Schede dei brani in latino per l'esame

 

BRANI LETTI IN LATINO CON SCHEDE GRAMMATICALI

TRATTE DA QUELLE DEL  SITO “LATINOVIVO”

Vengono riportate in grassetto le espressioni sulle quali è stato svolto un commento grammaticale dettagliato che viene riportato sotto la traduzione.

ALESSANDRO MAGNO E IL PIRATA

4. Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? quia et latrocinia quid sunt nisi parva regna? Manus et ipsa hominum est, imperio principis regitur, pacto societatis astringitur, placiti lege praeda dividitur. Hoc malum si in tantum perditorum hominum accessibus crescit, ut et loca teneat sedes constituat, civitates occupet populos subiuget, evidentius regni nomen assumit, quod ei iam in manifesto confert non adempta cupiditas, sed addita impunitas. Eleganter enim et veraciter Alexandro illi Magno quidam comprehensus pirata respondit. Nam cum idem rex hominem interrogaret, quid ei videretur, ut mare haberet infestum, ille libera contumacia: Quod tibi, inquit, ut orbem terrarum; sed quia ego exiguo navigio facio, latro vocor; quia tu magna classe, imperator.

Se non viene rispettata la giustizia (lett. “allontanata la giustizia), cosa sono gli stati se non delle grandi bande di  predoni? Perchè anche le bande di predoni cosa altro sono se non piccoli regni? E’ ugualmente un insieme di individui che è governato dal comando di un capo, è vincolata da un patto di associazione, il bottino viene diviso in base ad un accordo (lett. in base alla legge del piacere placiti lege) . Questo male, se cresce grazie  agli arrivi (accessibus) di  uomini malvagi (perditorum hominum )  a un tal punto (in tantum) da (ut) occupare luoghi, stabilire delle sedi (lett. che occupi luoghi e stabilisca sedi, frase consecutiva con antecedente in tantum), occupare città, sottomettere popoli, più evidentemente assume il nome di regno, che già apertamente gli attribuisce non la diminuita avidità ma l’accresciuta impunità (entrambi i termini sono soggetti ma il verbo è singolare).  Argutamente e in modo veritiero infatti un tal pirata catturato rispose a quel (famoso) Alessandro Magno. Infatti, domandandogli il re cosa gli fosse passato per la testa (LETT. cosa gli fosse sembrato  giusto) di (traduce ut dichiarativo) infestare (habere infestum) il mare, egli, con sincera arroganza (rispose): ciò che è passato per la testa a te di infestare la terra (orbem terrarum); ma poichè io lo faccio con una piccola nave sono chiamato predone, poichè tu (lo fai) con una grande flotta (sei chiamato) generale.

–   Remota itaque  iustitia    ablativo assoluto

 

INTRODUTTORI: nessuno
MODO DEL VERBO: participio

È una costruzione molto comune in latino ed è alternativa al cum + congiuntivo e al participio congiunto: ha funzione di proposizione subordinata temporale, causale, concessiva, ipotetica.

Esso è formato da due parole entrambe in caso ablativo, di cui una costituisce il soggetto e può essere un nome o un pronome, l’altra costituisce il verbo ed è un participio presente (usato con tutti i verbi) o perfetto (usato solo con i verbi Deponenti Intransitivi e con i Transitivi Attivi = D. I. T. A.).

Esempio: Romulo regnante = regnando Romolo, mentre regnava Romolo;
quibus profligatis = sconfitti i quali, e dopo averli sconfitti;
mortuo Caesare = morto Cesare, dopo la morte di Cesare.

Tuttavia talvolta il participio manca: in tal caso l’ablativo assoluto è formato sempre da due parole di cui una (nome o pronome) costituisce il soggetto, l’altra (nome o aggettivo) costituisce il complemento predicativo. Nella traduzione per lo più dovrai esplicitare il verbo “essere”.

Esempio: dis invitis = essendo contrari gli dei, contro il volere degli dei;
Hannibale vivo = essendo Annibale vivo, finchè Annibale era vivo;
ignaris omnibus = essendo ignari tutti, all’insaputa di tutti;

 

 

-IN  TANTUM (PERDITORUM HOMINUM ACCESSIBUS CRESCIT)  UT (frase consecutiva) che regge i congiuntivi presenti   loca teneat sedes constituat, civitates occupet populos subiuget

 

–  CUM  idem rex hominem interrogaret, , ut (dichiarativo) mare haberet infestum, ille libera contumacia

CUM + CONGIUNTIVO

INTRODUTTORI: cum
MODO DEL VERBO: tutti i tempi del congiuntivo

 

–  Il cum narrativo è molto usato in latino nelle narrazioni (cum historicum) ed ha significato causale-temporale.

Esso è accompagnato da tutti i tempi del congiuntivo e si traduce in italiano in modo implicito con il gerundio (presente e imperfetto congiuntivo si traducono col gerundio semplice italiano, perfetto e piuccheperfetto latino si traducono  col gerundio passato italiano) o in modo esplicito con una proposizione causale o temporale, secondo il contesto.

