Ugo Foscolo – Romanticismo

ROMANTICISMO

ZITO PAOLO

Il Romanticismo è una corrente che si sviluppa a partire dagli anni a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento. Questa corrente si propone come un’alternativa o addirittura una via da fuga dal mondo reale, troppo spesso insoddisfacente e deludente. Per contrastare questa realtà opprimente si sviluppano due filoni opposti: il Neoclassicismo ed il Preromanticismo; ambedue hanno radici comuni (delusioni intellettuali dell’Illuminismo prima e dell’età napoleonica poi, “inutilità” dell’intellettuale in un nuovo mondo in cui nasce l’industria), ma si sviluppano in maniera diversa: la prima corrente apprezza la bellezza ideale e la perfezione tipica dei tempi passati, delle epoche classiche (soprattutto l’età romana), mentre il Preromanticismo cerca rifugio in un mondo differente, fatto di passioni forti, centralità dell’io, irreale.

Da questa seconda visione si svilupperà il Romanticismo vero e proprio. Il termine venne utilizzato per la prima volta in Inghilterra nel Seicento ed indicava, in senso dispregiativo, ciò che di fantastico ed irreale vi era negli antichi romanzi cavallereschi. Questo termine si è via via leggermente modificato, perdendo la sua accezione negativa ed indicando così una nuova categoria di intellettuali. Il Romanticismo coinvolge tutte le arti, non solo la letteratura, e in realtà non esiste; esistono solo pensatori ed artisti romantici (entità reali) dai quali, astraendo le caratteristiche comuni, si può definire una categoria di appartenenza. Come prima caratteristica comune si può segnare la trattazione di tematiche negative come tematiche dominanti del Romanticismo: il dolore, la malinconia, l’inquietudine, l’angoscia, la paura, l’infelicità, la delusione, il disgusto, il rifiuto della realtà, la morte, il male, l’orrore, il mistero. Passiamo ora ad analizzare i diversi aspetti generali:

–          la nuova società che si stava formando (industriale, economica, indirizzata alla produzione e al guadagno) distruggeva la Natura, rendeva quasi inutile il ruolo dell’intellettuale e lo estraniava dal mondo reale; questo spingeva i romantici a cercare rifugio in un mondo irreale, creato da loro stessi;

–          il rifiuto della ragione, in quanto il Romanticismo preferisce temi come l’irrazionale e il passionale; è come se “i lumi” dell’Illuminismo vengano qui sostituiti dal buio e dalle tenebre, ma solo in modo simbolico e metaforico;

–          temi come il sogno e la follia, stati irrazionali della psiche, che costituiscono dimensioni alternative alla piatta e grigia realtà;

–          il soggettivismo, a volte esasperato, che tende ad esplorare le zone più oscure dell’io e dell’interiorità, concepita come unica realtà esistente;

–          la tensione verso l’infinito, la tendenza ad andare oltre a questo mondo fatto di vincoli e limitazioni per aspirare a un mondo in cui l’io corrisponde con la totalità,

–          un ritorno alla religiosità; a volte è quella classica e tradizionale, ma più spesso si tratta di nuove dimensioni del sovrannaturale;

–          il male, che esercita un fascino particolare sugli artisti romantici;

–          l’esotismo nello spazio e nel tempo; per il primo punto si fa riferimento al fascino e al vagheggiamento di luoghi lontani e sconosciuti, resi affascinanti proprio dalla loro distanza e diversità (Oriente, il nuovo mondo, i mari del Sud). L’esotismo temporale invece consiste nel trasferimento ideale in altre epoche (principalmente il Medioevo o l’Ellade antica) viste come un rifugio per il triste mondo reale; in entrambi i casi di esotismo, si tratta comunque di un trasferimento verso luoghi e tempi fantastici, immaginari e non a precisi luoghi o tempi reali;

–          il mito dell’infanzia, visto come paradiso perduto di gioia ed innocenza in cui la squallida realtà è sostituita da una migliore grazie all’immaginazione e dal sogno. A questo si lega il mito del primitivo in cui si vagheggia di un passato depositario di una spontaneità e autenticità perdute;

–          il popolo è un altro mito romantico, dotato di fantasia poetica e depositaria dell’anima originaria della nazione; da qui l’interesse per le fiabe, le leggende e i canti popolari;

Vi sono poi diversi tipi di eroi romantici che andiamo ora ad analizzare:

–          l’eroe ribelle che si erge a sfidare ogni legge o autorità, disposto a superare ogni limite per affermare la sua libertà e la sua individualità (atteggiamento detto titanismo);

–          la vittima, colui che a causa della sua superiorità è visto come diverso e viene estraniato dalla realtà; si trova così impossibilitato nel tentativo di sfuggire  a questa realtà e si chiude in se stesso, arrivando a volte all’estremo gesto del suicidio (vittimismo);

–          il fuorilegge che, spinto dalla sua voglia di libertà, calpesta le leggi umane e compie atroci delitti, sfidando anche Dio stesso e avendo così su di sé il fascino di una perenne maledizione oscura;

–          l’esule, l’uomo senza radici e dal passato ignoto che vaga senza sosta, e lo straniero, reso fascinoso dal mistero che avvolge la sua patria e il suo passato;

–          il poeta, visto come un genio, dotato di sensibilità ed intelligenza superiore; dalla sua bocca parla la divinità stessa e per questo, non essendo compreso dal resto degli uomini, viene escluso dalla società.

