Altre opere – sintesi e citazioni

Il sistema periodico –  La ricerca delle radici – Conversazioni e interviste

Il sistema periodico (Einaudi 1975)

(pag 9) “poiché l’uomo è centauro, groviglio di carne e di mente, di alito divino e di polvere.”  Questa frase rimanda al capitolo “la zona grigia” del libro “i sommersi e i salvati”: in cui si afferma che in ogni uomo siano presenti in diversa misura ed a seconda delle circostanze il bene ed il male.

(pagg 9/10) Levi, parlando dell’yiddish afferma come molte parole di significato positivo non siano presenti in quella lingua, che invece ne contiene molte con accezione negativa; allo stesso modo, il tedesco dei lager e dei kapò era stato storpiato per esprimere meglio concetti di violenza normalmente non presenti nella lingua corrente.

(pagg 17/20) in queste pagine traspare, nella descrizione che Levi fa dei suoi parenti, e di suo padre stesso, la poca attenzione che la sua famiglia riservava alla religione ebraica, come dimostra il fatto che suo padre acquistasse il prosciutto.

Questo giustifica il fatto che anch’egli non fosse religioso, come ha più volte ricordato nei suoi testi. (pagg84/85) Vi è una metafora con il cercatore di piombo che riprende la ricerca dopo generazioni di sedentarietà nel momento in cui si esaurisce la vena.

Anche egli dopo generazioni di non praticanti, riacquista la sua identità di ebreo in seguito alla tragedia del lager.

(pagg21/29) Levi racconta delle sue prime esperienze di chimico e il suo grande amore per la materia che lo spinse in gioventù a compiere rudimentali e potenzialmente pericolosi esperimenti clandestini in laboratorio.

(pagg 52/53) si ricorda come, nonostante i racconti imprecisi, ma significativi di profughi esteri, Levi, la sua famiglia e la maggioranza degli ebrei italiani non siano scappati prima della deportazione. Il tema è trattato più approfonditamente nei sommersi e i salvati.

(pagg 79/80) in queste pagine Levi racconta una ricerca in laboratorio e di come nonostante gli insuccessi e le difficoltà abbia deciso di andare avanti; è evidente il suo carattere tenace che lo porterà ad aderire alla Resistenza prima, e a sopportare in seguito il lager. In seguito (pag202) l’autore ricorda come il laboratorio sia da associarsi alla giovinezza, in virtù di questa voglia di scoprire e di come per un “anziano” esso costituisca una sorta di pungolo per ravvivare questa voglia.

(pag133/135 – 141/142) in queste pagine si racconta del momento in cui il Fascismo entra in crisi e Levi e compagni scoprono personaggi sovversivi di quell’epoca, affacciandosi su una realtà che la scuola di regime aveva tenuto loro nascosta. Questo fece nascere in Levi la voglia di far parte di questa storia alternativa alla dittatura, in ogni circostanza è evidente la voglia dell’autore di provare nuove esperienze.

(pag155) In questa pagina, riferita al tempo immediatamente successivo al suo rimpatrio Levi spiega che si sente purificato e sollevato dal raccontare ad altrui per mezzo di poesie le sue tragiche esperienze. Egli si paragona al “vecchio marinaio” della ballata di  S.Coleridge, personaggio letterario che trattiene passanti per raccontare le sue disavventure.

Capitolo “cromo”: in queste pagine Levi riporta come più volte, nella sua carriera e in quella di alcuni suoi colleghi gli sia capitato di imbattersi in formule errate ed in componenti pericolosi, nonostante le segnalazioni l’autore riporta che spesso il problema veniva ignorato o/e nascosto, così come i nazisti speravano di poter mantenere, a guerra finita il segreto sui loro crimini. (il paragone è un po’azzardato, però si pensi come a tutt’oggi in presenza di rifiuti o materiali scomodi si cerchi semplicemente di occultarli).

“La ricerca delle radici” di Primo Levi

-Le utopie negative (da pag. 61 a pag. 70): Primo Levi narra un racconto tratto da”I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift scritto nel XVIII secolo.

