Povertà e ambiente montano – Il caso del Nepal

 

SOTTOSVILUPPO E POVERTA’ DOVUTE AL
CLIMA E ALLA MORFOLOGIA

Il sottosviluppo molte volte è legato a fattori climatici e/o ambientali sfavorevoli,  ad esempio nelle zone del Medio Oriente, specialmente quelle in cui in cui non si trovano giacimenti di petrolio, desertiche o montuose. Si tratta di una zona geografica formata da un insieme di Stati che si affacciano sia sul Mar Mediterraneo che sul Golfo Persico.Il territorio è povero di risorse e la sua conformazione non è omogenea. Nonostante questa regione si affacci sul mare, non riceve l’ influsso dei venti marini per la presenza di altipiani. L’ unica zona coltivabile e produttiva è situata nel mezzo dei due fiumi dell’ Iraq, il Tigri e l’ Eufrate, meglio conosciuta come MEZZALUNA FERTILE. In passato il Medio Oriente era giudicato una regione poco remunerativa anche se ha sempre avuto grande importanza strategica e commerciale, perché consentiva alle carovane di mercanti di raggiungere l’India e la Cina. Attualmente, con la scoperta del petrolio ha acquistato importanza esportando grandi quantità di questa ormai indispensabile risorsa. La presenza del petrolio ha condotto però ad una forte instabilità politica di stati come l’Iraq, situazione che ha scatenato anche due guerre al termine delle quali è stato destituito e condannato a morte il dittatore iracheno Saddam Hussein.
Le ingenti somme ricavate dalla vendita vanno però a vantaggio di pochi lasciando nella povertà la maggior parte della popolazione. Si sa però che questa risorsa durerà in Medio Oriente circa 70 anni, poi si esaurirà senza aver risolto il problema della povertà di queste popolazioni. Il M.O. è comunque ancora molto importante dal punto di vista strategico, infatti si tratta di una regione in cui molti conflitti ancora irrisolti rendono la pace precaria(Israeliani- Palestinesi, Iran- Iraq, terrorismo islamico). Anche dal punto di vista commerciale continua ad essere una zona di transito, soprattutto per quanto riguarda la presenza di oleodotti e gasdotti e la vicinanza del canale di Suez

Sebbene la vera causa della sua povertà sia la guerra, anche l’Afghanistan, regione arida e semidesertica al di là dei Paesi esportatori di petrolio, è notevolmente penalizzato nella sua economia da ragioni geografiche. Morfologicamente parlando, questo Stato è situato nella zona centrale dalla catena dell’ Hindukush che lo taglia trasversalmente da est a ovest, raggiungendo. nella zona più orientale altezze di 7000 metri. La popolazione afgana si concentra principalmente sulle pendici delle montagne e, dato che la parte centrale è occupata alle alte montagne, le città più importanti sono situate presso i confini: si tratta di: Kabul (la capitale) e Jalalabad. Le uniche risorse economiche derivano dal!’ agricoltura di sussistenza. L’ allevamento di una pregiata qualità di pecore (karakul) alimenta l’ industria tessile. L’ Afghanistan possiede anche giacimenti di gas naturali e carbone ed è il secondo produttore mondiale, dopo la Birmania, di papavero da oppio, pianta la cui resina alimenta la produzione illegale di eroina. La popolazione è divisa in numerose etnie: pathani, tagichi, usbechi, hazari, tutti di religione musulmana. Il Paese è strategicamente importante perché è un punto di passaggo obbligato tra Asia ed Europa. Ex colonia britannica è stato invaso nel 1979 dati’ Unione Sovietica. Dopo 10 anni di guerra civile contro 1′ invasore, è nata 1′ odierna repubblica islamica, recentemente provata dalla dura guerra combattuta dagli americani contro il regime dei taleban, gli studenti islamici che hanno sottoposto il paese ad un feroce regime di integralismo religioso a partire dal 1995. (vedi scheda sull’Afghanistan)

a POVERI IN CAMPAGNA 830 MILIONI =64 %

■ POVERI DI CITTA’470 MILIONI =36 %

FONTI: Elaborazione dati UNDP (1996)

NEPAL

MORFOLOGIA ED ATTIVITA’ ECONOMICHE

La maggior parte della popolazione vive in strette vallate che si aprono nella parte meridionale del paese, i fiumi, non navigabili, sono alimentati dai ghiacciai e favoriscono una scarsa agricoltura. Essendo uno stato caratterizzato da territori montagnosi, sono presenti dei terrazzamenti che permettono di coltivare soltanto segale e patate, mentre nelle pianure paludose si coltiva il riso che; oltre a essere molto importante per la popolazione perché molto digeribile, favorisce anche la pescicoltura in quanto  i pesci  mangiano gli insetti dannosi.