FOSCOLO

Ugo Foscolo (nome d’arte di Niccolò) nacque a Zante nel 1778. Suo padre Andrea era un medico e sua madre, Diamantina Spathis, era greca. L’essere nato in terra greca e da madre greca fu un fatto molto rilevante nella sua vita,  che per questi motivi si sentì molto legato alla civiltà classica; la sua isola natale venne da lui cantata molte volte. Alla morte del padre la famiglia entrò in crisi e la madre si trasferì a Venezia dove Foscolo si gettò negli studi. Egli divenne un entusiasta sostenitore degli ideali della Rivoluzione Francese e per questo entrò in contrasto con il potere oligarchico di Venezia. Pubblicò anche un’ode A Buonaparte liberatore in cui esaltava Napoleone come portatore di libertà. Con il trattato di Campoformio, con cui Napoleone cedeva la Repubblica veneta all’Austria, Foscolo perse ogni speranza. Disilluso e tradito, pur criticando il generale francese, continuò ad operare all’interno del suo sistema, sapendo che esso era un punto di passaggio obbligatorio per creare un’Italia più moderna. Andato poi a Firenze, tornò a Milano dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia. Dopo la sua definitiva sconfitta a Waterloo rientrarono a Milano gli Austriaci che gli offrirono la direzione di una rivista culturale con la quale essi cercavano di conquistare gli intellettuali. Per rispetto delle sue idee e del suo passato, Foscolo rifiutò. Fuggì così in esilio, prima in Svizzera e poi a Londra dove morirà nel 1827.

A Foscolo possiamo attribuire il primo romanzo italiano: le “Ultime lettere di Jacopo Ortis”. Si tratta di un romanzo epistolare, ispirato soprattutto a “I dolori del giovane Werther” di Goethe. Il tema è quello di un giovane intellettuale in conflitto con una società all’interno della quale egli non riesce ad inserirsi. Foscolo, riprendendo il modello di Goethe, rappresenta questa vicenda affrontandola sotto il punto di vista di un conflitto personale, una vicenda privata del giovane, sul terreno dei rapporti amorosi. Jacopo, giovane patriota, si trova disperato ed in fuga dopo il trattato di Campoformio. Mentre fugge trova riparo presso un amico del padre; qui si innamora di Teresa, la figlia, che però è già promessa sposo a Odoardo, totalmente opposto rispetto all’Ortis. In seguito a questa ennesima delusione, inizia un pellegrinaggio per tutta l’Italia. Tornerà in Veneto per il matrimonio di Teresa e qui, dopo aver fatto un’ultima visita alla madre, si suicida.

Come si può intuire, il romanzo si può leggere come un’autobiografia del Foscolo, in cui la delusione politica viene sostituita da quella amorosa. L’unica parte puramente inventata è il suicidio del giovane Jacopo: Foscolo, infatti, non sarebbe mai arrivato a compiere un gesto simile, in quanto personalmente lo vedeva come una fuga, una resa di fronte ai problemi della vita.

Un’altra opera molto rilevante di Foscolo è il suo carme “I Sepolcri”. Esso venne composto in seguito al trattato di Saint-Cloud con il quale si prevedeva che le sepolture dovessero avvenire fuori dei confini della città. Questo stimolò diverso valutazioni in Foscolo, che sosteneva la tesi secondo la quale le tombe e i monumenti funebri servissero solo ai vivi e non ai defunti. Egli infatti non credeva che ci fosse qualcosa dopo la morte, ma semplicemente un “nulla eterno”. Le tombe servivano quindi ai vivi per ricordare i defunti. Foscolo dice però che da coloro che hanno compiuto grandi gesta in vita si può imparare e quindi sosteneva l’idea seconda la quale agli uomini più valorosi e meritevoli spettasse una tomba o un monumento di ricordo molto più vistosa ed imponente rispetto ai defunti “normali”. In questo modo, diceva Foscolo, i vivi possono trarre ispirazione ricordando le loro gesta e si potrà così sperare in un futuro migliore, nel quale i giovani di oggi si impegneranno per migliorare la loro patria traendo ispirazione dal ricordo dei defunti illustri.

Altri testi sono stati analizzati con relativa analisi e commento; questi sono: Il colloqui con Parini, Alla sera, In morte del fratello Giovanni, A Zacinto.