–  quid ei videretur     interrogativa indiretta (ei = a lui  non sibi perché non è il soggetto)

– Il verbo videor in latino assume  il significato di <<sembrare>>, ma mentre in italiano si usa molto frequentemente nella forma impersonale, in latino di solito è usato personalmente. Ad esempio la frase italiana <<a me sembra che tu abbia già letto questo libro>> viene resa resa in latino <<tu sembri a me aver già letto questo libro>>.

La costruzione personale si ottiene in questo modo:

1)                il soggetto della proposizione dipendente italiana diventa soggetto di videor e si      accorda con esso;

2)                il verbo della proposizione dipendente va all’infinito;

3)                la persona alla quale una cosa sembra va al dativo.

Se l’infinito dipendente da videor ha il nome del predicato o il complemento predicativo questi vanno al nominativo; gli infiniti declinabili prendono le terminazioni del nominativo.

ES: Mi sembra che Giulia sia contenta     <<Mihi videtur Iulia esse laeta>>

LA COSTRUZIONE PUO’ AVERE VALORE IMPERSONALE QUANDO SIGNIFICA “SEMBRARE OPPORTUNO, SEMBRARE BENE”, come in questo caso
oppure quando è seguita da un aggettivo neutro come bonum, aequum,  iustum, iniustum…”

 

– UT  CON VALORE DICHIARATIVO

Queste proposizioni dichiarano, chiariscono, spiegano uno o più elementi contenuti nella reggente.  Solitamente è preceduta da espressioni come: avere la sensazione che,  essere dell’opinione che,  avere la certezza che, accadere che…

Alla congiunzione italiana “che” corrisponde quella latina UT (negazione UT NON)   seguita dai quattro tempi del congiuntivo.

 

– UT CON VALORE CONSECUTIVO

 

INTRODUTTORI: ut = che + indicativo; di, da, + infinito
ut non = che non + indicativo; di non, da non + infinito
In genere sono anticipate nella reggente da ita, sic, tam, etc. (vedi schema sottostante).
MODO DEL VERBO: congiuntivo presente, imperfetto o perfetto

Le frasi consecutive esprimono la conseguenza di quanto accade nella reggente e si traducono in italiano in forma implicita con “di”, “da” + infinito, quando vi è identità di soggetto con la reggente:

Esempio: sono così buono da amare tutti (= io sono buono, io amo tutti);

in forma esplicita con “che” + indicativo, con lo stesso tempo che si trova in latino, e cioè presente, imperfetto e passato prossimo o remoto (= perfetto), quando non vi è identità di soggetto:

Esempio: Marco è tanto buono che tutti lo amano
Marcus est tam (ita, sic) bonus ut omnes eum diligant.

 

Le consecutive sono generalmente anticipate nella reggente da espressioni correlative come:

  1. sic, ita = così
  2. tam (+ aggettivo o avverbio), tanto (+ comparativo), tantum (+ verbo), tanti (+ verbo di stima),
  3. (usque) adeo = a tal punto; tali espressioni possono essere seguite dal genitivo

Marco è tanto buono che tutti lo amano
Marcus est tam (ita, sic) bonus ut omnes eum diligant.

 

–  UT  CON VALORE FINALE

 

INTRODUTTORI: ut  = affinché, perché + congiuntivo; per + infinito
ne = affinché non, perché non, per evitare che + congiuntivo; per non + infinito.
MODO DEL VERBO: congiuntivo presente o imperfetto

Esprimono il fine a cui mira il verbo della proposizione reggente e si traducono bene in italiano in forma implicita con “per” + infinito, quando vi è identità di soggetto con la reggente:

 

–  Sed quia ego exiguo navigio facio, ….

  1. QUIA introduce una proposizione causale. Le causali esprimono la causa, reale o pensata, di quanto viene detto nella proposizione reggente.-  FRASI CAUSALI  In italiano sono introdotte da congiunzioni causali ed hanno il verbo di norma all’indicativo, ma TALVOLTa ammettono il congiuntivo
    quod, quia = perché; reggono l’indicativo o il congiuntivo a seconda che esprimano una causa obiettiva o soggettiva.
    Si intende per causa obiettiva, una causa vera o presentata come tale da chi parla o scrive.

