Dante

  1.  A proposito del capitolo sulle donne, amara considerazione su quanto la violenza su di loro non passi mai di moda; come dimostrano i recenti fatti di cronaca, ancora oggi esistono uomini che ritengono le donne di loro proprietà e se violano l’obbligo di obbedienza meritano la morte, così come viene buttata via e distrutta una cosa che si rifiuta di funzionare.  Rimando a tutte le considerazioni fatte in quel capitolo: Francesca, vittima non solo della letteratura ma innanzitutto del concetto di onore che vigeva allora, Pia dei Tolomei, moglie uccisa quando il marito l’ha ritenuta superflua, Piccarda, strappata al convento quando il suo matrimonio è diventato funzionale alla politica di alleanze di suo fratello. Per chi se lo ricorda, pensiamo anche al caso della poetessa petrarchista Isabella di Morra, uccisa dai fratelli perchè loro erano schierati coi francesi mentre lei aveva una corrispondenza (lettere) forse amorosa col nobile e colto ma  spagnolo Diego Sandoval de Castro, poi fatto uccidere dagli stessi fratelli di Isabella. Così, giusto per non farsi mancare niente,  i due avevano ucciso anche il precettore della ragazza, colpevole di aver cercato di nascondere la relazione per aiutarla.
  2. Ricordo anche che la violenza sulle donne è presente nella letteratura del Novecento; vada per Fenoglio che non abbiamo visto, ma ricordiamo che nei romanzi di Pavese le donne sono spesso destinate a finire male e che generalmente lo scrittore è considerato ostile nei confronti delle donne (certo i suoi rapporti col gentil sesso non sono stati idilliaci, spero siate in grado di ricordare qualche episodio significativo della sua vita, ma questo non è necessariamente colpa di tutte le donne). Ricordiamo ad esempio:– (La luna e i falò)

    Irene, Silvia e Santa Sono tre sorellastre, figlie del proprietario della fattoria della Mora. Sono bellissime e contese da molti giovani; partecipano frequentemente alla vita mondana del paese, appartenendo anche a un ceto di grado elevato. Irene però viene condannata ad un infelice matrimonio, dopo essere stata smagrita dal tifo; Silvia muore per un aborto segreto e Santina, ritenuta spia delle camicie nere, viene giustiziata da alcuni partigiani: il suo corpo viene bruciato. 

    (La luna e i falò)  Valino, contadino sconvolto dalle difficoltà economiche nella gestione della sua cascina la Gaminella, (luogo in cui è cresciuto Anguilla) stermina la sua famiglia e si impicca (molti casi di omicidio-suicidio sono dovuti alla rovina economica); scampa solo Cinto, il ragazzino zoppo che è molto simpatico ad Anguilla perchè gli ricorda se stesso da piccolo. (vedi pagina sul secondo Novecento)

CERTO, IN QUESTI CASI NON SI TRATTA DI “FEMMINICIDI” DOVUTI AL TENTATIVO DELLE DONNE DI LIBERARSI DI UNA RELAZIONE CHE NON VOGLIONO PIU’,  MA MUOIONO PER LE RAGIONI TIPICHE DELLE MORTI FEMMINILI: ABORTO CLANDESTINO, SPIONAGGIO A CAUSA DI RELAZIONI SENTIMENTALI AMBIGUE, ESSERE MOGLIE DI UNO CHE CROLLA PSICOLOGICAMENTE  DI FRONTE AI PROBLEMI. Teniamo presente che il fallimento nel lavoro è considerato da alcuni segno incapacità nel difendere le proprie prerogative virili (chi ha soldi ha potere, chi li perde, perde la faccia) e quindi rappresenta un fallimento esistenziale, non solo economico. Chi si sente inetto normalmente va dallo psicolanalista, ma talvolta impugna un’arma e solitamente la usa contro chi non rappresenta un pericolo, quasi sempre donne e bambini.

PER IL CONCETTO DI ONORE, SI VEDANO AD ESEMPIO I MALAVOGLIA, IN CUI MENA NON SPOSA COMPAR ALFIO IL CARRETTIERE ANCHE SE LUI SAREBBE D’ACCORDO PERCHE’ SI SENTE DISONORATA DALLA SORELLA LIA DIVENTATA PROSTITUTA (E MAGARI ANCHE DAL FRATELLO ‘NTONI, CONTRABBANDIERE CONDANNATO AL CARCERE).