Povertà e debito (bozza)


i POVERI ASSOLUTI

La povertà assoluta consiste in : analfabetismo, condizioni igieniche pessime, alimentazione insufficiente, mortalità infantile elevata.

Il maggior numero di poveri assoluti si trova nelle campagne. I poveri rurali sono 830milioni e rappresentano il 64% di tutti i poveri assoluti del Sud del mondo. Essi sono senzaterra, braccianti, mezzadri e piccoli contadini con terre improduttive. Il restante 36% si trova nelle città in condizioni forse più disumane di quelli che vivono nelle campagne. Le loro abitazioni consistono in baracche fatte di stracci, cartoni e lamiere trovate nella spazzatura. Non hanno nessuna sicurezza economica e vivono di elemosina chiesta dai bambini più piccoli, della prostituzione delle figlie più grandi e dei lavori trovati qua e là nella città. Attualmente la povertà assoluta urbana ammonta al 30% circa, è destinata a crescere a passi molto rapidi, a causa della forte emigrazione interna.

D POVERI IN CAMPAGNA 830 MILIONI =64 %

POVERI DI CITTA’470 MILIONI =36 %                                                    FONTI: Elaborazione dati UNDP (1996)

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POVERTA’ E CONDIZIONE FEMMINILE

E’ da sempre noto che la condizione della donna è molto critica e questo dovuto al fatto che non esiste ancora la parità tra i sessi. Tutto ciò rappresenta una significativa caratteristica della povertà dei paesi sottosviluppati dove, ad esempio i loro guadagni sono inferiori a quelli degli uomini nonostante il loro carico di lavoro risulti molto più alto perché si prendono cura anche dei figli.

In molti paesi la discriminazione verso la donna ha conseguenze in diversi campi, sia in quello alimentare, in quanto mangia di meno rispetto all’uomo, sia in quello dell’istruzione perché il tasso di alfabetizzazione femminile è inferiore di rispetto a quello maschile, sia in quello sanitario dove le donne pagano le conseguenze più alte della mancanza di assistenza perché la gravidanza costituisce un ulteriore elementò di rischio e spesso, se non si hanno risorse per curare e alimentare tutti, vengono privilegiati i maschi. Purtroppo in molti paesi, come ad esempio la Cina e l’India, sono diffusi l’infanticidio femminile e l’uccisione delle donne che non sono riuscite a pagare la dote; in generale si può dire che il concetto di parità tra sessi sia tipico soltanto del mondo industrializzato.

BUGIE STILLA POVERTA’

Molti affermano che le cause esclusive della povertà sono l’eccesso demografico, il clima avverso e l’arretratezza tecnologica, ma si tratta di un’affermazione generica, che nasconde spesso altre verità, più difficili da accettare. Anche se queste ragioni hanno il loro peso, soprattutto in zone del mondo che hanno un equilibrio ecologico fragile, la povertà dilaga anche in nazioni scarsamente popolate, con clima regolare, mezzi tecnologici all’avanguardia e produzione in costante aumento. Un esempio è il caso del Brasile che, pur essendo l’ottava potenza economica del mondo, ha 32 milioni di poveri ed essi aumentano con l’aumentare del prodotto nazionale. In generale, la povertà è causata da rapporti economici iniqui e da situazioni storiche che hanno visto le risorse di un paese sfruttate a lungo da altri.

AFFAMATI LN UN MONDO DI ABBONDANZA

Di solito siamo abituati ad associare la fame alle carestie, alle guerre, alle siccità, e questo, effettivamente succede, ma tutto ciò non spiega la fame della maggior parte del mondo perché nella maggior parte dei casi la fame non dipende dalla scarsa produzione alimentare, ma dal fatto che la gente è troppo povera per procurarsi il cibo. Ogni anno muoiono di fame dai 13 ail 8 milioni di persone e quasi un miliardo di persone non mangia a sufficienza. Ad esempio negli ultimi anni la produzione agricola dell’Asia e dell’America Latina è aumentata, nonostante ciò l’Asia conta mezzo miliardo di denutriti e l’America Latina 64 milioni.

Le vere cause dell’impoverimento

La povertà non è una fatalità. Le sue regole di base sono 1′ avidità, la supremazia del mercato e la concorrenza. Il risultato è un sistema economico in cui i paesi del Nord derubano i paesi del Sud e le ricchezze di tutti vengono utilizzate per il vantaggio di pochi. Si crea quindi un sistema che in nome dell’ efficienza economica crea disoccupazione e divide le persone in utili e inutili. Gli “utili” sono coloro che hanno denaro da spendere, gli inutili” tutti gli altri. Per una serie di circostanze economiche, storiche e tecnologiche, la gente con possibilità di spendere è concentrata nel Nord del mondo. Al contrario la gente del Sud è derubata anche dei pochi averi su cui basa la sua sopravvivenza. I padroni locali e internazionali si appropriano delle terre che procurano cibo alla gente e ci coltivano prodotti per l’esportazione. Cacciano le popolazioni dalle foreste per procurarsi legname e minerali da vendere al nord. Danno paghe da fame per ottenere della produzione a buon mercato. Quindi la gente del Sud finisce in povertà perché perde la possibilità di provvedere a se stessa.

Più precisamente le vie che portano allimpoverimento sono::

  • la perdita della terra;
  • la perdita delle risorse comuni (foreste, pascoli , acqua);
  • il fallimento provocato da alte spese di produzione e bassi ricavi;
  • lusura;
  • la disoccupazione e paghe insufficienti;
  • i comportamenti antisociali dei governi.

La povertà è organizzata da una macchina di dimensione mondiale con “braccia operative” che si muovono e agiscono in ogni angolo della terra.

Infatti le popolazioni del Sud del mondo sono impoverite sia a causa dei governi e dei padroni locali, sia a causa dei governi e dei padroni del appartenenti al Nord del mondo. A seconda della situazione di ciascun Paese, poi. è più forte la violenza esercitata dagli enti locali o quella esercitata dagli enti esterni, dai governi o dai padroni, e così via… Molto spesso, però, le violenze subite dalle popolazioni dei Paesi del sottosviluppo sono il risultato di un’azione coordinata fra il potere politico- economico del Nord e del Sud del mondo.

Esistono altri casi, invece, in cui gli interessi delle due parti sono in contrasto tra loro e si creano, così, contese che. a seconda del modo in cui si risolvono, possono aggravare o migliorare le condizioni di vita della gente del luogo. particolare”, però, che non interessa a nessuna delle due parti.

A livello locale la responsabilità diretta dell’impoverimento è proprio dei proprietari terrieri. dei mercanti. degli imprenditori e degli usurai. ovvero di tutti coloro che, trovandosi in una posizione di “superiorità” economica e sociale. guardano soltanto al proprio interesse senza minimamente curarsi delle esigenze della popolazione. Essi sottraggono la terra ai contadini con la forza e con l’inganno; approfittando del loro stato di bisogno, pagano poco i loro prodotti e impongono alti tassi di interesse sui prestiti che concedono; inoltre mirano a creare un sistema industriale costoso, con pochi posti di lavoro e che produca oggetti cari e inaccessibili alla maggior parte della popolazione.

Tuttavia, buona parte della responsabilità è dei governi, che proteggono i soprusi e le ingiustizie dei padroni con la: legge, la polizia e i giudici. Essi sostengono un modello produttivo basato su tecnologie costose e concentrate, che creano dipendenza nei confronti del Nord e che restano al servizio di pochi, nonostante siano finanziate dal lavoro dei contadini, dei braccianti e dei minatori, che procurano i prodotti da vendere allestero. Inoltre usano i soldi pubblici per rafforzare il loro potere politico e militare, per arricchirsi a livello personale e per garantire condizioni di vita più agiate a chi già è benestante.

Cause del sottosviluppo

– Clima freddo e orografia (NepaL Afghanistan)

• SITUAZIONE GEOGRAFICO – l______________________ ► -Clima caldo, deserto, mancanza dí

AMBIENTALE                                                                                      precipitazioni (Afghanistan. stati subsaariani

– Esposizione a catastrofi

naturali (Filippine. India, Africa centrale)

– Colonialismo (India Africa centrale e settentrionale)

• RAGIONI STORICO – ECONOMICHE: /________________ – Schiavismo (Africa nera)

– Dominazione economica (Brasile)

Guerra,distruzione e profughi (Iraq, Afghanistan )

• CONDIZIONI SOCIALI:____________________________ – Degrado del tessuto sociale (Messico)

– Distribuzione squilibrata delle risorse (Brasile)

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I responsabili dell’impoverimento

Violenza politico- militare da parte dei         D (scelte di spese a favore

governanti                                              dei benestanti e del potere

invece che dei poveri)

1

Mantenimento della condizione di povertà

da parte dei proprietari terrieri e delle imprese locali

da parte dei sistemi                                Violenza economica

come tali                                               (scelte economiche di rapina che privano la gente dei mezzi di sussistenza)

da parte delle

imprese                                                Creazione di nuova povertà

da parte dei governi e delle agenzie internazionali

IL COMMERCIO DELLE ARMI

La guerra è un crimine, sempre. Infatti le armi occupano spesso un posto troppo importante nell’ industria, specialmente nel Nord del mondo.Le persone impiegate nelle fabbriche di armi di tutto il mondo sono quindici milioni; il paese con il maggior numero di addetti è la Russia che raggiunge ben quattro milioni e mezzo; seguono gli Stati Uniti con 2.750.000 pari al 9% degli operai del settore industriale. L’ Unione Europea, presa nel suo insieme, ne impiega 1.370.000. Per molto tempo il primato della produzione e dell’ esportazione di armi l’ ha avuto 1′ Unione Sovietica, ma nel 1990 fu battuta dagli Stati Uniti. Il 60% delle armi che si affacciano sul mercato internazionale è comprato dai paesi del Sud. Il primo compratore in assoluto è stato il Taiwan nel 1996.

