Il sistema economico comunista

economia socialista – PBM Storia
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ECONOMIA  COMUNISTA (DEFINITA ANCHE SOCIALISTA)
Sistema economico dei paesi a regime comunista (Urss, Cina, Corea del Nord, Cuba anche se ciascuna di esse rappresenta un caso specifico ecc.). Si caratterizza per il divieto della proprietà privata dei mezzi di produzione, ritenuta fonte di sfruttamento, mentre il concetto di bene di consumo, la cui proprietà è invece permessa, è stato differente nelle varie epoche e nei vari paesi, a seconda della rigidità ideologica dei regimi. I mezzi di produzione di proprietà collettiva (statale o cooperativa) comprendono la terra (al massimo affittata ai contadini) e i principali impianti industriali. Allo stato è inoltre riconosciuto il monopolio del commercio internazionale. Agendo in regime di monopolio, lo stato può fissare i prezzi, che nelle economie socialiste hanno tuttavia un ruolo ridotto. L’allocazione delle risorse non è basata sul mercato, ma sulla pianificazione . Nel complesso, il sistema si è dimostrato in grado di ottenere una crescita delle quantità prodotte, anche se a costi umani molto elevati e con un grande spreco di risorse, ma non è riuscito a garantire un progresso tecnologico sufficiente e a fornire merci di qualità accettabile anche per la mancanza generalizzata della concorrenza tra aziende. In gran parte dei paesi ex socialisti, quindi, i princìpi base dell’economia socialista furono abbandonati a favore di un graduale adeguamento ai princìpi del libero mercato. Rimangono solo pochi casi isolati, fra cui il più importante è la Cina, la quale dagli anni ottanta cercò di creare un sistema misto, conciliando la proprietà statale di parte delle imprese e la pianificazione con un’ampia libertà di impresa nelle campagne e in alcune zone ristrette (Zes, zone ad economia speciale, prevalentemente grandi città costiere in cui è stata consentita l’economia di mercato per attrarre le grandi aziende del mondo occidentale).
IN GENERALE NEI PAESI AD ECONOMIA PIANIFICATA NON E’ CONSENTITO IL PLURALISMO DI PARTITI E NON ESISTONO LIBERTA’ DI OPINIONE POLITICA E  DI ASSOCIAZIONE AL FINE DI ESERCITARLA NE’ I SINDACATI. TUTTI GLI ASPETTI DELLA CULTURA E DELL’INFORMAZIONE (COMPRESO INTERNET) SONO CONTROLLATI AFFINCHE’ NON DIFFONDANO MODI DI PENSARE CHE IL GOVERNO GIUDICA PERICOLOSI. GLI OPPOSITORI SONO INCARCERATI (SPESSO IN GULAG O LAO GAI) OPPURE ELIMINATI FISICAMENTE.
L’ UCRAINA E LA  CARESTIA Secondo le affermazioni di alcuni storici. In epoca staliniana, nei confronti dell’Ucraina dove i contadini (kulaki) che possedevano la terra si erano rifiutati di cederla per le collettivizzazioni, l’Unione Sovietica  ha utilizzato una forma di  crudele vendetta. La popolazione Ucraina è stata costretta a vendere  a  il grano a bassissimo prezzo oppure a cederlo con la forza, causando molte morti dovute alla fame e alle condizioni in cui dovevano vivere. Una volta che i granai Russi si erano riforniti, il grano in eccesso non veniva lasciato loro, ma rivenduto in altre regioni e paesi, causando un totale presunto di un milione e mezzo di morti , provocando  saccheggi interni e il disastro per un intero Paese.

VANTAGGI E SVANTAGGI ECONOMIA PIANIFICATA
Lo Stato ha una visione globale dell’economia e di conseguenza può dirigere le risorse nazionali in base agli specifici obiettivi del paese. La destinazione di ingenti risorse verso gli investimenti produttivi genera elevati tassi di crescita. Vi è la possibilità di subire in modo assai limitato gli effetti del ciclo economico. La domanda intermedia è infatti determinata dal sistema di pianificazione. Un’accorta allocazione del lavoro in base alle esigenze produttive e alle abilità dei lavoratori consente di evitare elevati tassi di disoccupazione.(…). Gli svantaggi di una economia pianificata sono ad esempio, le difficoltà organizzative ad essa consequenziali, in quanto tanto più estesa e articolata è l’economia, tanto più impegnativo è il compito di raccogliere e utilizzare le informazioni necessarie alla pianificazione, e quindi tanto più complessa sarà la definizione del piano. Piani complicati sono costosi da amministrare e richiedono una burocrazia mastodontica. In assenza di un sistema di prezzi, o nel caso in cui questi vengano fissati dallo Stato, la pianificazione può comportare un uso inefficiente delle risorse (…)  È difficile definire gli incentivi appropriati per incoraggiare i lavoratori e i dirigenti di azienda ad essere più produttivi senza compromettere la qualità della produzione.

Per pregi e difetti vedi anche      https://codolini.wordpress.com/geografia/domande-relative-al-commercio-equo-e-solidale/

CASO SOVIETICO
Nei paesi socialisti dell’est europeo fino alla caduta del muro di Berlino, i governi vincolavano le scelte di gran parte (o dell’intero) sistema economico, stabilendo di quali e quante risorse dovessero disporre le singole unità produttive, cosa dovessero produrre e come dovessero impiegare i beni e i servizi prodotti. Di fronte a un’economia con tali debolezze strutturali, incapaci di produrre beni destinati a soddisfare le esigenze dei consumatori, il dissolversi del controllo militare sovietico sui paesi dell’est europeo e l’apertura dell’economia di tali paesi al mercato ha pertanto avuto conseguenze estremamente negative, per buona parte dei lavoratori delle imprese di tali paesi, incapaci di affrontare la concorrenza. Anche i sistemi economici basati sul mercato possono dare vita a sistemi economici – sia pure meno invasivi, di solito – gestiti secondo le regole della pianificazione. Questo può accadere in periodi di guerra o crisi, ma anche in periodi normali, nei quali tuttavia l’esigenza di trasformare rapidamente un’economia, perseguendo obiettivi di crescita di talune variabili macroeconomiche (reddito, consumi, esportazioni, investimenti), ha spinto gli stati a usare leggi e risorse a tali fini.