–  latro vocor; (= sono chiamato pirata)
–  quia tu magna classe, imperator  (vocaris)

 

 

IL BUON SAMARITANO

  Ille autem volens iustificare se ipsum dixit ad Iesum: – Et quis est meus proximus?-
30  Suscipiens autem Iesus dixit : – Homo quidam descendebat ab Hierusalem in Hiericho et incidit in latrones qui etiam despoliaverunt eum et plagis inpositis abierunt semivivo relicto.
31  Accidit autem ut sacerdos quidam descenderet eadem via et viso illo praeterivit.
32  Similiter et Levita cum esset secus locum et videret eum pertransiit
33  Samaritanus autem quidam iter faciens venit secus eum et videns eum misericordia motus est
34  et adpropians alligavit vulnera eius infundens oleum et vinum et inponens illum in iumentum suum duxit in stabulum et curam eius egit
35  Et altera die protulit duos denarios et dedit stabulario et ait:- Curam illius habe et quodcumque supererogaveris ego cum rediero (redivero)reddam tibi.-
36  Quis horum trium videtur tibi proximus fuisse illi qui incidit in latrones ?
37  At ille dixit : –  Qui fecit misericordiam in illum.-  et ait illi Iesus : –  Vade et tu fac similiter-

Quello poi (autem), volendo giustificarsi, disse a Gesù : – E chi è il moi prossimo ?-
Rispondendo (d’altra parte, autem), Gesù disse : – Un tale (homo quidam) scendeva da Gerusalemme a Gerico (nomi indeclinabili) e si imbattè nei ladroni che lo spogliarono addirittura e, inflittegli delle ferite, se ne andarono lasciandolo per morto. Accadde in seguito (autem) che un certo sacerdote passasse per quella stessa strada e, dopo averlo visto, andò oltre. Allo stesso modo anche un Levita, essendo nei pressi (secus locum) e avendolo visto, proseguì. Un samaritano invece (autem) che percorreva la strada venne presso di lui e, vedendolo, fu mosso a misericordia (lett. dalla misericordia, causa eff.) e, avvicinatosi (lett. avvicinandosi) fasciò le sue ferite versando olio e vino e,  dopo averlo messo (lett. mettendolo) sulla sua cavalcatura, lo condusse in una locanda e si prese cura di lui. E il giorno successivo portò due denari e li diede all’oste e gli disse : – Abbi cura di lui e, qualsiasi cosa tu (gli) avrai dato in più (supererogaveris), quando tornerò te (la) restituirò.-
Chi di questi tre ti sembra essere stato il prossimo per colui che si imbattè nei ladroni ?-

E (ma) quello disse : – Colui che ha avuto pietà di lui (lett. che ha fatto un atto compassionevole verso di lui)- e Gesù gli rispose (lett. disse) – Va’ e fa’ la stessa cosa (similmente)-

.- volens…. suscipiens,,,adpropians…infundens…imponens  participi presenti

–          IL PARTICIPIO PRESENTE  Ha significato attivo ed esprime la contemporaneità rispetto al verbo reggente, con tutti i verbi (transitivi/intransitivi, attivi/deponenti). Si compone del tema del presente, con l’aggiunta del suffisso -nt- e delle uscite degli aggettivi della seconda classe: uscirà quindi in -ans, -antis per la prima coniugazione, -ens, -entis per la seconda e terza coniugazione, -iens, -ientis per la quarta coniugazione. Si declina dunque come un aggettivo della seconda classe a una sola uscita.
All’ablativo singolare presenta la doppia uscita, in -e ed in -i: la prima  si usa quando il participio è usato come verbo (ad esempio nell’ablativo assoluto) o è sostantivato; la seconda  si usa quando il participio ha funzione di aggettivo.

Si rende in italiano nel seguente modo:  con il gerundio semplice italiano o con altra subordinata che possa corrispondere al gerundio italiano oppure  con una proposizionerelativa (Che…) ouna temporale, causale, etc…. E’ molto rara la traduzione letterale

Video (videbam, vidi) pueros in horto ludentes
Vedo (vedevo, vidi) i bambini che giocano (che giocavano) in giardino

Milites cadunt (ceciderunt) pugnantes = I soldati cadono (caddero) combattendo

 

– Semivivo relicto  (ablativo assoluto)= lett. Essendo stato lasciato per morto (il part. Pres dei verbi attivi ha valore passivo)  possiamo tradurre meglio in forma attiva: avendolo lasciato (o meno letteralmente lasciandolo) per morto.

– ABLATIVO ASSOLUTO

 

INTRODUTTORI: nessuno
MODO DEL VERBO: participio

È una costruzione molto comune in latino ed è alternativa al cum + congiuntivo e al participio congiunto: ha funzione di proposizione subordinata temporale, causale, concessiva, ipotetica.

Esso è formato da due parole entrambe in caso ablativo, di cui una costituisce il soggetto e può essere un nome o un pronome, l’altra costituisce il verbo ed è un participio presente (usato con tutti i verbi) o perfetto (usato solo con i verbi Deponenti Intransitivi e con i Transitivi Attivi = D. I. T. A.).

Esempio: Romulo regnante = regnando Romolo, mentre regnava Romolo;
quibus profligatis = sconfitti i quali, e dopo averli sconfitti;
mortuo Caesare = morto Cesare, dopo la morte di Cesare.

Tuttavia talvolta il participio manca: in tal caso l’ablativo assoluto è formato sempre da due parole di cui una (nome o pronome) costituisce il soggetto, l’altra (nome o aggettivo) costituisce il complemento predicativo. Nella traduzione per lo più dovrai esplicitare il verbo “essere”.

