GERMANICO, ARMINIO E AGRIPPINA

ANNALES

Libro PRIMO

57. Non molto tempo dopo giunsero dei messi da parte di Segeste: chiedevano aiuto contro la violenza dei suoi connazionali, che lo tenevano sotto assedio. Arminio esercitava su di loro un’influenza pi? forte, perch? li spingeva alla guerra; per i barbari infatti l’audacia e la decisione ispirano tanta pi? fiducia e, nei momenti critici o di rischio, tali caratteristiche godono di una netta preferenza. ….. Segeste venne liberato con un gran seguito di parenti e di amici. In mezzo a loro c’erano donne nobili, e fra esse la figlia di Segeste e moglie di Arminio, dal temperamento pi? simile al marito che al padre: non si abbandon? a lacrime e a parole di supplica ma stette con le mani serrate, sotto le pieghe della veste, chino lo sguardo sul ventre gravido. Furono recuperate anche le spoglie della strage di Varo, assegnate come bottino a gran parte di coloro che ora, arrendendosi, si affidavano ai Romani. Si fece avanti anche Segeste, gigantesco e impavido nella consapevolezza di una alleanza non tradita.

…….

59. La notizia, subito divulgata, della resa di Segeste e del benevolo trattamento da lui ricevuto, viene accolta, a seconda che la guerra fosse avversata o voluta, con speranza o con dolore. Arminio, gi? per natura violento, era in preda al furore, pensando alla moglie rapita e al figlio sottoposto, ancora nel ventre materno, alla schiavit?; cos? correva tra i Cherusci a chiedere armi contro Segeste, armi contro Germanico. E non risparmiava gli insulti: che padre eccezionale, che gran generale e che forte esercito! Quante mani per portar via una debole donna! Davanti a lui invece erano cadute tre legioni e altrettanti legati: non combatteva col tradimento e contro donne incinte, ma scendeva, a viso aperto, contro uomini armati! Si potevano ancora vedere nei boschi sacri ai Germani le insegne da lui appese e consacrate agli d?i patrii. Segeste abitasse pure sulla riva dei vinti, rendesse pure al figlio la carica di sacerdote per il culto di un uomo: mai i Germani sapranno perdonargli di aver dovuto vedere, tra l’Elba e il Reno, le verghe, le scuri e la toga romana. Altri popoli, ignorando il dominio di Roma, non avevano mai provato i supplizi, non conoscevano i tributi: ma poich? loro se ne erano liberati e se ne era andato scornato quel famoso Augusto consacrato fra gli d?i, e cos? Tiberio, da lui scelto come successore, non c’era motivo di temere un giovane inesperto e un esercito di ribelli.

60. Si mobilitarono a quelle parole non solo i Cherusci ma anche i popoli vicini e si schier? dalla sua parte anche lo zio di Arminio, Inguiomero, da tempo autorevole presso i Romani. Aument? quindi la preoccupazione di Cesare Germanico. E perch? tutto il peso della guerra non gravasse su un unico fronte, invia Cecina con quaranta coorti romane, attraverso il territorio dei Brutteri, verso il fiume Amisia, per dividere le forze nemiche……..Lucio Stertinio, inviato in missione da Germanico con una colonna armata alla leggera, disperse i Brutteri, intenti a bruciare i loro paesi e, nel corso della strage e del saccheggio, trov? l’aquila della diciannovesima legione, perduta con Varo. L’esercito fu condotto fino ai confini estremi dei Brutteri, devastando il territorio tra i fiumi Amisia e Lupia, non lontano dalla selva di Teutoburgo, dove si dicevano insepolti i resti di Varo e delle sue legioni.

[61] Igitur cupido Caesarem invadit solvendi suprema militibus ducique, permoto ad miserationem omni qui aderat exercitu ob propinquos, amicos, denique ob casus bellorum et sortem hominum. praemisso Caecina ut occulta saltuum scrutaretur pontesque et aggeres umido paludum et fallacibus campis inponeret, incedunt maestos locos visuque ac memoria deformis (DEFORMES(……adiacebant fragmina telorum equorumque artus, simul truncis arborum antefixa ora. Lucis propinquis barbarae arae, apud quas tribunos ac primorum ordinum centuriones mactaverant. et cladis eius superstites, pugnam aut vincula elapsi, referebant hic cecidisse legatos, illic raptas aquilas; primum ubi … Varo, ubi infelici dextera et suo ictu mortem invenerit;

 

traduzione

 