L’ allevamento tipico in questo stato è quello delle capre e degli Yak, molto simili ai buoi.

Il Nepal è considerato il “Tetto del mondo” per la presenza della catena himalayana che a nord supera gli 8800 m di altitudine, la vetta più alta è l’ Everest che, dopo gli anni 50 con l’apertura agli stranieri è diventata meta ambita degli scalatori. Il turismo, oltre ad essere una risorsa, se non viene controllato può essere molto dannoso, in quanto modifica il territorio, distruggendolo a poco a poco.

Il clima del Nepal è molto vario, caratterizzato, nella zona meridionale, da pianure calde e paludose confinanti con l’India,mentre la zona settentrionale, confinante con la Cina è costituita dai monti himalayani.

ORDINAMENTO DELLO STATO

Nel 1990, dopo un periodo di monarchia assoluta, è stata promulgata  una nuova Costituzione  democratica. La capitale è Katmandu; la lingua ufficiale è il nepali; le religioni di stato sono 1′ induismo e il buddismo;l’unità monetaria è la rupia nepalese.

KATMANDU

Capitale e capoluogo della zona amministrativa di Bagmati. Situata in una fertile e popolata vallata, lungo l’importante via di comunicazione che collega Lhasa, nel Tibet (Cina) a Patna (India). è il maggior centro amministrativo, culturale e religioso del paese, sede di templi, musei, accademie e di un’università. La popolazione è dedita essenzialmente all’agricoltura, alle attività turistiche e all’industria. Si tratta di una città molto inquinata, infatti, si può notare una cappa di smog che la sovrasta.

RELIGIONI:

INDUISMO

Il filone principale dell’Induismo si richiama alla tradizione vedica e rimane legato alla casta sacerdotale dei Brahamani, la dottrina della reincamazione, samsara, diventa motivazione religiosa della strutturazione sociale in caste. Secondo la legge del Karma ogni nostra azione avrà conseguenze nelle vite future. Gli dei più importanti, raggruppati nella Trimurti, sono Brama, il creatore, Visnu, il preservatore e Siva, il distruttore. II pantheon indu è immenso e non si presenta in forme umane soltanto. All’infuori della Trimurti gli dei non sono neppure eterni, perché, valendo la legge del karman, cioè del frutto delle opere compiute, ( bene causa bene e male causa male), quando l’effetto delle azioni buone si esaurisce, anche gli dei ripiombano nel giro del Samsara.

Questa religione impone una società rigidamente suddivisa in caste, la più elevata è quella dei Bramani, da cui provengo tutti i sacerdoti. L’induismo ammette i sacrifici cruenti, anche se oggi per lo più limitati al culto della dea Kali.

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BUDDISMO

Il Buddha, il principe Siddharta Gautama nasce a Lumbini,  in Nepal nel VI sec. a.C. Quando arrivò ad avere più o meno trenta anni, una crisi di coscienza lo indusse a prendere consapevolezza delle grandi sofferenze che colpisocono tutti gli esseri viventi e a cercare una strada per uscirne. Lasciò la reggia del padre, rinunciò alle ricchezze e si mise a vivere austeramente, fondando diverse  comunità monastiche,  le più adatte a raccogliere la severa disciplina e lo sforzo meditativo da lui proposti.  La sua filosofia induce a riflettere sulle quattro nobili verità: il dolore è la condizione generale in cui si trovano gli esseri viventi, ha tuttavia delle cause che possono essere individuate e quindi può venire meno ed esiste un percorso meditativo che può condurre alla loro rimozione. Attraverso un’attenta analisi psicologica, Siddharta individuò alcune modalità di comportamento della mente umana che generano il dolore, in particolare il desiderio smoderato di possesso, il cedimento alle passioni, la convinzione che l’egocentrismo sia un bene per noi.

Attraverso la meditazione si può prendere coscienza di questo stato di cose e, anche se con grande fatica e a lungo termine, liberarsene, oppure arrivare ad uno stato di maggiore pace mentale, come proposto anche da alcuni antichi filosofi greci.

