Il Postmoderno in storia e filosofia

Caratteristiche generali  del moderno e postmoderno

Le caratteristiche principali del moderno sono: l’idea di progresso e l’idea dell’uomo che attraverso la ragione e la capacità scientifica poteva dominare la natura(ordine razionale). Queste peculiarità si ritrovavano già negli ideali rinascimentali alla base della rivoluzione scientifica, che fu fondamentale per lo sviluppo del pensiero illuminista. Conseguenza del pensiero moderno fu la rivoluzione industriale che portò alla differenziazione della società in due classi principali: quella legata all’imprenditoria e quella operaia. Questa dicotomia sociale causò lo sviluppo di altrettante ideologie, il socialismo e il capitalismo.

L’età moderna parte con la scoperta dell’America e finisce circa con il congresso di Vienna. Vi sono due atteggiamenti nei confronti della storia, ma permane l’idea che la storia dell’umanità abbia un senso. Quindi si passa da un visione religiosa ad una laica della storia, in cui l’umanità vive secondo un percorso di sviluppo che porta alla felicità. Il periodo moderno è una fase storica fortemente influenzata dal movimento illuminista, del quale conserva una caratteristica fondamentale ossia la fiducia nella ragione dell’uomo e nel suo utilizzo per il raggiungimento del dominio sulla natura attraverso la tecnica.

Le tendenze fondamentali della modernità sono riassumibili in cinque punti fondamentali:

–         tendenza a credere in visioni onnicomprensive(idealismo, marxismo, scientismo) capaci di fornire legittimazioni filosofiche al conoscere e all’agire umano(vogliono essere fondazione dell’agire umano)

–         tendenza a pensare in termini di novità e superamento(es. moda che supera ciò che non è più attuale)

–         tendenza a concepire la storia in termini di emancipazione ossia come percorso progressivo che tende alla realizzazione di un fine ultimo(benessere, uguaglianza). Visione progressiva della storia nell’Illuminismo, Positivismo, Idealismo, Socialismo

–         tendenza a concepire l’uomo come dominatore della natura e ad esaltare la scienza, con la conseguente la riduzione della realtà ad un oggetto disponibile all’agire umano(la realtà perde sacralità, uomo che ha un ruolo di mediazione tra spirito e materia, uomo come essere superiore, uomo afferma se stesso come fondamento della realtà, fa della realtà il suo oggetto).

–         Tendenza a pensare secondo categorie di unità e totalità. L’idea che la realtà sia riducibile a qualcosa di unitario con una spiegazione univoca.

La percezione di trovarsi a una svolta epocale, che in fondo comincia ad annunciarsi nella cultura fin dagli anni immediatamente seguenti la seconda guerra mondiale, si presenta oggi in quelle filosofie che parlano di fine della modernità e di nascita del postmoderno.

Il Postmoderno tende a sovrapporsi al concetto di contemporaneo. Il postmoderno non è più un periodo storico,quanto più una forma mentis. La modernità avrebbe i germi del postmoderno. Il postmoderno nasce prima degli anni 60 ma prende coscienza negli anni 60-70.

Il postmoderno mette in discussione l’idea di progresso con l’emergere della questione ecologica. Il progresso risulta non controllabile. Il postmoderno nasce prima in campi diversi da quello filosofico. La concezione della storia come serie di eventi comprensibili mediante un fine ultimo finisce con il postmoderno.[Karl Lewith, allievo di Heidegger, scrive un libro interessante sui fini della storia].

Il postmoderno è un pensiero negativo, debole (Vattimo) perché sceglie di non dare risposta, perché non può darle. Razionalità che non può dare una risposta definitiva. Si rende conto in certe sue sfumature che l’idealismo, il socialismo possono dare esiti drammatici. Quindi che i tentativi passati di capire la storia sono falliti. Quando vedo un fine posso sacrificare tutto per esso. Problema: dar vita ad un pensiero pluralistico non troppo relativistico. Crolla l’unità che si scioglie in una molteplicità.

