Il Postmoderno in senso storico e sociale

La società contemporanea del periodo post-moderno.

Il concetto di postmoderno è stato assunto come definizione generale della nostra età. In esso è implicita l’idea che è finita l’epoca della modernità, fase storica caratterizzata dalle idee di progresso e di uomo che attraverso la ragione e la capacità scientifica domina la natura, di dinamicità, progresso, trasformazione incessante, coerente e indirizzata a fini individuabili. Quindi, nel passaggio dalla tradizione alla modernità, si passa da un visione religiosa, che pone il fine dell’umanità in un universo trascendente l’esperienza, ad una laica della storia, in cui l’umanità vive secondo un percorso di sviluppo progressivo. Viene conservata comunque la convinzione che la storia segua un processo di evoluzione lineare: Karl Löwith ( allievo di Heidegger) scrisse “Significato e fine della storia” nel quale afferma che la visione cristiana della trascendentalità del fine ultimo dell’uomo, è superata, ma viene comunque conservata l’idea di uno sviluppo verso un fine proiettato però all’interno della realtà storica. Questa nuova concezione, definita ‘finalismo immanentistico’, sostiene che la moderna filosofia della storia non sarebbe che l’immanentizzazione o la secolarizzazione della visione ebraico-cristiana (fine teologico della storia). Per questo motivo vengono sviluppate dottrine filosofico-scientifiche che hanno la pretesa di dare una spiegazione alla realtà sociale, di individuarne i punti cardine e le debolezze in modo da indirizzarne lo sviluppo futuro verso un obiettivo che sia il migliore possibile. Si pensi ad esempio alla dottrina marxista del materialismo storico che vede nella lotta di classe lo strumento del progresso che inevitabilmente porterà al ‘paradiso’ della società senza classi; o al positivismo che tende a concepire l’uomo come dominatore della natura grazie alla scienza e, conseguentemente, riduce la realtà ad un oggetto di studio e manipolazione (la realtà perde sacralità; l’uomo, che aveva un ruolo di mediazione tra spirito e materia, diventa un essere superiore che afferma se stesso come fondamento della realtà e fa della realtà il suo oggetto).

Pertanto le tendenze fondamentali della modernità portano a pensare secondo categorie di unità e totalità, all’idea che la realtà sia riducibile a qualcosa di unitario con una spiegazione univoca.

Nel post-moderno invece…

Caratteristiche della post-modernità.

Trasformazioni sociali.

Il termine postmoderno viene ad assumere una molteplicità di significati. Ad esempio l’assenza di una descrizione unitaria del mondo, di una razionalità valida per tutti, di un concetto di giustizia condiviso, ma anche la riscoperta dei limiti delle azioni umane, la tolleranza della diversità il rifiuto di basarsi solo su valori materialistici. Più specificamente questi aspetti riguardano:

  • Il sorgere, con la questione ecologica, di un senso del limite in quanto si comprende che tutti gli ambiti della società sono collegati strettamente fra di loro e nessuno di essi risponde esclusivamente a se stesso;
  • L’avvento di una società postindustriale e quindi non più basata esclusivamente sull’industria, ma anche sul lavoro svolto nei servizi. Questo fatto porta all’affermazione del principio dell’efficienza e di quello del piacere (qualità della vita), che verrà superato negli anni ’80 in un crescente intreccio difficilmente scindibile tra vita e lavoro, piacere e prestazione.
  • Il costituirsi di una vera e propria cultura postmoderna che, secondo Lyotard, si basa fondamentalmente sulla sfiducia nei confronti del sapere scientifico-tecnologico, in quanto risulta sempre più difficile calcolare gli effetti dell’attività scientifica e dimostrare le regole che dovrebbero convalidarla e verificarla. Un esempio calzante è costituito dalle biotecnologie alimentari che modificano la struttura genetica di frutta e ortaggi e i cui effetti sul nostro organismo e sull’equilibrio biologico non sono calcolabili se non per ipotesi o supposizioni. In sostanza viene a mancare la considerazione della scienza come strumento di emancipazione dell’uomo rispetto alla religione e alla tradizione, che era dovuto proprio alla possibilità di discussione, verifica e controllo dei suoi risultati. La scienza non è più quindi un mezzo di emancipazione ma uno strumento perfettamente funzionante del quale si ignorano i costi per l’umanità.

