Il canto di Ulisse

Rielaborazione a partire dalle relative pagine di Wikipedia e Oliproject

“Inferno”, Canto 26: parafrasi del testo

A cura di Alessandro Cane , Silvia Milan

VERSI, RIME, STROFE E ALTRI ESPEDIENTI POETICI
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Dante Alighieri, o Alighiero, battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri e anche noto con il solo nome Dante, della famiglia Alighieri (Firenze, tra il 21 maggio e il 21 giugno 1265Ravenna, notte tra il 13 e il 14 settembre[1] 1321), è stato un poeta, scrittore e politico italiano. ….

È considerato il padre della lingua italiana; la sua fama è dovuta eminentemente alla paternità della Comedìa, divenuta celebre come Divina Commedia e universalmente considerata la più grande opera scritta in lingua italiana e uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale[3]. Espressione della cultura medievale, la Commedia racconta il viaggio immaginario dello stesso Dante (il narratore diegetico coincide con l’autore) attraverso i regni ultraterreni dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso col fine di presentare ai lettori esempi di peccati puniti e virtù premiate.

Importante linguista, teorico politico e filosofo, Dante spaziò all’interno dello scibile umano, segnando profondamente la letteratura italiana dei secoli successivi e la stessa cultura occidentale, tanto da essere soprannominato il “Sommo Poeta” o, per antonomasia, il “Poeta”[4]. Dante, le cui spoglie si trovano presso la tomba a Ravenna costruita nel 1780 da Camillo Morigia, è diventato uno dei simboli dell’Italia nel mondo, grazie al nome del principale ente della diffusione della lingua italiana, la Società Dante Alighieri[5], mentre gli studi critici e filologici sono mantenuti vivi dalla Società dantesca.

A partire dal XX secolo e nei primi anni del XXI, l’autore della Commedia è entrato a far parte della cultura di massa, mentre l’opera e la figura di Dante hanno ispirato il mondo dei fumetti, dei manga, dei videogiochi e della letteratura.

 

OBIETTIVI:

– capire l’opinione di Dante su Ulisse e le relative motivazioni

– discutere la differenza tra i valori espressi da Omero e quelli espressi da Dante in relazione ai doveri verso la famiglia e lo stato

Parafrasi

Analisi

Dante e Virgilio si trovano nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio, qui sono puniti i consiglieri di frode. Il canto si apre con un’invettiva contro Firenze (vv. 1-12), ricollegandosi tematicamente al canto precedente, dove il poeta aveva incontrato cinque ladri fiorentini, e predice la punizione che subirà la sua città.

Nei versi successivi (13-48) si presenta la nuova bolgia, in cui i due personaggi sono arrivati. Dante nota delle fiammelle, paragonate alle lucciole che vede il contadino che si riposa la sera d’estate, sono le anime dei peccatori, condannate al rogo eterno. Il poeta scorge una fiamma doppia e chiede spiegazioni a Virgilio: sono Ulisse e Diomede, puniti insieme per tre peccati comuni, l’inganno del cavallo di Troia, il furto del Palladio di Troia e la scoperta di Achille, travestito da donna per non andare in guerra. Dante vorrebbe parlare con i due eroi greci e Virgilio gli spiega che gli chiederà egli stesso ciò che egli vuole sapere, ma  che il poeta deve tacere (vv. 49-84). Dopo essersi rivolti ad Ulisse, quest’ultimo inizia il racconto sui suoi ultimi anni di vita(vv. 85-142):

  1. «O voi che siete due dentro ad un foco,
  2. s’io meritai di voi mentre ch’io vissi,
  3. s’io meritai di voi 26 assai o poco
  4. quando nel mondo li alti versi scrissi,
  5. non vi movete; ma l’un di voi dica
  6. 
dove, per lui, perduto a morir gissi».
  7. Lo maggior corno de la fiamma antica 27
  8. cominciò a crollarsi mormorando,
  9. pur come quella cui vento affatica 28;
  10. indi la cima qua e là menando,
  11. come fosse la lingua che parlasse,
  12. gittò voce di fuori e disse: «Quando
  13. mi diparti’ da Circe, che sottrasse
  14. me più d’un anno là presso a Gaeta,
  15. prima che sì Enëa la nomasse 29,
  16. né dolcezza di figlio, né la pieta 30
  17. del vecchio padre, né ‘l debito amore
  18. lo qual dovea Penelopè far lieta,
  19. vincer potero dentro a me l’ardore
  20. ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto
  21. e de li vizi umani e del valore 31;
  22. ma misi me per l’alto mare aperto