Viene meno l’idea che ci sia un’unica verità capace di orientare il pensiero umano. Problema della decisione etica: in base a cosa è possibile agire se non esiste un valore? Relativismo culturale che si traduce in un etnocentrismo che non ha la pretesa di prevaricare, ma constata l’impossibilità di trovare valori assoluti. Nel postmoderno c’è l’orgoglio per i punti di vista assoluti persi come negazione al concetto di modernità. La messa in discussione dell’assolutezza dei valori era già presente a fine 800 ma in quell’epoca c’era un senso di nostalgia. Idea dell’individualità, dell’essere se stessi. Scienza e tecnica insieme, la scienza non vuole dominare la realtà, la tecnica sì.

Tendenze del post moderno:

–         sfiducia nei macrosaperi onnicomprensivi e legittimanti. Si contestano i limiti della modernità e del suo progetto. Si afferma l’impossibilità dell’esistenza di una razionalità forte e di fondare la validità della conoscenza umana (Gianni Vattimo: razionalità debole).

–         congedo dai movimenti culturali dominanti( marxismo,psicanalisi,…)perché in essi compaiono ancora le tendenze della modernità (Freud offre una visione unilaterale della psiche umana e quindi della cultura)

–         la realtà non è unità ma è molteplice e sfaccettata e come simbolo di questo “mondo a frammenti”, i postmoderni scelgono figure come il labirinto.

–         rifiuto dell’enfasi nei confronti del nuovo. Mette in discussione la pretesa di superamento di ciò che c’è prima.

–         rinuncia a concepire la storia come processo universale e necessario che porti al progresso, all’emancipazione. Manca la possibilità della realizzazione della felicità in terra.

Il postmoderno pone fine alle avanguardie nel loro tentativo di andare oltre

–         rifiuto di identificare la ragione con quella tecnico-scientifica e di riconoscere l’uomo come dominatore incontrastato della realtà( ecologismo, ambientalismo), si smette di vedere la realtà come un semplice oggetto, non si possono prevedere le conseguenze dell’agire umano sulla realtà. Tentativi di riaffermare la sacralità della natura.

Il concetto di postmoderno è apparso problematico sin dall’inizio ed allude ad un fenomeno sostanzialmente “vago”. Non ci sono definizioni univoche. L’unico accordo è il pensare il postmodernismo come una sorta di reazione o di allontanamento al modernismo. Però è certo che il postmoderno è culturalmente “esistito” ed “esiste” tuttora e al di là delle contrapposizioni di superficie e delle differenziazioni interne, nel postmoderno esistono tratti comuni di fondo che legittimano l’uso di concetto come “postmoderno” e “postmodernismo”. Secondo Vattimo il post di postmoderno non allude ad un “superamento” del moderno, poiché altrimenti si cadrebbe nella temporalità lineare,ossia in quella logica storicistica del progresso da cui il postmoderno intende prendere le distanze; ma come un qualcosa di intrinsecamente diverso rispetto ad esso. Non si intende allora il postmoderno come qualcosa di completamente estraneo e opposto al moderno, ma come qualcosa che, pur avendo “digerito” il moderno e pur perseguendo obbiettivi diversi da esso, risente comunque dei suoi condizionamenti. i postmoderni reputano che il passato non possa essere messo da parte, ma solo “rivisitato”. Per Eco il postmoderno, più che a individuare un’epoca, serve ad identificare una categoria dello spirito. Per Vattimo non si può parlare di un’epoca postmoderna ma tende a prospettarla alla stegua di un nuovo momento della storia dell’essere. Il postmoderno in definitiva può interpretato sia in termini epocali, cioè come la condizione dominante o pragmatica in cui vive e pensa l’uomo della tarda modernità, sia in termini ideali, ossia come un modo della sensibilità e del pensiero che trova possibili manifestazioni o corrispondenze anche nel passato. Si pone a questo punto il problema della sua periodizzazione. Attualmente vi è una certa convergenza di massima nel ritenere che il postmoderno abbia cominciato a “fare storia”, dapprima in America e poi in Europa, negli anni sessanta e settanta, sino a raggiungere il proprio apice di diffusione negli anni ottanta. Parecchi studiosi pensano che le origini storiche del postmoderno vadano ricercate alla fine dell’ottocento o agli inizi del Novecento.

