Il simbolo

IL SIMBOLO

L’uso del simbolo è essenziale nella letteratura, e possiamo verificarlo analizzando i testi di molti autori. Il simbolo indica un elemento scelto a rappresentare una istituzione, un gruppo, un’idea, oppure a volte si parla di simbolo anche quando le immagini suggeriscono un senso che rimane avvolto da un alone di mistero e da una atmosfera di mistero, evocato ma non risolto. Possiamo riassumere il tutto dicendo che il simbolo è una associazione di immagini nella quale chi legge è libero di interpretare. Questa capacità simbolica è essenziale per l’uomo ed è essenza della letteratura, legato a come si rapporta colui che legge.

Bisogna, comunque, distinguere il simbolo dal semplice segno: il segno, infatti, è convenzionale, comprensibile a tutti, mentre il simbolo esprime un significato inesauribile razionalmente, in cui può apparire per nulla simbolico a colui che lo ha prodotto, ma che tale invece sembri a un’altra coscienza (anche il caso inverso è possibile).

Ci sono anche diverse interpretazioni del simbolo a seconda degli autori che scrivono: Freud, per esempio, collegava il simbolo ad un significato solo, univoco ed universale; anche se il processo interpretativo è soggettivo, dietro il simbolo c’è sempre un significato. Jung, invece, si chiede se è possibile ricondurre tutti i simboli ad un significato a sè che sia utile. La risposta è negativa in quanto produce la nevrosi del voler entrare nel simbolo morto (simbolo a cui si applica un’unica interpretazione convenuta). Simbolo e segno, inoltre, vengono applicati anche alle opere d’arte: l’opera che suscita piacere non è simbolica, mentre quelle che suscitano paura e sgomento sono simboliche perché l’autore scrive qualcosa che trascende la sua coscienza e la sua tensione (il genio romantico). Il simbolo è performativo (produttivo, produce qualcosa nella realtà, trasforma la cultura), intransitivo (non traducibile) e quindi è infinitamente interpretabile.

Anche Umberto Eco ha cercato di individuare un nucleo duro del termine simbolo basandosi su un atteggiamento semantico-pragmatico che si decide di denominare modo simbolico; egli definisce il simbolico come:

–         semiotica: il modo simbolico permette non solo di nominare l’esperienza, ma altresì di organizzarla e quindi di costruirla come tale, rendendola pensabile e comunicabile.

–         Convenzionale-arbitrario: il simbolo è un segno legato al proprio oggetto in virtù di una convenzione, di una decisione sociale arbitraria.

–         Difficilmente riconducibile:  i segni di cui qui si parla sono quelli in cui l’espressione riproduce, in base ad alcune regole di proiezione, alcune delle proprietà che vengono riconosciute al contenuto.

–         Senso indiretto e figurato: apparentemente il linguaggio dice una cosa,ma ciò che esso dice a un livello denotativo pare contraddire o le regole lessicali o la nostra esperienza del mondo.
Accettando  questo denotativo, ci si troverebbe di fronte a una menzogna.
Freud parla di “simboli onirici”, ma i suoi non sono simboli in senso stretto: secondo il famoso psicanalista i sogni contengono immagini sostitutive di qualcos’altro; egli studia come il contenuto latente (o pensiero del sogno) si organizzi in discorso o contenuto manifesto del sogno.
Freud cerca di costruire un vero e proprio codice del simbolismo onirico, comprendendo però allo stesso tempo come, a causa dei legami associativi, i sogni siano “plurisignificanti ed ambigui”, e che proprio per questo motivo vadano decodificati in base al contesto ed all’idioletto del sognatore.
Ad ogni modo, ciò che contraddistingue la simbolica di Freud è il fatto che dei sogni si debba in ogni caso il significato “giusto”: essa è quindi una retorica, con le sue regole di generazione delle immagini e regole ben precise di interpretazione contestuale.

–         Il simbolo romantico: l’estetica romantica ha usato il termine “simbolo” per designare quella unità inscindibile di espressione e contenuto che è l’opera d’arte: esso contrassegna l’indicibilità e l’intraducibilità dell’esperienza estetica.

–         Gli archetipi e il Sacro: presunzione di analogia fra simbolizzante e simboleggiato, fondamentale vaghezza di significato.
Un’espressione rinvia al contenuto veicolato come a una nebulosa di proprietà possibili (Teoria di Jung degli archetipi).
Affinché si possa vivere il simbolo in senso stretto come naturale ed inesauribile occorre ritenere che qualche Voce Reale parli attraverso di esso (filosofia ed ermeneutica del simbolo in Ricoeur).
Il simbolo è opaco perché è dato per mezzo di una analogia, e  non si da se non attraverso un’interpretazione che resta problematica.
Ma perchè vi sia simbolo deve esserci una verità a cui il simbolo rinvia.

–         Ermeneutica, decostruzione, deriva: legame strettissimo fra simbolismo ed ermeneutica.
Ciò che rimane nascosto non costituisce il limite o lo scacco, ma anzi il terreno fecondo su cui il pensiero può fiorire e svilupparsi.
La parola non è segno, ma “mostrare”; di qui l’originaria poeticità del linguaggio.
Il simbolo è quindi il momento in cui l’espressione ed il contenuto inesprimibile si fanno una cosa sola.

–         Il modo simbolico nell’arte: mi descrive un oggetto che in quel contesto, se si seguissero le sceneggiature normali, non dovrebbe avere il rilievo che ha: la descrizione è cioè non pertinente, o prende più spazio di quel che dovrebbe, o procede in modo ambiguo, rendendomi più difficile la percezione dell’oggetto.
L’oggetto descritto DEVE quindi avere funzione epifania.

CONCLUSIONI

Il modo simbolico caratterizza esclusivamente una modalità di produzione o di interpretazione testuale. Esso è dunque un procedimento non necessariamente di produzione, ma comunque e sempre di uso del testo, che può essere applicato a ogni testo e a ogni tipo di segno attraverso una decisione pragmatica (“voglio interpretare simbolicamente”).

Caratteristica del modo simbolico è che, qualora ci si astenga dall’attuarlo, il testo rimane dotato di un senso indipendente a livello letterale e figurativo.