Esempio: dis invitis = essendo contrari gli dei, contro il volere degli dei;
Hannibale vivo = essendo Annibale vivo, finchè Annibale era vivo;
ignaris omnibus = essendo ignari tutti, all’insaputa di tutti;

 

Qualunque cosa (quodcumque – qui-quae-quod+cumque) avrai dato in più, te la restituirò quando tornerò
–   LEGGE DELL’ANTERIORITA’
Il latino rispetta con maggior precisione dell’italiano i rapporti temporali che intercorrono tra una proposizione dipendente e la sua reggente (“tempi relativi”).
In particolare nell’indicativo, quando l’azione della dipendente si verifica prima di quella della reggente, è molto sentita la “legge dell’anteriorità“, secondo la quale i tempi si regolano come indicato nel seguente schema:

Proposizione principale

Proposizione dipendente

presente

imperfetto

futuro semplice

perfetto

piuccheperfetto

futuro anteriore

 

Un caso molto comune in latino è quello del “doppio futuro” (futuro semplice nella principale + futuro anteriore nella dipendente). In italiano, fatta eccezione per la temporale, si usa il futuro semplice in entrambe le proposizioni.

 

Chi di questi tre ti sembra essere stato il prossimo …

PROXIMUS  Superlativo con grado positivo costituito dalla preposizione  prope (vicino con ablativo e accusativo)
propior, ius più vicino / proximus prossimo, il più vicino

(SI VEDA SOPRA PER IL VERBO VIDEOR)

 

 


 

 

SENECA E LA SCHIAVITU’

XXVI. “Seruus est”. Sed fortasse liber animo. “Seruus est”. Hoc illi nocebit ? Ostende quis non sit: alius libidini seruit, alius auaritiae, alius ambitioni, omnes spei, omnes timori. Dabo consularem aniculae seruientem, dabo ancillulae diluite, ostendam nobilissimos iuuenes mancipia pantomimo rum: nulla seruitus turpior est quam uoluntaria. Quare non est quod fastidiosi isti te deterreant quominus seruis tuis hilarem te praestes et non superbe superiorem: colant potius te quam timeant.

Vis tu cogitare istum quem seruum tuum uocas ex isdem seminibus ortum, eodem frui caelo, aeque spirare, aeque uiuere, aeque mori! Tam tu illum uidere ingenuum potes quam ille te seruum. Variana clade multos spiendidissime natos, senatorium per militiam auspicantes gradum, fortuna depressit: alium ex illis pastorem, alium custodem casae fecit. Contemne nunc eius fortunae hominem in quam transire dum contemnis potes.

È uno schiavo” – ma forse è libero nell’animo. “È uno schiavo” – gli sarà forse di qualche danno? Mostrami chi non lo sia: uno è schiavo delle passioni sfrenate, uno dell’avidità, un altro dell’ambizione, tutti della speranza, tutti della paura. Ti darò l’esempio di un ex-console che si metteva al servizio di una vecchietta, quello del ricco al servizio di una servetta, ti mostrerò giovani di nobilissima origine (divenuti) schiavi dei pantomimi: nessuna schiavitù è più vergognosa di quella volontaria. Perciò non c’è motivo che questi schifiltosi ti facciano ritrarre dal mostrarti sorridente e non superbamente superiore ai tuoi schiavi: ti rispettino piuttosto che temerti.

Tu vuoi credere che costui, che tu chiami schiavo, è nato dai medesimi elementi, gode dello stesso cielo, che respira, vive e muore nel ( nostro ) medesimo modo! Tanto tu lo puoi vedere libero quanto egli ti può vedere schiavo. Il caso, con la disfatta di Varo, schiacciò molti nati da nobilissime famiglie e che, attraverso il servizio militare, aspiravano al rango senatorio; uno lo rese pastore, un altro guardiano di capanna: prova ora a disprezzare un uomo di condizione tale che tu ci puoi finire mentre lo stai disprezzando!

– Ostende quis non sit: alius libidini seruit, alius auaritiae, alius ambitioni, omnes spei, omnes timori.

– Ostende, ostendete imperativo di ostendo, is, ostendi, ostensum, ostendere

– Alius…alius..alius…pronome correlativo (se fossero solo due alter..alter ) con decl. pronominale gen. Sing in ius e dat sing in i

 

– Vis (volo, vis volui velle irregolare) tu cogitare  (FRASE PRINCIPALE)

istum (soggetto dell’oggettiva in accusativo di iste -a-ud) ex isdem seminibus ortum (esse)  eodem frui caelo, aeque spirare, aeque uiuere, aeque mori  (notare la ripetizione di aeque )(epanalessi) (FRASE INFINITIVA oggettiva)

 

ortum esse = infinito passato di orior (deponente);  frui infinito presente di fruor (+ ablativo caelo)

spirare …vivere  … mori  = infiniti presenti di spiro, vivo e morior (deponente)

 

 

 

 

 

FRASI INFINITIVE

 

INTRODUTTORI: nessun introduttore
MODO DEL VERBO: infinito:
presente, se esprime azione contemporanea alla reggente
perfetto, se esprime azione anteriore alla reggente
futuro, se esprime azione posteriore alla reggente

 

Per proposizioni infinitive si intendono le proposizioni oggettive, soggettive che in latino hanno il soggetto in accusativo e il verbo all’infinito.