Andando ancora più indietro, nell’Europa del 1992, possiamo trovare che le industrie belliche producevano il 40% di armi in più rispetto a quelle richieste, perché se si fosse cercato di diminuire la produzione delle armi sarebbero licenziati molti addetti. L’ unica soluzione possibile sarebbe quella di riconvertire le industrie da belliche in

Ricordiamo che 1″ Italia è al sesto posto nella classifica mondiale per l’ esportazione di armi.

Una situazione disastrosa si ha nel Sud del mondo dove viene speso, in media, il 17% delle loro entrate governative per il mantenimento degli eserciti e per l’ acquisto di armi. Nel 1995 si è addirittura raggiunta la cifra totale di 154 miliardi di dollari. Nel 1993 i governi del Sud hanno speso per la sanità ben 95 miliardi di dollari e per 1′ istruzione 160 miliardi, che corrispondono a una spesa pro-capite di 22 dollari per la sanità e 37 dollari per 1′ istruzione. Ci sono molti paesi, come per esempio la Siria, il Pakistan, lo Zaire e 1′ Etiopia, che hanno le spese militari due volte superiori a quelle sociali, mentre paesi come Messico, Panama, Ghana e Nuova Guinea, hanno delle spese sociali dieci volte superiori a quelle militari.

Ma adesso vediamo da più vicino quali sono le vere cause dell’ impoverimento e i suoi principali responsabili. La povertà è organizzata per far trionfare i potenti; le sue regole sono l’ avidità, la supremazia del mercato e la concorrenza. Il risultato è un Sud derubato dal Nord, le classi ricche che tolgono ricchezza alle classi povere. Il potere si concentra nelle mani delle élites e utilizza le ricchezze di tutti per il vantaggio di pochissimi. Allora prende posto la disoccupazione che divide le persone in “utili” e “inutili”: i primi quelli che hanno denaro, i secondi tutti gli altri. I padroni locali si appropriano delle terre che dovrebbero procurare cibo alla popolazione, invece coltivano prodotti per l’ esportazione. Danno salari bassissimi per la produzione a buon mercato. La gente del Sud finisce in povertà perché priva della possibilità di provvedere a se stessi. Come riassunto, la povertà è dovuta a :

  • La perdita della terra;
  • La perdita delle risorse comuni (foreste, pascoli, acqua);
  • Il fallimento provocato dalle alte spese e dai bassi ricavi;

+          L’ usura;

  • La disoccupazione e paghe insufficienti;
  • I comportamenti antisociali dei governi.

In una sola parola, POVERTA., sono racchiusi tanti altri orribili significati: ingiustizia, sfruttamento, spossesso.Tutto questo è organizzato da una macchina di dimensione mondiale che impoverisce la gente del Sud e arricchisce quella del Nord .La gente del Sud è impoverita sia da parte dei governanti e dei padroni di casa propria,sia da parte dei governi e dei padroni del Nord. Questo procedimento ,oltre ad essere la causa di violenza subita dalla gente del Sud,è il risultato di un’azione coordinata fra potere politico -economico del Nord e quello del Sud.

it

Da parte dei governanti _›violenza politico-militare

Da parte dei proprietari terrieri e delle imprese locali Da parte dei sistemi come tali

Da parte delle imprese                                                                                      Violenza economica

Da parte dei governi e delle agenzie internazionali

Generale il tuo carro armato

Generale il tuo carro armato è una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale il tuo bombardiere è potente
Vola più rapido di una tempesta e porta più di un elefante
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale l’uomo fa di tutto.
Può volare, può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

Nascita del divario NORD – suD

Il capitalismo si è evoluto in modo differente nel nord e nel sud del mondo. All’inizio, però, sia la gente del nord che quella del sud era vista come semplice forza- lavoro da sfruttare.

Intorno alla metà del 1800, nel nord, la rapida evoluzione della rivoluzione industriale condusse alla progettazione di nuove macchine tecnologicamente avanzate che aumentarono notevolmente la produzione grazie alla loro velocità. Nonostante ciò determinasse la diminuzione dei prezzi dei manufatti, poiché i salari continuavano ad essere bassi, molta merce rimaneva invenduta. Tutto ciò produsse lunghi periodi di crisi di sovrapproduzione alle quali si alternavano periodi di espansione segnati da nuovi investimenti e nuove scoperte tecnologiche.

I periodi di crisi e di disoccupazione venivano chiamati periodi di recessione, ed erano sostanzialmente dovuti al fatto che il mercato non era in grado di assorbire tutta la produzione perché i lavoratori erano troppo poveri.

Contemporaneamente, il Sud veniva colonizzato ed occupato militarmente: in seguito al congresso di Berlino (1884-85) lAfrica verme suddivisa tra Belgio, Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna e Portogallo, e nel 1914 il sistema coloniale si era ormai esteso a tutto il mondo. Le caratteristiche dell’economia coloniale si ripercuotevano (e si ripercuotono ancora oggi, come si vedrà in seguito) sulle strutture economiche di ogni nazione. Le madrepatrie avevano, infatti, ridotto le colonie a fornitori di materie prime (comprate a prezzo bassissimo) ed ad acquirenti di prodotti finiti (il cui prezzo era elevatissimo). Inoltre il lavoro degli abitanti del Sud era pressoché gratuito, fino a generare una moderna forma di schiavitù;. tutto questo ha portato ad un forte impoverimento del Sud.

Naturalmente, i regime così instaurati non garantivano diritti ai residenti originari, ma solo ai colonizzatori (si pensi al caso dell’India) e volutamente tagliava fuori la popolazione locale dall’an,nninistrazione, dall’istruzione, arrivando anche ad imporre la lingua e la cultura della madrepatria. Per fare questo si avvaleva spesso della complicità delle personalità di spicco a livello locale: marajà, ras, sovrani disposti a piegarsi agli interessi dei colonizzatori. Questo sistema era però dispendioso, perché implicava ingenti spese militari per tenere le colonie sotto controllo e reprimere le rivolte, nonché per costruire infrastrutture (strade, ponti, edifici pubblici…) e quindi, a lungo andare, antieconomico per la madrepatria. I paesi del Nord del mondo si resero conto che era meglio limitarsi a sfruttare le risorse del Sud, senza inglobarlo nel proprio sistema politico, lasciando ai governi locali le spese per la gestione del territorio. A questo si associò la diffusa simpatia nell’opinione pubblica internazionale per la causa dell’autodeterminazione delle colonie, nata dal crollo degli equilibri di potere dell’Europa e l’affacciarsi di nuove superpotenze sulla scena politica dellultimo dopoguerra. La crescita della coscienza nazionale delle colonie e il declino dell’influenza politico-militare europea contribuirono ad una rapida decolonizzazione. iniziata dopo il 1945 (fanno eccezione alcuni stati che hanno raggiunto l’indipendenza molto più tardi, ad esempio la Repubblica Sudafricana, la Namibia, … ).

Nonostante ciò, gli stati colonizzatori hanno mantenuto una notevole influenza sulle loro ex-colonie, a volte intervenendo perfino nella loro politica interna. Infatti, le colonie avevano abbandonato da tempo la loro struttura economica, dipendendo totalmente (o quasi) dalla madrepatria; ma quando essa concesse l’indipendenza, i giovani stati non riuscirono a far corrispondere lautonomia politica acquisita a quella economica e continuarono a dipendere totalmente dalla madrepatria con il processo del neocolonialismo. Anche lautonomia politica ha sempre avuto dei gravi limiti, infatti i governi erano “addomesticati” e non democratici, i salari erano bassi i prezzi e gli affitti pure con progressivo avvio alla povertà. La classe politica dei nuovi stati era ed è ancora spesso reclutata proprio fra quegli elementi che fin dall’inizio si erano mostrati più accondiscendenti nei confronti dei colonizzatori o più disposti alla corruzione. Inoltre, i nuovi governi hanno in un primo tempo promulgato delle costituzioni democratiche” (se così si possono definire) ispirate alle loro ex-madrepatrie e in un secondo tempo i politici e i militari che preoccupati di conservare il loro potere, hanno iniziato a combattere il pluripartitismo e ad instaurare un unico partito, a rafforzare il potere esecutivo e ad aprire le strade ai regimi autoritari , condannando tutto ciò che consideravano con disprezzo, soprattutto le rivendicazioni etniche e culturali , utilizzate solo quando ciò sarebbe tornato a loro vantaggio. Brasile: cinque milioni di Brasiliani lavorano nelle piantagioni di caffè(spesso con moglie e figli) dopo dieci ore di duro lavoro ogni giorno guadagnano solo 50£ per ogni chilo di caffè raccolto, non hanno diritti né assistenza, raramente vengono pagati prima della fine del raccolto per permettere loro di superare l’anno. C’è una grande quantità di gente che cerca lavoro e bisogna essere sempre sani ed efficienti per non

ig

perdere il posto, c’è sempre il rischio di un cattivo raccolto per cui in inverno si è costretti a cercare un altro lavoro ( molti abbandonano le campagne per trasferirsi definitivamente in città).

