Il Colosseo e i gladiatori

Il Colosseo e i gladiatori (scheda del video                                   prima parte)

Il Colosseo  rappresenta in positivo e in negativo la grandezza di Roma nel mondo ed è il monumento più noto. Vi si svolgevano esecuzioni di condannati a morte e combattimenti di gladiatori tra di loro e con le belve; il popolo gridava e faceva il tifo sulle tribune.

Racconteremo la storia di Verus, un gladiatore di cui il poeta Marziale rievoca l’ultimo combattimento contro un altro gladiatore, P:riscus; vedremo anche alcune caratteristiche della società romana di 2000 anni fa.

Gladium,ii s.n. 2° gladio, spada dei soldati e dei gladiatori

Se il perdente nell’arena non otteneva la grazia della folla o del  personaggio più potente presente (anche l’imperatore), doveva offrire la gola all’avversario e veniva ucciso

La storia di Verus inizia prima della costruzione del Colosseo

Verus era stato catturato, fatto schiavo e portato a Roma tra i tanti che provenivano da tutto il mondo

L’impero non era ancora al massimo dell’estensione, che giungerà al massimo con Traiano alla fine del 1 sec.

Gli schiavi offrivano mano d’opera gratuita per tutti i lavori; i più duri erano in campagna e soprattutto nelle miniere e nelle cave di pietra, dove non si viveva molto e per questa ragione questi schiavi talvolta si offrivano volontari per la scuola di gladiatura, preferendo rischiare nella speranza di sopravvivere ed essere liberati.

Gli schiavi indossavano vesti corte, se faceva freddo anche dei rozzi pantaloni che non li intralciassero nei movimenti;  gli abiti lunghi e la toga erano riservati ai romani benestanti, quelli che non dovevano svolgere lavori pesanti. La toga degli uomini politici era ornata da una striscia di porpora (laticlavio)

Il Colosseo (anfiteatro Flavio, dal nome della dinastia dell’imperatore Vespasiano) è stato costruito da oltre 10.000 schiavi ebrei deportati da Gerusalemme ad opera dell’imperatore Vespasiano e di suo figlio Tito dopo la prima guerra giudaica e da altre 40.000 persone in parte schiave e in parte libere; poteva contenere più di 50.000 persone.

I soldi venivano dal saccheggio delle risorse degli Ebrei e degli altri popoli sottomessi; l’arena è il luogo in cui l’imperatore si rende favorevole e al tempo stesso controlla il popolo di Roma offrendogli ciò che più ama: i combattimenti gladiatori

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Panem et circenses, letteralmente: “pane e giochi del circo”,[1] è una locuzione in lingua latina molto conosciuta e spesso citata. Era usata nella Roma antica.

Contrariamente a quanto generalmente ritenuto, questa frase non è frutto della fantasia popolare ma è da attribuirsi ad un autore specifico. È stata scritta infatti dal poeta latino Giovenale:

« (populus) …duas tantum res anxius optatpanem et circenses[2] » (

Questo poeta fu un grande autore satirico: amava descrivere l’ambiente in cui viveva, in un’epoca nella quale chi governava si assicurava il consenso popolare con elargizioni economiche e con la concessione di svaghi a coloro che erano governati (in questo caso le corse dei carri tirati da cavalli che si svolgevano nei circhi come il Circo Massimo e il Circo di Massenzio).

La pratica di distribuzioni di grano gratuite o a prezzi inferiori a quelli di mercato (frumentationes) era già iniziata ai tempi delle Repubblica ed era stata regolata dalle varie lex frumentaria. Anche in quel periodo le maggiori elargizioni di cibo furono fatte da magistrati che curarono molto anche i pubblici spettacoli. Marco Terenzio Varrone Lucullo nel 79 a.C. da semplice edile curò giochi molto sfarzosi e sei anni dopo fu il presentatore di una lex frumentaria molto generosa.

