Fritz Lang

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Fritz Lang

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Fritz Lang, anni venti

Fritz Lang, nome completo Friedrich Christian Anton Lang (Vienna5 dicembre 1890 – Beverly Hills2 agosto 1976), è stato un registasceneggiatore austriaco, noto soprattutto per i suoi lavori all’interno della scuola espressionista tedesca, dopo i quali si spostò a lavorare a Hollywood.Lang iniziò a studiare architettura alla Technische Hochschule di Vienna, per poi iniziare a viaggiare per l’Europa e, più tardi, anche per l’Asia ed il Nord Africa. Dal 1913 al 1914 visitaMonacoParigi, dove prende lezioni di pittura. Successivamente fa ritorno a Vienna per combattere durante la prima guerra mondiale nelle file dell’esercito austro-ungarico dal gennaio 1915.Nel 1916 viene gravemente ferito, e approfitta della lunga convalescenza per scrivere alcune sceneggiature per film. Viene dimesso all’inizio del 1918, ed inizia a recitare in un teatro di Vienna. Successivamente accetta un lavoro come scrittore presso la compagnia diEric PommerBerlino, ed in seguito divenne regista, prima alla UFA, e poi alla Nero-Film.Nel 1920 incontra la scrittrice ed attrice Thea von Harbou, sua futura moglie, con la quale scrisse le sceneggiature dei suoi film più celebri, come Il dottor MabuseI NibelunghiMetropolisM – Il mostro di Dusseldorf. Il matrimonio si celebra nel 1922, e durerà fino al 1933.Nel 1921 viene assunto dalla Decla, una casa cinematografica tedesca, dove lavora inizialmente come montatore, per tornare poi dietro la macchina da presa. Il suo primo grande successo arriva in questo stesso anno, con il film Destino.Con la salita al potere del Nazismo, a Lang, già molto affermato, pare venisse offerta da Joseph Goebbels in persona la carica di dirigente nell’industria cinematografica, nonostante il regime avesse violentemente avversato una delle sue pellicole più celebri, M – Il mostro di Dusseldorf ed avesse impedito la distribuzione di Il testamento del dottor Mabuse. Lang inizialmente accetta l’offerta, ma abbandona laGermania la sera stessa, sospettando una trappola; scappa prima in Francia e poi, un anno dopo, negli Stati Uniti, mentre la moglie decide di restare in patria e collaborare con il regime, scrivendo e dirigendo film.Il primo contratto negli USA lo firma per la MGM, e la nuova carriera hollywoodiana fa conoscere al regista una nuova serie di successi, grazie a film quali FuriaSono innocenteLa donna del ritrattoLa strada scarlattaIl grande caldo. In tutti questi film, Lang lascia risaltare la sua concezione pessimistica della vita, sempre filtrata, però, da quel che rimaneva del suo gusto espressionista dell’inquadratura. La civiltà industriale è vista come una fonte di ansia, di alienazione e violenza, nel quale l’individuo singolo è una vittima oppressa dal destino.Negli anni cinquanta, con il declino dell’industria cinematografica, lavorare gli diventa difficile, soprattutto per la sua fama di uomo particolarmente difficile. Lang decide, allora, di tornare in Germania verso la fine degli anni sessanta per concludere la sua carriera, girando tre film, che non furono accolti bene. Nel 1964 fece parte della giuria al Festival di Cannes, e prese parte, nelle vesti di sé stesso, al Il disprezzo di Jean-Luc Godard.

Metropolis (film 1927)

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Metropolis (Metropolis) è un film muto del 1927 considerato il capolavoro del registaaustriaco Fritz Lang. È tra le opere simbolo del cinema espressionista ed è universalmente riconosciuto come modello di gran parte del cinema di fantascienzamoderno, avendo ispirato pellicole quali Blade RunnerBrazil.

Trama [modifica]

Il funzionamento di Metropolis [modifica]

