva un ignorante. Non conosceva la guerra, la storia degli ebrei, ciò che accadeva nei campi di sterminio; e lui doveva combattere li. Lui non volkeva combattere contro i bambini, contro chi era senza armi.
La boma Shrapnel una volta lanciata si divideva in tante parti, provocando così più uccisioni.
Revelli dice:< Quello che racconto qui non è la verità assoluta, è la mia verita, racconto ciò che io ho vissuto in questi 20 mesi di guerra in Russia>.

Domande

Descrivi la posizione di Revelli rigrardo ai seguenti argomenti  il fascismo, la guerra in Russia e la Resistenza
Perchè si definisce “testimone”
I vinti di Revelli e quelli di Verga, analogie e differenze
L’importanza del linguaggio nella descrizione dei “semplici” (collegamento con Manzoni, Verga, Pasolini, Eco, Bruno)
In che modo Revelli raccoglieva le testimonianze? Le elaborava?
Analogie e differenze rispetto all’opera di Bruno