Il sogno di Olivetti

APPUNTI SU OLIVETTI TRATTI DL VIDEO
ADRIANO OLIVETTI E STEVE JOBS, LA PASSIONE PER IL FUTURO
https://www.youtube.com/watch?v=h4Wze5ZVefY

(ancora da finire)

Parte prima: appunti a cura di Lisa Pellegrino

Nel mondo ci sono due vie principali: il socialismo e il capitalismo.

Al giorno d’oggi otto uomini possiedono la ricchezza pari ad un elevato numero di persone, esattamente pari a 3 miliardi e 700 mila poveri.

Il capitalismo ormai non genera più benessere e nemmeno ricchezza.

E’ esistita una realtà completamente diversa ad Ivrea, dove l’11 aprile 1901 nacque Adriano Olivetti, figlio di Camillo Olivetti, fondatore della prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Egli si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità.

 

Nel 1932, dopo un viaggio negli Stati Uniti dove ha constatato la dura realtà delle catene di montaggio e aver realizzato un nuovo leggerissimo modello di macchina per scrivere,  prende il posto di suo padre e diventa direttore generale della fabbrica. Suo padre, però, prima di lasciargli il comando gli fa promettere di non licenziare nessun dipendente per colpa dei nuovi metodi utilizzati. In quello stesso periodo ottiene la tessera del partito nazionale fascista (obbligatoria per tutti), si reca da Mussolini e gli presenta il progetto urbanistico da realizzare in  Valle d’Aosta.

E’ un uomo culturalmente molto istruito e molto interessato all’architettura: realizzerà infatti una costruzione tutta in vetro della nuova fabbrica. Le vetrate avevano uno scopo ben preciso: lavorare immersi nella luce cambiava le persone psicologicamente (concetto di trasparenza) .

Instaura un nuovo meccanismo di lavoro molto efficace:

-un ambiente di lavoro molto più bello interiormente ed esteriormente, educa gli operai e la città alla bellezza;

-promuove il  lavoro di gruppo per cui si può comunicare a vicenda;

– vengono abbandonate le catene di montaggio, i dirigenti vengono affiancati da uno psicologo e tutte gli operai sanno svolgere i lavori presenti all’interno della fabbrica. La produttività aumenta del 500%.

I rapporti con Mussolini peggiorano quando costui si reca in una visita ad Ivrea e decide di cancellare la Olivetti dalla sua agenda personale. Con le leggi razziali il tutto si aggrava ulteriormente ed Adriano diventa un cospiratore antifascista.

Nel 1943 viene così arrestato e rimane in carcere per due anni. Scagionato, fugge in Svizzera ma, finita la guerra, nel 1945, torna ad Ivrea ed intraprende una rivoluzione industriale.

Instaura alcuni cambiamenti:
– assume uno scrittore come direttore commerciale per avere un punto di vista diverso sulle cose;
– nella scelta degli operai richiede persone intelligenti ed ottimiste;
– accoglie a corte della fabbrica numerosi intellettuali ed artisti. Anche Pasolini partecipa alle iniziative culturali dell’azienda. Durante le ore di lavoro organizza concerti, conferenze, musiche e fa realizzare un’immensa biblioteca.

Nel 1946 pubblica il suo primo libro. Al suo interno frase celebre di Adriano “l’utile dell’azienda deve essere reinvestito per il bene della comunità”. Secondo Olivetti, infatti, per ricavare profitti si deve fare leva sull’interesse personale di ogni singolo operaio e dell’azienda.

Olivetti passerà inoltre alla storia per un’altra creazione: Lettera 22, un nuovo modello di macchina da scrivere. Nel 1959 diventa il più bell’ oggetto design del secolo. Presenta il bello come elevazione e si circonda di importanti collaboratori come grafici, pittori e scrittori. Aveva un’idea chiara: voler assumere solo operai del territorio, a questo fine realizza nel meridione d’Italia, vicino a Napoli, un’azienda secondo i suoi canoni. Qui la produttività è ancora più alta, molta richiesta di manodopera.