Siddharta venne definito “l’Illuminato” (Buddha) e dichiarò sempre di non essere una divinità ma un uomo come gli altri, solo di aver trovato un insegnameto fondamentale da condividere. Nel buddhismo Mahayana, praticato nell’ Asia del Nord, si crede che i Buddha siano tanti, cioè tutte quelle persone, uomini e donne, che praticando la via di Siddharta, hanno raggiunto l’Illuminazione.

L’aspetto religioso del buddhismo consiste essenzialmente nel credere che dopo l’Illuminazione non si rinasca più; ovunque sia arrivato ha convissuto e convive con culti locali, assimilandone anche degli elementi.

Nel III sec. AC, il Buddismo acquista più importanza in India e dà vita a teorie e sette originali tra cui lo Zen giapponese e il Tantrismo tibetano (usa le energie delle passioni per volgerle verso il bene) . Paradossalmente in India la dottrina del Buddha viene a scomparire scavalcata dall’induismo e dall’Islam.

Il Buddismo è stato predicato in Nepal probabilmente da Buddha stesso, nacque come reazione all’Induismo.

Il Buddismo è stato predicato in Nepal probabilmente da Buddha stesso, nacque come reazione all’Induismo .

Si fece promotore dell’uguaglianza tra tutti gli uomini, dell’amore per ogni Essere vivente, infatti i sacrifici furono eliminati e vennero sostituiti dalle offerte di fiori. Molti buddhisti sono perciò vegetariani.

Le due religioni presenti in Nepal sono l’Induismo e il Buddhismo che convivono pacificamente senza disturbarsi, senza tentare minimamente di sopraffarsi.

Nepal

Un significativo esempio di orografia che causa povertà è il Nepal.

E’ un piccolo paese nel cuore dell’ Himalaya con cime che a nord superano gli 8800 m (Everest). La presenza di montagne così alte ha reso molto difficoltose le comunicazioni con il resto del mondo. Tra le cime più alte e le pianure c’è una zona intermedia, ma sempre in quota. Si tratta di una regione con abbondanza di acque: i fiumi sono alimentati dai ghiacciai sulle alture. Tutti i sistemi idrografici vanno ad alimentare il Gange  ma non sono navigabili (spiegare perchè).

Alla base delleconomia c’è un’ agricoltura di sussistenza.Vengono coltivati riso (resistente alle inondazioni e alla grande escursione termica),  mais e frumento.Importante è l’allevamento del bestiame, in particolare di capre e dei tipici yak. L’unica attività economica del terziario è il turismo fiorente grazie alla presenza di monumenti , templi e dalla affascinanti montagne. Sono proprio queste vette ad attirare numerose spedizioni di scalatori, che vogliono sfidare le proprie capacità e le insidie della montagna; le spedizioni costituiscono una grande risorsa per il Nepal in quanto  costano n circa 100.000 $ (dati del 2001). Il primo a scalare l’Everest  fu il neozelandese sir Edmund Hillary, partì proprio con una spedizione dal Nepal, accompagnato dallo Sherpa Ten-zin Norgay.

Il Nepal è uno stato monarchico-costituzionale. La società è divisa in clan ed è una delle poche al mondo in cui esiste la poliandria. Una grande minoranza è rappresentata dagli Sherpa, che accompagnano gli scalatori nelle loro imprese. Gli abitanti condividono i luoghi sacri e le festività. La popolazione è di stirpe e di origine diversa.

SITUAZIONE POLITICA

http://www.imondonauti.it/index.php?idcon=3&idpae=142&idpar=9

Le condizioni democratiche della politica nepalese sono abbastanza recenti e risalgono al 1990, quando l’ondata di protesta popolare chiamata Jana Andolan obbligò il re, dopo diversi scontri, ad abbandonare la precedente politica basata su un potere quasi assoluto della monarchia e promulgare l’attuale costituzione.

Dopo l’assassinio della famiglia reale e l’ascesa al potere del fratello del re, la tensione politica era salita considerevolmente. La situazione interna aveva avuto naturalmente riflessi sul turismo che era calato notevolmente,ma si è ripreso.

Attualmente, dopo 260 anni di monarchia costituzionale il Nepal è diventato una repubblica federale dotato di costituzione moderna.

Le funzioni di capo di stato sono  passate dal re al primo ministro.

In pratica sono state interamente accettate le richieste degli ex ribelli maoisti, decisi fin dall’inizio ad abolire la figura del monarca che i sette partiti dell’alleanza di governo volevano invece conservare sia pure in un ruolo puramente di rappresentanza.

