Demiurghi, eletti, oracoli e altre pazzie

–        http://www.edoardo-greco.com/giornale/Devana-Perche-sulla-terra.htm

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–        Siddharta fu tentato da Mara, dio dell’oscurità che assumendo il suo stesso aspetto gli disse: <tu che ti inoltri dove nessun altro osa, vuoi essere il mio dio?>. E Siddharta gli rispose: <architetto, finalmente ti ho incontrato, tu non ricostruirai più la tua casa>. Allora disse Mara nella sua forma identica a Siddharta: <ma io sono la tua casa e tu vivi in me>. E Siddharta con calma rispose: <oh signore del mio ego, tu sei pura illusione, tu non esisti, la terra mi è testimone>.

www.filosofico.net/demiurgo.html

Dunque il mondo fisico deriva da un padre (il mondo delle idee) e da una madre (la materia , che è la condizione per l’esistenza del mondo fisico stesso ma che mantiene comunque una componente di indeterminazione) : ma cos’è che fa da madiatore tra il mondo delle idee e la materia ? Cos’è che fa sì che le idee si calino nel mondo sensibile ? Platone mette a questo punto in gioco la figura del Demiurgo (dal Greco “demos” ,popolo, + “ergon” , opera, = artigiano).Il Demiurgo è un divino artigiano : è colui che contemplando le idee plasma la materia sul modello delle idee stesse.Platone introduce quindi una divinità a tutti gli effetti (fino ad adesso non ne avevamo mai realmente incontrata una).Il concetto che l’artigiano guardi ad un modello è tipicamente platonico (e aristotelico ): mentre gli artigiani umani guardano ad un modello che hanno nella loro testa , il Demiurgo guarda ad un qualcosa che è fuori da lui:dato che le idee sono il bene per la loro categoria , anche il mondo sensibile dev’essere per forza buono , sebbene indeterminato.Che rapporto intercorre tra le idee , la materia ed il Demiurgo ? Tutti e tre sono coeterni , sono sempre esistiti.A differenza della divinità cristiana , che crea il mondo, quella platonica si limita a plasmarlo e non è onnipotente : ha infatti due limiti : la materia , che gli impedisce di costruire un mondo perfetto , e le idee , che sono il modello a cui deve per forza attenersi.Il Demiurgo guarda sì al meglio , ma il suo comportamento è dato da qualcosa da lui esterno ed indipendente.

L Demiurgo secondo la Gnosi
http://it.wikipedia.org/wiki/Demiurgo +   http://www.fuocosacro.com/pagine/gnosticismo/eonegnostico.htm

Gran parte delle sette gnostiche teorizzavano che il mondo fosse stato creato non da Dio, ma da eoni che, nel loro complesso formavano il Pleroma.

Gli eoni, in molti sistemi gnostici, rappresentano le varie emanazioni del Dio primo; facendo riferimento alla  filosofia dell’Antica Grecia possiamo accostare gli Eoni, sia alle divinità iperuraniche, che nella filosofica platonica erano custodi del mondo delle Idee   oppure alle ipostasi nella filosofia neoplatonica e in particolare a Plotino. Le ipostasi (termine composto di origine greca: hypostasis, da hypo, «sotto», e stasis, «stare») è la generazione di immagini, o espressioni divine che sono sott’ordinate all’Uno, e che danno sostanza ai vari piani ontologici. Ogni eone ha un partner di genere opposto. Quando un eone chiamato Sophia emanò senza Cristo, il suo eone partner, il risultato fu il Demiurgo, o mezzo-creatore (nei testi gnostici a volte chiamato Yalda Baoth, o Rex Mundi per i Catari), una creatura che non sarebbe mai dovuta esistere. Questa creatura non appartenente al pleroma, creò tutto il mondo materiale, ma Sophia riuscì ad infondere nella materia la sua scintilla divina (pneuma), salvando così il creato e l’umanità dal Demiurgo. Cristo prese poi la forma della creatura umana Gesù in modo da poter insegnare agli uomini la via per raggiungere la gnosi, ovvero risvegliare la loro scintilla divina e dunque, e ritornare al pleroma.

Anche il Vangelo di Giuda, recentemente scoperto, tradotto e poi acquistato dalla National Geographic Society menziona gli eoni e parla degli insegnamenti di Gesù al loro riguardo [vedi The Lost Gospel – versione online dal National Geographic, contenente [1] testi copti, traduzioni inglesi e fotografie.]. In un passo di tale Vangelo, Gesù deride i discepoli che pregano l’entità che loro credono essere il vero Dio, ma che è in realtà il malvagio Demiurgo (Satana, Yaweh del Vecchio Testamento).

Gli gnostici ofiti, o naaseni veneravano il serpente, perché, come narrato nella Genesi (3,1), era stato mandato da Sophia (o era lei stessa in sue sembianze) per indurre gli uomini a nutrirsi del frutto della conoscenza proibito dal Demiurgo, al fine di far loro acquisire la gnosis di cui avevano bisogno per svegliarsi dai suoi inganni ed evolvere a Dio.

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L’Architetto. Complicatissimo personaggio. Questo n

ome ricorda l’Architetto della massoneria, il Grande Orologiaio che ha costruito l’universo come un meccanismo perfetto, capace di andare avanti da solo proprio come un orologio (una delle critiche mosse dal cristianesimo a questa visione consiste appunto nel fatto che questo deismo di facciata, raffigurante una divinità lontana che si è limitata a “dare la carica”, si traduce in realtà un ateismo pratico molto comodo). In realtà vedremo più avanti che l’Architetto rappresenta anche, in una chiave interpretativa gnostica, il Demiurgo (e non c’è bisogno di dilungarsi sui nessi tra massoneria e gnosi).

