Simboli: il labirinto

Il simbolo del labirinto

Il simbolo del labirinto compare in luoghi e tempi molto diversi tra di loro:  è per questo molto misterioso ed altrettanto oscuro è il suo significato. Le interpretazioni del simbolo, perciò, sono molte e riguardano più campi: la filosofia, la psicologia, la psicanalisi, la pittura, l’architettura, ecc….

In tutte le civiltà’ antiche i labirinti erano utilizzati come strumenti per la riflessione, la meditazione e la preghiera: ne troviamo già  traccia nell’era megalitica con incisioni su pietra in Scozia, in Irlanda, in Spagna e presso i nativi americani…

La leggenda greca Secondo la tradizione il primo labirinto fu fatto costruire dal re cretese Minosse per opera dell’architetto Dedalo; lo scopo di questo labirinto era quello di tenere nascosto il Minotauro, creatura per metà toro e per metà  umana, nato da un rapporto carnale tra la moglie di Minosse, Pasife e un toro, del quale la donna era stata presa da un impeto passionale. Questo labirinto serviva per proteggere la popolazione dalla mostruosa creatura. Gli Ateniesi, sconfitti da Minosse, dovevano dare ogni nove anni a Creta sette giovani e sette fanciulle come vittime, poichè il Minotauro aveva bisogno di carne umana.

Teseo, figlio del re di Atene,  decise allora di affrontare la mostruosa creatura per porre fine al tributo che gli ateniesi erano costretti a dare ogni nove anni. Arrivato a Creta è aiutato ad entrare nel labirinto grazie ad Arianna, figlia di Minosse e Pasife, che si era innamorata di lui.

Arianna gli fornì il filo che sarebbe servito a Teseo per ritrovare la via che conduce all’uscita dal labirinto, una volta ucciso il Minotauro. Dopo aver compiuto la missione, Teseo abbandona Arianna sull’isola di Nasso.

Interpretazioni Il labirinto è il simbolo di un percorso iniziatico lungo e difficoltoso per arrivare al Centro; il percorso fisico aveva soprattutto un significato simbolico: arrivare al centro del labirinto simboleggia essere di fronte alla propria interiorità o a ostilità che si trovano lì (simboleggiate spesso da una bestia), come la morte.

Un ulteriore significato collegato al percorso del labirinto è quello della ricerca della verità e della conoscenza, che si può raggiungere solo arrivando al centro.

Nella tradizione celtica è importante il Labirinto perchè rappresenta il Cammino di Ricerca, la strada che conduce al centro di se stessi e della Conoscenza, lo Spazio Sacro, il Percorso Magico che può far raggiungere e sviluppare grande

potere                                                                                                         interiore.
Il Labirinto è fonte di Magia Sacra che unisce le energie della Terra (l’interiorità dell’uomo) con quelle del Cielo (il cosmo) grazie alla concentrazione, alla danza, al movimento.
Il Labirinto  allude anche, ai tormenti, agli interrogativi che l’uomo si pone nel corso della propria vita.

Nell’Alto Medioevo il labirinto diventa un simbolo dell’allegoresi cristiana e rappresenta le prove e il tortuoso cammino che i fedeli devono affrontare per giungere alla Gerusalemme Celeste.

Nella tradizione cabalistica e per gli alchimisti il labirinto svolge una funzione magica e sarebbe un segreto di Salomone: infatti i labirinti

delle cattedrali sono anche chiamati “Labirinti di Salomone”.

Cattedrale di Chartres – labirinto

Al centro del labirinto avviene il combattimento tra le due nature dell’uomo, quella carnale e quella spirituale,  tra la Materia e lo Spirito; la difficoltà maggiore consiste anche nel cammino che l’Artista (l’operatore alchemico) deve fare per uscire dalla materia e pervenire alla Luce (che consiste nell’uscire dal labirinto).

In età barocca e già in fase manieristica il labirinto si aggroviglia e si complica in modo che ingannevoli passaggi e illusioni non danno più la certezza di arrivare al centro, e se vi si giunge non permettono facilmente di arrivare all’uscita. Così il labirinto diventa simbolo di perdizione , luogo dell’errore, del mistero e dell’avventura.

Secondo tale simbologia, assimilata e diffusa dalla dottrina cattolica, l’uomo non può trovare la Verità o la Luce da solo, ma solo attraverso un abbandono nella fede in Dio, che diventa l’unico strumento di Salvezza, poiché l’uomo è simbolicamente chiuso tra cammini ingannevoli e svianti (simboleggiati dal labirinto), da cui può essere liberato non con la sua intelligenza, perspicacia o intuizione, ma solo dalla Grazia Divina.

