Autori di diversa impostazione ideologica

 

MARTINI IGOR

APPUNTI DI ITALIANO

IN RIFERIMENTO ALLA TABELLA, ESEMPI DI AUTORI CHE APPARTENGONO AL PRIMO GRUPPO (di tipo piu’ idealista)

OTTOCENTO

I romanzi di Verga SULLA CARBONERIA e quelli storici di Massimo d’ Azeglio.

MANZONI: Realista, Manzoni si è informato sulla vita del popolo e sulla storia dell’epoca. E’ un conservatore, i suoi ideali sono legati alla religione infatti auspica una società in cui i ceti alti siano generosi e giusti col popolo, secondo gli insegnamenti evangelici ma il popolo deve rimanere al suo posto, non contestare e ribellarsi come durante i tumulti di San Martino.

Massimo d’Azeglio – Ettore Fieramosca

Un gruppo di cavalieri guidati da Ettore sconfigge un gruppo di cavalieri spagnoli che avevano sostenuto l’inferiorità degli italiani rispetto alle altre nazioni (in particolare la Spagna) restitundo onore all’Italia.

(Ora che l’Italia è fatta dobbiamo fare gli italiani, (forse))

Tommaso Grossi I lombardi alla prima crociata

Si descrive il valore dei cavalieri lombardi che porterà alla conuista del Santo Sepolcro.

Per quanto riguarda la memorialistica, ricordiamo il patriota  SILVIO PELLICO, che, pubblicando i ricordi della prigionia nel durissimo carcere dello Spielberg nel testo “Le mie prigioni”, si dice che abbia danneggiato l’Austria “più di una battaglia persa”.  Gli ideali in cui credeva erano quelli patriottici e anche la fede religiosa, che lo aiutò a superare terribili momenti (come l’amputazione della gamba del suo amico  Pietro Maroncelli).

Tra i primi romanzi di Giovanni Verga, quelli di intonazione patriottica esaltano gli ideali della Carboneria ( I carbonari della montagna  e  Sulle lagune   –  Terzo romanzo di Giovanni Verga, apparso in ventidue puntate tra 1862 e 1863, a un solo anno di distanza da “I carbonari della montagna”, come appendice al periodico fiorentino “La Nuova Europa”, diretto da Alberto Mario, “Sulle lagune” è un buon esempio di romanzo d’apprendistato; decisamente eccessivo nel sentimentalismo risulta opera di scarsa inventiva e buon patriottismo, innervata da almeno discrete capacità descrittive e da qualche velleitaria incursione nel genere del romanzo epistolare. http://www.lankelot.eu/letteratura/verga-giovanni-sulle-lagune.html

Nel libro “Cuore” di Edmondo de Amicis si esaltano i valori dell’italianità: onestà, lavoro, fedeltà alla famiglia e alla patria (fare gli italiani) e viene trattato il tema dell’immigrazione e della scuola (Franti, tu uccidi tua madre!). Niente di male, il problema è che il tono è sdolcinato e patetico rendendo talvolta ridicolo ciò che ridicolo non è.

L’Italia si vuole riscattare dalla sua situazione triste, sottomessa allo straniero e a stati autoritari.

 

NOVECENTO

SCIASCIA :  (si veda anche sopra) Il capitano Bellodi lotta anche se ha perso una battaglia. Crede nella possibilità di sconfiggere la criminalità organizzata e in genere il sistema di potere della Sicilia, spesso colluso con la mafia, che sembra destinato a non cambiare mai. Negli anni 70 però lo scrittore abbandona il suo ottimismo (Il contesto, Todo Modo). Tutti gli scrittori Siciliani si scontrano in questa realtà e spesso finiscono per accettarla, anche se con amarezza (Verga, De Roberto, Tomasi di Lampedusa), però l’ideale di Sciascia sta nel dire che anche se i nemici sono più forti, bisogna battersi lo stesso.

