Storia della Libia

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Bandiera libica (Prima di Gheddafi)

Abitata fin dalla preistoria, la Libia ha fatto parte dei territori governati dai faraoni egizi per raggiungere grande splendore nel periodo in cui è stata abitata dai Fenici e controllata dalla grande potenza mediterranea di Cartagine.  Nel corso del IV secolo a.C. crebbe nella Cirenaica l’influenza greca. Nel 332331 a.C., infatti,Alessandro Magno conquistava l’Egitto, sottomettendo anche la confederazione di città greche sorte ad occidente dei suoi confini;  mentre ad occidente rimaneva saldo il controllo punico, gli interventi ellenici si limitavano a brevi incursioni.

Dopo la definitiva conquista (e distruzione) romana di Cartagine nel 146 a.C., la Libia nord-occidentale entra a far parte del dominio romano e, poco più tardi, viene costituita come provincia col nome di Tripolitania con Leptis Magna capoluogo e importante porto commerciale della regione. Nel 96 a.C. Roma entra pacificamente in possesso anche della Cirenaica.  A Leptis nacque Settimio Severo, uno degli ultimi grandi imperatori di Roma, che contribuì molto allo sviluppo e all’abbellimento della città e dell’intera provincia.[10

Nella seconda metà del V secolo, la Tripolitania venne conquistata dai Vandali di Genserico, che, provenienti dalla penisola iberica, avevano sottratto l’Africa all’Impero romano d’Occidente. Essi  si opposero ai successivi tentativi di riconquista e nel 455 al  saccheggiarono  Roma. I Vandali  erano un’ élite guerriera, di fede ariana, perseguendo una politica di rigida separazione dalla locale popolazione romano-africana e perseguitando la fede cattolica.

Nel 533, l’imperatore Giustiniano,  inviò un esercito al comando del generale Belisario; i Vandali furono sconfitti e Belisario entrò trionfalmente a Cartagine ristabilendo il potere dell’impero romano d’Oriente sulla provincia.

Intorno alla metà del VII secolo gli Arabi, unificati sotto il nascente Califfato islamico, travolsero rapidamente l’Egitto, (diviso dalle controversie religiose monofisite,) conquistando Alessandria nel 641 e giungendo nel 643 in Cirenaica.
Nel 1551 la Tripolitania passò sotto il dominio ottomano.
(Nel 1795 Yusuf,  pascià di Libia, si alleò con Napoleone e sconfisse sia gli Inglesi che gli Ottomani e la sua dinastia prosperò proteggendo le attività dei pirati, che facevano base nel porto di Tripoli, e favorendo attivamente il commercio degli schiavi destinati alle colonie americane, giungendo ad un conflitto con  gli Stati Uniti d’America. L’attività corsara nel Mediterraneo irritava sempre di più le potenze europee, ed alla fine le pressioni sull’impero ottomano perché abolisse il commercio di schiavi e combattesse la pirateria ebbero effetto: nel 1835 il Sultano della Sublime Porta rimuove i Karamanli dall’incarico di suoi rappresentanti, ristabilendo il proprio dominio diretto sulla Libia.

Pochi anni dopo, nel 1843 Muḥammad ibn ʿAlī al-Sanūssī, capo di un importante movimento religioso, si stabilì in Cirenaica e fa proseliti in tutta la Libia.)

La colonizzazione italiana La colonizzazione italiana della Libia risale all’epoca di Giovanni Giolitti, allora primo ministro italiano che,  sebbene non approvasse  le imprese coloniali fu condizinato dalle pressioni dei fabbricanti d’armi, dai gruppi finanziari che avevano investito in Libia e dai nazionalisti.  L’Italia dovette dichiarare guerra all’ Impero Ottomano, del quale la Libia faceva parte. La Guerra Italo-Turca durò un anno e condusse ad una facile conquista delle   città lungo la costa, mentre i villaggi arabi interni, sotto la protezione dei turchi resistettero più a lungo e in molti casi non furono nemmeno conquistati. Il 18 ottobre 1912 la Turchia dovette accettare la pace di Losanna (o di Ouchy) e la Libia divenne colonia italiana, anche se l’effettivo controllo veniva svolto solo in Tripolitania.