In italiano sono introdotte:

  • dalla congiunzione “che” con il verbo di modo finito, se il soggetto della frase è diverso da quello della reggente
  • da “di” con il verbo all’infinito, se il soggetto è lo stesso:

 

quem seruum tuum uocas  frase relativa (QUEM = COLUI CHE)

 

– Due  esempi di stile sentenzioso di Seneca

 

Tam tu illum uidere ingenuum potes quam ille te seruum.

Contemne nunc eius fortunae hominem in quam transire dum contemnis potes.

–  DUM (MENTRE) VUOLE DI REGOLA L’INDICATIVO PRESENTE ANCHE SE SI RIFERISCE A FATTI ACCADUTI IN PASSATO

 

Altre proposizioni temporali

 

Esprimono la circostanza temporale in cui si colloca l’azione della reggente.

In italiano sono introdotte da congiunzioni temporali e possono avere il verbo sia all’indicativo, sia al congiuntivo:

  1. cum + indicativo = quandopostquam, + indicativo = dopo che;
  2. antequam, priusquam, + indicativo o congiuntivo = prima che; si usa il congiuntivo quando c’è idea di eventualità o intenzione;
    dum + indicativo presente = mentre; indica sempre contemporaneità (in italiano il presente si traduce con il presente o con l’imperfetto, a seconda che nella proposizione reggente si trovi un tempo principale o storico)

auspicantes   participio presente

 

Seneca sulla guerra (XCV)

Non privatim solum, sed publice furimus. Homicidia compescimus et singulas caedes; quid bella et occisarum gentium gloriosum scelus? Non avaritia, non crudelitas modum novit. Et ista quamdiu furtim et a singulis fiunt, minus noxia minusque monstruosa sunt; ex senatus consultis plebisque scitis saeva exercentur et publice iubentur vetata privatim. Quae clam commissa capite luerent, tum quia paludati fecere (FECERUNT) , laudamus.

Non  commettiamo pazzie solo in privato, ma (anche) in pullico. Reprimiamo i singoli omicidi e gli assassini (lett. ad uno ad uno), cosa (sono allora) le guerre e il “glorioso” crimine delle popolazioni sterminate? Né l’avidità né la crudeltà conoscono (=conosce, verbo singolare sebbene i soggetti siano due) limite. E queste (lett.codeste, valore dispregiativo) cose, fino a quando accadono di nascosto e da parte si singole persone (singulis) sono meno dannose e mostruose; le crudeltà (saeva) vengono esercitate per decisione del senato (ex senatus consultis) e per decreto della plebe (plebis scitis) e vengono ordinate pubblicamente cose vietate in privato.

(SOLO) PERCHE’ LE HANNO FATTE DEGLI UFFICIALI, LODIAMO COSE CHE ESSI AVREBBERO PAGATO CON LA VITA SE LE AVESSERO FATTE DI NASCOSTO (PRIVATAMENTE). SCHEDE BRANI IN LATINO PER L’ESAME

publice iubentur vetata privatim

Il verbo iubeo è costruito di norma con l’accusativo e l’infinito; nella resa italiana l’accusativo latino diventa complemento di termine mentre l’infinito viene reso con una frase anch’essa all’infinito preceduto da “di”.
Esempio:
1) Caesar iubet milites rescindere pontem  = Cesare ordina ai soldati di tagliare il ponte (lett. Cesare ordina i soldati tagliare il ponte)
Quando invece iubeo regge l’infinito passivo non è espressa la persona cui si comanda:
Esempio:
1) Caesar pontem iubet rescindi. = Cerare ordina di tagliare il ponte (lett. Cesare ordina che il ponte sia tagliato)

 

– Quae (cose che, neutro pl. di qui quae quod)  clam commissa capite luerent, tum quia paludati fecere, laudamus.