Ancora oggi dunque, molti paesi pagano un prezzo drammatico per i problemi lasciati in eredità da politiche coloniali di puro sfruttamento che si prolungano nella politica dei prezzi bassi per le materie prime e dei bassi affitti per i terreni praticata dalle multinazionali.

La situazione nel Nord è radicalmente diversa: la maggiore disponibilità dei padroni e la pressione dei sindacati hanno portato ad un aumento dei salari dei lavoratori. Ilo rispetto dei Diritti dei lavoratori, la pressione sindacale e gli aumenti salariali hanno stimolato í lavoratori ad aumentare la produttività (punto fondamentale di una economia sana e fiorente). E stato quindi risolto il problema dello smaltimento della produzione: da quando i lavoratori hanno iniziato a guadagnare di più provocando la nascita del consumismo (dominato dalla pubblicità), attorno a cui ruota l’espansione produttiva mondiale. All’espansione produttiva è conseguito un enorme progresso tecnologico, l’aumento della produttività e laumento dei guadagni, formando quindi una catena.

L’anello debole di questa catena è costituito dai lavoratori del Sud, considerati non come potenziali consumatori, ma come semplice manodopera in condizione di semiservitù e tutti i poveri assoluti, circa un miliardo e mezzo, che vivono con meno di due dollari al giorno.

La raccapricciante situazione odierna è quella del crescente impoverimento del Sud, che alimenta il sempre maggiore arricchimento del Nord.

Concetti basilari sullo scambio ineguale

A volte ci chiediamo perché i paesi esportatori di materie prime, pur vendendone un gran quantità, sono costretti a chiedere prestiti, cioè indebitarsi con i paesi compratori e di conseguenza consumatori.

I prezzi Mondiali delle materie prime vengono imposti lontano dal paese di produzione. nelle borse più importanti del globo. nei paesi occidentali, i più ricchi. Questi hanno tutto l’interesse di tenere bassi i prezzi per poter aumentare i loro guadagni senza doverli condividere con i paesi produttori lasciati con una piccola percentuale d’utile.

Utilizzando le materie prime comprate a basso prezzo, le grandi multinazionali, producono manufatti che venderanno sia alla ricca popolazione occidentale e sia ai poveri abitanti del Sud del Mondo

La moneta che è maggiormente utilizzata per questi scambi internazionali, è il dollaro. o altre valute pregiate poco svalutatili, cioè quelle dei paesi più forti economicamente, che li impongono. ai paesi più deboli aventi un’economia molto fragile e soggetta spesso a crisi interne. Durante queste crisi il valore della moneta interna cala mentre l’inflazione aumenta: questo comporta che il prezzo delle materie prime diminuisce e quello dei manufatti aumenta lasciando la popolazione in condizioni sempre peggiori. Per poter sopravvivere in questa situazione, i produttori, sono costretti ad aumentare le loro esportazioni. causando_ a lungo termine. un ulteriore abbassamento dei prezzi. Inoltre, per produrre di più, utilizzano pesticidi e fertilizzanti artificiali che peggiorano la qualità della merce e rovinano lambiente naturale, unica risorsa utilizzabile e fondamentale per sopravvivere.

Per potere produrre di più e con meno fatica fisica, i contadini dovrebbero aver a disposizione tecnologie che un tempo poteva permettersi ma ora non più, a causa dellaumento dei prezzi dei manufatti prodotti in occidente. Il contadino di trent’anni fa poteva possedere, più o meno facilmente, strumenti come un trattore e le conoscenze tecnologiche per poterlo utilizzare e agevolarsi il lavoro, ma oggi il figlio non si può più permettere questo lusso” ed è costretto a sudare di più per guadagnare di meno a confronto del padre, rimanendo inoltre tagliato fuori da molte conoscenze e da capacità che sono generalmente diffuse in Occidente.

Infatti, ipotizziamo che un contadino di un paese in via di sviluppo. produca una quantità di merce per un valore “x” che gli permette di far sopravvivere la propria famiglia e, per produrla ci abbia messo un “tot di tempo con il trattore acquistato dal padre in passato. Se questo si guastasse l’uomo dovrebbe impiegare molto più tempo per produrre io stretto indispensabile perché i costi dei manufatti sono cresciuti nel frattempo. molto più rapidamente dei costi delle materie prime, rendendo impossibile l’acquisto di un nuovo trattore.

Questo fenomeno, detto “deterioramento delle ragioni di scambio” è provocato da diverse cause, ma soprattutto dalla fondamentale ineguaglianza tra le varie merci che s’incontrano sul mercato (scambio ineguale).

Infatti. il prezzo del trattore o di un altro strumento è dovuto non solo al valore materiale ma alla complessa lavorazione che richiede. Infatti, una materia prima ha un valore assai inferiore perché la sua produzione è molto semplice in quanto non ha subito alcun passaggio processo tecnologico di lavorazione che ne avrebbe aumentato il prezzo in modo anche molto rilevante.

Nel grafico qui a fianco si può notare un esempio eclatante dell’aumentare del prezzo di un computer costruito in Occidente.

Poiché la lavorazione è stata fatta da più persone ognuna di esse ne aumenta il costo.

anno 1994                   anno 1995

Paesi occidentali

Lavorazione

manufatti

Percorso delle materie prime

Paesi in via di sviluppo

2.1

Si può riassumere dicendo che, fino a 50 anni fa, il Nord, la parte più agiata del Mondo, che costituisce a gran linee la regione settentrionale del globo, sarricchiva alle spalle del Sud, impossessandosi delle sue risorse dato che l’occupava militarmente come una colonia, ma, dopo l’ultima grande guerra e la fine del colonialismo. questi accordi commerciali sono rimasti anche se hanno cambiato nome e forma.

Oggi per aumentare i guadagni le grandi multinazionali possono utilizzare due sistemi:

  1. Aumentare le vendite, cioè sconfiggere la concorrenza, costringendo la gente ad acquistare i propri prodotti sopprimendo le industri locali, più piccole e più deboli, così impossessandosi del monopolio;
  2. Aumentare i prezzi, soprattutto di quei prodotti essenziali alla vita che la gente è costretta a comprare.

Le vie per saccheggiare il Sud possono essere di due tipi: Commerciale o finanziaria. Quella commerciale è strettamente legata agli scambi tra gli esportatori (i paesi in via di sviluppo) e gli importatori (le grandi multinazionali Occidentali) di materie prime. Questa può essere ancora divisa in due modi:

> Diretta, pilotata dalle multinazionali che ne gestiscono la produzione e ne controllano il commercio. pagando poco l’operato

Indiretta, gestita dai proprietari locali ma commercializzata e controllata dalle multinazionali che dominano i mercati internazionali

Esempio: il profitto di una banana va per oltre 1’80% al Nord mentre al Sud arriva solamente il 10% di tutta la vendita.

Questo è soltanto un caso come tanti ma avviene per qualunque merce prodotta nel Sud del globo.

In poche parole arriva ai produttori soltanto il 20-30% del prezzo alI’ingrosso (stabilito nelle grandi borse e prima di esportarlo all’estero) e 3-4% del ricavo finale una volta venduto ai consumatori, cioè a tutti noi.

Esempio: il grafico qui di fianco rappresenta il numero di sacchi di caffè grezzo non ancora lavorato che ci vuole per acquistare dallOccidente una locomotiva. Si può notare che in dieci anni la quantità di caffè necessaria è aumentata del 350% perciò rendendo quasi impossibile l’acquisto di questa macchina.

1980 1990

La continua perdita di valore delle merci del Sud è legata alla rottura degli accordi di regolazione dei prezzi o alla sostituzione da parte delle multinazionali dei prodotti naturali con altri artificiali che vengono venduti a costi molto inferiori. Queste due ragioni di fondo affiancano quella principale: la sovrapproduzione che è strettamente legata al debito. Per cercare di riuscire ad estinguere i propri debiti il Sud è ormai costretto ad esportare le proprie merci a prezzi irrisori, non riuscendo nemmeno a pagare l’interesse che aumenta ogni anno di più.

t -aa

Perché i contadini del Sud sono quindi costretti a convertire le loro piantagioni da prodotti alimentari in coltivazioni per lesportazione o addirittura per la produzione di sostanze stupefacenti (coca oppio, cannabis….) mentre quelli del Nord riescono tranquillamente a guadagnare sui comuni ortaggi?

Le democrazie” settentrionali sostengono, anche economicamente, i coltivatori per poter, in tal modo, risparmiare sulle importazioni, dare lavoro e avere prodotti di “qualità migliore”, anche se questo non sempre si verifica.