Sotto l’impero Roma giunse ad importare 3,5 milioni di quintali di frumento, per l’epoca quantità molto impegnativa. Si potrebbe sostenere che tutta l’organizzazione politica dell’Impero fu modulata sulla duplice esigenza di rifornire di frumento la capitale e le legioni di stanza ai confini. L’immensa quantità del frumento importato da Roma proveniva da una pluralità di province, Sicilia, Sardegna, province asiatiche e africane, ma il perno dell’approvvigionamento era costituito dall’Egitto, che soddisfaceva oltre metà del fabbisogno. Anche quando il trasporto era affidato a imprenditori privati, solo il ferreo controllo statale (guerra ai pirati, organizzazione dei siti di sbarco e stoccaggio ecc.) poteva permettere un tale risultato.

Per estensione, la locuzione è stata successivamente usata, soprattutto in funzione critica, per definire l’azione politica di singoli o gruppi di potere volta ad attrarre e mantenere il consenso popolare mediante l’organizzazione di attività ludiche collettive, o ancor più specificatamente a distogliere l’attenzione dei cittadini dalla vita politica in modo da lasciarla solo alle élite. Con intenzione simile, si è usata l’espressione Feste, farina e forca per definire la vita nella Napoli del periodo borbonico, in cui all’uso di feste pubbliche e di distribuzioni di pane si accompagnava la pratica di numerose impiccagioni pubbliche come dimostrazione della capacità del potere politico di assicurare il mantenimento della legalità.

L’espressione Panem et Circenses rappresentava un meccanismo di potere influentissimo sul popolo romano, era la formula del benessere popolare e quindi politico; un vero bozzo/strumento in mano al potere per far cessare i malumori delle masse, che con il tempo ebbero voce proprio nei luoghi dello spettacolo. Questa locuzione (“Panem et Circenses”) viene anche usata per indicare il modo di parlare nell’età romana.

Il Colosseo è stato costruito col travertino, pietra che veniva da cave che si trovavano nel Lazio, anche nei pressi di Roma; i blocchi venivano inviati in città  su barconi ovunque fosse possibile.

LANISTA,AE s.m. = mercante di gladiatori

RUDIS, is , sf   Il rudis consisteva in una spada di legno, spesso una semplice bacchetta  utilizzata per gli addestramenti, oggetto usato abitualmente anche dai gladiatori che veniva regalata loro al momento in cui venivano liberati.

SUMMA RUDIS /SECUNDA RUDIS = arbitro principale/ausiliario dell’incontro

Le strade nell’impero romano si estendevano per 140.000 km (tutte le strade portano a Roma) le prime vie consolari come la Salaria e l’Appia (Spartaco; la trada andava verso Napoli) vennero prolungate per portare anche fuori dall’Italia come l’Aurelia che portava dalla Roma alla Gallia attraverso Toscana e Liguria. Ancora una volta toccava agli schiavi costruirle con lastre levigate; ai lati delle strade si trovavano le tombe semplici o monumenti funerari.

La scuola per gladiatori (LUDUS (-I) GLADIATORIUS)  addestrava non solo fisicamente ma anche mentalmente i gladiatori, faceva loro il “lavaggio del cervello” facendo dipendere il loro onore dalla obbedienza assoluta al lanista e all’allenatore e togliendo loro tutti gli scrupoli di fronte all’omicidio. Alcuni gladiatori erano uomini liberi caduti in povertà che, spesso per pagare un debito, “vendevano se stessi” come gladiatori per un massimo di 5 anni; in quel periodo non godevano di diritti politici perché non erano più considerati cittadini romani.

(20’)

Alto  oltre 50mt           lungo  180  ; gli spettatori occupavano i posti a seconda delle loro classi sociali; in alto c’era la plebe. Per riparare dal sole c’era un immenso velario manovrato da un gruppo di marinai della flotta di  Miseno.

I gladiatori potevano fare il bagno e avere a disposizione dei massaggiatori; esistevano questi centri in molte città d’Italia e dell’impero, come il ludus di Capua dal quale era iniziata la rivolta di Spartaco. Sotto la sua guida fuggirono e si rifugiarono sul Vesuvio, venendo raggiunti da migliaia di schiavi che costituirono un vero e proprio esercito. Era intenzione di Spartaco fuggire in Gallia, ma per l’ambizione di un altro fuggiasco, Crisso, i ribelli rimasero in Italia sperando di battere le truppe regolari romane. Si trattava di una follia, fallito il tentativo di imbarcarsi in Calabria per l’Africa, dovettero tornare indietro e furono massacrati da Marco Licino Crasso* in Lucania nel 71 a. C. Il cadavere di Spartaco non fu mai trovato, forse si salvò oppure non venne riconosciuto tra i morti ma 3000 schiavi catturati vennero crocifissi lungo la via Appia.

