Vita di Pirandello

Si riongrazia la prof. Fausta Smaritani

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Gli esordi

Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano. Con queste parole Luigi Pirandello racconta la sua venuta al mondo, il 28 giugno 1867. La casa natale, presso Girgenti, oggi Agrigento, si chiama Caos. Io dunque sono figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà (da Frammento d’autobiografia).

Già negli anni del Liceo, Luigi scrive  testi per il teatro; a Roma si iscrive  a Filosofia e Lettere, ma per contrasti con l’insegnante di Lingua e Letteratura latina, nel 1889 si trasferisce all’Università di Bonn dove si laurea in Filologia romanza, con una tesi sulla parlata di Girgenti.

A Palermo conosce Antonietta Portolano e pochi mesi dopo la sposa.  Ottiene la cattedra di Linguistica e Stilistica al Magistero e collabora a molte riviste, con critiche letterarie, novelle, saggi, poesie. Dal 1896 scrive su “Il Marzocco” (diventa amico del direttore-editore Angelo Orvieto) e dal 1902 collabora a “Nuova Antologia”, dove nel 1904 pubblica a puntate Il fu Mattia Pascal.

Dolore e creatività

La notizia dell’allagamento della solfatara di Aragona, dove il padre aveva investito i risparmi, determina in famiglia una crisi di liquidità. Antonietta è minacciata da continui disturbi nervosi e alterna periodi di calma con altri di crisi. Affranto dalla dolorosa malattia della moglie, si allontana dalla famiglia, ma continua ad occuparsi dei figli.  Scrive due libri di saggi: Arte e scienza e L’Umorismo, in cui spiega che “il comico” nasce come avvertimento del contrario, mentre “l’umoristico” viene dal sentimento del contrario.

Il capocomico siciliano Nino Martoglio mette in scena gli atti unici La morsa e Lumie di Sicili; inizia così la carriera teatrale di Pirandello, che ha alternato grandi riconoscimenti e clamorosi insuccessi. Esce  I vecchi e i giovani, pubblicato dai Fratelli Treves, romanzo “politico”, in cui Pirandello esprime la cocente delusione della Sicilia, all’interno del nuovo Stato nazionale. Scrive il romanzo Si gira, costruito intorno alle vicende di un operatore cinematografico. In via Antonio Bosio, dove abita, sorgono dei capannoni per il cinema: Pirandello è attirato dalla nuova arte. Molte pellicole sono tratte da suoi romanzi, novelle e drammi, ma circolano anche sceneggiature apocrife. Marco Praga, con la Compagnia Stabile Milanese, mette in scena il dramma in tre atti Se non così, interpretato da Irma Grammatica: è un insuccesso.

Ancora teatro

Pubblica su “Il Messaggero della Domenica” lettere aperte sui problemi del teatro in Italia. La compagnia di Dina Galli rifiuta Ma non è una cosa seria, mentre Ruggeri rappresenta Il giuoco della parti, commedia scritta nel 1918 che al teatro Manzoni di Milano suscita nel pubblico una battaglia che finisce a pugni. La novità espressa ne Il gioco della parti non sfugge da Salvator Gotta e a Marco Praga, il più noto autore del teatro borghese ottocentesco. E’ in questa occasione che Pirandello conia per il suo teatro il titolo Maschere nude.

Luigi Pirandello ha scritto l’apologo in tre atti L’uomo, la bestia e la virtù e va ad assistere alla prove. La commedia cade: la borghesia milanese ne è scandalizzata. Al Quirino di Roma Ruggeri porta invece al successo, nel 1920, Tutto per bene; a Venezia Maria Letizia Celli  interpreta Come prima, meglio di prima; Emma Grammatica è la protagonista de La signora Morli, una e due.

Pubblica nel 1921  Sei personaggi in cerca d’autore, una storia che aveva già in mente nel 1917, come materia per un romanzo, mai nato. Scrive altre novelle, che cominciano ad uscire sotto il nome collettivo Novelle per un anno.

Al teatro Valle, il 9 maggio 1921, in una tempestosa serata, fra molti urli e pochi battimani,  va in scena Sei personaggi in cerca d’autore. Nell’altalena di successi e di insuccessi, che caratterizzano la vita artistica di Pirandello, l’anno 1922 registra il trionfo di Enrico IV, con Ruggeri nei panni del protagonista.