I contadini del Sud invece non hanno sostegni da parte di nessuno e inoltre sono sottoposti alle pressioni delle multinazionali, unici acquirenti che stabiliscono il prezzo delle merci e non concedono trattative ne altre possibilità di vendita. Le merci sono sempre sottopagate e quindi i contadini faticano molto, senza riuscire però a sopravvivere e avere un giusto salario che permetterebbe loro anche di poter utilizzare macchinari, metodo per faticare di meno. Questi coltivano usando macchinari e sostanze che favoriscono la crescita ma che molte volte sono dannose per lambiente e per i consumatori, per guadagnare sempre di più con maggiore quantità e non con qualità, cosa che non sempre si verifica

Ad esempio un contadino del Sud. coltivando caffè, guadagnerebbe 101 dollari, mentre, producendo la materia prima per le sostanze illegali, il suo guadagno ammonterebbe a 4146 dollari annui. 41 volte di più. Questo traffico conviene anche ai mercanti di droga del Nord che riescono ad arricchirsi dalla sofferenza altrui, portandoci moltissimi problemi e difficoltà che fanno spendere allo Stato, e quindi a noi, soldi che sarebbero destinati ad altri utilizzi.

Un altro problema del Sud e anche del Nord, è lemigrazione che ogni anno fa arrivare insieme a prodotti illegali, clandestini attratti dalle nostre industrie, o comunque dalle migliori opportunità di occupazione che trovano qui. Questo fenomeno continua ad aumentare con il peggioramento delle condizioni di vita nei paesi in cui è più forte limmigrazione.

La stessa cosa avveniva cinquant’anni fa nel Sud dellItalia e sulle montagne delle nostre regioni dove molta gente si trasferiva in città per poter lavorare e garantire un futuro migliore ai propri figli che loro non avevano avuto. Gli abitanti delle città allora disprezzavano questi immigrati ed oggi disprezzano gli extracomunitari perché vengono visti come portatori di crimine e, in questultimo periodo, come terroristi.

Non è comunque questa la sola ondata emigratoria che l’Italia ha conosciuto, basti pensare alla massiccia emigrazione che, tra 1?ottocento e il Novecento, ha portato molti nostri compatrioti in paesi come la Francia e lArgentina.

BRASILE

Dal punto di vista economico e sociale, il Brasile rappresenta, ingranditi, tutti i contrasti del Sudamerica. Vanta immense ricchezze forestali, agricole, minerarie, è la nona potenza industriale del mondo e la maggiore del Sudamerica,

ed è fra i primi produttori di diverse materie prime.

Nonostante questo, la cattiva distribuzione delle risorse fa si che nelle mani del 10% della popolazione si concentri il 53% delle ricchezze nazionali e circa 60 milioni di abitanti tentino di vivere con un reddito equivalente a 70.000 lire al

mese.

Un quinto della popolazione è nella miseria totale. Il debito estero è altissimo.

La distribuzione delle risorse è diversa non solo secondo i ceti sociali, ma anche per zone geografiche. Si può considerare che, per quanto riguarda lo sviluppo, vi siano almeno… 5 “Brasili:

  • il Brasile industrializzato, tecnologico,ricco,delle grandi città, della capitale e della costa;
    • il Brasile da Terzo Mondo delle stesse grandi città, nei quartieri di baracche (favelas: 12 milioni di abitanti in tutto il Paese) privi di acqua ,di fogne e di ogni servizio,dove la criminalità è altissima;
    • il Brasile agricolo poverissimo dell’arido Nord-Est ;
    • il Brasile della “frontiera amazzonica, dei contadini che ricavano campi da settori di foresta in un terreno povero che presto si esaurisce (e le multinazionali ricomprano le terre per quattro soldi );
    • il Brasile dei popoli indigeni della stessa foresta : una società che era in armonia con la natura, ma ora sta morendo a causa della progressiva distruzione della flora e della fauna e dell’inquinamento dei fiumi.

13

Proéuzione e Consumi ne[1111)ndo

Il capitalismo è un sistema economico che richiede l’investimento di molto denaro per avviare e gestire produzioni industriali e che cerca alti profitti.

All’ inizio, al capitalismo non interessava molto la gente del mondo come consumatrice, perché era utilizzata come manodopera per la realizzazione di un sistema industriale che era ancora imperfetto. Infatti i manufatti prodotti nelle fabbriche erano soprattutto acciaio e ferro che erano utilizzati come materiale edilizio che la popolazione non acquistava. La situazione cambiò quando si costruirono macchine sempre più veloci e un sistema industriale più completo e avanzato, la produzione, così, aumentò, ma poiché i padroni non erano intenzionati a aumentare i salari, pochi potevano permettersi di acquistare i prodotti di fabbrica. Spesso si era costretti a riconvertire la produzione per una richiesta di ordinazioni provocate da una guerra o da spese civili decise dallo stato.

Col tempo il sistema è cambiato, poiché i capitalisti avevano capito che il problema della produzione derivava dalla sfasatura tra resa del lavoro e salari, quest’ultimi troppo bassi. Dal dopoguerra grazie anche alla forza dei sindacati dei lavoratori, ogni aumento di produzione era seguito da un aumento di salari.

Il problema che sorse poi fu diverso: bisognava indurre i lavoratori a spendere molto per far sì che tutta la produzione venisse smaltita per lasciar spazio all’apertura di nuove attività produttive. Nacque così il consumismo alimentato dalla pubblicità, che sono il fulcro dell’attività produttiva.

Purtroppo vi è un meccanismo di povertà alimentato dal consumismo del Nord, poiché più il Nord consuma, più il Sud è sfruttato per la produzione. Infatti il mercato del Sud è praticamente inesistente al confronto con quello del Nord, e gli è rimasto il ruolo di fornitore di materie prime e di manodopera a basso prezzo, secondo le strategie del neocolonialismo.

C’è un enorme squilibrio produttivo, causa il diverso atteggiamento del capitalismo nel Nord e nel Sud. Al Nord, infatti, si produce 1’81% di tutti i prodotti industriali e, producendo molto. alcuni affermano che ha diritto a consumare molto. Il Nord, infatti, brucia il 70% dell’energia di tutto il mondo e mangia il 60% di tutto il cibo raccolto sul pianeta. Molte di queste risorse consumate provengono dal Sud e vengono pagate a prezzi bassissimi, con tutto il vantaggio del Nord.

E’ logico quindi che il Nord produce più rifiuti del Sud; ad esempio la produzione di immondizia a New York supera di tre volte quella di Calcutta e Manila.

Ancora più preoccupanti sono gli scarichi industriali che contaminano acqua e ambiente. I gas(Cfc e CO2) poi, sono responsabili del buco dell’ozono. Il Nord del mondo ha il primato anche in questi rifiuti.

z*

IL COMMERCIO INTERNAZIONALE COME
MECCANISMO CHE GENERA POVERTÀ

Non è necessario viaggiare per il inondo per capire che il pianeta è economicamente diviso in due. Da una parte si incontrano paesi con una potente struttura industriale, grande capacità tecnologica. molti servizi ed un benessere diffuso. Dall’altra paesi con un apparato industriale debole o nullo, servizi pubblici scadenti, larghe fasce della popolazione che vivono in condizioni disumane. I cosiddetti paesi del Nord non appartengono però al Nord geografico, bensì sono il prodotto di un’ analisi economica del globo: ad esempio lAustralia. pur essendo nell’emisfero australe, è contemplata nella fascia dei paesi industrializzati. Nel passato, tra 1’800 ed il 900, di questa situazione hanno approfittato industriali e grandi imprenditori, colonizzando, in competizione tra loro, questi territori, sfruttandone le risorse e monopolizzando il commercio. Anche dopo le guerre di liberazione, però, l’economia rimase legata alla madrepatria; infatti lo stato colonizzatore imponeva la non industrializzazione: per questo. dopo la decolonizzazione, le ex colonie, non essendo in grado di produrre manufatti, avevano bisogno dell’ausilio di qualche altro stato industrializzato. L’Italia fu uno dei pochi paesi che non trasse alcun vantaggio dal sistema coloniale: per le sue colonie (Etiopia, Somalia, parte della Libia e l’Albania) ha solo speso, costruendo le infrastrutture necessarie, poi però ha perso la Seconda Guerra Mondiale e automaticamente le colonie prima di poterle sfruttarle. E’ anche vero che il nostro stato non avrebbe comunque potuto ricavarne beneficio economico, data la quasi totale assenza di materie prime da queste regioni, eccezion fatta per il petrolio che comunque Mussolini aveva deciso di non sfruttare, privilegiando lagricoltura. Sul territorio delle ex-colonie sono poi sorte le filiali delle multinazionali, le quali sfruttano l’impossibilità delle popolazioni più povere di sfruttare le risorse e di elaborarle in manufatti da esportare sul mercato mondiale. La pessima condizione dei paesi sottosviluppati è poi facilmente dimostrata dai dati statistici della produzione e dei consumi: il Nord, pur ospitando solo I miliardo e 200 milioni di persone (circa il 20% della popolazione mondiale), si garantisce 1’84% del prodotto lordo mondiale. Viceversa il Sud, che accoglie 4 miliardi e 600 milioni di persone, partecipa al prodotto lordo mondiale per una quota pari al 16%; il risultato è che ogni abitante del Nord dispone di una ricchezza 12 volte più alta di quella di un abitante del Sud. Le relazioni commerciali attuali tra il Nord e il Sud della Terra rivelano solo gli squilibri più appariscenti, dietro i quali si celano flussi di denaro altrettanto ineguali per due ragioni:

i prezzi delle materie vengono fissati alle borse merci di Londra, Chicago. New York , anche se si tratta di tè.

caffè, banane o altre risorse che lOccidente non produce: sono le economie forte a controllarli: i paesi più poveri

sono costretti ad esportare le loro risorse a qualunque prezzo, perché in qualche modo devono riuscire ad ottenere

delle valute forti per pagare le loro importazioni;

i commerci internazionali sono regolati dalle valute forti (dollari, marchi. franchi svizzeri,…) e per questo i paesi industrializzati non accettano le valute dei paesi sottosviluppati che si svalutano facilmente. I prezzi dei beni importati salgono e generano inflazione.