61. Sorse allora in Cesare Germanico il desiderio di rendere gli estremi onori ai soldati e al loro comandante, tra la generale commiserazione dell’esercito l? presente al pensiero dei parenti, degli amici e ancora dei casi della guerra e del destino umano. Mandato in avanscoperta Cecina a esplorare i recessi della foresta e a costruire ponti e dighe sugli acquitrini delle paludi e sui terreni insidiosi, avanzavano in quei luoghi mesti, deprimenti alla vista e al ricordo. Il primo campo di Varo denotava, per l’ampiezza del recinto e le dimensioni del quartier generale, il lavoro di tre legioni; poi, dal trinceramento semidistrutto, dalla fossa non profonda, si arguiva che l? si erano attestati i resti ormai ridotti allo stremo. In mezzo alla pianura biancheggiavano le ossa, sparse o ammucchiate, a seconda della fuga o della resistenza opposta. Accanto, frammenti di armi e carcasse di cavalli e teschi confitti sui tronchi degli alberi. Nei boschi vicini, are barbariche, sulle quali avevano sacrificato i tribuni e i centurioni di grado pi? elevato. I superstiti di quella disfatta, sfuggiti alla battaglia o alla prigionia, raccontavano che qui erano caduti i legati e l? strappate via le aquile, e dove Varo avesse subito la prima ferita e dove il poveretto, di sua mano, avesse trovato la morte; da quale rialzo avesse parlato Arminio, quanti patiboli e quali fosse avessero preparato per i prigionieri e come, nella sua superbia, Arminio avesse schernito le insegne e le aquile.

 

63. Germanico comunque, inseguito Arminio in ritirata verso zone impervie, appena ne ebbe l’occasione, ordina ai cavalieri di lanciarsi al galoppo e di occupare la piana in cui s’era insediato il nemico. Arminio diede ordine ai suoi di raccogliersi e ripiegare verso le foreste e poi, di colpo, opera una conversione: subito dopo agli uomini appostati nelle aree selvose d? il segnale di balzare all’attacco. I cavalieri furono allora scompigliati dalla tattica inattesa, e l’invio di coorti di riserva e il loro impatto con gli squadroni in fuga aumentarono la confusione; e tutti sarebbero stati ricacciati verso una palude, ben nota ai vincitori e pericolosa per i Romani, perch? non ne conoscevano l’esistenza, se Cesare Germanico non avesse fatto avanzare le legioni schierate a battaglia. …..

 

64. I barbari, nel tentativo di sfondare i reparti di presidio e di buttarsi sugli uomini al lavoro, cercano mosse di disturbo, aggiramenti provano assalti, e si mescolano le grida degli uomini impegnati nei lavori e in combattimento. Tutto, senza eccezione, alcuna, era avverso ai Romani: il pantano profondo, instabile sotto il piede, scivoloso per chi procedeva; i corpi appesantiti dalle corazze e l’impossibilit? di calibrare i lanci in mezzo all’acqua. I Cherusci invece erano abituati ai combattimenti nelle paludi, erano di alta statura e avevano lance enormi, atte a ferire anche da lontano. Finalmente la notte sottrasse le legioni in difficolt? a un combattimento che volgeva al peggio. I Germani, resi infaticabili dal successo, senza concedersi neppure allora un po’ di riposo, convogliavano nelle zone basse tutte le acque che scaturivano dalle alture circostanti: allagatosi il terreno e crollati i lavori gi? fatti, i soldati dovettero affrontare una doppia fatica. Cecina aveva quarant’anni di carriera, passati da subalterno e con responsabilit? di comando: aveva conosciuto successi e difficolt?, perci? non si lasciava intimorire. ….

65. Fu senza riposo, per diversi motivi, la notte: i barbari, in festosi banchetti, riempivano la valle sottostante di canti lieti alternati a clamori selvaggi riecheggiati dalle foreste; dai Romani fuochi quasi spenti, un parlare spezzato, mentre gli uomini giacevano sparsi lungo il vallo o si muovevano fra le tende, insonni pi? che intenti a vigilare. Un sogno angoscioso e funesto spavent? il comandante: gli parve di vedere Quintilio Varo emergere, tutto coperto di sangue, dalle paludi e gli sembr? di udirlo come se lo chiamasse, ma egli non gli prestava ascolto e rifiut? la mano che Varo gli tendeva. Allo spuntar del giorno, le legioni inviate sui fianchi, per paura o indisciplina, abbandonarono la posizione per correre ad occupare la striscia di terra oltre la palude. Tuttavia Arminio, .. diede ordine ai Germani di muovere all’assalto gridando: ?Ecco Varo e, per lo stesso destino, le legioni ancora in mano nostra!? E subito coi suoi uomini migliori spezza la colonna, mirando a colpire sopra tutto i cavalli. Essi, scivolando sul proprio sangue e nella fanghiglia della palude, disarcionati i cavalieri, travolgono chi si para loro davanti e calpestano gli uomini a terra. Il peggio fu attorno alle aquile, nell’impossibilit? di portarle avanti sotto una grandine di dardi o di piantarle nel terreno fangoso. A Cecina, tutto preso a far reggere i reparti, colpiscono il cavallo dal di sotto; finito a terra, sarebbe stato circondato, ma si oppose la prima legione. Se fin? bene, fu grazie all’avidit? dei