Nella prima parte del racconto “Utopie Negative” protagonisti sono gli abitanti immortali di Luggnagg. Questi, dopo una giovinezza felice e piena di vigore, più vanno avanti con l’età e più cadono in una sorte di depressione e vengono sempre più emarginati dalla società fino al punto di desiderare di morire.

Il protagonista del romanzo vorrebbe portare a casa alcuni immortali per far sì che le persone comuni non abbiano paura della morte, ma gli immortali per legge non possono uscire dal regno, esattamente come i prigionieri del lager. In questo racconto emerge anche il problema della sopravvivenza, se sia giusto o meno voler sopravvivere a tutti i costi, riducendosi in uno stato pietoso, o se si debba accettare di andarsene, magari dopo aver fatto qualcosa di buono. È ad esempio il caso del Sonderkommando citato nel capitolo “L’ultimo” di “Se questo è un uomo”, impiccato per essere stato coinvolto nel sabotaggio avvenuto a Birkenau, conclusosi con l’esplosione dei crematori. Nell’episodio c’è un uomo ucciso per la difesa dei suoi ideali. Ci si chiede se quest’uomo sia riuscito a salvare la sua anima difendendo le sue idee, o se accettando gli ordini dei suoi aguzzini sarebbe rimasto vivo: cosa è meglio? Primo Levi si pone la stessa domanda riguardo ai detenuti: chi sono veramente i Sommersi e chi i Salvati? Coloro che sono stati uccisi, oppure coloro che sono riusciti a sopravvivere anche se commettendo, durante la prigionia, delle azioni che in un ambiente civile sarebbero risultate sbagliate?

Dopo la liberazione, questa domanda tormenterà Levi per tutta la sua vita e sarà probabilmente una delle ragioni che lo porteranno al suicidio.

Swift presenta alcune situazioni paradossali come i cavalli che diventano padroni e gli uomini che diventano schiavi. Gli uomini vivono come degli animali, sono sporchi e non ragionano, vivono guidati dall’istinto. Questa condizione probabilmente ricorda a Primo Levi lo stato dei prigionieri in lager, anch’essi trattati come bestie, come esseri che non sono nemmeno dotati di una propria volontà.

COMMENTI AL LIBRO CONVERSAZIONI E INTERVISTE di Primo Levi

ü      IL SUONO E LA MENTE ( pag 36-37-38 )

In questa intervista ci si chiede quanto la permanenza in un lager possa incidere sulla vita di una persona.

Primo Levi sottolinea che ci sono stati vari modi di reagire a questo ricordo: alcune persone hanno deciso di cancellare ogni ricordo,altri lo sopprimono nelle ore diurne ma lo sognano di notte mentre altri come Levi stesso hanno deciso di conviverci.

Secondo lui vale la pena di pensarci e ragionarci sopra pur essendo passati molti anni.

Alla domanda “ si può essere felici dopo 10 mesi in lager?” Levi stupisce tutti perché riesce a trarre aspetti positivi da questa esperienza dicendo che grazie a quella tragica  avventura ha scoperto la bellezza della scrittura.

Alla domanda “si possono perdonare gli artefici dell’olocausto?”egli risponde che sente un forte bisogno di giustizia da non confondere però con la sete di vendetta quindi riportando una sua affermazione: “ il mio perdono consiste in questo: nel desiderare che i colpevoli paghino”.

Anche noi pensiamo che sia importante non dimenticare questi tremendi avvenimenti in modo tale che non si ripetano più simili errori.

Bisognerebbe parlarne di più nelle scuole,non solo nel giorno della memoria,e sfruttare il più possibile le ultime testimonianze rimaste.

ü      TORNARE,MANGIARE, RACCONTARE ( pag 48 )

Levi afferma che il lager è stato l’estremizzazione della società in quanto in questi campi avveniva un vero e proprio sfruttamento dell’uomo ridotto ad animale e privato del suo status sociale.

Come nella reale società anche nei lager nacque il fenomeno del commercio che non era ceto regolato dalle leggi bensi’ dalla forza,dall’astuzia,dalla protezione,ecc.