–  Luerent si traduce col condizionale presente

Capite luerent  =  AVREBBERO SCONTATO CON LA PENA DI MORTE = CON LA TESTA) sogg. essi

 

LETTERALMENTE  NOI LODIAMO COSE CHE, FATTE DI NASCOSTO,  AVREBBERO SCONTATO CON  LA MORTE PERCHE’ LE HANNNO FATTE DEGLI UFFICIALI  =

 

TRADUZIONE MIGLIORE (SOLO) PERCHE’ LE HANNO FATTE DEGLI UFFICIALI, LODIAMO COSE CHE ESSI AVREBBERO PAGATO CON LA VITA SE LE AVESSERO FATTE DI NASCOSTO (PRIVATAMENTE)

 

 

QUIA 

INTRODUTTORI: quod, quia = perché quandoquidem  = dal momento che, giacché
cum, = poiché
 ut = siccome, dato che (dichiarativo-causale)
MODO DEL VERBO: indicativo e congiuntivo
N.B.: le proposizioni causali possono essere espresse in latino anche con l’ablativo assoluto
  1. Esprimono la causa, reale o pensata, di quanto viene detto nella proposizione reggente.In italiano sono introdotte da congiunzioni causali ed hanno il verbo di norma all’indicativo, ma TALVOLTA ammettono il congiuntivo quod, quia = perché; reggono l’indicativo o il congiuntivo a seconda che esprimano una causa obiettiva o soggettiva.
    Si intende per causa obiettiva, una causa vera o presentata come tale da chi parla o scrive.

–          Desertum fecerunt et pacem appellaverunt, alla lettera fecero un deserto e la chiamarono pace, è un’espressione tradizionale che ricalca, molto liberamente, quella tratta dal discorso di Calgaco, re dei Caledoni, nell De Agricola di Tacito, e riferita alla posizione dei Britanni nei confronti dei Romani: Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.

 

– FACIO, IS, FECI FACTUM FACERE verbo in –io perché, pur terminando così, è un verbo della terza coniugazione

Fecere= forma contratta di fecerunt

 

– IL VERBO FIO (fit ut accade che – valore dichiarativo)    fio, fis, factus sum fieri
è semideponente (=parzialmente deponente)  cioè ha forma passiva nel perfetto ind. E nei tempi da esso derivati (perfetti, più che perfetti e futuro anteriore indicativo)

Questo verbo ha la particolarità di essere utilizzato come PASSIVO del verbo FACIO, “fare”. Dal suo paradigma vediamo come questo verbo ANOMALO si comporti a metà tra un VERBO DEPONENTE E UN VERBO IN –IO / ERE.
FIO, IS, FACTUS SUM, FIERI;

1) ESSERE FATTO, passivo di facio;

2) DIVENIRE, con valore INTRANSITIVO;

3) ACCADERE, usato in questo significato come:
a) verbo impersonale
b) infinito futuro attivo (futurum esse o fore)
c) personalmente alla 3°pp (multa fiunt, accadono molte cose).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SENECA E LE COMETE

 

[1,1] Nemo usque eo tardus et hebes et demissus in terram est ut ad diuina non erigatur ac tota mente consurgat, utique ubi nouum aliquod e caelo miraculum fulsit. Nam quamdiu solita decurrunt, magnitudinem rerum consuetudo subducit: ita enim compositi sumus ut nos cotidiana, etiamsi admiratione digna sunt, transeant, contra minimarum quoque rerum, si insolitae prodierunt, spectaculum dulce fiat.

[1,2] Hic itaque coetus astrorum, quibus immensi corporis pulchritudo distinguitur, populum non conuocat: at cum aliquid ex more mutatum est, omnium uultus in caelo est.

Nessuno è così tardo e ottuso e chino a terra da non rialzarsi e volgersi con tutto il suo spirito verso le cose divine, soprattutto quando dal cielo ha brillato qualche insolito prodigio. Infatti, finché gli astri si muovono come il solito, l’abitudine li priva della loro grandezza: infatti, siamo fatti in modo tale che le cose che accadono ogni giorno, anche se sono degne di ammirazione, ci sfuggano; al contrario lo spettacolo degli eventi anche più insignificanti, purchè insoliti, diventa piacevole.
[2] Perciò, questa schiera di astri di cui si adorna la bellezza dell’’immenso universo non chiama a raccolta la folla: ma quando è cambiato qualcosa rispetto al solito, gli occhi di tutti si volgono al cielo. Il sole non ha spettatori, se non durante le eclissi; nessuno osserva la luna, se non quando è oscurata: allora le città gridano tutte insieme, allora ciascuno si lamenta a causa di una vana superstizione.