Dovrebbe così concludersi la sanguinosa e ultradecennale guerriglia ingaggiata dai movimenti maoisti, che di fatto controllano intere aree del Paese, contro l’esercito regolare nepalese.

NOTIZIE PIU’ RECENTI

GLI SHERPA

Questa popolazione 400 anni fa emigrò dal Tibet e si trasferì in Nepal nella zona dell’ Himalaia. Sono circa 35000 persone e all’arrivo dei primi scalatori, all’inizio del 1900 questo popolo viveva ancora come del Medioevo, ma ora la loro lingua e le loro tradizioni stanno lentamente scomparendo. Gli sherpa sono bravi trasportatori di bagagli nelle spedizioni sull’ Himalaya,infatti, sono abituati fino da bambini a scalare queste montagne e a trasportare fino al doppio del loro peso, rischiando la loro vita per uno stipendio di pochi euro  al giorno. In tempi più recenti è stato stabilito un tariffario migliore.

Nei villaggi sherpa le case sono sempre disseminate in ordine sparso, in una conca o sulle pendici di una montagna e non sono raggruppate attorno a templi o sentieri. Le case, fatte di pietra, sono composte da due piani, a quello terreno c’è la stalla dove stanno gli animali; cosi il calore va verso il piano superiore dove vive la famiglia.I bambini dormono sul pavimento e in ogni casa è presente un piccolo tempio ,dove vengono venerati gli dei.

Gli sherpa, popolo pacifico e amante degli animali, sono molto ospitali. infatti trattano i visitatori con cura, con rispetto e persino con amore danno loro da mangiare, offrono il tè tibetano che è una mescolanza di tè e burro, li fanno dormire insieme alla loro famiglia, nell’unica povera stanza di cui si compone l’abitazione. L’usanza vuole che per i primi due giorni ogni pellegrino venga ospitato e rifocillato gratuitamente, solo dal terzo giorno si paga per il cibo che si riceve, ma per il giaciglio e per il tetto sulla testa non chiedono nulla.

Gli Sherpa praticano la religione buddista e la loro festività più importante dell’anno è il Durga puya. In questo giorno i membri più anziani di ogni famiglia applicano la tika, fanno un segno rosso con chicchi di riso, latte coagulato e una polvere colorata sulla fronte dei parenti più giovani.

LE SPEDIZIONI:

La più importante spedizione sul monte Everest fu quella compiuta da Sir  Edmund Hillary e Tenzin Norgay, avvenuta agli inizi degli anni ’50. Infatti fu la prima ad arrivare in cima alla vetta e riuscire a testimoniarlo,con la seguente frase: Arrivati in cima, abbiamo lasciato una   barretta di cioccolato e una piccozza”. Così l’Inghilterra si appropriò del record appena stabilito, anche se  sir Hillary era un cittadino neozelandese.Sono inoltre importanti altre spedizioni avvenute negri anni precedenti, ad esempio quella di George Mallory e ndrew Irvine, finita tragicamente con la morte di entrambi. Ancora oggi non si sa se i due scalatori, prima di morire, fossero arrivati o no in vetta: l’unica speranza di conoscere la verità è racchiusa nella  macchina fotografica di Mallory. Recentemente è stata inviata una spedizione alta ricerca del corpo dello scalatore inglese e del& sua macchina fotografica. Il  suo corpo venne poi ritrovato, ma la macchina fotografica non è stata trovata. Il fatto che nella tasca del cadavere sono stati trovati gli occhiali da sole fa immaginare che la caduta sia avvenuta a sole traontato, in discesa, forse dopo la conquista della vetta ma si tratta solo di un’ipotesi

Un altro record legato all’ Everest fu la scalata di Reinolld Messner, che riuscì ad arrivare in cima alla vetta senza l’uso delle bombole d’ossigeno. La scalata del monte Everest non è, dal punto di vista del sentiero, molto difficile, ma sono le condizioni atmosferiche, la temperatura e la pressione a renderlo difficile, in quanto un banale scalino di pietra può rappresentare un enorme ostacolo. Lambiente dell’Everest è molto impervio, in quanto si arriva ai limiti derra Biosfera e l’ossigeno comincia a scarseggiare, l’aria è più rarefatta e rende faticoso ogni movimento.Il fisico umano, pur dotato di vestiario moderno, che gli consente dì resistere al freddo pungente, non può rimanere a fungo in questi  luoghi, soprattutto di notte,  quando le temperature scendono di molti gardi sotto lo 0  (anche 60 gradi) . C Per evitare ciò si parte  per l’attacco alla vetta  di mattino presto, intorno alle tre, per arrivare  entro l’una e scendere nel primo pomeriggio.