L’Architetto è davvero una sorta di Grande Orologiaio: il suo lungo discorso alla fine di M2 ( un capolavoro di commistione tra filosofia e matematica, così fondamentale per la comprensione della saga che ho pensato bene di riportarlo in fondo a questa interpretazione) esprime appunto il bisogno di creare una equazione perfettamente bilanciata e compensata. Ma questo progetto è irrealizzabile, perché è impossibile far vivere gli esseri umani in un mondo completamente determinato. Mr. Smith in M1 aveva confidato a Morpheus: “Lo sai che la prima versione di Matrix era un mondo perfetto, senza sofferenze, malattie, contrasti sociali? Nessuno invecchiava, tutti avrebbero dovuto essere felici. Fu un disastro. Perdemmo centinaia di raccolti.

La Matrix inizialmente progettata era dunque un mondo perfetto: ma in esso gli uomini erano privati del libero arbitrio, la possibilità di scegliere il male, e perciò non vi si adattavano. Ecco un altro concetto fortemente cristiano: il libero arbitrio è ineliminabile, un mondo in cui il libero arbitrio non esiste è insopportabile dall’uomo, e questo comporta la triste conseguenza che anche il male è ineliminabile.

 

Intervenne a questo punto l’Oracolo. Chi è? Quando Neo si riferisce a lei chiamandola in questo modo, l’Architetto fa una smorfia. Da razionalista determinista qual è, non ama quel nome di sapore misticheggiante e non prova simpatia per quello che definisce “un programma intuitivo”.

L’Oracolo, lo sappiamo fin dal primo film, è un programma che predice il futuro. Ma non con i metodi dell’Architetto, cercando di predeterminare gli eventi. Se l’Architetto ricorda in certo senso Ananke, la Necessità dei greci (rigido determinismo), l’Oracolo è piuttosto come la Pizia del santuario di Apollo a Delfi: indica una futura scelta da fare e allude (mai chiaramente) alle future conseguenze di ogni possibile scelta, lasciando comunque la scelta a chi deve compierla, e “ti dice quello che hai bisogno di sentirti dire”. Questo comporta che neppure l’Oracolo ha l’onniscienza totalr, perché “nessuno può vedere al di là delle scelte che non gli sono chiare”.

L’Architetto vede il libero arbitrio come fumo negli occhi, ed è costretto suo malgrado ad un sistema che lo tollera; l’Oracolo esalta il libero arbitrio ed aiuta gli uomini a prendere le proprie scelte con cognizione di causa, come indica il motto che campeggia nella sua cucina: “conosci te

 

 

stesso”, un motto attribuito a Talete, primo filosofo greco (un’opera filosofica come Matrix non poteva prescindere dalle radici elleniche della filosofia occidentale).

L’Architetto sfruttò dunque le capacità dell’Oracolo per riprogrammare la Matrice : “Come ho detto, lei trovò per caso una soluzione grazie alla quale il 99% dei soggetti testati accettò il sistema a condizione di avere una scelta, anche se la consapevolezza di tale scelta era a livello quasi inconscio. Benché la trovata funzionasse, era fondamentalmente difettosa dato che di fatto generava quella contraddittoria anomalia sistemica che se non controllata poteva minacciare il sistema stesso. Ergo, coloro che lo rifiutavano, e parliamo sempre di una minoranza, lasciati senza controllo potevano costituire una crescente probabilità di disastro.

L’anomalia sistemica incontrollata generava l’Eletto nella matrice, come la divisione di un numero periodico genera sempre un resto. In M1 Morpheus, spiegando a Neo quella faccenda dell’Eletto, aveva vagamente parlato di un suo predecessore (“cambiava le cose in Matrix, fu lui a liberare i primi di noi…”) di cui l’Oracolo aveva profetizzato il futuro ritorno. Un avvicendamento che in realtà fa parte del piano: l’Architetto, costretto a tollerare il libero arbitrio degli uomini, lo ha piegato ai suoi scopi e lo ha strumentalizzato per fare periodicamente il reload del sistema, con la ciclica distruzione e rifondazione di Zion, mentre la guerra non avrà mai fine (la guerra è vita, la pace è morte, diceva Eraclito). In questo modo i Wachosky hanno introdotto nella saga un altro concetto ricorrente della filosofia: l’Eterno Ritorno.

Quello che vediamo nella trilogia è il sesto ciclo, che però contrariamente alle intenzioni dell’Architetto è anche l’ultimo: poiché, per la prima volta, le sue previsioni si rivelano inesatte. Alla fine del suo discorso in M2, aveva predetto a Neo che non si sarebbero più incontrati. Ma invece in M3 si rivedono (il gigantesco volto nella “corona” formato da migliaia di macchine, che ricorda tante raffigurazioni iconografiche della divinità, è la traduzione nel mondo fisico della sua identità informatica).

Questo accade per due motivi. Da una parte Neo ha sviluppato imprevisti poteri nel mondo fisico, tali che gli permettono di eludere le difese della Città delle Macchine ed entrare in essa. Poi torneremo su questo punto. Il secondo motivo è lo straordinario potere acquisito da Smith: ciò accade ad opera dell’Oracolo, che vuole che la guerra finisca ed a questo scopo si lascia assorbire consapevolmente da Smith (il quale se ne chiede giustamente il perché: la riflessione circa il piatto di biscotti appositamente lasciato sul tavolo), permettendogli di acquisire una tale potenza che l’Architetto non sarà più capace di debellarlo da solo e dovrà patteggiare con Neo la salvezza di Zion.