Commento

L’incipit del VII libro richiama immediatamente l’intento fondamentale dell’opera: analizzare quali effetti debba produrre l’osservazione della natura nell’animo del saggio, che deve evitare l’atteggiamento del popolo, vittima di ignoranza e superstizione. Seneca affronta subito il nodo fondamentale dell’osservazione del cielo e in particolare delle comete: la gente comune leva con angoscia lo sguardo verso l’alto quando si manifesta un fenomeno diverso dal solito, temendo che le regole dell’universo siano sconvolte e il fatto nuovo sia foriero di sventure o catastrofi naturali. Il filosofo romano non coglie la natura psicologica del legame che gli antichi ponevano tra la regolarità dei fatti celesti e il caos di questo mondo e il bisogno della gente comune di essere rassicurata sul suo destino. Egli si limita a condannare la superficialità di chi non sa riconoscere la meraviglia della natura nella quale viviamo (o forse è meglio dire vivevamo) quotidianamente: le anime più sensibili si stupiscono di fronte alla straordinaria bellezza di una notte stellata anche se non accade nulla di straordinario. Il saggio dunque saprà cogliere in questo spettacolo il segno dell’intervento divino e si innalzerà con la mente dalla miseria della condizione umana alla pace della contemplazione. Dunque non terrori superstiziosi ma sapienza ed equilibrio interiore dovrà ispirare lo spettacolo della natura a chi ne sa capire la grandezza. Questo atteggiamento, che il Medioevo non negherà ma interpreterà in chiave cristiana, non viene negato dalla scienza, anzi, se ne trovano testimonianze negli scritti di personaggi quali Galileo, Newton e Einstein. Forse il motore della conoscenza scientifica è proprio questo stupore di fronte alla bellezza dell’universo e il tentativo di capire quali leggi lo regolino e quali possano essere le sue origini.

 

[1,1] Nemo= indef. negativo nessuno
Usque eo……..ut + cong. = frase consecutiva negativa così come sotto “ita enim compositi…….ut”
Ubi = quando frase temporale
Hic, haec, hoc = pron dimostrativo, questo
[1,2] Quibus = complemento di mezzo espresso col pronome relativo : lett. Con i quali, PER MEZZO DEI QUALI  è adornata
aliquid (aliquis, aliquid) = pronome indefinito neutro, qualcosa
Immensi corporis = dell’immenso universo
Laborantem = participio presente di laboro,as,avi,atum,are = lett. Soffrire
Quisque = ciascuno

Verbi:
composti di eo
transeo, is, ivi, itum, ire = intr. Passare, passare oltre; tr. lasciarlll perdere, trascurare
prodeo, is, ii, itum, ire = avanzare, venire avanti, presentarsi
erigo, is, erexi, erectum, erigere, tr, 3= innalzare, sollevare
consurgo, is , consurrexi, consurrectum, consurgere 3, intr = sorgere, elevarsi, mettersi in piedi.

Commento stilistico
Da notare, dal punto di vista stilistico, il climax tardus…hebes…demissus in terram al quale corrisponde, per opposizione, erigatur…tota mente consurgat. I due climax sottolineano l’effetto positivo dell’osservazione della natura che “rimette in piedi” chi è prostrato moralmente e lo eleva da uno stato animalesco (tardus, hebes, demissus in terram) a quello di una creatura raziocinante e capace di valori morali superiori (erigatur c tota mente consurgat). Si tratta cioè di passare alla stazione eretta non solo fisicamente ma soprattutto moralmente.

Una stella o un prodigio?

[1,4] Haec tamen non adnotamus, quamdiu ordo seruatur; si quid turbatum est aut praeter consuetudinem emicuit, spectamus interrogamus ostendimus: adeo naturale est magis noua quam magna mirari.

[1,5] Idem in cometis fit: si rarus et insolitae figurae ignis apparuit, nemo non scire quid sit cupit et, oblitus aliorum, de aduenticio quaerit, ignarus utrum debeat mirari an timere. Non enim desunt qui terreant, qui significationes eius graues praedicent. Sciscitantur itaque et cognoscere uolunt prodigium sit an sidus.

Non prestiamo attenzione a questi fenomeni finchè la norma è rispettata, se qualcosa è mutato o si è manifestato un fatto nuovo, lo guardiamo con attenzione, facciamo domande, lo mostriamo (ad altri), tanto è naturale stupirsi di una cosa nuova piuttosto che di una cosa grande. Lo stesso accade con le comete: se si è manifestato un astro particolare e di forma insolita, tutti desiderano sapere cosa sia e, dimenticando gli altri, si informano su quello nuovo, non sapendo se debbano ammirarlo o averne timore. Non mancano infatti coloro che gettano il panico, che vanno annunciando i suoi funesti presagi. Perciò chiedono insistentemente e vogliono sapere se sia un prodigio o una stella.

Commento

Seneca descrive la reazione della gente di fronte alle comete manifestando velatamente un atteggiamento di superiorità che si può rintracciare in molti scritti scientifici. Il panico dello “spettatore comune” deve però essere giudicato tenendo conto del fatto che allora non esistevano conoscenze certe sulla natura delle comete e di altri inquietanti eventi naturali come i terremoti e le eruzioni vulcaniche. Era quindi naturale chiedersi se essi non fossero manifestazioni della collera degli dei, prodigi dunque, non fatti insiti nell’ordine naturale delle cose. Esistevano anche personaggi che, in buona o cattiva fede, gettavano il panico tra la popolazione profetizzando sventure e siccome queste non sono mai mancate nella storia, riuscivano anche ad essere credibili. E’ anche vero che queste manifestazioni di terrore non hanno caratterizzato esclusivamente l’antichità, ma ritornano periodicamente sotto svariati aspetti.