Poiché il valore delle esportazioni non pareggia quello delle importazioni. non resta che rinunciare all’industrializzazione o indebitarsi. Nella seconda opzione, a causa degli interessi. il debito cresce e lo stato. per pagarlo deve rinunciare ai servizi sociali (istruzione, sanità,…) e a nuove infrastrutture.

5

Le multinazionali: la loro struttura

Le multinazionali sono imprese produttive o finanziarie che controllano altre società di nazionalità estera; queste sono nate intorno al 1880 e sfruttavano, e sfruttano tuttora, uno stratagemma con il quale riescono ad agire liberamente all’interno di altri paesi: riescono infatti a controllare leconomia di questi ultimi in veste legale, godendo di ingenti vantaggi accordati alle società locali, magari negati alle società straniere. Le multinazionali (petrolifere. minerarie. alimentari …) riescono in questo modo a raggiungere i loro due obiettivi fondamentali:

conquistare nuovi mercati in barba alle barriere commerciali;

ú              dislocare la produzione dove i costi di materie prime, lavoro, tasse ed energia sono più bassi.

Oggi giorno le multinazionali sono circa 40mila ed hanno sede nei paesi del Nord. ma le società controllate (circa 250mila) sono localizzate per il 40% nei paesi del Sud.

Tanto per dire quanto pesano sull’economia mondiale, basta pensare che hanno 73milioni di dipendenti e gestiscono circa la metà del prodotto del globo, il 25% di tutta la produzione di beni fisici e il 20% di tutta la produzione (compresi i servizi).

Quando una società di controllo (detta anche società madre, o holding o capogruppo) sta a capo di più società strettamente collegate tra loro (dette filiali, affiliate o consociate), allora queste ultime formano un GRUPPO. Possono poi formarsi dei gruppi multinazionali di grandi dimensioni, in cui una multinazionale può assumere il controllo di più società, anche molto estese; si può pertanto parlare di CONGLOMERATO. Ma per controllare una società un capo gruppo non ha bisogno di possederla totalmente: può infatti può anche non possedere direttamente alcuna azione della filiale; un esempio ne può essere la società Sud Africana Driefontein, controllata dalla multinazionale mineraria De Beers_ Per avere un’idea del potere delle multinazionali basta ricordare che solo 27 paesi hanno un PIL maggiore della Shell e della Exxon messe insieme.

Sistema economico ingiusto e di rapina

Scardinamento economico__________ ► Occupazione —► , Degrado ambientale

e sociale

terre marginali

Urbanizzazione

Povertà

Aumento Demografico

Da questo grafico emerge palesemente l’intreccio tra commercio. degrado sociale e degrado ambientale.

I paesi ricchi incolpano del degrado ambientale i paesi poveri e i loro numerosi figli; in realtà è solo cinismo perché sono le multinazionali ad impoverire i suoli con le monocolture, ad avvelenare le acque con i pesticidi, a tagliare le foreste, mandando i poveri sull’orlo della rovina. Laumento della popolazione è del tutto naturale ogni qualvolta che un paese si avvia per la strada dello sviluppo. La crescita demografica non si può limitare. ma questa diminuirà automaticamente quando la gente potrà ritornare padrona delle proprie risorse, del proprio ambiente, diventerà la sola protagonista del suo commercio e potrà ricostruirsi una propria società. Solo allora si potrà parlare di sviluppo.

LE RELAZIONI COMMERCIALI

Le relazioni commerciali tra il Nord e il Sud della Terra rivelano solo gli squilibri più rilevanti, dietro i quali si nascondono enormi flussi di denaro. Infatti una delle cause dell’aumento, sempre maggiore del debito pubblico, sono proprio le relazioni commerciali. La conseguenza di ciò è l’impoverimento dei paesi dei sud del mondo che sono in gran parte esportatori di materie prime grezze, infatti i prezzi dei beni che vengono commerciati sono stabiliti nelle principali borse e mercati del mondo che si trovano nei paesi ricchi. Così , quando si devono stabilire i prezzi, i mercati vengono influenzati degli interessi delle multinazionali che da una parte si combattono con la pubblicità, mentre dall’altra si accordano sui prezzi delle materie che interessano loro, tutelandosi reciprocamente a scapito dei contadini del Terzo Mondo.

Inoltre nei rapporti commerciali tra i paesi ex colonizzatori e le loro ex colonie, interferiscono gli interessi dei governi, che per difenderli e tutelano le multinazionali anche andando contro ad ogni principio di giudtizia.

Il DEBITO

Verso la metà degli anni ’70, i paesi membri dell’OPEC approfittarono della guerra dello Yom Kippur per aumentare il prezzo del petrolio, col preteso di punire i paesi occidentali per il sostegno che offrivano a Israele. Le entrate si quadruplicando , infatti, i paesi dell’ Opec aumentarono il prezzo fino a 70 $ a€ barile (oggi il prezzo è di 21 $), generando un improvviso afflusso di capitali nelle casse delle banche occidentali, in particolare svizzere e statunitensi. Per investire questi capitali garantendo agli sceicchi i€ pagamento degli interessi, le banche offrirono ai paesi del Terzo generalmente poveri, prestiti per risollevarsi e potenziare la loro economia,con interessi inferiori al 5%. Questo progetto poté essere avviato grazie alla complicità dei governi dei paesi interessati che vennero corrotti, e portarono ali’ approvazione dei piani che appunto prevedevano l’indebitamento. Purtroppo questi prestiti vennero utilizzati per progetti spesso inutili o dannosi, appaltati a grandi imprese occidentali, oppure per l’acquisto di armi, oppure ancora versati direttamente su conti personali segreti di importanti uomini politici. ll meccanismo dell’indebitamento è stato una manovra creata dalle banche per poter reperire i capitali necessari al pagamento degli interessi agii sceicchi arricchitisi grazie alla crisi petrolifera del ’70 d esempio nel Congo, ex Zaire, i soldi presi a prestito dal presidente, ora defunto, sono stati occultati e, scandalosamente, nemmeno quelli versati su conti noti vengono sequestrati per pagare il debito, ma si continua a pretendere che lo faccia la popolazione, privata di tutti i servizi per poter restituire queste somme. 1n seguito a successive crisi, avvenute negli anni in cui Ronald Reagan e Margharet Tatcher erano al governo, gli interessi salirono vertiginosamente fino ad arrivare, in tre anni, a superare in molti casi il 25%.

G. Susan , nel suo libro ” Il debito del Mondo” afferma che una causa importante dell’ aumento del debito fu l’investimento dei soldi imprestati in progetti avventati e mal concepiti che spesso comportavano eccessivi costi di impianto e massicce dosi di corruzione, finendo per arricchire gli appaltatori (praticamente tutti) occidentali.

Un esempio fra molti fu l’edificazione di una centrale nucleare nella provincia filippina di Baatan. In questo caso il governo filippino non si affidò alla ditta che presentava il preventivo più basso (la Generai Electric), ” facendo vincere” invece l’appalto alla ditta Westinghouse. Per la costruzione deil’ impianto vennero richiesti circa 2 miliardi di $ che la banca consegnò alla Westinghouse anziché ai governo filippino, ad eccezione di 80 milioni $ che furono versati sul conto svizzero dell’ allora dittatore Marcos come premio per aver scelto la Westinghouse. Ma c’è qualcosa di assurdo in questa storia: LA CENTRALE È STATA COSTRUITA SU UN VULCANO SPENTO E NON È MAI ENTRATA IN FUNZIONE; nonostante ciò i filippini continuano a pagare 500000 $ al giorno per interessi.

Oltre ai governanti (in maggior parte dittatori), anche imprenditori e grandi commercianti hanno usato il denaro preso in prestito dalle banche per fini privati; ovvero per aprire conti bancari esteri in valuta straniera, perché molto più forte rispetto alla propria valuta interna. Questo fenomeno prende il nome di fuga dei capitali all’estero. Essendo un fenomeno illegale, la maggior parte di questi traffici è avvenuta nel passato, e soprattutto nei paesi dell’America Meridionale tranne in Messico e Argentina dove íl cambio era libero. Per capire meglio è necessario fare un esempio: un commerciante cileno (Pedro), vende camicie agli U.S.A.; la sua merce vale 15 $ ma, in realtà egli emette una fattura di 10 $. Dall’altra parte dell’emisfero il compratore Statunitense (James) invia in Cile i 10 $ come da fattura, e versa la differenza di 5 $ su un conto bancario intestato in U.S.A. al nostro Pedro. Nel caso inverso, il compratore è Pedro che compra giocattoli per i figli, da James, il quale emette una fattura sulla merce di 20 $ anziché dei reale valore corrispondente a 15 $. Pedro, dal Cile invia i 20 $, quando James li riceve però, versa la differenza di (20-15) $ nello stesso conto intestato a Pedro.

Secondo alcune stime, alla fine dei 1987, circa 300.000.000.000 di $ fuggirono dai 15 paesi più indebitati: ciò corrispondeva a oltre la metà del loro debito.

