L'ideologia di Verga e il tema dell'esclusione

L’ideologia di Verga e il tema dell’esclusione

Tenendo presente il principio scientifico della racolta “asettica” di dati, in cui il romanziere non interviene (Zola, il romazo sperimentale), Verga “si eclissa” dai suoi testi veristi.

Nei romanzi veristi  l’ analisi psicologica è ridotta; si comprendono le caratteristiche di un personaggio in base  alle sue azioni. Sono romanzi in cui lo sfondo storico e sociale conta molto ma, diversamente da  Manzoni che interveniva personalmente nel suo romanzo, Verga no, infatti nella prefazione alla novella L’amante di Gramigna,  sostiene che il testo deve sembrare “che si sia fatto da sè”. Accettando la lezione di Darwin, in base al uale in natura il più forte sopravvive opprimendo spietatamente il più debole, Verga elabora una sua visione sociale  pessimistica, infatti   secondo lui,  chi cerca di cambiare cambia posizione sociale, anche se apparentemente ci riesce,  finisce inevitabilmente per fallire.  Negli ultimi anni di vita questa visione si incupì, arrivando ad approvare il fatto che il generle Bava Beccaris aveva fatto aprire il fuoco sulla folla che protestava e chiedeva pane. Anche Manzoni diffidava delle proteste popolari (tumulti di San Martino), ma gli umili di Manzoni, soprattutto contadini, possono sperare nella Provvidenza e può accadere loro di far fortuna, Renzo e Lucia.   I vinti di Verga invece sono quelle persone che la “fiumana ” della storia ha scartato perchè deboli socialmente, anche e soprattutto se hanno tentato di cambiare la propria posizione sociale.
Nella raccolta di novelle Vita dei campi si rileva il contrasto tra chi non dispone dei mezzi di produzione e di chi invece li ha e tenta di reagire disperatamente a questa stuazione, ad esempio Jeli il pastore sarà accecato dal timore di vedersi sottrarre la moglie dal ricco proprietario don Alfonso e lo ucciderà  (la moglie fa parte della sua proprietà  lo si nota anche nel romanzo di Fenoglio “La Malora)).
Il tema dell’esclusione è  molto importante: molti sono i personaggi “diversi” rispetto all’ambiente sociale in cui vivono che finiscono  male (Malpelo, la Lupa, ‘Ntoni il giovane, Lia, Mastro don Gesualdo). La tecnica dello straniamento consiste infatti nel mettere a contrasto la  mentalità comune (spesso meschina) col comportamento di alcuni personaggi, consierati “strani” per il loro anticonformismo o per i loro vlori morali.
Nella raccolta di novelle Vita dei campi e nel romazo “I Malavoglia”, Verga ritiene che le classi sociali più basse abbiano ancora dei principi morali i più ricchi invece non hanno codice morale, cercano solo il profitto; questa visione si accentua nella raccolta Novelle rusticane  (Mazzarò, Il reverendo, Libertà) e nel romanzo Mastro don Gesualdo.   Forse proprio per questo non è riuscito ad ultimare il ciclo dei Vinti, che doveva comprendere anche romanzi su ceti sociali elevati e che invece non sono stati scritti (La duchessa di Leyra, L’onorevole Scipioni, L’uomo di lusso). Si ricordi il cilo dei Rougon-Maquart di Zola.
La Lupa accetta con rassegnazione il fatto che la morte sarà la  punizione per il suo comportamento; in modo paradossale anche chi chi viola il codice morale si sente in colpa e accetta la sua punizione.
Anche Malpelo è rassegnato al fatto che la sua condizione non migliorerà mai, non riuscirà neanche a convincere i suoi compagni di  miniera che lui non è cattivo come loro credono. Guarda in faccia la realtà così com’è, accettando il proprio destino,in questo si dimostra coraggioso, stoico; ha anche una sua filosofia di vita ed è consapevole di come vanno e cose nel modo a differenza dei suoi compagni. Racconta queste cose a Ranocchio tentando di metterlo in guardia contro le cattiverie della vita e alla fine non protesteràquando verrà inviato in una zona pericolosa della miniera.
I Malavoglia (storia di una famiglia raccontata dall’intero paese): è un romanzo con decine di personaggi; i personaggi principali sono il vecchio padron ‘Ntoni, la nuora Maruzza e i  figli (‘Ntoni il giovane, Luca, Alessi, Mena, Lia), rimasti soli dopo la morte del padre Bastianazzo, annegato mentre stava traspotando un carico di lupini con la sua barca, la Provvidenza (forse per ironizzare contro Manzoni). I Malavoglia vengono criticati dalla cinica società del paeseino in cui vivono  perché sono umili e legati ai valori tradizionali, ad esempio pagano il debito al’usuraio zio Crocifisso anche se non esiste uno scritto che li vincoli, Mena rinuncia a sposare compar Alfio dopo che la sorella Lia e il fratello ‘Ntoni hanno “disonorato” la famiglia. Nel racconto,Verga fa riferimento ad una situazione storica: l’imposizione del servizio militare triennale obbligatorio(una delle prime leggi del regno d’Italia). All’epoca il servizio era di 3 anni perciò alle famiglie dei ceti più bassi venivano tolte un braccia per lavorare. Per questo motivo il padre Bastianazzo cercò di cambiare la sua situazione facendosi imprestare dei soldi dall’usuraio (zio Crocifisso). Con quei soldi decise di iniziare un’attività di commercio, ma dopo un po’ la barca, con cui commerciava, affondò provocandone la morte. Allora ‘Ntoni, il figlio maggiore, che dopo il servizio militre ha conosciuto la città e la vita comoda, non avendo voglia di sobbarcarsi il duro lavoro del padre e del nonno (come Stefano nella Malora)  si diede al contrabbando, ma finì in carcere. Lia diventò prima l’amante del brigadiere che aveva arrestato ‘Ntoni e in seguito  una prostituta. Mena era considerata una ragazza molto virtuosa (una Lucia manzoniana), ma rifiutò il matrimonio col carrettiere  compar Alfio che la amava lo stesso per la vergogna della sorella e del fratello. Rimase zitella per tutta   la vita e aiutò il fratello e la cognata ad allevare i bambini. Alla fine infatti Alessio si sposa e riesce a ricomprare casa (che era stata venduta per ripagare i debiti del padre dopo la sua morte). Adesso il capo famiglia non è più ‘Ntoni, ma lui. Alla fine ‘Ntoni se ne va per non compromettere ulteriormente l’onore alla famiglia  perché, essendo stato  in carcere,  sentiva di non poter più rimanere nel paese nativo. L’ infatti  tutti lo conoscevano e lui preferì andarsene di nascosto, una mattina all’alba, anche se Alessi gli aveva offerto la possibilità di rimanere. Il testo è scritto in italiano, ma molte frasi sono struttutate come i periodi siciliano (che= ca) e in questo soprattutto sisente  influenze del dialetto siciliano; i termini dialettali infatti, anche se esistono, non sono così numerosi. anche  i proverbi vitati da padron ‘Ntoni rappresntano la saggezza popolare della regione (ad ogni uccello il suo nido è bello).

(Cfr. col film “La terra trema” di Luchino Visconti”

 

Martini Igor 4^G