 

Si quid = si aliquid
Emicuit = indicativo perfetto regola dell’anteriorità come sotto “apparuit”
Nemo non = tutti (doppia negazione)
Utrum…an = frase interrogativa indiretta disgiuntiva
Qui ….terrreant; qui…..praedicent = relative al congiuntivo perché esprimono fatti ipotetici, eventuali e l’opinione di altriLa proposizione subordinata relativa è, come in italiano, quella introdotta dal pronome relativo qui, quae, quod.

 FRASI RELATIVE    La frase relativa ha normalmente il verbo all’indicativo, perché di solito esprime una circostanza oggettiva; se però esprime un fatto non certo o l’opinione di un’altra persona assume il modo congiuntivo.

Verbi

Emico, as, emicui, (emicaturus) emicare 1 intr. = splendere, brillare
Ostendo, is ostendi e ostensi, ostensum, ostendere 3, tr= far vedere, mostrare
Appareo, es, apparui, (pariturus), ere 2 intr. = diventare visibile, essere percepibile apparire, generarsi
Fio, fis, factus sum, fieri = passivo di facio con significato di accadere, avvenire
Desum, dees, defui, deesse comp. di sum, intr. = mancare, venire meno

 

I moti dei corpi celesti spiegati secondo la teoria della gravitazione universale inducono Newton a pensare all’esistenza di  “infiniti mondi”


(infiniti mondi è una citazione di Giordano Bruno)

In questo suggestivo brano tratto dal terzo libro dei “Philosophiae naturalis principia mathematica“, Newton espone la sua teoria sulle comete: corpi celesti soggetti, come i pianeti, alla legge della gravitazione universale. La parte conclusiva del brano accenna alla possibilità, da lui chiaramente intravista, che le stelle fisse siano centri di sistemi analoghi al nostro e che la loro luce si produca allo stesso modo di quella generata dal sole per viaggiare nello spazio in ogni direzione. Creatore di questi ammirevoli sistemi è Dio; in Newton i principi della scienza moderna convivevano con un forte slancio mistico, che espresse in molti scritti meno noti di quelli astronomici e matematici.

Testo e traduzione

Motus cometarum sunt summe regulares, & easdem leges cum planetarum motibus observant, & per vortices explicari nequeunt. Feruntur cometæ motibus valde eccentricis in omnes coelorum partes, quod fieri non potest, nisi vortices tollantur.

I moti delle comete sono estremamente regolari ed osservano le stesse leggi dei moti dei pianeti, né possono essere spiegati dai vortici*. Le comete sono trasportate da moti molto eccentrici in ogni parte del cielo, il che non potrebbe accadere a meno che non si eliminino i vortici.

*confuta la teoria di Cartesio secondo il quale i pianeti si muoverebbero in vortici di etere, materia che colmerebbe tutto il sistema solare. Per Cartesio infatti il vuoto non poteva esistere. 

………..Et hi omnes motus regulares originem non habent ex causis mechanicis; siquidem cometæ in orbibus valde eccentricis, & in omnes coelorum partes libere feruntur. Quo motus genere cometæ per orbes planetarum celerrime & facillime transeunt, & in apheliis suis ubi tardiores sunt & diutius morantur; …..  Elegantissima hæcce solis, planetarum & cometarum compages non nisi consilio & dominio entis intelligentis & potentis oriri potuit. Et si stellæ fixæ sint centra similium systematum, hæc omnia simili consilio constructa suberunt Unius dominio: præsertim cum lux fixarum sit ejusdem naturæ ac lux solis, & systemata omnia lucem in omnia invicem immittant.

E tutti questi moti regolari non traggono origine da cause meccaniche, dal momento che le comete sono liberamente trasportate in orbite fortemente eccentriche in ogni parte del cielo. Con un movimento di questo genere, le comete passano in modo assai rapido e facile attraverso le orbite dei pianeti e si fermano più a lungo nei loro afeli, in cui sono più lente; ….Questa elegantissima compagine di pianeti e comete non ha potuto nascere se non per volontà e forza di un essere intelligente e onnipotente. E se le stelle fisse fossero centri di simili sistemi, anche questi in un unico disegno saranno sottoposti al dominio del Solo (Dio): soprattutto ESSENDO la luce delle stelle fisse della stessa natura della luce del sole e SCAMBIANDOSI tutti i sistemi luce gli uni con gli altri.

–          ET SI STELLE FIXAE SINT CENTRA SIMILIUM SYSTEMATUM (PROTASI DI PERIODO IPOTETICO DELLA REALTA’)

–           hæc omnia simili consilio constructa suberunt Unius dominio (APODOSI di periodo ipotetico della realtà col futuro indicativo, uso non classico)

Periodo ipotetico indipendente latino

Periodo ipotetico indipendente greco

Periodo ipotetico indipendente latino:
http://digilander.libero.it/latinorum1/grammatica/peripolatgr.htm

–          _ cum sit….ac immittant  costruzione di cum + congiuntivo