Ad Ivrea, invece, si realizza una prima crisi ma Olivetti non farà alcun licenziamento, abbassa i prezzi e sviluppa nuovi punti vendita all’estero.

Promuove anche un’ importante ricerca sui calcolatori. Nel 1957 viene creato Enea, uno dei più antenati computer.

Importanti innovazioni anche per quanto riguarda i diritti dei lavoratori: le donne hanno nove mesi retribuiti di gravidanza, l’orario di lavoro viene ridotto ed il sabato lasciato libero.

Anche se non lavoravano nello stesso settore, la sua concorrenza diretta era rappresentata dalla FIAT.

Nel 1957 viene eletto sindaco di Ivrea, è un orgoglio per la giustizia sociale.

Nel 1960 raggiunge l’apice del suo successo, comprerà addirittura un’industria americana.

Il 27 febbraio 1960, però, a soli 59 anni, viene colto da un malore improvviso e muore; poco dopo muore anche un suo stretto collaboratore sino-italiano.

Si è sospettato di omocidio ma le indagini non hanno mai rilevato alcuna prova. (perchè?)

 

Olivetti 2° parte
a cura di Francesco Bertone

Dato che si temeva un’invasione da parte della Russia lungo il confine tra l’Italia e l’ex Jugoslavia, l’Olivetti fu costretta a vendere il settore elettronico della fabbrica a un’industria americana.

Negli anni successivi, i computer iniziarono a controllare una parte sempre maggiore della burocrazia americana fino ad arrivare a gestire quasi totalmente le attività belliche.

In questo clima di progresso tecnologico, la Olivetti volle creare un computer piccolo e soprattutto “semplice” da utilizzare. I computer di allora, infatti, erano molto ingombranti e incredibilmente complicati tanto da poter essere controllati e modificati solo da tecnici altamente specializzati.

Il progetto della Olivetti, invece, voleva creare un dispositivo portatile maneggevole e soprattutto utilizzabile dalla maggior parte della popolazione e non solo da tecnici specializzati.

Questo progetto venne affidato al giovane ingegnere Pier Giorgio Perotti che venne affiancato da altri tre ragazzi: Giovanni De Sandre, Gastone Garziera e Giancarlo Toppi.

Per la realizzazione del primo pc che prenderà il nome di “Programma 101”, i quattro informatici dovettero risolvere alcuni problemi.

Il primo fu quello della memoria del computer in quanto all’epoca le memorie esterne erano molto voluminose e soprattutto costosissime. La soluzione venne trovata grazie all’avvolgimento di un filo di acciaio che assumeva così la forma di una molla. In questo modo la Programma 101 utilizzava una memoria a linea che, nonostante la velocità ridotta, non costituiva un problema per il funzionamento della calcolatrice.

Il secondo problema era quello del design che avrebbe dovuto avere la macchina; si sapeva , infatti, che la calcolatrice doveva essere poco voluminosa e facilmente trasportabile ma non si avevano modelli di riferimento per la realizzazione del monitor e della tastiera.

Questi problemi dovettero essere risolti in fretta in quanto i quattro informatici temevano che qualcuno negli Stati Uniti o altrove potesse avere la stessa idea e che le loro macchine arrivassero sul mercato prima della Programma 101. Questi problemi vennero risolti in tempo e venne implementata la funzione di stampante che permetteva alla macchina, capace di eseguire addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni, divisioni e radici quadrate, di stampare su dei rulli di carta sia le operazioni che i risultati.

Fortunatamente, la Programma 101 arrivò sul mercato prima di qualsiasi altro computer dello stesso tipo ed ebbe un grandissimo successo, soprattutto negli Stati Uniti, dove vennero utilizzate per pianificare lo sbarco dell’uomo sulla Luna.