  23. sol con un legno 32 e con quella compagna

  24. picciola da la qual non fui diserto.
  25. L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
  26. fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
  27. e l’altre che quel mare intorno bagna 33.
  28. Io e ‘ compagni eravam vecchi e tardi
  29. quando venimmo a quella foce stretta 34
  30. dov’ Ercule segnò li suoi riguardi 35
  31. acciò che l’uom più oltre non si metta;
  32. da la man destra mi lasciai Sibilia,
  33. da l’altra già m’avea lasciata Setta.
  34. “O frati”, dissi, “che per cento milia
  35. perigli siete giunti a l’occidente,
  36. a questa tanto picciola vigilia
  37. d’i nostri sensi ch’è del rimanente
  38. non vogliate negar l’esperïenza,
  39. di retro al sol 36, del mondo sanza gente.
  40. Considerate la vostra semenza:
  41. fatti non foste a viver come bruti,
  42. ma per seguir virtute e canoscenza 37“.
  43. Li miei compagni fec’ io sì aguti,
  44. con questa orazion picciola, al cammino,
  45. che a pena poscia li avrei ritenuti;
  46. e volta nostra poppa nel mattino,
  47. de’ remi facemmo ali al folle volo 38,
  48. sempre acquistando dal lato mancino.
  49. Tutte le stelle già de l’altro polo
  50. vedea la notte, e ‘l nostro tanto basso,
  51. che non surgëa fuor del marin suolo.
  52. Cinque volte racceso e tante casso
  53. lo lume era di sotto da la luna 39,
  54. poi che ‘ntrati eravam ne l’alto passo,
  55. quando n’apparve una montagna 40bruna
  56. per la distanza, e parvemi alta tanto
  57. quanto veduta non avëa alcuna.
  58. Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
  59. ché de la nova terra un turbo nacque
  60. e percosse del legno il primo canto.
  61. Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
  62. a la quarta levar la poppa in suso
  63. e la prora ire in giù, com’ altrui piacque,
  64. infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso».
  1. Dopo che la fiamma arrivò nel punto
  2. in cui alla mia guida sembrò più opportuno,
  3. in questo modo lo si sentì parlare:
  4. «O anime arse insieme da un solo fuoco,
  5. se in vita accumulai meriti [graditi] a voi,
  6. se meritai tanto o poco
  7. quando ancora in vita scrissi l’Eneide,
  8. non muovetevi; ma uno di voi racconti dove,
  9. per sé, si perdette e andò a morire».
  10. La punta più grande di [quel] fuoco antico [di Ulisse]
  11. cominciò a scuotersi bisbigliando,
  12. simile alla fiamma tormentata dal vento;
  13. e, agitando qua e là il pinnacolo,
  14. come se a parlare fosse [questa] lingua,
  15. buttò fuori la voce e disse: «Quando
  16. mi separai da Circe, che mi allettò
  17. per oltre un anno là vicino a Gaeta,
  18. ancor prima che Enea la chiamasse così,
  19. né la tenerezza di [un] figlio, né la pietà
  20. per [un] anziano padre, né l’amore dovuto a Penelope,
  21. [del] quale sarebbe stata lieta,
  22. furono più forti dentro me della passione
  23. che [mi mosse] nell’andare alla scoperta
  24. del mondo e dei vizi e delle virtù umane;
  25. ma mi misi a [navigare] nel profondo mare aperto
  26. con una sola nave e quella esigua compagnia
  27. [di uomini] dalla quale non fui abbandonato.
  28. Vidi la costa europea e la costa africana fino alla Spagna
  29. e al Marocco, e l’isola dei Sardi,
  30. e le altre [isole] che si trovano in quel mare.
  31. I [miei] compagni ed io eravamo anziani e lenti
  32. quando arrivammo a quello stretto
  33. in cui Ercole segnò i suoi confini
  34. affinché l’essere umano non li oltrepassi;
  35. [ma] a destra superai Siviglia,
  36. [e] a sinistra avevo già sorpassato Céuta.
  37. “O [miei] fratelli, dissi, “che per innumerevoli pericoli
  38. siete arrivati [all’estremo] occidente,
  39. [e] a questo così breve periodo 
  40. di vita terrena, a ciò che [ci] rimane [da vivere],
  41. non vogliate, seguendo il sole,
  42. impedirvi l’esperienza del mondo inesplorato.
  43. Prendete coscienza della vostra condizione [di uomini]:
  44. non foste creati per vivere come selvaggi,
  45. ma per accrescere [le vostre] virtù e [il vostro] sapere”.
  46. Con questo breve discorso resi i miei compagni
  47. così desiderosi dell’impresa,
  48. che a malapena poi li avrei potuti far desistere;
  49. e, volgendo la nostra poppa a levante,
  50. coi remi ci spingemmo verso l’insano volo,
  51. andando sempre verso sud-ovest.
  52. La notte mostrava già tutte le stelle
  53. dell’altro emisfero, e il nostro era talmente basso
  54. che non emergeva più dal mare. 
  55. Dal principio dell’ardua impresa,
  56. cinque volte si era acceso e altrettante [volte]
  57. si era oscurato l’emisfero della luna,
  58. quando [all’orizzonte] comparve una montagna
  59. oscura per la lontananza, e mi sembrò tanto alta
  60. quanto non ne avevo mai vista alcuna. 
  61. Noi ci rallegrammo, ma presto [l’allegria] si convertì in pianto;
  62. poiché dal nuovo mondo si alzò un turbine
  63. [tale] che guastò la prua della nave. 
  64. Tre volte la fece ruotare tra le acque;
  65. [e] alla quarta, la poppa si alzò verso il cielo
  66. e la prua si inabissò, come Dio aveva stabilito,
  67. finché il mare non si richiuse sopra di noi».