Già subito dopo la conquista della costa, l’esercito italiano dovette fronteggiare la guerriglia nel Fezzan e per vent’anni dovette combattere la resistenza organizzata dai Senussi (Omar al-MukhtarIdris di CirenaicaEnver PasciàAziz Bey). Nel loro complesso i diversi conflitti italo-libici e l’occupazione italiana costarono la vita a circa centomila cittadini libici. Nel 1930 furono  deportate le tribù che abitavano il Gebel cirenaico e chiuse le zāwiya (centri  mistici ma anche politici ed economici senussiti)

L’impiccagione di Omar al-Mukhtar

La morte del capo della guerriglia libica Omar al-Mukhtar nel 1931 condusse alla pacificazione così negli anni trenta, il completo controllo di tutto il territorio libico consentì un afflusso e insediamento di coloni provenienti in particolare da VenetoSiciliaCalabriaBasilicata. Nel1939 gli italiani erano il 13% della popolazione. Mussolini dopo il 1934 iniziò una politica favorevole agli Arabi libici, chiamandoli “Musulmani Italiani della Quarta Sponda d’Italia” e costruendo villaggi (con moschee, scuole ed ospedali) ad essi destinati.
Il primo governatore fu Italo Balbo, che organizzo la Libia attuale sul modello di quella dell’imperatore romano Settimio Severo (nato in Libia) e feced costruire la Via Balbia, parallela alla costa del Mediterraneo. La Libia italiana contava 108.419 Italiani nel censimento del 1939 (cioè il 12,37% degli 876.563 abitanti della colonia).

L’immigrazione italiana si interruppe nel 1940, con l’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, e si concluse nel gennaio 1943, quando gli Alleati la occuparono, anche se gran parte degli italiani non rientrò.

Nel Trattato di Pace del 1947 l’Italia dovette rinunciare a tutte le sue colonie, compresa la Libia. Per gli Italiani della Libia si prospettava ormai l’emigrazione forzata.

La Libia dichiarò l’indipendenza come Regno Unito di Libia, monarchia ereditaria e costituzionale (parlamentare) sotto re Idris IIn conformità con la Costituzione, il nuovo Stato aveva un governo federale con i tre Stati della Cirenaica, Tripolitania e Fezzan autonomi. Il regno aveva anche due città-capitale, Tripoli e Bengasi. Verso la metà degli anni 50 la Libia entrò nella Lega Araba e nell’’ ONU.  Dopo l’indipendenza la Libia ha dovuto fronteggiare seri problemi come la mancanza di istruzione e di salute: mancavano le scuole, infatti appena 250.000 libici sapevano leggere e  il 10% della popolazione soffriva di cecità, con malettie come il tracoma, che erano molto diffuse. La situazione economica inizio a cambiare dopo che le esplorazioni petrolifere condussero allo sfruttamento dei giacimenti e all’esportazione del petrolio. Il 25 aprile del 1963 anno il sistema di governo federale fu abolito e in linea con questo il nome del paese fu modificato in Regno di Libia per  riflettere le modifiche costituzionali.

Il regime di Gheddafi Il 1º settembre 1969 ha successo un colpo di stato incruento contro re Idris (considerato troppo servile verso USAFrancia), ordito da giovani ufficiali nasseristi mentre il re era in Turchia per delle cure mediche. I rivoluzionari arrestarono il capo di stato maggiore dell’esercito e il capo della sicurezza del regno.
Primi provvedimenti: nazionalizzazioni ed espulsione degli italo-libici. Dopo il rovesciamento della monarchia, il paese fu ribattezzato “Repubblica araba di Libia”e il governo provvisorio venne affidato a Muhammar el-Gheddāfī. Vennero nazionalizzate tutte le imprese di estrazione petrolifera e in generale le grandi imprese, nonché tutti i possedimenti italiani in Libia. Gheddafi chiuse inoltre le basi militari statunitensi e britanniche. Venne successivamente emanato un decreto di confisca ai danni dei 35.000 italiani che vivevano ancora lì; essi furono privati di ogni loro bene, furono sottoposti a progressive restrizioni e costretti a lasciare il Paese entro il 15 ottobre del 1970. Dal 1970 al 2008, ogni 7 ottobre, in Libia si celebra il “giorno della vendetta”, in ricordo del sequestro di tutti i beni e dell’espulsione di 20.000 coloni italiani.

 

Stemma della Grande Jamāhīriyya Araba di Libia Popolare e Socialista (1977)

In politica estera, la Libia rivoluzionaria appoggia i movimenti di liberazione nazionale, primo fra tutti l’OLP di Yasser Arafat nella sua lotta contro Israele, e in genere i governi dei paesi arabi e islamici ostili alla presenza occidentale rendendosi popolare, più che presso i governi arabi, inAfrica[senza fonte].

(Gheddafi inizò una politica di espansione tentando  senza successo l’unione politica della Libia con laRepubblica Araba Unita di Egitto e Siria (1972), con la Tunisia (1974), con il Ciad (1981) e con ilMarocco (1984) spiegando i suoi presupposti ideologici nel  Libro verde, anche a fini di propaganda internazionale.)