La mancanza d’ossigeno condiziona molto la scalata, in quanto il nostro cervello, per lavorare in condizioni ottimali, ha bisogno di una normale quantità di ossigeno. Se questa non è presente, il’ cervello perde lucidità e lavora male, provocando difficoltà nei movimenti e anche maggior affaticamento. Sulla montagna, uno scalatore, pur essendo esperto e preparato, fh la forza necessaria solamente per se stesso e non può portare aiuto o soccorso a alpinisti in dff coltà. Questo spiega perché nelle numerose scalate di questa montagna, morti corpi sono rimasti abbandonati lungo il sentiero. Ancora oggi uno scalatore che fa unescursione su quest’imponente montagna, può vedere numerosi cadaveri, arche corpi di scalatori del passato lasciati in balia del monte.

A queste attitudini il’ fisico umano è sottoposto ad un enorme sforzo ed è soggetto a congelamento.Quando corpo umano si trova in queste situazioni cerca di preservare dal gelo gli organi di vitale importanza, tralasciando le terminazioni degli arti, qual mani, piedi, orecchie. Queste se restano per un periodo di tempo morto lungo senza ossigeno, trasportato dal sangue, vanno in cancrena e si deve procedere all’ amputazione.

Ancora oggi, nonostante la tecnologia abbia fornito agli scalatori nuovi materiali che  permettono loro di sopportare temperature molto fredde, sono ancora molti gli alpinisti che perdono fa vita sulla montagna e vi rimangono, senza neanche avere sepoltura.


LE SPEDIZIONI SULL’ EVEREST

La prima spedizione è stata organizzata nel 1924, ma purtroppo fini tragicamente.Era composta da Gorge MallOry e Andrew Irvine, un giovane che faceva parte del suo gruppo di ricerche. Mallory ha scelto Irvine per l’ascesa finale perché sapeva maneggiare bene le bombole d’ossigeno nonostante non avesse mai scalato. Le bombole erano attrezzature primitive, infatti, a contatto con il freddo l’ossigeno diventava liquido.Malgrado le bassissime temperature essi indossavano solamente abiti di lana e giacche imbottite.

link ad un testo sul tentativo di Mallory e Irvine

La scalata è cominciata il 6 giugno e due giorni dopo erano già vicini alla vetta , purtroppo, da quel momento non si seppe più nulla di loro. Successivamente è giunta la segnalazione che uno scalatore cinese, durante una scalata, ha visto un cadavere con un buco  nella tempia, vestito da abiti molto vecchi, però non è riuscito ad indicare l’esatta posizione perché ha perso la vita su questa montagna. Negli anni ’90, una squadra di ricerca è partita trovando il corpo di Mallory, ricostruendo così la loro storia Negli indumenti di Mallory trovarono la lettera che lo scalatore scrisse al fratello e una fattura da pagare. Con il ritrovamento si è potuto capire che i due stavano scendendo ed era sera,questo si è appreso perché il corpo ritrovato aveva gli occhiali da sole in tasca. Si pensa, dalle fratture trovate sul cadavere, che Mallory sia caduto durante la discesa, e Irvine  sia morto nella notte; il buco sarebbe stato provocato da una specie di uccelli che vive anche ad altissima quota. Però queste sono tutte supposizioni poiché il corpo di Irvine non è ancora stato ritrovato. Questa spedizione di ricerca è stata organizzata da una grande associazione degli Stati Uniti e Gran Bretagna. Questi scalatori ringraziano gli sherpa che con la loro consumata perizia alpinistica, il loro spirito di gruppo e il loro entusiasmo per il progetto fecero diventare realtà questo sogno e diventarono protagonisti di un evento storico.

LA TESTIMONIANZA  DI UNO SHERPA

Quando venni al mondo i turisti che passavano per questo sentie­ro eranouna rarità. A quei tempi, parlo di trent’anni fa, non esistevano . lodge. Quando capitava qualche turista lo si ospitava in casa, e gli si dava da mangia­re per poche rupie. L’idea di far pagare in cambio dell’ospitalità era contraria all’antica consuetudine delle nostre mon­tagne: ancora oggi è normale per noi nepalesi dare e ricevere riparo lungo, il cammino. Questo però non avviene più in certe regioni molto` turistiche; come nell’alto Khumbu, verso l’Everest, dove i prezzi sono folli rispetto qui.