Un altra forma di sfruttamento improduttivo dei soldi imprestati dalle banche ai paesi sottosviluppati è stato quello dell’acquisto di armi; i dati di questo sfruttamento ci vengono dall’istituto Tedesco di Ricerche per la pace che stima che circa il 20% del denaro dei debiti è stato impiegato per il commercio di armi. Gli acquirenti sono stati e probabilmente sono ancora, i dittatori dei paesi indebitati che hanno comprato le armi non solo per far guerra ai propri vicini, o per alimentare guerre civili, ma anche per eseguire operazioni di “pulizia” all’interno del proprio paese. Alcuni esempi: in Argentina, durante la “guerra sporca” vennero fatte sparire 9000 persone dell’opposizione, nel vicino Cile le persone scomparse ammontarono a 2000, mentre in Etiopia sotto il regime di Menghistu furono uccise circa 60 mila persone mentre altre 750 mila furono letteralmente deportate dalle aree ribelli.

Come se non bastasse, lo stesso Susan prima ci avverte che, mentre gli abitanti dei paesi del sud del mondo pagano i debiti con la morte, essi si stanno ritorcendo contro di noi con un vero e proprio effetto a “boomerang” . Secondo lo studioso il debito avrebbe già causato:

1)    danni ambientali planetari dovuti ai fatto che i paesi indebitati, per ottenere, più risorse permettono la distruzione delle loro foreste, l’uso massiccio di fertilizzanti chimici avvelenando la terra per farle produrre maggiori quantità di risorse, ma non solo, anche fiumi e mari;

2)    invasione dei nostri paesi da ogni tipo di droga, come cocaina, oppio e marijuana, perché i paesi del sud del mondo, intrappolati dalla morsa del debito, autorizzano la coltivazione di droghe e la loro conseguente esportazione, che avviene con la commercializzazione nei nostri paesi;

3)    aumento della disoccupazione in quanto un sud costretto a risparmiare fa meno ordinazioni al nord con la conseguente perdita di posti di lavoro;

4)    crescita dell’immigrazione;

5)    gravi perdite fiscali, causate dal fatto che le banche approfittano delle difficoltà economiche del sud per far risultare più bassi i loro profitti, in molti paesi la legge permette di far risultare come perdite i prestiti di difficile rientro, consentendo alle banche di dichiarare meno profitti col conseguente pagamento di tasse “meno sostanziose”;

6)    attentato alla pace planetaria: il debito provoca disagio e rivolte in tutto il Sud, che prima o poi finiranno per coinvolgere anche il Nord. Saddam Hussein invase il Kuwait proprio perché non riceveva l’aiuto sperato per i debiti contratti per fare la guerra all’Iran; la stessa vicenda delle Torri Gemelle ha suscitato scarsa comprensione presso le popolazioni indebitate, che purtroppo possono cedere alla tentazione di schierarsi dalla parte di avventurieri come Osama Bin Laden che dicono di difendere i loro interessi e la foro cultura.

Le oriqini del debito

¨    Nel 1973, con la prima crisi petrolifera, i paesi produttori versarono sui mercato finanziario internazionale la grande quantità di “petrodollari” creatasi in brevissimo tempo, provocando la caduta dei tassi di interesse. Le grandi banche d’affari internazionali li offrirono ai PVS bisognosi di investimenti, che ebbero convenienza a indebitarsi approfittando della contemporaneità di bassi tassi di interesse e alta inflazione.

¨    Nel 1979, alla seconda crisi e ai nuovo rialzo dei prezzi, USA e GB risposero con politiche monetariste. L’inflazione venne combattuta contenendo l’offerta di moneta e facendo impennare i tassi di interesse. i paesi debitori si trovarono da un anno all’altro a passare da tassi di interesse annuali medi del 5% a tassi che raggiungevano il 30%.

¨    Gli USA avevano come obiettivo l’apprezzamento del dollaro. Fra il 1979 e il 1980 la valuta americana raddoppiò il suo valore rispetto a sterlina e marco, io quadruplicò rispetto alla lira (da circa 600 a 2200) e lo moltiplicò numerose volte rispetto alle valute dei PVS. L’impatto sui paesi debitori fu durissimo: i debiti, in valuta locale, erano divenuti enormi.

¨    Nell’agosto 1982 il Messico dichiara la propria insolvenza, seguito a ruota dagli altri paesi debitori: scoppia la crisi del debito internazionale.

Le altre cause

¨       I modelli di sviluppo sbagliati, che scimmiottavano quelli del Nord, senza una realistica analisi dei bisogni e delle capacità dei paesi del Sud.

¨       La corruzione presente fra le classi dirigenti dei paesi in via di sviluppo

  • I “venditori” di denaro, che non tennero mai conto delle reali capacità di restituzione dei debitori al momento della sottoscrizione dei prestiti.
  • L’utilizzo per finanziamento ai consumo e in spese militari anziché per investimenti delle somme ricevute.

¨       La fuga dei capitali verso il Nord operata da chi poteva disporre dei capitali presi a prestito, occultandoli e facendoli poi pagare dalla popolazione.

Dal 1982 ad oppi (dati)

La situazione non è significativamente mutata, se non per l’aumento dell’esplosione causata dai “drago” degli interessi composti. i crediti detenuti originariamente dalle banche commerciali sono stati quasi completamente assorbiti dal governi del Nord e i Paesi creditori si sono riuniti nel cosiddetto Club di Parigi per negoziare riscadenzamenti e (rare) cancellazioni parziali.

¨       Nei 1985 viene presentato il Piano Baker. E’ totalmente inefficace, ma desta un minimo di interesse circa il problema.

  • Nel 1989 il Piano Brady ha il merito di avviare un vero e proprio mercato per negoziare i titoli del debito dei PVS.

¨       Nel 1996 l’iniziativa HIPC (High lndebted Poor Countries) prevede per 41 paesi una procedura per cancellare il debito sino a raggiungere un livello di indebitamento sostenibile. L’iniziativa, proposta da FMI e BM, è interessante, ma largamente insufficiente: nei primi due anni su 41 paesi solol2 sono stati presi in considerazione. Popolazioni dei paesi debitori, Ong e missionari hanno chiesto interventi più veloci, più profondi e per un maggior numero di paesi.

¨       Nel settembre 1999 viene approvata la riforma della iniziativa HIPC. La comunità internazionale si impegna per raggiungere accordi di cancellazione “fino al 90% e oltre” per 28 paesi entro la fine dell’anno 2000 e per altri 8 entro la fine dei 2001. II dibattito è in fermento, le dichiarazioni sono numerose e sembra che a queste possano realmente seguire azioni efficaci.

L’aggiustamento strutturale

li Fondo Monetario e la Banca Mondiale hanno di fatto assolto la funzione di “giudice” della credibilità dei governi debitori ed hanno condizionato rinegoziazioni del debito e nuovi finanziamenti all’avvio di programmi di aggiustamento strutturale, che prevedono in sintesi:

completa liberalizzazione dei prezzi;

completa liberalizzazione dei salari;

uscita dello Stato dall’economia (privatizzazioni, ecc.);

riduzione della spesa pubblica;

eliminazione dei dazi e liberalizzazione dei commercio con l’estero;

eliminazione del controllo sui cambi (e conseguente svalutazione).

Per quanto oggi la sensibilità di queste istituzioni stia lentamente mutando, coniando concetti come ‘debito sostenibile’, il risultato è stato quasi sempre il grave impoverimento della popolazione, che ha aumentato anziché diminuito i problemi di sottoalimentazione e di malattia.

Nel settembre 1999, contestualmente all’avvio della fase 2 dell’iniziativa HIPC, il Fondo monetario e la Banca mondiale hanno deciso di abrogare la procedura di accesso a nuovi crediti, riscadenzamenti e, per i 41 paesi interessati, alla inziativa HIPC, chiamata “ESAF” (Enhanced Structural Adjustment Facility – Facilità dell’aggiustamento strutturale avanzato), e di sostituirlo con la nuova PRGF (Poverty Reduction Growth Facility — Facilità della crescita e della riduzione della povertà). Viene indicato dunque, anche se in modo ancora molto generico, come obiettivo prioritario di ogni collaborazione internazionale la riduzione della povertà.

Perché è necessaria la cancellazione del debito

  1. ii debito estero è già stato ripagato ampiamente dai paesi poveri;
  2. molti paesi non potranno saldarlo e mantenerlo significherebbe condannarli eternamente; ill. il debito porta conseguenze pesanti ai paesi debitori:

a)       ambiente: troppo sfruttamento territoriale (disboscamento),

b) droga: un ettaro coltivato di coca, in Perù, frutta ogni anno circa £. 7.000.000, mentre uno di caffè rende solo £. 180.000,

c)       immigrazione: la povertà è una potente molla per i flussi migratori,

d)       perdita di posti di lavoro: le multinazionali licenziano nei posti di origine per trasferire il lavoro dove costa meno.