Nel 1922 Luigi Pirandello, dopo 24 anni di insegnamento, chiede una aspettativa, oppure il collocamento a riposo. Il neo-Ministro dell’Istruzione Giovanni Gentile lo manda in pensione.

Successo all’estero

A Londra va in scena la commedia I sei personaggi in cerca d’autore. G. B. Shaw, che assiste ad una replica, fa da intermediario con un impresario americano: il teatro pirandelliano attraversa l’Oceano e approda a New York. A Parigi si rappresentano Il piacere dell’onestà e I sei personaggi. Pirandello, superate le abitudini schive e sedentarie, inizia a viaggiare col suo teatro. Nelle grandi capitali è accolto in trionfo. Influenzato dalla tecnica di regia di Max Reinhardt, rimpasta I sei personaggi, nella versione definitiva che va in scena nel 1925, anche a New York. In Italia il teatro di Pirandello suscita feroci polemiche  tra Pirandello e il critico Domenico Lanza.

Fra il 1925 e il 1926, sulla “Fiera Letteraria”, esce a puntate Uno, nessuno e centomila, il romanzo che, in modo drammatico, esprime la scomposizione della realtà, il dualismo all’interno di una personalità, il gioco tragico fra “essere” e “parere”.

Il Teatro d’Arte

Nel 1925  fonda il  “Teatro d’Arte” e aderisce con scarsa convinzione al fascismo, sperando in qualche sussidio ma Mussolini diffida di lui: Pirandello non riuscirà mai a creare un Teatro di Stato, sganciato dalle ragioni commerciali e con una vera sede stabile. Inizia una dolorsa relazione con l’attrice Marta Abba

Si costituisce una nuova Compagnia Pirandello che parte in tournée a Parigi, Londra, Berlino; poi si trasferisce in Argentina, Brasile, Uruguay. Da Buenos Aires, nel 1927, scrive ai figli: Io non voglio più tornare in Italia. Scrive a Marta Abba: La politica entra da per tutto. Fuori! Fuori! Lontano! Lontano!

Luigi lavora a I giganti della montagna. E’ disperato, è depresso perché gli è negato il diritto di vivere accanto a Marta Abba, unica ragione della sua vita, che tuttavia lo lascerà.

Ancora luci, al tramonto

Mentre a Cinecittà segue le riprese del film tratto da Il fu Mattia Pascal, Pirandello accusa una febbre violenta. Nel 1934 il “Corriere della Sera” pubblica la novella breve Di sera, un geranio, che prelude alla morte, e nel numero dell’8 ottobre 1936 la novella Effetti d’un sogno interrotto.

Pirandello muore alle 8 e 55 del 10 dicembre 1936.

Secondo le sue volontà testamentarie, scritte più di venti anni prima, la sua morte passa sotto assoluto silenzio. Piace pochissimo il suo funerale ai gerarchi, che si reputano defraudati di un funerale di Stato. Piace pochissimo anche l’elogio funebre che, vestito in orbace, Massimo Bontempelli pronuncia all’Accademia d’Italia e che gli varrà un “esilio” a Venezia.

Avvolto (nudo come le sue maschere) in bianco sudario, senza lumi né fiori, il corpo di Luigi Pirandello è portato via dal carro funebre dei poveri, cocchiere e un cavallo, senza accompagnamento, nella nebbia di una mattina d’inverno. Le sue ceneri non vengono disperse, come avrebbe preferito, ma chiuse in un’urna, murate in Sicilia, ad un sasso, nella campagna di Caos, alle radici del pino solitario, di fronte al mare africano.

Fausta Samaritani

Due anni prima della morte (avvenuta a Roma nel dicembre del 1936) gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura. Tra le sue opere più celebri: Il fu Mattia Pascal (1904), Uno nessuno e centomila (1926) e la sua raccolta di novelle Novelle per un anno.

Pirandello raggiunse la fama con l’opera teatrale (Lumìe di Sicilia, Cosi è (se vi pare), Sei personaggi in cerca di autore, Enrico IV): ricevette grandi accoglienze anche dal pubblico e dai critici stranieri soprattutto in Germania ed in Francia, i suoi drammi furono interpretati dalle maggiori compagnie del tempo.