Un pastiche letterario sub specie labyrinthi

Un pastiche letterario sub specie labyrinthi:

il Satyricon di Petronio

Il Satyricon può essere visto come mescolanza di stili, di generi, o ancora come parodia di altre opere. A questo pro è significativa la critica di Gian Biagio Conte in “Storia e testi della letteratura latina vol. III”. Il protagonista-narratore Encolpio racconta che il ragazzo da lui amato, Gitone, gli è stato portato via dall’amico Ascilto: l’offesa lo ha ferito amaramente nell’orgoglio. Rimasto solo, il giovane si ritira sulla riva del mare e sfoga l’umiliazione nel pianto. Anche Achille s’era vista togliere Briseide dalla prepotenza di Agamennone e offeso si era ritirato sulla riva del mare a piangere e lamentarsi. Oppure quando il desiderio di farsi vendetta di Encolpio contro colui che gli ha portato via l’amato gli farà di li a poco impugnare la spada, sempre secondo il modello eroico della grande epica. Armato e fuori di sé, acquisterà i tratti di Enea che nell’ultima notte di Troia cerca affannosamente la moglie Creusa.

La strategia di Petronio fa si che il narratore Encolpio si trovi calato in una situazione narrativa suscettibile a essere interpretata secondo un modello epico-eroico. Il giovane reagisce adeguandosi ad essa, facendola propria, trasformandosi in un personaggio retoricamente condizionato.

La parodia Omerica si ipotizza che debba essere assorbita nel gioco complessivo delle parodie. Su questa linea unificante, Petronio  reinterpretato, parodiato, tutti i generi letterari e i miti culturali della sua epoca.

Petronio utilizza una serie di stili diversi nello scrivere, a seconda delle situazioni e delle sue intenzioni parodiche o ironiche. Il linguaggio e lo stile sono straordinariamente duttili, e diventano il mezzo principale di caratterizzazione degli ambienti e dei personaggi Opera di grande complessità letteraria, il Satyricon presuppone la satira menippeam inaugurata a Roma da Marrone con le Saturae Menippeae e ripresa da Seneca nell’Apocolocyntosis. Questo tipo di satira si configurava infatti come un contenitore aperto, molto vario per contenuti e forma, e che alternava momenti seri a situazioni giocose, il tutto però sorvegliato da un’abile tecnica di composizione. In un instancabile bricolage Petronio riusa con estrema libertà i più vari filoni tradizionali per offrire un’imitazione apparentemente naturalistica di una realtà caotica, che a tratti anticipa quello di Joyce nell’Ulisse.

Per quanto riguarda la tematica del sesso, molto ricorrente nell’opera più o meno esplicitamente, essa fa riferimento alla fabula Milesia.

Risulta poi evidente il confronto con Seneca. Nelle Epistulae ad Lucilium, Seneca aveva criticato duramente colui che “scambia la notte per il giorno”, svegliandosi solo col buio dalla baldoria della sera prima. E in seguito aggiunge che essi, passando le notti “tra il vino e i profumi”, credono di banchettare, ma in realtà non fanno che “celebrare il loro funerale”. Per Seneca insomma, questa non vita notturna è madre di tutti i vizi. Il Satyricon tratta con ironia, tutti quei vizi e quei comportamenti condannati nelle Epistulae morales. Tutto ciò che Seneca disprezza o bandisce diventa comportamento giornaliero dei personaggi del Satyricon.

Il Satyricon è in piena antitesi anche con il romanzo greco. nelle opere greche infatti la trama è quasi sempre invariabile: si tratta delle vicissitudini di una coppia di innamorati, un giovane e una ragazza che vengono separati dalle avversità e, prima di riunirsi e coronare il loro amore, superano mille avventure e pericoli. Il tono è quasi sempre serio, lo scenario variabile e il tema dell’amore è trattato con pudicizia.

Significativo nel Satyricon è il tema del labirinto. Come ha proposto il critico letterario Paolo Fedeli, il tema del labirinto assume un significato simbolico, in quanto si ritrova in molte culture.