La discontinuità più evidente dell’epoca contemporanea rispetto al periodo moderno riguarda il fatto che la società post-industriale e la cultura post-moderna, non riescono più a produrre un’idea di futuro. Ciò significa che l’idea di progresso inteso come un percorso di miglioramento dell’umanità, viene a cadere perché, ad esempio, le nuove generazioni non sono più sicure che in un futuro prossimo staranno meglio di quelle precedenti, in quanto l’evoluzione tecnologico-scientifica comporta dei rischi, come già accennato, complessi e in larga parte sconosciuti. Inoltre si avverte il fatto che, nei nuovi contesti economici, le disuguaglianze sociali sembrano destinate ad aumentare e perché la fine delle ideologie non ha portato la pace nel mondo. La crisi dell’idea di progresso non ha  portato però solo conseguenze negative. La cultura postmoderna infatti ha promosso un maggiore senso di responsabilità, aiutandoci a capire il senso del limite delle azioni umane; inoltre sembra poter favorire il dialogo e la tolleranza, incrinando quella “presunzione imperialistica” che l’occidente ha spesso manifestato nei confronti del resto del mondo. [Le altre discontinuità maggiori, rispetto al periodo moderno, sono lo sviluppo, e la conseguente modifica, della logica della differenziazione funzionale e quello dei mezzi di comunicazione. La prima viene limitata dallo sviluppo delle cosiddette “scienze della complessità” (bioetica ed ecologia) definite tali in quanto basano le loro riflessioni essenzialmente sugli effetti generali che determinate innovazioni scientifiche e sociali possono comportare e le cui teorie indicano come le applicazioni di certi metodi razionali possano provocare conseguenze disastrose. Per quanto riguarda la comunicazione, lo sviluppo dei mass media ha causato una maggiore velocità di diffusione delle informazioni e un’interattività dell’individuo con essi. ]

Trasformazioni politiche.

Nel periodo moderno si verifica l’affermazione di ideologie politiche forti che tendono a rappresentare principalmente le classi sociali emarginate (proletariato) tramite un programma politico che pone come obbiettivo l’eguaglianza sociale, e come mezzo di raggiungimento di esso la lotta di classe.

Nel periodo post-moderno si assiste a profondi cambiamenti politici. Il primo per importanza è la nascita dei partiti prendi-tutto che deriva da un generale processo di superamento del conflitto tra capitale e lavoro e la conseguente formazione di un ceto medio “globale” che incorpora al suo interno gli operai, gli impiegati e gli stessi lavoratori autonomi dell’industria e dei servizi. Questa classe sociale omnicomprensiva, si è formata con l’avvento della società post-industriale, mediante il diffondersi di modelli di integrazione sociale sempre più basati sull’omologazione dei consumi. In questo contesto le ideologie entrano in crisi perché viene meno la possibilità di definire degli obbiettivi precisi e strettamente politici (deideologizzazione). I partiti pigliatutto hanno come scopo quello di ottenere il maggior numero di voti possibili cercandoli anche fra i votanti incerti tramite l’intermediazione degli interessi, cioè la capacità di rappresentare interessi diversi e a volte divergenti. Si sviluppa perciò un nuovo modo di fare politica, la New Politics, che mette in primo piano la questione ambientale e una migliore qualità della vita anche attraverso una personalizzazione dei consumi, proponendo stili di vita alternative un’estensione dei diritti civili classici. La New Politics si batte inoltre per la libera espressione delle minoranze etniche e sessuali ( si veda il recente discorso sui PACS e sui DICO) e per la tutela dei consumatori appoggiando iniziative indipendenti portate avanti da gruppi spontanei di cittadini.

Il conseguimento di questi obbiettivi è aiutato dalla nascita del cosiddetto “marketing politico”, consistente nello scambio tra partito ed elettore di programmi, simboli e messaggi, in cambio del voto.