TACITO E GLI EBREI

Il V libro delle Historiae

Tito, dopo la partenza del padre Vespasiano, si accampa davanti a Gerusalemme alla testa di un’imponente armata per risolvere definitivamente a favore dei romani la guerra giudaica.

Tacito inizia così una digressione sugli ebrei, la cosiddetta “archeologia giudaica”, tratta cioè delle loro origini, la loro religione, le loro leggi e i loro costumi. In queste pagine emerge chiaramente l’ostilità che circondava gli ebrei fin dal III secolo  a.C. e che aveva dato origine a una letteratura antisemitica. Tale atteggiamento nasce dalla forte identità etnica degli ebrei e dalla loro insofferenza a ogni tentativo di integrazione e sottomissione dall’esterno. Tacito mette in luce le profonde differenze tra la religione ebraica e quella romana, il rigido monoteismo dei primi, in effetti, li rendeva un’eccezione rispetto a popoli che adoravano decine di dei. Inoltre lo storico esprime un profondo disgusto per le loro usanze> essi seppelliscono i cadaveri, considerano empi coloro che modellano gli dei ad immagine degli uomini e non elevano statue neanche nei templi che sono inconcepibili non solo per i Romani ma anche per la maggior parte degli altri popoli, e per questo motivo li paragona agli Egiziani.

In genere i Romani erano abbastanza tolleranti nei confronti delle religioni straniere, ma quello che non potevano accettare degli ebrei era il loro proselitismo. L’avversione e il disprezzo fanno venir meno il distacco che sarebbe richiesto a uno storico, e questo accade perfino nei capitoli dedicati alla geografia del luogo: il quadro che emerge è quello di un paese inospitale e malsano, che anche nelle zone fertili presenta mostruosità e stranezze.

Historiae , libro V, 4/5

Dopo questo excursus Tacito ricorda i precedenti rapporti tra i Giudei e Roma, per poi passare ad analizzare le origini della rivolta e riprendere dai preparativi bellici di Tito.

 

4. Mos?, al fine di consolidare per l’avvenire il suo potere su quel popolo, introdusse nuovi riti contrastanti con quelli degli altri mortali. L? sono empie le cose presso di noi sacre e, viceversa, lecito quanto per noi aborrito. Consacrarono in un santuario, immolando un ariete, quasi in spregio ad Ammone, l’immagine dell’animale da cui avevano tratto indicazioni per trovare il cammino e scacciare la sete. Fu sacrificato anche un bue, poich? gli Egiziani adorano Api. Si astengono dalla carne di maiale, a ricordo del flagello, perch? li aveva colpiti un tempo la lebbra, a cui quell’animale ? soggetto. Commemorano ancor oggi la lunga fame di un tempo con frequenti digiuni e, a testimonianza delle messi frettolosamente raccolte, si mantiene l’uso del pane giudaico senza lievito. Hanno voluto, si dice, come giorno di riposo il settimo, perch? esso segn? la fine delle loro fatiche; poi, lusingati dalla pigrizia, dedicarono all’ozio un anno ogni sette. Alcuni ritengono che lo facciano in onore di Saturno, sia per aver ricevuto il fondamento del culto dagli Idei, che sappiamo cacciati insieme a Saturno e fondatori della gente giudaica, sia perch? dei sette astri, che regolano il destino dei mortali, quello di Saturno descrive un’orbita pi? ampia ed esercita un influsso pi? determinante, e perch? la maggior parte dei corpi celesti tracciano il loro cammino e il loro corso in multipli di sette.

5. Di questi riti, comunque siano stati introdotti, si giustificano con l’antichit?. Le altre usanze, sinistre e laide, s’imposero con la depravazione. Infatti tutti i delinquenti, rinnegata la religione dei padri, l? portavano contributi di denaro e offerte, per cui s’accrebbe la potenza dei Giudei, ma anche perch? fra di loro sono di un’onest? tetragona e immediatamente disposti alla compassione, mentre covano un odio fazioso contro tutti gli altri. Mangiano separati, dormono divisi; bench? sfrenatamente libidinosi, si astengono dall’accoppiarsi con donne straniere, ma fra loro l’illecito non esiste. Hanno istituito la circoncisione per riconoscersi con questo segno particolare e diverso. Chi adotta i loro costumi, segue la medesima pratica, e la prima cosa che imparano ? disprezzare gli d?i, rinnegare la patria, spregiare genitori, figli, fratelli. Sta loro a cuore la crescita della popolazione; ? infatti proibito sopprimere uno dei figli dopo il primogenito e ritengono eterne le anime dei caduti in battaglia o vittime di supplizi: da qui la loro disponibilit? alla procreazione e il disprezzo della morte. Seppelliscono, non cremano i cadaveri, secondo l’uso e con le stesse cerimonie apprese dagli Egizi; riservano la stessa cura ai defunti e condividono la stessa credenza sul mondo degli inferi, e ne hanno una contraria sulla realt? celeste. Gli Egizi adorano moltissimi animali e le loro raffigurazioni in forma composita; i Giudei concepiscono un unico dio e solo col pensiero; profanazione ? per loro costruire con materia caduca immagini divine in sembianza umana, perch? l’essere supremo ed eterno non pu? subire una rappresentazione ed ? senza fine. Per questo non pongono simulacri di d?i nelle loro citt? e tanto meno nei loro templi; n? riservano tale forma di adorazione per i loro re, n? di onore ai Cesari. Ma poich? i loro sacerdoti cantavano accompagnandosi a flauti e timpani, poich? si cingevano le tempie di edera e nel loro tempio venne rinvenuta una vite d’oro, taluni hanno pensato che venerassero il padre Libero, conquistatore dell’Oriente, ma con riti totalmente diversi: in effetti, Libero ha istituito riti all’insegna della festa e della gioia, mentre le pratiche giudaiche sono assurde e cupe.