Simboli: la rosa

Il simbolo della rosa

La rosa è simbolo di molte cose, spesso molto diverse tra loro: può rappresentare l’amore e la gioia, la fortuna; per la foltezza dei petali  anche  il silenzio e il segreto.

Anche i diversi colori che può portare diversificano la sua simbologia: la rosa bianca può simboleggiare la morte, mentre quella rossa è simbolo dell’amore, in  particolare di quello terreno.

Nell’antichità era il fiore sacro a Venere, dea dell’amore, e attributo delle Grazie.

Nell’antica Roma la rosa aveva una connotazione funeraria e la festa delle rose, Rosalia, rientrava nelle cerimonie legate al culto dei morti. Anche in seguito la rosa viene lasciata sulle tombe come augurio, perché ritenuta simbolo dell’amore che perdura dopo la morte.

La rosa nella mistica cristiana

La tradizione cristiana vede nella rosa con le spine l’immagine del tormento dei martiri.

La rosa per le sue caratteristiche (il profumo, la bellezza, il colore rosso) simboleggia anche la coppa che raccolse il sangue di Cristo (il sacro Graal) e  la Passione di Cristo stesso. A questa simbologia appartiene la rosa celeste (la candida rosa) della Divina Commedia di Dante.

Il fiore è generalmente associato all’immagine di Maria Vergine, detta nelle sacre scritture “rosa di Sharon”.

Secondo un’antica leggenda prima della caduta dell’uomo la rosa era priva di spine e la Vergine è detta “rosa senza spine” perché non è stata toccata dal peccato originale.

Lo scrittore Bonvesin de la Riva nel suo celebre contrasto” Disputatio rose cum viola” (Disputa della rosa con la viola) simboleggia con la rosa i vizi di superbia e avarizia, mentre la viola è il simbolo delle virtù opposte: umiltà e carità cristiana.

Nel Medioevo la rosa era sempre attributo delle vergini. Nel Rinascimento, e anche in seguito, il fiore, a causa delle sue spine, era considerato anche simbolo delle pene d’amore, in particolare la rosa rossa è stata associata alla passione erotica.  Il nome della rosa allude anche a questo significato ed è da rilevare il fatto che la disposizione dei petali richiama le pareti del labirinto.

Alano delle Isole (omnis mundi creatura…) faceva della rosa una metafora della caducità della vita umana
Alano di Lilla, o Alano delle Isole (in latino: Alanus ab Insulis; Lilla, 1125 circa – Citeaux, 1202), è stato un teologo e filosofo francese.Chiamato anche Alan de l’Isle o Alanus ab Insulis, della sua vita si sa poco: formatosi alla Scuola di Chartres, insegnò a Parigi e a Montpellier, forse partecipò al Concilio Laterano del 1179; definito Doctor universalis per la vastità delle sue conoscenze, si ritirò a Citeaux, dove si fece monaco nel locale monastero cistercense

Bernardo di Chiaravalle è notorio per il suo culto alla Madonna e si deve a lui l’introduzione del rito del Rosario dedicato alla Rosa Mistica, 1100 anni dopo la vita della Madonna. Un rito che nasce dopo un periodo così lungo dalla vita di chi originò il culto non è un fatto isolato ed è stato accettato come suscitato da una visione mistica. Ma, se c’è voluto del fango anche al Salvatore per ridare la luce della vista, così al mistico serviva uno spunto concreto per elaborare l’immagine della rosa come realizzativa della sua riflessione teologica. (http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article2081 )

La rosa rappresenta anche l’utero, ha a che vedere con la creazione dei singoli esseri umani e dell’Universo e in questo senso assume anche un valore sacrale, tanto che Dante parla della rosa mistica dei Benati.

Si pensi anche alla funzione delle rose in Apuleio, che consentono a Lucio di tornare essere umano.