 

Una volta tornato in patria, l’eroe fu preso dal desiderio di compiere un nuovo viaggio; si rimette quindi in mare i suoi compagni fino a giungere alle Colonne d’Ercole (l’attuale stretto di Gibilterra), dove era posto il limite invalicabile delle terre conosciute. Ulisse, convinti i compagni con un appassionato discorso, supera le Colonne. Dopo mesi di viaggio l’eroe e il suo seguito giungono in vista di un’isola, che si capirà poi essere la montagna del Purgatorio. Dalla terra, però, nasce un vortice che investe la nave di Ulisse che sprofonda nel mare.

 

25 audivilatinismo. Il tono del canto diventa via via più solenne.

26 s’io meritai di voil’anafora, e cioè la ripetizione di una stessa parola o delle stesse parole ad inizio verso, è la figura retorica che introduce qui un’ulteriore figura retorica, la captatio benevolentiae con cui Virgilio cerca di cogliere il favore e la testimonianza dei due illustri personaggi.

27 Lo maggior corno de la fiamma antica: ovviamente, Ulisse.

28 crollarsi mormorando…pur come quella cui vento affatica: nella selva dei suicidi (cfr. Inferno, XIII) anche le anime racchiuse nella vegetazione della selva si affaticano parlando.

29 prima che sì Enëa la nomasse: secondo la tradizione la maga Circe dimorò sul monte Circello, presso Gaeta. Il nome alla città fu dato da Enea, il quale chiamò quel luogo come la sua nutrice, Gaeta, quando questa vi morì (Eneide, VII 1-2). Ciò avvenne a posteriori rispetto all’approdo di Ulisse.

30 pieta: Lo spostamento di accento sulla penultima sillaba, per ragioni di rima, è detto sistole.

31 vincer potero…valore: la figura di Ulisse che Dante decide di restituire in questi versi, si compone di una tradizione che da Cicerone passa per Ovidio e Seneca fino a qualche possibile leggenda medievale a noi sconosciuta. Ulisse è qui l’eroe che, dopo il suo lungo pellegrinare, una volta tornato in patria non resiste alla tentazione di intraprendere un nuovo viaggio verso l’ignoto, oltre i confini del mondo.

32 legnometonimia divenuta per antonomasia forma poetica per indicare un’imbarcazione.

33 L’un lito… bagna: la rotta è chiaramente quella che da levante si dirige verso ovest, a ponente.

34 foce stretta: lo stretto di Gibilterra.

35 dov’ Ercule segnò li suoi riguardi: lo stretto di Gibilterra, un tempo chiamato “freto Gaditano”, è sovrastato da due montiCalpe, in Europa, e Abila, in Africa, i quali, secondo il mito, furono posti da Ercole per delimitare il territorio oltre il quale non si poteva procedere. “Nec plus ultra”: questa la scritta che, sempre secondo il mito, fu apposta da Ercole per ammonire chi volesse procedere al di là.

36 di retro al sol: e cioè, “navigando sempre verso ponente”, come inseguendo il Sole nel suo tragitto verso il tramonto.

37 O frati… canoscenza: l’assai nota “orazion picciola” di Ulisse fu vista da alcuni commentatori come il massimo inganno dell’eroe greco. È anche un piccolo capolavoro di retorica che ad una captatio benevolentiae iniziale fa seguire un convincente incitamento, che culmina nella breve ma felicissima definizione della differenza della natura umana rispetto agli altri esseri viventi.

38 ali al folle volo: i remi, pur essendosi trasformati metaforicamente in “ali”, non sono di supporto al “volo” di Ulisse e dei suoi compagni, poiché questo è “folle”, e cioè non è sorretto dalla grazia divina.

39 Cinque volte… luna: cioè erano trascorsi circa cinque mesi.

40 una montagna: è il Monte Purgatorio che, secondo la morfologia dantesca (che segue quella dei geografi medievali), si trova nell’emisfero a sud dell’Equatore.

 

Inferno

L’Inferno di Dante: dalla “selva oscura” al Conte Ugolino

 

RELATORI

Alessandro Cane

Studente universitario Laurea in Lettere – Università Cattolica di Milano

Silvia Milani

Web editor Laurea in Lettere