Le radici intellettuali invece del postmoderno si ritrovano in quei critici per l’eccellenza della modernità che sono Nietzsche e Heidegger.

La filosofia postmoderna risulta strettamente connessa ad una serie di trasformazioni storiche(guerre mondiali, socialismo) e sociali che hanno minato alla base i principali “miti” degli ultimi secoli, a cominciare da quello del “progresso” necessario e senza fine. Nascendo da un atto di sfiducia nei confronti delle varie “storie di emancipazione”, il postmoderno si configura come post-istorico, nel senso che tende a collocarsi oltre la concezione della storia che è propria della modernità. Inoltre il postmoderno si sforza di far valere le istanze della molteplicità e della differenza lasciandosi definitivamente alle spalle il sogno di un’unica verità, di un’unica fede e di un unico sistema di valori.

Kant critica la metafisica, ma fonda ancora una conoscenza universale. Il postmoderno e elimina definitivamente la metafisica. In Nietzsche c’è ancora una nostalgia di ciò che è andato perso. Per spiegare il Postmoderno Umberto Eco usa una metafora ironica: amore verso una donna molto colta per la quale non si può dire “ti amo disperatamente” perché lo dicono i romanzi rosa. Può però continuare a dirlo in modo ironico, la ama in un mondo di innocenza perduta. L’ironia è un aspetto tipico del postmoderno. Umberto Eco è stato accusato di nominalismo. Questa è però una caratteristica postmoderna. Il percorso che dobbiamo fare parte dalla fine della società tradizionale. Vi sono due passaggi fondamentali: da tradizione a modernità, da modernità a postmodernità.

Fine del 700: rivoluzione industriale in Inghilterra che presenta il modello liberista che pone fine ai vincoli tradizionali, corporativi, dominio sul mare, giacimenti di carbone, disponibilità di capitali con sistema bancario disponibile a prestare denaro a basso tasso d’interesse, miglioramento agricolturaàpiù popolazioneàpiù disoccupatiàmanodopera). Si passa alla seconda rivoluzione industriale che porta alla formazione del proletariato. Il proletariato è fondamentale nella modernità. L’idea di progresso non nasce dal nulla ma ha radici nell’illuminismo.

Con la rivoluzione industriale si assiste ad una polarizzazione della società che conduce a due ideologie distrutte dal Postmoderno: ideologia borghese, teorizzata dal positivismo, idea del progresso e ideologia proletaria, socialismo. Filosofo per eccellenza del positivismo August Komte.

Per molti storici il postmoderno è il compimento fallimentare della realtà. Il postmoderno è un modo di vedere la realtà che influenza la concezione della storia

Postmoderno:idea che ognuno di noi debba essere autentico. Ideale di autonomia, no periodizzazione, fallimento del progetto della modernità.

La società di massa costituisce un momento della modernità matura, presenta fattori caratteristici del postmoderno (ad es. i partiti politici di massa sono caratterizzati da forti ideologie e nascono come conseguenza dell’allargamento del suffragio). La società di massa tende ad uniformare la struttura sociale, nasce un ceto medio. Nasce il partito deideologizzato che mira a recuperare consenso. Si passa sempre nella società di massa a venir meno della struttura ideologica, i partiti prendi tutto sono propri della società(postmoderno).