Leonardo Sciascia, nel testo  Morte dell’inquisitore” rivendica il diritto degli intellettuali di pensare raccontando la storia di Fra Diego la Matina, che uccide l’inquisitore che l’ha fatto incarcerare e lo interroga per dimostrarne la colpevolezza.

Nel romanzo “Il giorno della civetta”, nonostante il giovane capitano Bellodi veda fallire il suo primo scontro col capomafia don Mariano Arena, dichiara di voler proseguire la lotta e quindi il messaggio dell’autore è che è possibile battersi contro la piovra e sconfiggerla, anche se a fatica.

Nel testo “La scomparsa di Maiorana” si analizza la misteriosa scomparsa di uno dei maggiori fisici in Italia;Sciascia pensa che Maiorana sia entrato in convento perchè, avendo intuito il possibile uso dell’energia nucleare a scopo bellico, si rifiutò di collaborare.

SCOMPARSA DI MAIORANA: (vedi sopra) fisico che intuisce l’esistenza dei neutrini, scomparso improvvisamente probabilmente per suicidio. Sciascia ipotizza che abbia trovato rifugio in un monastero (era religioso) per non collaborare a qualcosa che non approvava, cioè alla costruzione della bomba atomica come ha fatto Enrico Fermi.
Sciascia in questo caso è ottimista, vede in Maiorana un esempio di intellettuale indipendente dl poter politico e capace di rifiutare di collaborare in qualcosa in cui non credeva. L’ipotesi più accreditata è però che si sia suicidato.

Elio Vittorini 

Nel romanzo “Uomini e no” esalta la scelta di chi si è opposto all’oppressione nazifascista , arrivando a descrivere il comportamento di chi non ha saputo rifiutare come comportamento animalesco.

Primo Levi

Da tutte le sue opere emerge la speranza che parlare dell’ingiustizia e dell’oppressione possa servire a non farla accadere più o a limitarla. Importante è il discorso di Primo Levi sulla scienza.

ESEMPI DI AUTORI DEL SECONDO GRUPPO (PIU’ PESSIMISTI)

800

Nel romanzo “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, Foscolo, per tramite del protagonista, condanna il fatto che Napoleone ha ceduto all’Austria Venezia che voleva essere uno stato indipendente.  Il punto di vista sul destino dell’Italia e sulla condizione umana è pessimistico.

Verga DELLE OPERE VERISTE

900

Il ‘900 è un secolo pessimista, falliscono i principali ideali (religione, fascismo, nazismo, comunismo, liberalismo, in generale le grandi teorie che vogliono dare ragione di tutto ciò che accade nella società)

Si sono verificare tremende guerre, non solo le due mondiali, ma anche conflitti localizzati (Corea, Vietnam, Afghanistan) e massacri (Armeni, Ebrei, Cambogiani, Hutu e Tutsi…)

Per quanto riguada l’Italia, molti intellettuali, Sciascia compreso, giungono ad una visione pessimistica, ad esempio arrivano a pensare che la situazione della Sicilia non cambierà mai.

Dai romanzi di Pirandello e Sciascia, così come da quelli di Federico de Roberto e Giuseppe Tomasi di Lampedisa,  emerge un forte amore per la Sicilia, ma emerge anche la scarsa convinzione di un cambiamento.

Tra gli altri misteri italiani in cui non è chiaro chi sia stato il colpevole e si sospetta anche il ruolo di alcuni elementi dello stato, come le stragi di Piazza Fontana, del treno Italicus, della stazione di Bologna il rapimento Moro, esiste per esempio un fondato sospetto che negli anni 80 – 90 lo stato abbia cercato un patto con la mafia (trattativa stato-mafia).