Secondo Levi le persone che non hanno vissuti i fatti hanno dei falsi ricordi che provengono da disparate fonti soffermandosi sul singolo e non sulla massa,sulle torture più cruenti e non sulle sofferenze di tutti i giorni come la fame il freddo e le malattie…

Siamo d’accordo con Levi,quando dice,che chi non ha vissuti i fatti tende a soffermarsi sul singolo episodio e non sul dolore della massa;questo perché secondo noi la scuola ,la televisione narra solo gli episodi più “ celebri”del singolo senza ricordare il numero impressionante di morti di stragi.

ü      RITRATTO DELLA DIGNITA’ E DELLA SUA MANCANZA NEGLI UOMINI (pag 77-78)

In questa intervista Levi parla del perché scrive libri attinenti alla sua esperienza in lager;egli rivela di volere dare testimonianza di fatti che devono essere conosciuti in modo tale che non vengano più ripetuti gli stessi tremendi errori.

Lo scrittore ci tiene molto a sottolineare il fatto di non voler essere un giudice poiché si aspetta che giudici siano i lettori che riescano ad andare oltre allo stretto significato delle parole e fare propri gli insegnamenti che ne provengono da un’attenta lettura.

Leggendo Levi entri all’interno di un mondo in cui sei messo di fronte alla malvagità dell’uomo e devi dare un giudizio libero senza essere in qualche modo influenzato. Pensiamo che sia proprio questa capacità di neutralità dell’autore a farlo grande ed affascinante.

ü      L’ORA INCERTA DELLA POESIA(paf 137-140)

Contrariamente ad una frase di Adorno “ dopo Auschwitz non si può più fare poesia” Levi afferma che la sua esperienza è stata l’opposta,grazie proprio a quell’esperienza ha cominciato a fare poesia ciò che può affermare è che sicuramente che: “ dopo Auschwitz non si può più fare poesia se non su Auschwitz”.

Un’ affermazione del genere è sicuramente qualcosa di importante sembra impossibile che un uomo che ha visto con i suoi occhi cosa può fare la malvagità dell’uomo riesca a fare poesia che è invece forse la cosa più meravigliosa che l’uomo riesce a fare.

Il nostro scrittore afferma che a distanza di molti anni ripensa molto alla sua esperienza nel lager ma non in modo traumatico ma con un senso di angoscia,ha paura che possano ripetersi barbarie simili.

Alla domanda del giornalista è mai ritornato ad Auschwitz Levi risponde di esserci ritornato due volte e di aver provato sentimenti contrapposti tristezza,rimpianto,odio,rancore ma anche gioia e fiducia…

ü      CAPIRE NON E’ PERDONARE( pag 142-146)

Che cosa vuole dire capire? Si può capire l’olocausto? E se si ciò significa perdonare gli artefici gli aguzzini?

Levi sostiene che capire non è perdonare se si possono capire le cause storiche che hanno portato alla costruzione dei campi di concentramento non vuole dire che si perdona coloro che all’interno hanno compiuto ogni tipo di atti riprovevoli e violenti.

Capire le cause storiche che hanno dato vita al corpo delle SS non significa certo perdonarle.

Ma perché noi tendiamo a coincidere la comprensione con il perdono? Forse per il semplice fatto che non sappiamo più cos voglia dire capire e non conosciamo più il valore del perdono…

Verso la fine del libro Levi parla della sua famiglia e di come i suoi figli quasi si “vergognino” o comunque abbiano paura di parlare dell’esperienza del padre.

Allo stesso tempo però leggono i libri del padre e li consigliano agli amici…è un comportamento che dal nostro punto di vista strano….perché non palare di un fatto così importante?perché non cogliere l’occasione di parlare con uno dei pochi superstiti?

Sfogliando questa raccolta di interviste e commenti fatti da Primo Levi ci colpisce molto questo autore dall’animo conturbato e ambiguo che lo portò a un gesto estremo come il suicidio.

Ecco due collegamenti riguardanti un’intervista fatta a Primo Levi pochi anni prima del suicidio:

http://www.youtube.com/watch?v=os1UgCUGZC0&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=JICT4nU79mQ&NR=1