‘5 0

IL CONSUMO Dl CALORIE GIORNALIERE

Se il cibo prodotto ad uso interno fosse messo in un pentolone ed ogni abitante si presentasse per ricevere la sua giusta razione alimentare, in molti paesi questo pentolone si svuoterebbe mentre c’è ancora gente in coda…

Da questo grafico risulta che in molti paesi dei mondo una buona percentuale muore di fame. Questa situazione si verifica perché solitamente la maggior parte delle terre è destinata all’esportazione. La quantità di terra occupata è però solo un aspetto dei problema: bisogna tenere conto anche della qualità. Un conto è coltivare un pezzo di terra irrigato e pianeggiante, un altro è coltivare un terreno sassoso, arido e magari anche sulle pendici di un monte. Logicamente le colture per le esportazioni occupano le terre migliori ed hanno un trattamento di riguardo da parte dei governi.

Per loro sono costruite strade e canali d’irrigazione, sono previsti finanziamenti per l’acquisto di gasolio, fertilizzanti e antiparassitari. Inoltre sono concessi prestiti agevolati per l’acquisto di macchinari. Solo di un ristretto numero di paesi si può dire quante terre sono dedicate alle colture e all’esportazione, perché i dati in circolazione sono incompleti.

Molti paesi stanno ormai pagando ii conto della loro scelta. La Colombia, ad esempio, esporta il 35 % della sua produzione agricola e produce cibo sufficiente per nutrire sei persone su dieci. L’Equador esporta il 28,7% e, se dovesse fare affidamento sui cibo che produce potrebbe nutrire solamente 4 persone su 10, e gli altri dovrebbero rimanere digiuni.

Nelle Filippine, ad esempio, il 30% delle terre è coltivato per i prodotti per l’esportazione, soprattutto banane, ananas e canna da zucchero. La parte più fertile dei paese è quasi tutta usata per l’esportazione e solo le piantagioni di banane occupano 25000 ettari. Le piantagioni sono gestite essenzialmente da multinazionali (es.: DOLE possiede 30000 ettari nel Sud Cotabato, la PROVIDENT TREE FARMS INCORPORETIONS sta

cercando di ottenere 23000 ettari per la realizzazione di una piantagione di alberi adatta alla produzione di fiammiferi e stuzzicadenti, etc). Inoltre nessuno conosce il numero di persone che sono state espulse dalle loro terre per fare posto alla produzione per l’esportazione, anche se la FAO ci fornisce cifre terribili. Nel sud del mondo ci sono circa 980000000 di famiglie senza un campo. La perdita di terra è alla base di un altro grave fenomeno: l’inurbamento. Quando la campagna non offre più alcuna prospettiva il povero parte alla ventura con la speranza di trovare subito una casa e un impiego, questo causa una veloce e selvaggia crescita delle periferie cittadine. Ad esempio città del Messico, in cui ogni anno si arricchisce circa di mezzo milione di nuova gente e causa ogni volta l’allargamento della città di 30 km quadrati.

Schema 3

Sulla fame però ci sono ancora molte idee confuse; la televisione ormai ci abitua a vederla collegata a carestie, pestilenze, guerre e siccità. E’ chiaro che questi sono fattori che portano alla scarsità di cibo, ma bisogna aggiungere che non la portano a tutti. In molti casi la fame non dipende da scarsa produzione alimentare. Sono esempi l’Asia e l’America latina: negli ultimi anni la loro produzione agricola è aumentata più di quanto l’abbia fatto la popolazione. Essi non sono denutriti per mancanza di cibo, ma perché non possono procurarselo.ln città gli affamati sono i disoccupati e quanti altri non hanno denaro.

In campagna sono affamati coloro che non hanno un pezzo di terra da coltivare.

cercando di ottenere 23000 ettari per la realizzazione di una piantagione di alberi adatta alla produzione di fiammiferi e stuzzicadenti, etc). Inoltre nessuno conosce il numero di persone che sono state espulse dalle loro terre per fare posto alla produzione per l’esportazione, anche se la FAO ci fornisce cifre terribili. Nel sud del mondo ci sono circa 180000000 di famiglie senza un campo. La perdita di terra è alla base di un altro grave fenomeno: l’inurbamento. Quando la campagna non offre più alcuna prospettiva il povero parte alla ventura con la speranza di trovare subito una casa e un impiego, questo causa una veloce e selvaggia crescita delle periferie cittadine. Ad esempio città del Messico, in cui ogni anno si arricchisce circa di mezzo milione di nuova gente e causa ogni volta l’allargamento della città di 30 km quadrati.

Schema 3

Sulla fame però ci sono ancora molte idee confuse; la televisione ormai ci abitua a vederla collegata a carestie, pestilenze, guerre e siccità. E’ chiaro che questi sono fattori che portano alla scarsità di cibo, ma bisogna aggiungere che non la portano a tutti. In molti casi la fame non dipende da scarsa produzione alimentare. Sono esempi l’Asia e l’America latina: negli ultimi anni la loro produzione agricola è aumentata più di quanto l’abbia fatto la popolazione. Essi non sono denutriti per mancanza di cibo, ma perché non possono procurarselo.ln città gli affamati sono i disoccupati e quanti altri non hanno denaro.

!n campagna sono affamati coloro che non hanno un pezzo di terra da coltivare.

IL CONSUMO DI CALORIE GIORNALIERE

Se il cibo prodotto ad uso interno fosse messo in un pentolone ed ogni abitante si presentasse per ricevere la sua giusta razione alimentare, in molti paesi questo pentolone si svuoterebbe mentre c’è ancora gente in coda…

Da questo grafico risulta che in molti paesi del mondo una buona percentuale muore di fame. Questa situazione si verifica perché solitamente la maggior parte delle terre è destinata all’esportazione. La quantità di terra occupata è però solo un aspetto del problema: bisogna tenere conto anche della qualità. Un conto è coltivare un pezzo di terra irrigato e pianeggiante, un altro è coltivare un terreno sassoso, arido e magari anche sulle pendici di un monte. Logicamente le colture per le esportazioni occupano le terre migliori ed hanno un trattamento di riguardo da parte dei governi.

Per loro sono costruite strade e canali d’irrigazione, sono previsti finanziamenti per l’acquisto di gasolio, fertilizzanti e antiparassitari. Inoltre sono concessi prestiti agevolati per l’acquisto di macchinari. Solo di un ristretto numero di paesi si può dire quante terre sono dedicate alle colture e all’esportazione, perché i dati in circolazione sono incompleti.

Molti paesi stanno ormai pagando il conto della loro scelta. La Colombia, ad esempio, esporta il 35 % della sua produzione agricola e produce cibo sufficiente per nutrire sei persone su dieci. L’Equador esporta il 28,7% e, se dovesse fare affidamento sul cibo che produce potrebbe nutrire solamente 4 persone su 10, e gli altri dovrebbero rimanere digiuni.

Nelle Filippine, ad esempio, il 30% delle terre è coltivato per i prodotti per l’esportazione, soprattutto banane, ananas e canna da zucchero. La parte più fertile del paese è quasi tutta usata per l’esportazione e solo le piantagioni di banane occupano 25000 ettari. Le piantagioni sono gestite essenzialmente da multinazionali (es.: DOLE possiede 30000 ettari nel Sud Cotabato, la PROVIDENT TREE FARMS INCORPORETIONS sta

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cercando di ottenere 23000 ettari per la realizzazione di una piantagione di alberi adatta alla produzione di fiammiferi e stuzzicadenti, etc). Inoltre nessuno conosce il numero di persone che sono state espulse dalle loro terre per fare posto alla produzione per l’esportazione, anche se la FAO ci fornisce cifre terribili. Nei sud del mondo ci sono circa 180000000 di famiglie senza un campo. La perdita di terra è alla base di un altro grave fenomeno: l’inurbamento. Quando la campagna non offre più alcuna prospettiva il povero parte alla ventura con la speranza di trovare subito una casa e un impiego, questo causa una veloce e selvaggia crescita delle periferie cittadine. Ad esempio città dei Messico, in cui ogni anno si arricchisce circa di mezzo milione di nuova gente e causa ogni volta l’allargamento della città di 30 km quadrati.

Schema 3

Sulla fame però ci sono ancora molte idee confuse; la televisione ormai ci abitua a vederla collegata a carestie, pestilenze, guerre e siccità. E’ chiaro che questi sono fattori che portano alla scarsità di cibo, ma bisogna aggiungere che non la portano a tutti. in molti casi la fame non dipende da scarsa produzione alimentare. Sono esempi l’Asia e l’America latina: negli ultimi anni la loro produzione agricola è aumentata più di quanto l’abbia fatto la popolazione. Essi non sono denutriti per mancanza di cibo, ma perché non possono procurarselo.ln città gli affamati sono i disoccupati e quanti altri non hanno denaro.

In campagna sono affamati coloro che non hanno un pezzo di terra da coltivare.

3u

-Indicatori della qualità della vita‑

Sono ottenuti da confronti e medie tra dati geografici e ci permettono di avere una visione generale della vita nel mondo. Essendo però di natura strettamente scientifica possono fornirci dati alterati rispetto alla realtà, senza mettere in luce tutti i fenomeni con i loro rapporti!.

Per molti anni il benessere di una nazione è stata misurata con il Prodotto Interno Lordo (P.I.L.). I diversi paesi del mondo venivano cioè classificati come più o meno benestanti a seconda del denaro che ricavavano dalla propria produzione. In seguito, però, ci si è resi conto che il P.I.L., da solo, non ci può fornire informazioni sufficienti sulle condizioni di vita di uno stato.