La cena a casa di Trimalchione va interpretata come un su specie labyrinthi. I protagonisti, raggiungono il triclinio dove avverrà il banchetto, solo dopo varie peripezie. Nell’ambito della cena, anche la lunga serie di portate è una proiezione dello schema del labirinto: come chi esplora un labirinto, se imbocca il corridoio sbagliato, è costretto a ritornare sui suoi passi, così i convitati, vengono continuamente spinti a formulare sulle portate una congettura che si rivela ogni volta sbagliata e li costringe a tornare sulle loro idee. Tuttavia il tema del labirinto non è tutto concentrato nell’episodio della cena. All’inizio della parte del Satyricon a noi giunta, quando Encolpio riesce a svignarsela dalla scuola di retorica, si mette alla ricerca dell’amico Ascilto, ma la città gli appare come un labirinto in cui è impossibile orientarsi. A questo punto, comincia a vagare senza una direzione precisa, senza seguire un ragionamento logico, ma affidandosi al caso, e finisce con il tornare sempre allo stesso punto di partenza. Nella parte del viaggio per mare, anche la nave-caverna del Ciclope , presenta le caratteristiche di un labirinto in cui l’entrata e l’uscita coincidono. La poppa, a cui è attaccata la gomena che trattiene la scialuppa, è l’unica uscita, ed è custodita da un marinaio, allegoricamente comparabile alla figura del Minotauro.

IL tema del labirinto è poi visto anche come passaggio ad una nuova vita all’interno della triade ingresso-prova-uscita. Il motivo della prova da superare come condizione necessaria per essere purificati e per passare ad una nuova condizione di vita. La metafora del labirinto, può aiutarci a scoprire un motivo di importanza fondamentale: la purificazione dell’eroe tramite la prova. In un mondo in cui è difficile distinguere tra realtà e parvenza, la via d’uscita per il moderno Ulisse, è frutto di una lenta conquista, e simboleggia il percorso lungo e irto di ostacoli che l’uomo intraprende per arrivare alla verità.

Labirinto

|[SATIRICON, 3]|

73 Che cosa potevamo fare, noi poveri diavoli, chiusi in quel labirinto di nuovo genere, se non vedere un bagno caldo come l’unica via d’uscita? Così siamo noi a chiedere al portinaio di accompagnarci e, dopo esserci tolti i vestiti che Gitone mette ad asciugare sulla soglia, entriamo nella sala da bagno che guarda caso era così stretta da sembrare una cella frigorifera, con dentro Trimalcione impalato in piedi. Neppure lì riusciamo a evitare le sue schifose esibizioni: stava infatti dicendo che non c’era niente di meglio al mondo che lavarsi senza tanta gente intorno e che in quel punto c’era prima un mulino. Poi, quando si sente senza forze, si siede e, ispirato dall’acustica del locale, gira il suo faccione da ubriaco verso il soffitto e attacca a massacrare le romanze di Menecrate (così almeno dicevano quelli che capivano le sue parole). Gli altri invitati, nel frattempo, correvano lungo la vasca dandosi la mano e cantavano un ritornello facendo un baccano terrificante. Altri, invece, cercavano di raccogliere dal pavimento degli anelli con le mani strette dietro la schiena, o di toccarsi la testa con la punta dei piedi piegandosi con le ginocchia e rovesciandosi all’indietro. Mentre quelli se la spassavano con questi giochetti, noi ci infiliamo La parte giunta fino a noi del Satyricon narra le vicende precedentemente elencate attraverso vicoli e abitazioni squallide. Il susseguirsi incalzante e caotico degli eventi contribuisce enormemente a dare l’idea del labirinto nell’opera. Benché l’inizio veda Encolpio in una scuola di retorica, è necessario proseguire di poco per trovare il protagonista a girovagare senza meta nei vicoli della città. Lo studente si ritroverà così, nel suo camminare, ad entrare in un bordello, luogo di eccedenze e vizi. Il tutto si svolge in un ordine preciso, ma che induce il lettore a vedere il tutto come estremamente caotico. In seguito ritroviamo  i protagonisti in un mercato, a gironzolare senza una precisa meta, in attesa della cena presso la dimora di Trimalcione. Avverrà alle terme il primo incontro con il liberto che successivamente li condurrà nel sua dimora: qui Petronio ci descrive minuziosamente le meraviglie e gli eccessi della casa e della cena. Scappati però della casa i protagonisti Encolpio, Ascilto e Gitone tornano nella locanda per passare una nuova notte di avventure amorose. Quasi per scappare dal caos della città il gruppo parte per una nuova avventura e sulla nave Gitone scopre che questa appartiene a Lica di Taranto, che odia lui ed Encolpio. La nave che avrebbe dovuto così renderli liberi, li tiene in trappola. Durante una tempesta però la nave fa naufragio e i protagonisti vengono ospitati in una casa di pescatori riprendendo comunque in un secondo tempo il cammino verso Crotone dove le imprese amorose senza successo di Encolpio presagiranno altre nuove sventure.

Il precedente breve riassunto mostra comunque come il tema del labirinto, del caos, delle vicende che si susseguono senza poter essere previste. Ogni luogo che sembra rifugio, presto si trasforma nell’esatto contrario. Inoltre il ritmo vivace e incalzante col quale Petronio ce le narra fa si che il tutto sia ancora più evidente.

nella vasca che era stata preparata per Trimalcione.