(Gheddafi fu uno dei pochi leader internazionali che continuarono a sostenere i dittatori Idi Amin DadaBokassa (quest’ultimo però soltanto nel periodo in cui si dichiarò islamico).)

Negli anni ‘70, grazie ai maggiori introiti derivanti dal petrolio, il dittatore dotò  la sua nazione di infrastrutture come  strade, ospedali, acquedotti ed industrie  rinunciando infine ad ogni carica politica. Egli rimase l’unico leader del paese con l’appellativo di “guida della rivoluzione”.

Il sostegno della Libia al terrorismo internazionale negli anni ’80
Negli anni Ottanta: sostenne gruppi terroristi, quali per esempio l’irlandese IRA e il palestinese Settembre Nero in funzione anti-israeliana e anti-americana. (Per questo motivo venne anche accusato dall’intelligence statunitense, di aver organizzato degli attentati in SiciliaScoziaFrancia, ma egli si dichiarò sempre innocente, sebbene abbia ordinato il  lancio di un missile contro le coste siciliane, fortunatamente senza danni.  )

Gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Ronald Reagan (1981-1988), col favore della Gran Bretagna cercarono di rovesciare il governo di Gheddafi che, definito capo di uno stato-canaglia,  fu progressivamente emarginato dalla NATO e attaccato militarmente per volere del presidente statunitense Ronald Reagan: il colonnello sfuggì al massiccio bombardamento essendo stato avvertito del bombardamento da Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio in Italia[17].

Il numero degli italiani si ridusse ancora di più, raggiungendo il minimo storico di 1.500 persone, cioè meno dello 0,1% della popolazione.  Nel del 1988 esplodeva un aereo passeggeri sopra la cittadina scozzese di Lockerbie: provocando la morte delle 259 persone a bordo e di 11 cittadini di Lockerbie. L’ONU attribuì alla Libia la responsabilità di questo attentato aereo e chiese al governo di Tripoli l’arresto di due suoi cittadini accusati di esservi direttamente coinvolti. Al  rifiuto di Gheddafi, le Nazioni Unite approvarono la Risoluzione 748/92, che sanciva un pesante embargo economico contro la Libia,  già in crisi dal punto di vista economico. L’attentato condusse all’embargo ONU finché essa non consegnò gli imputati (5 aprile 1999) e non accettò la responsabilità civile verso le vittime (2003).

Tra il 1999 e il 20003  Gheddafi ha cambiato  la sua politica estera mostrando disponibilità a collaborare con l’Onu e le nazioni occidentali lasciando processare gli   imputati libici della strage di Lockerbie e concedendo il risarcimento dei danni provocati alle vittime; per questo motivo nel 1999  l’ONU decise di ritirare l’embargo.

Il figlio secondogenito del colonnello, ovvero Sayf al-Islam Gheddafi, è stato designato dal padre come erede alla presidenza nel 1995. (erede alla presidenza?????)
Anche prima degli attentati dell’11 settembre, la Libia osteggiò l’organizzazione terroristica  al-Qa’ida e collaborò con le agenzie internazionali  per il controllo del suo programma di mezzi di distruzione di massa, questo ha favorito il riavvicinamento con l’Occidente.(Il 15 maggio 2006 finché persino gli Stati Uniti hanno riallacciato le relazioni diplomatiche interrotte 25 anni prima, togliendo la Libia dall’elenco degli stati canglia nei primi anni duemila e favorendo il suo inserimento nell’ ONU. Nel 2004, il MossadCIASismi individuarono una nave che trasportava la prova che Gheddafi possedeva un arsenale di armi di distruzione di massa. Invece di rendere pubblica la scoperta e sollevare uno scandalo, Stati Uniti ed Italia posero a Gheddafi un ultimatum che questi accettò.[19])

A partire dal 2008, Tripoli ha annunciato numerose innovazioni legislative che avrebbero dovuto avvicinare la costituzione della Libia a quella dei paesi occidentali (riforma del codice penale, della procedura penale, restituzione dei beni espropriati dopo la Rivoluzione, abolizione della pena di morte), senza tuttavia che queste giungessero ad approvazione.

(Nello stesso periodo  le relazioni della Libia con i paesi europei, e in particolare con la Svizzera, hanno conosciuto una crescente tensione perché uno dei  figli di Gheddafi, Hannibal fu arrestato a Ginevra per violenze contro due domestici.)