Oltre Lukla, una stanza arriva a -costare fino .a 500 Rupie, mentre qui difficilmen­te supera le 80. Vicino al campo base del­I’Everest c’è un lodge che costa. addirit­tura 2000 rupie (circa 30 dollari). per notte!

Ricordo ancora quando papà dipinse:la prima insegna, bianca e rossa, con scrit­to “tea-house”. Dalle tea-house alla nascita dei primi lodge il passo fu breve. Qui nel villaggio il lodge più vecchio è stato fatto 15 anni fa. Il mio l’abbiamo costruito tre anni dopo. Inizialmente era la casa di mio fratello maggiore, uno dei pochi a essere riuscito a mettere insieme i sodi per andare negli Stati Uniti.  Qui tutti vorrebbero andare negli Stati Uniti, o, in Europa, o in ‘Arabia’ a lavorare. Il modo per emigrare, anche clandestina­mente, c’è: basta pagare una delle tante agenzie di Kathmandu. Andare in.Euro­pa costa circa 5 mila dollari, il doppio per l’America. Ma è illegalee molto pericoloso. Mio fratello .però ce l’ha fatta, sette anni fa, grazie ai suoi guada­gni di guida e di commerciante. Ora fa il taxista a New York. 

E’ grazie alle sue rimesse che siamo riu­sciti a farlo così bello questo lodge. Io avevo sei anni quando passò il primo. aereo. Mia mamma, spaventata a.morte, ci portò tutti dentro casa a pregare Buddha. Credevamo che un qualche demone fosse venuto a distruggere il Nepal,.come nelle favole. E non avevamo poi tutti. i torti: Per noi non è stato certo un buon affare, l’aeroplano: se prima la gente doveva per forza passare di qui per andare verso.l’E­verest, oggi la maggior parte arriva diret­tamente a Luckla, nel Khumbu.

Dopo gli attentati in America il passag­gio di turisti.nel Mio lodge è calato del. 75%. In più è scoppiata anche la guerra civile fra i maoisti e il governo, che come unico risultato renderà il Negar ancora più povero, e spaventerà ancora di più i turisti. Anche se,’in realtà, non c’è alcun pericolo ‘per gli stranieri, perché qui nes s’uno. torcerebbe loro un capello. Se. anche le prossime stagioni andrà così,

La fondazione di Hillary per l’Himalaya e le scuole

6 ‘ Lo Scarpone n. 2. Febbraio 2002

Dall’ Everest alle Alpi       La situazione dell’Everest

A partire dagli anni 50, le spedizioni verso la vetta hanno condotto un crescente numero di occidentali nella regione himalayana. Il turismo è diventato così un’importante risorsa per queste popolazioni, ma a lungo andare ha provocato fenomeni di diboscamento e inquinamento detta zona.  (http://www.instoria.it/home/disboscamento.htm) Sono stati infatti costruiti col  poco legname disponibile molti alberghi e infrastrutture, per i turisti che si accontentano di escursioni a quote più basse, mentre gli scalatori hanno abbandonato in alta quota i loro rifiuti specifici: corde, piccozze, chiodi, bom6ole di ossigeno, vecchie tende ormai inutilizzabili… Gli alpinisti lasciano dunque numerosi rifiuti al loro passaggio che inquinano le pendici della montagna e devono essere periodicamente rimossi con apposite spedizioni, come quella che negli anni ’90 ha ripulito ill K2. Già Ednund Hillary, che si dedicò attivamente allo sviluppo equilibrato del  Kunbu, aveva constatato gli effetti disastrosi di una presenza umana eccessiva in un ecosistema delicato come quello detta montagna, in grado di sostenere una limitata quantità di abitanti. Anche le normali attitivà pastorali possono essere una minaccia per le zone dì alta quota, ad esempio le capre sradicano arbusti ed erbe che a queste altitudini ricrescono con estrema difficoltà. La proliferazione delle capre costituisce dunque una minaccia per [‘ecosistema di alta quota, dunque lo scalatore  lavorò ad un progetto che prevedeva lo spostamento dei greggi più in basso. Hillary ha anche cercato di far nascere e sviluppare una vera e propria coscienza ecologica nette popolazioni locali, dando grande importanza alto studio degli ambienti montani netta scuola e creando un parco nazionale nel Kunbu. Al giorno doggi il numero di turisti che può accedere a queste zone è limitato per legge , inoltre le spedizioni sono assoggettate al pagamento di una tassa molto elevata ed hanno tempi di permanenza precisi da rispettare. ‘Purtroppo l’impegno alla tutela del[‘ambiente non è, per molte ragioni, sostenuto dai governi del Terzo Mondo, quindi molti ambienti si deteriorano irrimediabilmente.

