Cina e democrazia (bozza)

Cina e democrazia (bozza)

 

Schema del contenuto della conferenza conferenza della prof. Utè Capoterra

 

Siamo abituati a pensare che libero mercato e democrazia vadano di pari passo ma questo in molti paesi dell’Asia come la Cina non si è verificato.

Prima repubblica cinese (fino al 49)

Seconda repubblica cinese (fino ai nostri giorni con cambiamenti della Costituzione, tra i quali decisivo quello del 1982, il quarto)

Rimangono uguali i valori di riferimento  unità stabilità prosperità

 

Secondo la costituzione del 1982 la Cina è uno stato socialista nel quale il P.C. ha funzione di guida e riferimento, non più unico nella teoria ma nei fatti sì. Si intenderebbe separare lo Stato dal partito. Il PC non è mai citato nella Costituzione; ogni partito deve rispettare la Costituzione ma nessuno può contendere il potere al PC nei fatti. Il regime non è totalitario ma fortemente autoritario, il partito gestisce ogni tipo di cambiamento, non è possibile un cambiamento autonomo.

 

La Cina non è nè una dittatura del proletariato nè un regime di liberismo totale  ma una particolare alchimia tra questi due sistemi (liberalizzazione almeno parziale della proprietà privata, ZES, capitalismo misto cinese-straniero). Può ancora definirsi comunista?

 

E’ stato introdotto il concetto di  socialismo di mercato (contraddittorio)

 

nel 2002 è stato introdotto un nuovo dogma nello statuto del partito, quello delle tre rappresentanze: il PC non è più avanguardia delle classi proletarie ma può essere il riferimento anche di tutte le altre classi sociali (anche quella dei capitalisti, che ora sono rappresentati nell’Assemblea) perchè è un partito di governo.

 

Teniamo presente che fin dai tempi di Mao Zedong (morto nel 1976) il partito rappresentava l’avanguardia della classe contadina, solo in tempi più recenti si è sviluppata l’industria.

 

Il paese è ancora sostanzialmente comunista, anche se sono intervenuti grandi cambiamenti perchè la natura del potere non è cambiata, nel senso che è ancora il PC a detenerlo, anche se lo gestisce in modo diverso. Esistono altri 8 partiti ma stanno in un’assemblea con funzioni puramente consultive, di fatto non hanno alcun potere.

 

Si parla di passaggio da un autoritarismo verticale (Corea del Nord Kim Jong Un) ad un sistema politico come quello di Singapore cioè un regime libero dal punto di vista del mercato ma assolutamente autoritario, una sorta di democrazia alla asiatica cioè liberismo senza partecipazione popolare che garantisce efficienza e crescita economica ma non rispetto dei diritti umani.

 

Citazione di John King Fairbank   http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_del_pensiero_in_Cina

 

L’idea “cinese” di stato  si basa su un assunto di derivazione confuciana secondo il quale la società è basata su un ordine e l’ordine garantisce (garantirebbe) la felicità, mentre le differenze farebbero nascere il disordine la dissoluzione.

 

(la Cina è un paese vastissimo formato da diverse etnie e si pensa che per mantenerlo unito sia necessario un potere centrale rigido e indiscutibile, prima quello degli imperatori, poi quello del partito. (caso dell’Italia) Si ricordi anche il trauma storico del dominio europeo, che ha fatto molti danni proprio a causa dell’indebolimento del potere imperiale guerra dell’oppio- rivolta dei Boxers- occupazione giapponese)

 

Ogni individuo deve sviluppare le sue capacità e dare il proprio contributo al bene comune (non può però decidere lui cosa sia questo bene comune) gestendo in autonomia le sue attività e non deve chiedere altro. Come sosteneva Mao Zedong, chi non condivide questa impostazione è  asociale e non fa parte del popolo (quindi lo stato lo può trattare come gli pare).

 

Sulla base delle teorie di Confucio, la preminenza della collettività sull’individuo è alla base dei cosiddetti valori asiatici (adottati es. anche in Corea, Singapore Giappone)  che, sulla scorta di quanto affermava Confucio, impongono doveri di lealtà e di obbedienza all’interno della famiglia e nei confronti dello stato intendendo ogni critica come violazione.

 

Solo un regime autoritario può garantire il bene comune (attenzione però a vari problemi, tra i quali quello della corruzione) obbligando i singoli a cancellare i loro interessi in nome della supremazia dello stato e della collettività (mistica fscista e nazista).

 

Nei primi anni 90  alla Cina venivano concesse da parte degli Stati Uniti  alcune garanzie commerciali in cambio di miglioramenti nel campo dei diritti umani  (Dalai Lama premio Nobel nel 1989)  e i cinesi non erano contenti.

Il  segretario del partito comunista cinese Hu  Jintao dichiarò che la nostra versione della democrazia non sarebbe opportuna in Cina; molti altri uomini politici arrivarono a sostenere (e sostengono ancora oggi) che esiste una sorta di incompatibilità  fra democrazia e tradizione cinese.

 

Vengono utilizzati tre approcci: catastrofista, realista, orgoglioso e nazionalista.

 

Catastrofista: le immense dimensioni del paese e le disparità sociali ed economiche rendono impossibile una gestione democratica dello Stato, che in caso diverso andrebbe incontro ad una catastrofe. I cinesi sono inorriditi da realtà come quella italiana  dove la litigiosità dei partiti sta conducendo il paese, appunto, alla catastrofe.

 

Realista  per garantire la prosperità e quindi mantenere la presenza di capitale straniero è necessario evitare ogni tipo di rallentamento  e di intralcio, in particolare quello che proverrebbe da contestazioni sindacali. Bisogna fare sacrifici come nel loro modello ideale, la Prussia di Bismark. I regimi autoritari sono gli unici in grado di imporre gli sforzi per garantire il raggiungimento di certi obiettivi (Muraglia cinese fatta con i cadaveri dei lavoratori). https://www.youtube.com/watch?v=HA0RRy337E8

 

Orgoglioso e nazionalista  la Cina ha la sua storia e la sua cultura, i paesi occidentali non devono interferire perchè quello che accade in Cina non è affare loro (accanita sostenitrice del non-intervento a livello internazionale)

 

La Cina non ha effettivamente tradizione democratica e pare che gli attuali governanti non abbiano nemmeno la minima intenzione di concedere qualche possibilità.

Nella Cina imperiale il concetto di stato era diverso dal nostro: non è un’entità territoriale ma una realtà morale.