Il 30 agosto 2008 GheddafiBerlusconi hanno firmato un Trattato di Amicizia e Cooperazione, nella città di Bengasi  Il trattato prevedeva che  l’Italia avrebbe dovuto pagare 5 miliardi di dollari alla Libia come compensazione per l’occupazione militare e la Libia avrebbe preso misure per combattere l’immigrazione clandestina dalle sue coste favorendo gli investimenti nelle aziende italiane. Nel giugno 2009 Gheddafi ha compiuto la sua prima visita a Roma. Gheddafi ha soggiornato tre giorni in Italia, seppur fra molte polemiche e contestazioni.

Proteste del Nel febbraio del 2011

Sull’onda di quanto accedeva nei vicini paesi arabi, la popolazione è scesa in piazza a Bengasi e Beida per chiedere la fine della dittatura di Gheddafi e maggiori diritti politici. La risposta del regime è stata estremamente brutale: in una settimana la repressione ha causato oltre trecento morti, anche attraverso l’operato dei cecchini militari e di aerei da combattimento che sparavano e “bombardavano” la folla.[26]

http://it.wikipedia.org/wiki/Libia#Guerra_civile_.282011.29_ed_eventi_successivi

Guerra civile (2011) ed eventi successivi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile libica.

Nel febbraio del 2011 scoppiano delle sommosse popolari a cui è seguito un conflitto armato che vede opposte le forze fedeli a Gheddafi agli insorti del Consiglio Nazionale Libico. Il 19 marzo 2011, a seguito della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, venne attivato un intervento militare internazionale, con lo scopo dichiarato di tutelare la popolazione civile libica tramite l’applicazione di una Zona d’interdizione al volo.

In realtà l’intervento si concretizzò nel bombardamento sistematico delle truppe governative, di infrastrutture civili e militari e nell’appoggio logistico alle truppe antigovernative. All’intervento hanno preso parte gli Stati appartenenti alla NATO tra cui Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Italia e Canada, e alcuni paesi arabi: Qatar e Emirati Arabi Uniti.

Dal marzo 2011 molti Stati, a partire dalla Francia, hanno riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione come unico rappresentante del popolo libico.

………Il 20 ottobre 2011 Mu’ammar Gheddafi viene catturato e ucciso nella sua città natale di Sirte, uccisione che di fatto porta alla caduta del suo regime e alla fine della guerra.

Dopo la caduta di Gheddafi la Libia è divenuta ostaggio degli scontri fra le numerose milizie tribali che formavano la coalizione dei ribelli. I diversi governi che si sono succeduti hanno tentato di imporre l’autorità del potere centrale su questi gruppi, cercando di disarmarli o di integrarli nell’esercito nazionale, ma hanno sostanzialmente fallito, in quanto le amministrazioni centrali si sono sempre dimostrate troppo deboli e il parlamento troppo diviso.

Dopo il 18 maggio 2014 la situazione è precipitata dopo il colpo di stato del generale Khalifa Belqasim Haftar e con l’occupazione del palazzo del parlamento a Tripoli da parte di soldati a lui fedeli. Il generale aveva lanciato due giorni prima un attacco contro alcune milizie islamiche nella Cirenaica, ma non autorizzato dal governo centrale. Tuttavia, il 30 luglio 2014, una di queste milizie, Ansar-al Sharia ha occupato Bengasi proclamando l’emirato islamico. Nella stessa Tripoli sono in corso violenti scontri, in particolare nella zona dell’aeroporto.

http://www.ilpost.it/2015/02/18/isis-libia-barconi/

Negli ultimi giorni la stampa italiana ha scritto molto – e con toni a volte sensazionalistici – sulla presenza dello Stato Islamico (o ISIS) in Libia e dei pericoli che la sua espansione potrebbe creare per la sicurezza dell’Italia. Nelle ultime ore è anche circolata molto la notizia secondo cui l’ISIS è arrivato in Libia per poter raggiungere più facilmente le coste italiane e compiere attentati nei paesi dell’Europa meridionale. Le cose non stanno proprio così: diversi analisti credono che la minaccia dell’ISIS non vada sottovalutata ma nemmeno sopravvalutata. Al momento l’ISIS controlla piccole parti del territorio libico e i suoi miliziani non dovrebbero essere più di qualche centinaia. Abbiamo messo in ordine alcune cose – come è arrivato l’ISIS in Libia, che rapporti ha sviluppato con al Qaida e che pericolo esiste per l’Italia – per capire meglio le notizie degli ultimi giorni, e anche quelle che verranno.

 STRUMENTI MUSICALI AL ROGO

LA LIBIA FATTA A PEZZI

GHEDDAFI 1

GHEDDAFI2

CAMPI DI CONCENTRAMENTO ITALIANI IN LIBIA

STORIA DEGLI ITALIANI IN LIBIA