Anche in Occidente però la montagna è un ambiente ecologico e sociale da tutelare, in cui fa vita si fa sempre più dfficile,

_ Senza servizi la gente se ne va_

“Chiudono gli uffici postali e le scuote. Il2 002 non può essere un anno di celebrazioni inutili.­servono risposte concrete”, afferma Enrico Borghi, presidente dell’‘Uncem.

Anche i “montanari, gente che ama il lavaro e i fatti,  sentir parlare di celebrazioni storcono il naso. Comincia così nel nostro ‘Paese l’Anno internazionale delle montagne. Con molta attenzione e qualche timore. La preoccupazione più diffusa è che la maggior parte delle iniziative previste non [asci alcun frutto concreto alla montagna, che sta vivendo una seria crisi di visibilità e, ancor più, di carenza di servizi. Chiudono g[i uffici postali e le scuote, si eliminano lassistenza medica, i mezzi di trasporto pubblici, le cabine telefoniche e gli altri servizi che per la gente di città sono qualcosa di scontato, ma per chi abita in montagna, quando spariscono, diventano ragioni in più per andare via . I giovani faticano a trovare un lavoro. se “mettono su famiglia , devono portare i figli a scuola a decine di chilometri: di distanza a, se hanno i genitori anziani, non trovano nessuno che li aiuti a prendersene cura.

La vera minaccia è il turismo selvaggio_

<La montagna, non la salveranno i politici, né le leggi, ma prima di tutto le genti che la abitano, e la riscoperta dei suoi valori: >. Così parla Reinhold Messner,  il  quale ha riaperto tre masi, dall’Alto  Adige al Cadore, per dimostrare che si può ancora vivere coltivando la terra, benché a 2000 metri di alitudine. < La mia filosofia è semplice: la montagna si salverà se le sue genti non saranno più costrette ad abbandonarla; il che sigma tutela ambientale, economia sostenibile e posti di lavoro sicuri-La posta in gioco è la salvaguarda dette aree montane come spazi di vita >. <Per operare bene bisogna fare un primo essenziale distinguo: Le nostre Alpi si dividono in due grandi fasce. C’è quella da sempre coltivata dall’uomo , con boschi e malghe. E qui bisogna che luomo continui a vivere, perchié è lui che può salvare questo paesaggio. ‘È la sua presenza che regola le acque, che previene le frane. Al di sopra, invece, sta la zona selvaggia dove l’uomo fino a ieri non andava, perché non cerano legna, rame o grano, e che ha iniziato a conquistare solo un secolo fa, quando è arrivato il turismo moderno e, nel secondo dopoguerra, il turismo di massa. Ebbene: fino all’altitudine del maso si devono garantire le infrastrutture per sopravivere, per essere competitivi, anche incentivando economicamente, se serve. Sopra, invece, non dobbiamo costruire più nulla >.

<Il turismo e le sue infrastrutture hanno fatto enormi danni: le funivie che raggiungono le cime più atte e l’asfalto che arriva ai 3000 metri sono realtà deleterie. Abbiamo portato in altitudine troppa gente e, soprattutto, senza alcuna cultura di montagna. Certo, c’è una montagna che, per ora vive di turismo. La monocultura turistica alla fine crollerà. Il successo sta nel mescolare agricoltura, turismo e cultura locale, valorizzando le tradizioni, la cucina, creando zone “doc.per i prodotti della montagna, così possiamo competere con l’economica di pianura.

(articoli di giornale di cui sono stati persi i dati)

COMMERCIO E DEGRADO AMBIENTALE: L’OCCUPAZIONE DI TERRE MARGINALI.

La montagna non è l’unico ecosistema soggetto a degrado quando la presenza umana diventa eccessiva. In molte zone del Terzo Mondo, le popolazioni locali sono state cacciate dai loro abituali territori per lasciare il posto a coltivazioni industriali e sono state costrette ad andare a vivere altrove. Molti di loro hanno scelto di andare in città, ma molti altri, che non hanno potuto farlo, si sono riparati nelle zone dette “marginali” . Queste sono semidesertiche o boscose da sempre scartate perché troppo fragili. Le conseguenze di questa scelta sono gravissime per la gente e per l’ambiente.