Tutto questo ha creato un clima di sfiducia che ha caratterizzato anche i romanzi postmoderni come “Il nome della rosa” (Eco, 80) , pessimista anche in senso conoscitivo (la vittoria del detective Guglielmo è avvenuta per caso) oppure quelli sfiduciati di Sciascia  (Il contesto 71, Todo modo 74, n cui si parla di crimini non risolti)

Allo stesso modo nel romanzo di Luigi Pirandello I vecchie e i giovani si parla in modo pessimistico della politica del regno d’Italia, condizionata negativamente dalla corruzione, in particolare dagli scandali bancari;gli ideali risorgimentali vengono meno.

Nel romanzo Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa un giovane nobile entra nel senato del regno d’Italia per presentarsi come candidato, suo zio gli dice che sbaglia e lui risponde: deve cambiare tutto se vogliamo che tutto resti com’è. http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Gattopardo

Anche Alberto Moravia è pessimista. Nei suoi romanzi, tra i quali “Gli indifferenti”(1929), ribadisce che le motivazioni dell’agire umano non sono quelle idealistiche (sempre perdenti), ma il denaro e il sesso (si ispira alle teorie di Marx e Freud).

ALBERTO MORAVIA  ha una visione pessimistica dell’uomo condizionata da Freud e Marx: gli intenti che muovono l’essere umano si mascherano di idealismo ma in realtà sono il sesso, il denaro e il potere. La borghesia è corrotta ma anche il popolo può diventare avido e immorale. Solo nel romanzo La ciociara descrive un eroe positivo, Michele, un antifascista che morirà nella lotta, ma solo per rendere omaggio alla Resistenza. Nel testo si parla di due donne, madre e figlia, sfollate da Roma, che in Ciocciara subiscono violenza da parte dei soldati delle truppe marocchine alleate dei francesi. Alla fine le donne diventeranno pessimiste, disincantate quasi come se il male le avesse contagiate.

Il giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani (1962)è la storia di una famiglia di ebrei a Ferrara che vivevano in una grande villa dove ricevevano molti amici e che sono stati separati dalla guerra (2A).

Elsa Morante ( SI LEGGA ANCHE SOTTO) è stata compagna di Alberto Moravia e venne lasciata per un’altra donna, cosa che lei fece fatica a superare. Nel romanzo “La storia” 1974 ha una visione pessimistica: la lotta per la liberazione dai nazisti, anche se ha avuto successo, non cancella il male di vivere che caratterizza la condizione umana e i personaggi principali, fra i quali Useppe, nato dalla violenza che la madre ha patito da un soldato tedesco, finiscono per morire, suicidarsi o diventare pazzi.

Pessimista è anche Sebastiano Vassalli (La chimera, 1990) in cui si racconta la storia vera di una ragazza, Antonia, bruciata come strega nel novarese tra il 500 e il 600, vittima dell’ignoranza, dell’intolleranza (aveva ballato con dei soldati luterani senza capire quello che stava facendo) e dell’odio nei confronti delle donne. Nessuno la difende, nemmeno l’uomo con cui aveva una relazione. All’inquisitore che la interroga sulla sua fede in Gesù Cristo, lei risponde che crede ancora di più delle “Gesù Criste” , cioè nelle sofferenze delle donne. L’inquisitore non la prende bene. L’idea di Dio è paragonabile a una chimera, è il concetto di qualche cosa che non esiste.

 

CALVINO : Marcovaldo_ non si interroga sulla realtà del mondo, non ha ideologie che lo confortino ma spera di poter sopravvivere come può nella sua condizione di povertà.

    Elsa Morante: (vedi sopra) la Seconda guerra mondiale ha segnato la distruzione fisica e morale degli italiani; i personaggi del romanzo “La storia” finiscono male, sono segnati nel loro destino dalla violenza che hanno subito, ad esempio un ragazzino che è figlio della violenza di un tedesco ai danni di sua madre. Il romanzo è stato discusso proprio perchè non ha una visione positiva della resistenza: il mondo è fatto sempre solo di opportunismo, dolore, violenza e ingiustizia. Dopo una serie di morti per guerra, omicidio, overdose,anche il ragazzino morirà di epilessia, non essendo la madre in grado di farlo curare.