VATTIMO afferma che non si può dare per finiti del tutto i metaracconti. Il postmoderno così si legittima solo in base al racconto della fine dei racconti, il che significa prendere atto che sono finiti i metaracconti, ma non vuol dire semplicemente aprirsi a una pluralità di cui non possiamo dire altro se non che dev’essere plurale, ma cercare di capire perché e come i metaracconti sono finiti e usare questo “perché” come filo conduttore per giudizi, scelte etiche. Si parla di pensiero debole perché bisogna affermare che il passaggio dal moderno al postmoderno, è un passaggio da strutture forti a strutture deboli, niente più sistemi, ideologie globali, ragione “centrale”. Il pensiero debole pensa che sia importante continuare  a raccontare la storia di questa dissoluzione

PAUL RICOEUR non parla  esplicitamente di postmoderno, ma le sue tesi sulla narratività hanno una particolare importanza perché si possono sia contrapporre che associare a quelle di Lyotard. Nella sua opera “Tempo e racconto”, il suo interesse è diretto a riconoscere la verità di pensieri che non si formulano in termini puramente logici e concettuali. Un discorso di puri concetti non riesce a cogliere la temporalità che invece caratterizza l’esistenza umana. La temporalità si comprende solo in un pensiero che si struttura come narrazione. Secondo Ricoeur la letteratura imita la vita, ma la vita si rimodella sulla letteratura.

Secondo DERRIDA la pretesa di conoscere la realtà delle cose in se stesse(la presenza) è generatrice di violenza. L’esperienza è sempre esperienza di duplicazione, non facciamo esperienza della cosa in se stessa ma della parola che la esprime, cioè del suo duplicato; non c’è mai quindi un’esperienza della “presenza” ma dell’ “assenza”. Tale assenza è evidente nel testo scritto il quale è sottoposto all’opera di “decostruzione” da parte del lettore: in questo modo il testo non è colto nella sua struttura autoritaria o nella sua pretesa di verità, ma è sollecitato a far emergere le contraddizioni i “non detti”. Mette così in crisi ogni pretesa di conoscenza e il ruolo stesso della filosofia.

Il rapporto di Nietzsche e Heidegger sulla fine dell’epoca moderna  e sulla postmodernità.

Mettendo in rapporto la problematica nietzscheana dell’eterno ritorno e quella heideggeriana dell’oltrepassameto della metafisica si evidenziano le riflessioni postmoderne sulle nuove condizioni dell’esistenza nel mondo tardo industriale. Ciò che il “postmodernismo” cerca di pensare con il prefisso “post” è proprio l’atteggiamento che Nietzsche e Heidegger hanno cercato di costruire nei confronti dell’eredità del pensiero europeo, che essi hanno messo radicalmente in discussione, rifiutandosi però di proporne un “superamento” critico perché avrebbe significato rimanere ancora prigionieri della logica di sviluppo propria di questo stesso pensiero. La modernità si può caratterizzare infatti come dominata dall’idea della storia del pensiero come progressiva “illuminazione”, che si sviluppa in base alla sempre più piena appropriazione e riappropripazione dei “fondamenti”(o “origini”). La nozione di “superamento”, che tanta importanza ha in tutta la filosofia moderna, concepisce il corso del pensiero come uno sviluppo progressivo in cui il nuovo, attraverso il recupero e l’appropriazione del fondamento-origine, si identifica con il valore. Ma la nozione di fondamento viene radicalmente messa in discussione da Nietzsche e da Heidegger. Possono quindi considerarsi i filosofi della postmodernità poiché prendono le distanze dal pensiero occidentale in quanto pensiero del fondamento ma non possono criticarlo in nome di un’altra più vera fondazione. Il post di postmoderno indica infatti una presa di congedo dalla modernità che vuole sottrarsi alle logiche di sviluppo e all’idea di superamento e ricerca ciò che Nietzsche e Heidegger hanno cercato nel loro rapporto “critico” verso il pensiero occidentale. Ma perché dovrebbe essere importante, per la filosofia, stabilire se siamo nella modernità o nella postmodernità? Per prima cosa uno dei contenuti caratteristici della filosofia è proprio la negazione di strutture stabili dell’essere.