Ad esempio nella parte est dell’Etiopia vivevano gli Afars, un popolo che si dedicava alla pastorizia e, come tutti i pastori, la transumanza. Questi, per otto mesi all’anno si fermavano nella valle del Awash dove un fiume fornisce acqua per il bestiame e per le coltivazioni. Negli anni Sessanta la FAO ha svolto un sopraluogo e ha concluso che in questo luogo esistevano le condizioni necessarie per svilupparvi dei progetti agricoli di grandi dimensioni.

Nel 1970 una società olandese, l’HVA, ottenne il permesso per avviare la coltivazione della canna da zucchero abbinata ad una raffineria e in seguito decise di coltivare anche ortaggi freschi per l’Europa. In seguito arrivarono altre società straniere che occuparono tutta la valle.

Gli Afars furono cacciati sugli altopiani circostanti:terre fragili già incapaci di nutrire la popolazione già esistente. I magri pascoli di queste terre si esaurirono, la boscaglia fu spogliata, i processi di erosione si identificarono e le rese agricole diminuirono. La conseguenza è stata la carestia.

Nel 1973 oltre ai migliaia di capi di bestiame, morirono di fame 100000 persone di cui 35000 Afars. La stessa storia si è ripetuta in seguito in Sudan e si ripete tutt’ora in Brasile.

I COLONI:UNA CAUSA DELLA DISTRUZIONE DELLE FORESTE

Le strade danno il colpo di grazia alle foreste, perché aprono l’ accesso ad una seconda ondata di invasori:i piccoli coloni. Andati via dal loro paese perché i padroni creavano condizioni di vita impossibili e i governi rifiutavano di varare la riforma agraria, giungono in questi territori da ogni parte del paese per procurarsi un pezzo di terra su cui coltivare grano, riso e fagioli che consentano la loro sopravvivenza. I coloni, per ripulire il loro pezzo di foresta, bruciano ogni genere di vegetazione, sradicando tutte le radici sottostanti.

Ad esempio, il governo brasiliano, per prevenire massicce migrazioni nelle città e per evitare pericolose sommosse rurali, ha indirizzato i coloni verso le foreste dell’Amazzonia. Questi vengono o dal Nord – Est del Brasile dove i grandi proprietari hanno ridotto alla fame i piccoli contadini, o dal Sud dove la monocultura della soia destinata alle mucche europee, o dal Centro dove la produzione intensiva della canna da zucchero per la produzione di alcool combustibile scaccia anche lì messe di contadini.

Il governo brasiliano per stimolare la migrazione verso la foresta, garantisce un titolo di proprietà dei pezzi occupati, ma solo se sono completamente ripuliti; per questo il colono si dà da fare per ripulire anche più foresta di quella che può coltivare.

L’ULTIMA FASE DEL DEGRADO AMBIENTALE

I coloni si accorgono ben presto di non possedere una grande ricchezza ma di dover affrontare tanti problemi, infatti per mancanza di capitali non possono procurarsi gli strumenti per coltivare, i sementi e i fertilizzanti. Ma la cosa peggiore è che il suolo disboscato perde rapidamente la fertilità e dopo qualche anno di coltivazione il colono vende il terreno e si sposta su un altro pezzo di foresta.

Queste terre vengono acquistate da società locali e internazionali dedite all’allevamento del bestiame spesso destinato all’esportazioni. Comprano ogni tratto ripulito per trasformarlo in pascolo. Per ottenere questi pezzi di foresta gli allevatori non seguono sempre vie legali.

Ad esempio, in centri angoli dell’Amazzonia vengono assoldati pistoleros per sottrarre con la forza ai coloni, appezzamenti appena disboscati, oppure nel Messico meridionale e in Honduras ingaggiano della gente per tagliare e bruciare le foreste da destinare al pascolo.

Il tutto con l’approvazione del governo che offre anche sovvenzioni ed esenzioni fiscali ai grandi impresari che si dedicano all’allevamento.

Per questo motivo gli allevatori si possono permettere rese bassissime, infatti nei pascoli ricavati dalle foreste, la produzione di carne supera a malapena i 50 Kg / ettaro, contro i 600 delle zone temperate. Col tempo le rese diminuiscono, perché il pascolo cede gradualmente il passo ad erbe infestanti inadatte al nutrimento animale.

Per tenerle a bada si usano macchinari pesanti ed erbicidi che riducono ancora di più la fertilità del suolo. Dopo una decina di anni, le terre diventano inutilizzabili e i pascoli vanno trasferiti su altri tratti disboscati.

Carletto Paola