Le radio libere

https://it.wikipedia.org/wiki/Radio_libere

Radio libere

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Radio libere è un’espressione riferita alle emittenti radiofoniche nate in Italia dopo la liberalizzazione dell’etere sancita dalla Corte Costituzionale nel 1976.

Indice

Storia

In Italia fino al 1974 i privati non potevano aprire una stazione radio. La legge riservava allo Stato l’esercizio esclusivo della radiodiffusione circolare. Le uniche eccezioni, dopo la caduta del regime fascista, erano state: Radio Sardegna (1943-1952) e Radio Ferrara (durata alcuni mesi nel 1946). Si ascoltava la radio pubblica (Radio Rai) e si guardava la televisione pubblica (Rai TV).

Nel 1974 la Corte Costituzionale concesse ai privati la facoltà di trasmettere via cavo in ambito locale[1]. Fu la prima storica sentenza contro il monopolio statale. La trasmissione via etere rimaneva interdetta ai privati. Però, sentendo che i tempi stavano cambiando, alcuni pensarono che prima o poi sarebbero state liberalizzate anche le trasmissioni via etere. Senza aspettare un successivo pronunciamento, furono aperte in alcune città italiane radio private via etere (per l’elenco, vedi Infra).

Gli apparecchi che gli italiani avevano in casa erano in grado di ricevere sia la Modulazione di ampiezza (AM) che la Modulazione di frequenza (FM). Però erano abituati ad ascoltare la sola AM. Le radio private sfruttarono le potenzialità dell’FM.

…….

Nel 1976 arrivò una seconda, decisiva, sentenza della Corte Costituzionale: venne liberalizzata la trasmissione via etere in ambito locale. Le radio libere ebbero così copertura legale; da allora poterono moltiplicarsi su tutto il territorio nazionale.

Il fenomeno fu considerato, inizialmente, più come una moda temporanea che come un’evoluzione del modo di concepire la radiofonia in Italia, ma nel tempo molte emittenti dimostrarono di poter competere qualitativamente con le emittenti pubbliche. La limitazione territoriale venne superata creando reti interconnesse (network) in grado di diffondere il segnale non solo in zone limitate, ma anche sull’intero territorio nazionale.

In pochi anni l’emittenza radiofonica privata si impose non più come alternativa all’emittenza pubblica, ma come principale fucina di idee e di professionisti (disc jockey e tecnici) con capacità professionali sempre maggiori. Questo regime di concorrenza giovò anche alla stessa RAI, che si vide costretta a puntare su trasmissioni innovative e mirate che difficilmente avrebbero avuto modo di essere realizzate senza lo stimolo della concorrenza.

Nell’aprile 2011 a Villammare, una frazione di Vibonati, viene intitolata, prima in Italia, una piazza alle radio libere, Piazza Radio Libere 1976, con riferimento alla Sentenza 202 della Corte Costituzionale del 28 luglio 1976 che, di fatto, liberalizzò le trasmissioni radio in ambito locale.[3]

Personaggi e riferimenti

« Amo la radio perché arriva dalla gente / entra nelle case e ci parla direttamente
se una radio è libera, ma libera veramente / piace ancor di più perché libera la mente »
(da La radio di Eugenio Finardi)
  • Numerosi personaggi impostisi, poi, anche in altri campi artistici hanno iniziato la carriera lavorando come DJ in emittenti private; tra i tanti: Vasco Rossi, Jovanotti, Gerry Scotti, Francesco Facchinetti.
  • Eugenio Finardi in una sua famosa canzone dell’autunno 1975 espresse la propria ammirazione per le “Radio Libere, ma libere veramente” che iniziavano a diffondersi.
  • Luciano Ligabue ha dedicato il film Radiofreccia proprio a quel mondo della radiofonia degli anni settanta, in cui “radio libere” era sinonimo di “radio privata”. Il film Radiofreccia si ispira infatti a una vera radio libera di Correggio, Radio King.
  • Il film I cento passi si ispira alla storia delle radio libere, soprattutto alla libertà creata dalla nascita del fenomeno, in particolare a Radio Aut in Sicilia e a Peppino Impastato, che fu ucciso proprio per lo spirito di libertà che esprimeva attraverso la radio, che utilizzava per scagliarsi contro i mafiosi della sua città.
  • Nel 2004 esce nelle sale il film Lavorare con lentezza diretto dal regista Guido Chiesa, sceneggiato assieme a Wu Ming ed incentrato sull’esperienza di Radio Alice di Bologna.

Ultima trasmissione di Radiofreccia

https://www.youtube.com/watch?v=X3uZHI8KZhs

Alcune emittenti “storiche”

Un’importante radio libera italiana è Radio Popolare di Milano, tuttora esistente, nata nel 1976. A partire dai primi anni novanta, dall’esperienza di Radio Popolare e di altre radio libere italiane (tra cui Controradio di Bari, Radio Wave di Arezzo e tante altre), è nato “Popolare Network”, una rete di emittenti che trasmettono assieme collaborando ad alcune trasmissioni (soprattutto di informazione) trasmesse in contemporanea da tutte le emittenti.
Anche Freeradio La Topaia 100,500 è stata fra le primissime radio libere in Italia; nasce nel settembre 1975 in Milano su impulso di Riccardo Rompani e Marco, cui si aggiungono molto presto Massimo Torre e Daniele Lorenzano.[4]

Fra le tante emittenti nate in quel periodo, si possono ricordare:

Due casi particolari (non ascrivibili al fenomeno delle radio libere in senso stretto) sono quelli di Radio Sardegna (1943-1952) e Radio Ferrara, che iniziò a trasmettere nell’aprile del 1946.

Broadcastitalia

Nel 2006 nasce il progetto Broadcastitalia in cui è possibile leggere la storia delle Radio Libere Italiane, guardare delle interviste ai personaggi delle Radio ed ascoltare un repertorio di trasmissioni pirata recuperate da vecchi nastri. Broadcastitalia è disponibile su Internet e su AM 1485.