Il viaggio iniziatico

La struttura del labirinto, le vie tortuose, intricate, serpeggianti che ostacolano o favoriscono l’accesso possono essere
interpretate  anche come un sistema di difesa di ciò che il labirinto può contenere o nascondere: fanno pensare, quindi, che all’interno del labirinto vi sia qualcosa di prezioso o di sacro a cui solo pochi iniziati o adepti  possono accedere. Allora è presumibile il principio della Selezione poiché solo ad alcuni è ammesso di percepire l’entrata del labirinto e le giuste vie da percorrere per arrivare all’uscita, mentre per altri sarà impossibile penetrarvi o si smarriranno al suo interno.Se ci si perde in un labirinto si è assaliti da un forte senso di distacco dal mondo esterno e di claustrofobia: stando soli con la propria interiorità in un luogo privo di ogni riferimento si perde facilmente il rapporto Spazio-Tempo e  per qualcuno può essere facile smarrirsi, trasformando il proprio mondo interiore in un disordine senza alcun senso possibile.

Il Labirinto interpretato in questo senso è la via che conduce  all’interno di se stessi, verso la parte più impenetrabile dell’essere umano.

Per concludere una definizione di labirinto interessante è quella dello stesso J.L. Borges:

“Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine”. Citiamo un esempio di labirinto come lo intende Borges richiamando il racconto “La casa di Asterione” di Borges al quale si riferisce il commento sottostante

Il labirinto, che nel mito antico era l’ostacolo frapposto tra l’eroe e la sacra prova della sua identità nell’azione-missione, ora è esso stesso l’identità, magnifica e maledetta, indicibile e incomprensibile (cioè sacra), di Asterione. Il Minotauro è imprigionato in un labirinto i cui tortuosi corridoi sono immagine delle circonvoluzioni del nostro cervello. Per scoprire il nostro essere interiore universale dobbiamo lottare con il coraggio di Teseo contro il mostro (l’ego) che erra nel labirinto del cervello.
L’uomo, dunque, deve essere Teseo, l’eroe investigatore e vincitore del labirinto per mezzo di quel filo di Arianna che è l’universale logos. E tuttavia l’uomo è anche il Minotauro, che è mostro ma è anche divino, è quell’ego unico e irripetibile (come soltanto lo è il Sole, eterno simbolo dell’Essere) che è portatore in sé del mistero anche se nulla sa e nulla ricorda. L’individuo non si dissolve nell’universalità né l’inconscio si risolve in una vittoria decisiva della ragione. Come Teseo e il Minotauro, mythos e logos, la cui casa è il labirinto – universo infinito, sono inseparabili fratelli gemelli, l’uno la faccia oscura, l’altro l’effigie trasparente del Pensiero, quel pensiero umano che, da una parte, invoca e calamita il mistero entro la prigione della sua esistenza di un solitario istante e, dall’altra, prova ad allargare il proprio dominio con la tenace delucidazione di frammento dopo frammento dell’Enigma.
La realtà appare un caos che non si può ridurre ad alcuna legge umana, ma l’uomo non può sottrarsi al compito di trovarne un senso. L’infinito è il luogo dove caos e cosmo si fondono: è il labirinto, un luogo contraddittorio in sé perché protegge e imprigiona.Il labirinto in Borges ha molte figure: è la Biblioteca di Babele, la Biblioteca – Universo, il deserto che smarrisce fino a uccidere, gli incubi dove ci si perde, gli specchi che duplicano e moltiplicano, le case con corridoi e porte che si ripetono, le vie di Buenos Aires, è l’infinito matematico dove spazio e tempo sono illusioni e nulla può essere collocato. Al centro del labirinto non c’è come in Kafka un Dio o una Legge che esclude e nega salvezza e senso, vi è il mistero o un mostro ignoto. Il Minotauro che, come l’innocente striata e terribile tigre, ignora la propria ferocia.

http://diegosmind.blogspot.com/2006/09/il-labirinto-in-la-casa-di-asterione.html

Antico e nuovo sussistono in Borges,  divengono la forma e il contenuto della sua opera, si fondono in questa,   si trasformano nella sua arte. In un’arte singolare perché capace di sprofondarsi nel mistero dei pensieri, dei sentimenti più reconditi e riportarli alla luce, d’immergersi nel baratro di quanto è inconsulto, incosciente e  risalire alla superficie, di perdersi nel “labirinto” delle irrealtà e  ritrovarsi vera, reale. E’ una “lucida ossessione”, una “sana follia” quella che Borges ci trasmette tramite le sue narrazioni. In queste i temi del “sogno”, del “labirinto”, della “biblioteca”, degli “scacchi”, degli “specchi” sono ricorrenti perché all’autore sono sembrati i più idonei a rappresentare tale moltiplicazione della realtà,  dilatare lo spazio e il tempo della vicenda trattata,  mostrare l’uomo nelle sue infinite potenzialità. Non solo ciò che esiste, si vede, si tocca ma anche ciò che non esiste, non si vede, non si tocca acquista, con Borges, diritto di essere ed agire: tutta un’ umanità, una storia, una cultura, un’esistenza antica e nuova, lontana e vicina, emergono dalla sua scrittura e giungono alla coscienza dei suoi personaggi creando intorno a loro un’atmosfera di smarrimento, un “labirinto” appunto, nel quale essi vagano alla ricerca dell’attimo, del segnale che possa orientarli.

http://www.edscuola.it/archivio/antologia/recensioni/borges.htm