* ricchissimo speculatore edilizio, costruiva insulae (insula, ae isola oppure “condominio”) fatiscenti e pericolose per affittarle a prezzi folli visto che la richiesta di alloggi a Roma era forte

La parte più bassa del Colosseo era coperta di sabbia (arena); sotto esistevano locali in cui venivano tenuti animali e prigionieri e l’attrezzatura per costruire gli “effetti speciali”. Ora la pavimentazione dell’arena non esiste più, ne è stato ricostruito un tratto. Nei primi tempi il Colosseo (costruito in una zona bassa, dove un tempo c’era il laghetto della villa di Nerone e una sua statua gigantesca, il Colosso di Nerone) veniva anche inondato per inscenare combattimenti navali, poi si preferì evitarlo.

Tutta la vita del quartiere ruotava intorno al Colosseo: osterie, venditori di cibo, prostitute.

All’interno venivano costruite scenografie in cui combattevano gladiatori e belve (piramidi egizie, foreste della Germania); dopo un certo numero di combattimenti, il gladiatore superstite riceveva il bastone con cui combatteva in allenamento (rudis) ed era libero infatti solo un limitato numero di duelli era all’ultimo sangue perché pochi potevano permettersi di pagare il prezzo della vita dei gladiatori che facevano combattere (imperatore).

Esistevano le “curve” che facevano il tifo per vari tipi di gladiatori e spesso si scontravano così violentemente che, ad esempio, l’anfiteatro di Pompei, pochi anni prima dell’eruzione del 79, fu squalificato perché si verificarono anche degli omicidi.

Per le donne ricche, specialmente divorziate o vedove, i gladiatori erano un’attrazione e partecipavano ai banchetti prima dei combattimenti, pagandoli per le loro prestazioni. Il loro destino, come quello delle schiave dei lupanari, non interessava. I gladiatori si raccomandavano ai loro dei; esisteva un vero e proprio commercio del loro sangue ritenuto un ricostituente; il combattimento aveva regole e arbitri (prima e secunda rudis).

I gladiatori che morivano erano sepolti dalle famiglie e dalle loro associazioni; sull’epigrafe venivano ricordati luogo d’ origine, combattimenti e livello.

A Roma esisteva anche il CIRCO MASSIMO dove correvano le bighe che giravano intorno alla “spina”, vere e proprie gare di “Formula 1” dell’epoca; nel Circo Massimo combattevano anche i gladiatori prima del Colosseo e vennero uccisi i cristiani condannati a morte da Nerone dopo l’incendio del 64 d. C.

I gladiatori che morivano erano sepolti dalle famiglie e dalle loro associazioni; sull’ epigrafe venivano ricordati luogo d’ origine, combattimenti e livello.

A Roma esisteva anche il CIRCO MASSIMO dove correvano le bighe che giravano intorno alla “spina”, vere e proprie gare di “Formula 1” dell’epoca estremamente gradite ai romani; nel Circo Massimo combattevano anche i gladiatori prima del Colosseo e vennero uccisi i cristiani condannati a morte da Nerone dopo l’incendio del 64 d. C.

L’imperatore  Tito, per allontanare la fama di malaugurio (eruzione 79 e incendio di Roma 80) inaugurò in anticipo l’anfiteatro non ancora terminato dedicandolo al padre Vespasiano).

La folla si disponeva sulle gradinate in modo tale da rispecchiare l’ordine sociale della città: più vicini all’arena sedevano l’imperatore, la corte, le vestali e i patrizi; più in alto i cavalieri e più in alto ancora la plebe; le donne e gli schiavi erano confinati nella zona più elevata, dalla quale si vedeva peggio.