Da qualche anno l’ONU ha deciso di adottare come indicatore del benessere un nuovo indicatore di sviluppo umano, che tiene conto non solo della ricchezza monetaria dei cittadini di un paese, ma anche di altri aspetti relativi alla qualità della vita, in particolare si osservano la speranza di vita alla nascita, il tasso di alfabetizzazione, la presenza di servizi sanitari, il consumo di calorie giornaliere, il reddito procapite,­l’incremento demografico, kilowatt utilizzati da ogni famiglia, tasso di disoccupazione, grado di uguaglianza tra i sessi, diritti civili e disponibilità di acqua potabile. Come possiamo vedere vengono considerati sia dati relativi all’esistenza della persona che di carattere economico.

35

IL REDDITO PROCAPITE

il reddito procapite indica quanta ricchezza si produce ogni anno in un paese per ogni suo abitante.

II paese con il reddito procapite più basso è il Ruanda con 80 dollari; quello con il reddito più atto è il Lussemburgo con 39.600 dollarl. Però, il reddito procapite, è solo una media e come tutte le medie non descrive la realtà, ma non è neanche un dato statisticamente attendibile, perché la ricchezza nazionale si basa solo sulle informazioni fornite dalle aziende registrate e dalla pubblica amministrazione; vengono ignorate due situazioni molto diffuse nel sud del mondo: l’economia non monetaria e l’economia sommersa L’economia non monetaria si riferisce al lavoro dei piccoli contadini che producono per loro stessi; l’economia sommersa si riferisce alle piccole attività artigianali e commerciali che la gente improvvisa per sopravvivere.

Ogni tentativo di descrivere la realtà delle nazioni basandosi sulle medie ci porta fuori strada perché ci fa credere al loro interno tutti gli abitanti vivano nelle stesse condizioni.

Prendiamo come esempio íl Brasile: il suo reddito procapite è di 5500 dollari, ma al suo interno ci sono 32 milioni di poverissimi. Nel 1990 75 milioni di persone (50%) godevano godevano solo dell’11,2% dei reddito nazionale, mentre 15 milioni di persone (10%) si appropriavano del 49,7%.

Per capire perché nei sud dei mondo ci sia tanta povertà dobbiamo quindi addentrarci nella realtà sociale e scoprire í rapporti delle classi di ogni stato. Ci renderemo conto quindi che le nazioni sono tutte governate da ristrette minoranze che non mirano ad altro che aumentare il proprio guadagno senza tenere conto delle esigenze reali dei loro popoli. Da un analisi definitiva si scopre che tutti i rapporti internazionali sono gestiti secondo la logica di arricchimento dei potenti che sembrano non essere sfiorati dal pensiero che migliaia di persone muoiono ogni giorno per la mancanza dei servizi essenziali per la vita dell’uomo.

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GRADO DI UGUAGLIANZA TRA I SESSI

Sia nel nord che nel sud del mondo sono le donne a pagare le più gravi conseguenze della povertà, perché non esiste ancora parità fra i sessi. In tutto il mondo i loro guadagni medi sono ovunque più bassi di quelli degli uomini e, in aggiunta, il loro carico di lavoro è maggiore, infatti hanno anche la responsabilità della cura della casa e dei figli. Nel sud del mondo esse sono anche caricate della raccolta della legna e dell’approvvigionamento d’acqua, in molte zone ciò comporta viaggi giornalieri di molte ore. Devono inoltre pensare anche all’orto e spesso anche la coltivazione è un loro compito. Questi lavori non ricevono nessuna considerazione di tipo economico o sociale. Nel sud del mondo la discriminazione sessuale è anche sul fronte alimentare e dell’istruzione. Ad esempio in Bangladesh il 14% delle bambine è denutrito, contro il 5%dei bambini ed il tasso di alfabetizzazione femminile è inferiore del 25% rispetto a quello maschile.

Sul. piano sanitario le donne sono anche discriminate, come testimonia la mancanza di assistenza alla gravidanza.

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IL REDDITO PROCAPITE

il reddito procapite indica quanta ricchezza si produce ogni anno in un paese per ogni suo abitante.

Il paese con il reddito procapite più basso è ii Ruanda con 80 dollari; quello con H reddito più alto è il Lussemburgo con 39.600 dollari. Però, il reddito procapite, è solo una media e come tutte le medie non descrive la realtà, ma non è neanche un dato statisticamente attendibile, perché la ricchezza nazionale si basa solo sulle informazioni fornite dalle aziende registrate e dalla pubblica amministrazione; vengono ignorate due situazioni molto diffuse nei sud del mondo: l’economia non monetaria e l’economia sommersa. L’economia non monetaria si riferisce al lavoro dei piccoli contadini che producono per loro stessi; l’economia sommersa si riferisce alle piccole attività artigianali e commerciali che la gente improvvisa per sopravvivere.

Ogni tentativo di descrivere la realtà delle nazioni basandosi sulle medie ci porta fuori strada perché ci fa credere al loro interno tutti gli abitanti vivano nelle stesse condizioni.

Prendiamo come esempio il Brasile: il suo reddito procapite è di 5500 dollari, ma al suo interno ci sono 32 milioni di poverissimi. Nel 1990 75 milioni di persone (50%) godevano godevano solo deli’11,2% dei reddito nazionale, mentre 15 milioni di persone (10%) si appropriavano del 49,7%.

Per capire perché nel sud del mondo ci sia tanta povertà dobbiamo quindi addentrarci nella realtà sociale e scoprire i rapporti delle classi di ogni stato. Ci renderemo conto quindi che le nazioni sono tutte governate da ristrette minoranze che non mirano ad altro che aumentare il proprio guadagno senza tenere conto delle esigenze reali dei loro popoli. Da un analisi definitiva si scopre che tutti i rapporti internazionali sono gestiti secondo la logica di arricchimento dei potenti che sembrano non essere sfiorati dal pensiero che migliaia di persone muoiono ogni giorno per la mancanza dei servizi essenziali per la vita dell’uomo.

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GRADO DI UGUAGLIANZA TRA I SESSI

Sia nel nord che nel sud del mondo sono le donne a pagare le più gravi conseguenze della povertà, perché non esiste ancora parità fra i sessi. In tutto il mondo i loro guadagni medi sono ovunque più bassi di quelli degli uomini e, in aggiunta, il loro carico di lavoro è maggiore, infatti hanno anche la responsabilità della cura della casa e dei figli. Nel sud del mondo esse sono anche caricate della raccolta della legna e dell’approvvigionamento d’acqua, in molte zone ciò comporta viaggi giornalieri di molte ore. Devono inoltre pensare anche all’orto e spesso anche la coltivazione è un loro compito. Questi lavori non ricevono nessuna considerazione di tipo economico o sociale. Nei sud del mondo la discriminazione sessuale è anche sul fronte alimentare e dell’istruzione. Ad esempio in Bangladesh il 14% delle bambine è denutrito, contro il 5%dei bambini ed il tasso di alfabetizzazione femminile è inferiore dei 25% rispetto a quello maschile. .

Sul, piano sanitario le donne sono anche discriminate, come testimonia la mancanza di assistenza alla gravidanza.

Presenza di servizi sanitari

Salute è una parola che esprime un concetto più ampio della pura assenza di malattia. Essere in salute significa trovarsi in condizioni di benessere fisico e psichico e poter contare su un’alimentazione adeguata e su condizioni di vita accettabili. Le organizzazioni sanitarie concordano sui fatto che per garantire il massimo livello di salute alle popolazioni, occorre intervenire con progetti diversificati.

L’assistenza sanitaria: va potenziata l’assistenza sanitaria e sociale con la creazione di centri sanitari di quartiere, ospedali e ambulatori.

11 miglioramento della dieta: bisogna compiere un’opera di informazione sulle diete adeguate. La causa di molte malattie risiede nella malnutrizione o nell’eccesso di alimenti.

La qualità dell‘ambiente: la costruzione, la manutenzione e l’adeguamento di reti idriche e fognarie è uno dei provvedimenti più urgenti per migliorare le condizioni di vita del Terzo Mondo.

La pianificazione familiare: bisognerebbe potenziare le campagne di contenimento delle nascite, come la diffusione di anticoncezionali, che soprattutto nei paesi del nord ha consentito di ridurre il numero dei figli per ogni madre, migliorandola condizione delle madri dei figli.

Una delle maggiori cause di malattie è rappresentata dalla malnutrizione e dalla diffusione della dissenteria tra i popoli dei Terzo Mondo, che provoca ogni anno il 57% dei morti tra i bambini. Alla scarsa igiene vanno fatte risalire malattie provocate dall’approvvigionamento di acque non potabili ed infette.

In generale bisognerebbe attuare un urgente piano di interventi soprattutto di tipo finanziario: si pensi ogni anno viene speso per armi e guerre il 20% in più rispetto a quanto per la salute.

Nei paesi del Terzo Mondo si ha in genere una grande carenza di infrastrutture sanitarie e quindi la popolazione muore di malattie banali che nelle nostre zone non rappresentano più un grave rischio. Una grande colpa dei governi è quello scialacquare le somme destinate alla sanità per la medicina di lusso destinata alle classi agiate. Infatti alla medicina di base che potrebbe curare molte malattie e quindi determinare un calo della mortalità infantile è destinato solamente il 15-20% dei capitali. L’organizzazione mondiale della sanità ritiene che un aumento di soli 75 centesimi di dollaro a persona ogni anno nel settore della medicina preventiva, potrebbe salvare 5 milioni di vite uman