L’anfiteatro poteva contenere circa 50.000 spettatori ed era dotato di velarium, (ii ), un telo enorme manovrato dai marinai della flotta che poteva essere steso per riparare gli spettatori come nello stadio Olimpico a Roma; era ricoperto di travertino bianco e decorato con statue che ora non esistono più; nel corso del tempo i suoi materiali sono stati portati via per costruire case e palazzi. Si vedono ancora su alcuni sedili i nomi dei senatori che li occupavano; le scale di entrata e uscita si chiamavano vomitoria (vomitorium,ii) e il biglietto di ingresso (tessera) era fatto di legno o d’osso e ciascuno aveva il suo.(1.31) Per dissetarsi esistevano fontanelle e durante gli spettacoli si vendeva cibo come accade ora agli stadi.

I condannati a morte erano esposti alle belve che non sempre erano disposte ad uccidere; il proprietario era ritenuto responsabile. NON SI CONDANNERANNO MAI ABBASTANZA GLI ATTI DI CRUDELTA’ ANCHE SE TRAVESTITI DA GIUSTIZIA.

I montacarichi facevano salire e scendere gladiatori, belve e scenografie, spesso ispirate al mito; gli attori spesso erano sostituiti da condannati a morte e talvolta i processi si svolgevano direttamente nel Colosseo con esecuzione immediata.

Secondo Svetonio, Tito lasciava che il pubblico decidesse da solo il destino dei gladiatori e, come tutti gli imperatori, poteva permettersi di acquistare la loro vita.  Tito richiese la partecipazione di Verus, il cui combattimento con Priscus venne descritto dal poeta latino Marziale. L’incontro andò avanti ad oltranza, essendo molto equilibrato ad un certo punto vennero tolti gli scudi e alla fine ad entrambi venne concessa la rudis e la libertà.

Sei mesi dopo, colpito da una misteriosa malattia, Tito morì e venne ricordato come lo descrive Svetonio:

TITUS, … DELICIAE  GENERIS HUMANI

Nei secoli successivi,  Commodo, figlio di Marco Aurelio fu molto appassionato di questi combattimenti frequentò una scuola gladiatoria (forse figlio di un gladiatore); essendo un tiranno cadde vittima di una congiura in cui i senatori gli inviarono, per ucciderlo….un gladiatore.

In molte zone dell’impero esistevano arene per il combattimento, ad esempio a Verona.

Al giorno d’oggi lo sport ha sostituito questi spettacoli cruenti; è importante il fatto che gli spettatori si identificano con i loro campioni (Primo Levi, I sommersi e i salvati, pag.   )

L’imperatore Marco Aurelio aveva imposto un calmiere allo stipendio dei gladiatori.

Le spese erano a carico dell’ editor (editor, editoris, sm) cioè un uomo politico o l’imperatore quindi solo chi possedeva grosse fortune poteva permetterselo. Marco Tullio Cicerone (vissuto in epoca repubblicana) fece promulgare una legge che proibiva ai candidati di offrire giochi nei due anni precedenti alle elezioni. Esisteva un lucroso commercio di gadgets (bicchieri, statuette con scene di combattimento e il nome dei gladiatori). Gli spettacoli venivano pubblicizzati con affreschi pubblicitari alcuni dei quali si vedono ancora a Pompei.

Costantino cercò di abolire gli spettacoli, impedendo le pubbliche esecuzioni tramite gladiatura (313). Nel 404 Onorio, uno dei due imperatori tra i quali era stato diviso il territorio romano (impero d’Oriente e Occidente) proibì definitivamente questi spettacoli; nel 410 il sacco di Roma ad opera dei Goti di Alarico condusse ad una parziale demolizione del Colosseo, così accadde coi Vandali di Genserico nel 455. I monumenti dell’antica Roma iniziarono ad andare in decadenza e il Colosseo divenne rifugio di emarginati e fuorilegge. Nel IX sec. le epidemie e le guerre avevano ridotto la popolazione ad un centesimo (da 1.500.000 a 17.000); il Colosseo diventa un luogo sacro e vi si celebra la Via Crucis il venerdì santo. Un forte terremoto ne abbattè una parte e i materiali vennero presi per costruire edifici.

Le nicchie divennero stalle e l’arena divenne un deposito di fieno; addirittura la famiglia dei Frangipane lo usò come residenza; i papi volevano trasformarlo il lanifici o chiese; al giorno d’oggi si cerca di tenerlo in piedi così com’è ed esistono ricostruzioni virtuali, ad esempio quelle per il film “Il gladiatore” (1.59)