La nuova torre di Babele

Ben prima di George Orwell e del suo romanzo1984Lang ipotizza un possibile 2026, esattamente 100 anni di distanza da quello di produzione del film, nel quale le divisioni classiste sembrano accentuarsi; negli sfavillanti grattacieli di Metropolis, infatti, vivono gli industriali, i manager, i ricchi e nel sottosuolo vivono gli operai confinati in un ghetto, di cui i ricchi sembrano neanche ricordarsi; il capo di tutto questo è l’imprenditore-dittatore John Fredersen (Alfred Abel), che vive in cima al grattacielo più alto, quello coi rostri come piste di atterraggio per aerei (abbastanza evidente è il richiamo al Chrysler Building diNew York); suo figlio Freder (Gustav Frölich) vive in un irreale giardino dell’Eden, popolato da sensuali fanciulle. Improvvisamente irrompe nel giardino l’insegnante e veggente Maria (Brigitte Helm), accompagnata dai figli degli operai, che lo invita a guardare i “suoi fratelli”, in un forte campo-controcampo a 180º.Freder rimane così colpito dalla visita di questa donna che decide di visitare il sottosuolo e immediatamente si rende conto delle condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare gli operai, i quali anche se stremati non possono commettere il minimo errore pena l’esplosione della macchina di cui si occupano e la morte dei meno fortunati, evento a cui Freder assiste. Ancora in preda alle allucinazioni, dovute allo scoppio e ai fumi fuoriusciti, vede la macchina come un grande Moloch che ingoia le sue vittime umane (il riferimento è al film Cabiria, del 1914); sconvolto da tanto orrore e brutalità decide di parlarne con suo padre per far cambiare le cose.Il padre si preoccupa solo della minaccia che l’incidente può costituire per il suo potere.Freder e Maria [modifica]Il responsabile delle macchine Grot (Heinrich George) porta delle mappe trovate nei vestiti degli operai morti. Fredersen licenzia l’assistente Josaphat (Theodor Loos), per non avergli riferito in tempo dell’incidente e delle mappe trovate in tasca agli operai. Il figlio, disapprovando la scelta del padre, rincorre l’assistente e lo salva dal suicidio; con questa sequenza inizia il viaggio di Freder nei sobborghi di Metropolis, tra i suoi fratelli. Fredersen fa seguire il figlio da una spia, lo Smilzo (Fritz Rasp).Freder decide di fingersi operaio per vivere sulla propria pelle le fatiche dei lavoratori, regala i vestiti a 11811 (Erwin Biswanger), un operaio sfinito dalla fatica, e lo sostituisce alla macchina: il suo lavoro è quello di spostare continuamente le lancette su una ruota in maniera da collegare due luci che si illuminano sul bordo; in una visione la sua macchina si trasforma in un enorme quadrante di orologio che segna dieci ore, le dieci ore del turno di lavoro, e quando sta per terminare sembra tornare minacciosamente indietro. Ben presto Freder si rende quindi conto delle condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare i dipendenti di suo padre, costretti a sopportare calore, fumi e orari impossibili che lo fiaccano alla soglia dello svenimento; intanto un operaio con aria cospiratrice non riconosce Freder e gli dà appuntamento alla fine del turno nel sottosuolo perché una “lei” li vuole vedere.Questa donna è Maria (nome e ruolo non sono casuali, Lang ha voluto far parlare di pace e d’amore una donna simbolo di purezzacristiana) che accoglie gli operai sfiniti dal lavoro raccontando la storia della Torre di Babele, che simboleggia la Metropolis costruita dalle loro braccia per farci abitare i ricchi, così come la torre di Babele fu costruita per avvicinarsi al cielo dagli schiavi.Maria predica la pace futura e l’avvento di un mediatore che porrà fine alle iniquità perpetrate dai capitalisti sugli operai; questi però, sfiniti dalla dura giornata lavorativa, ascoltano con malavoglia le parole di Maria e uno di loro a gran voce dice che non aspetteranno ancora per molto. Mentre gli operai se ne vanno, Freder rimane inginocchiato, estasiato dalle parole di Maria, tanto da innamorarsene, e questo amore viene ricambiato dalla giovane ragazza che lo bacia e gli dà appuntamento alla cattedrale per il giorno dopo.

Il rapimento [modifica]

Brigitte Helm interpreta Maria

Nel frattempo il padre di Freder fa visita all’inventore delle macchine di Metropolis, Rotwang (Rudolf Klein-Rogge), che vive da solo, struggendosi per la perdita di Hel, la madre di Freder morta di parto, che scelse Fredersen al suo posto. Rotwang ha progettato un robot (sempre Brigitte Helm), che chiama uomo-macchina, in grado di sostituire in tutto l’uomo; questo robot sembra avere un corpo da donna, e proprio una donna diventerà poiché l’inventore è capace di trasformare quell’ammasso dimetallo in una figura indistinguibile da una persona in carne e ossa.Fredersen chiede all’inventore cosa rappresentino le mappe trovate in tasca agli operai: l’inventore capisce che si tratta delle catacombe, situate ad un terzo livello della città, al di sotto delle abitazioni dei lavoratori. Facendogli segno di seguirlo, lo conduce attraverso un intricato percorso che li porterà ad ascoltare il discorso di Maria. Fredersen capisce che il figlio non aveva tutti i torti quando parlava di possibili rivolte operaie e decide pertanto di prendere le contromisure, incaricando l’inventore di rapire Maria per dare al robot le sue sembianze, in modo da poter controllare i malumori degli operai attraverso la predicazione di una falsa Maria.L’inventore rapisce Maria e, per mezzo di un congegno basato su onde elettromagnetiche, copia l’esteriorità di Maria e la trasferisce al robot, BEL.

La donna-robot

La Maria-robot viene inviata in un bordello della zona dei divertimenti di Metropolis, Yoshiwara, alla presenza dell’aristocrazia di Metropolis, esibendosi in uno spogliarello in cui mette a nudo le grazie ricevute dalla Maria-umana; il pubblico, tutto maschile, rimane a bocca aperta per la bellezza della donna e si scatena in contese e follie dettate dalla lussuria senza freno della donna robot, incarnazione della Grande Meretrice biblica. Nella scena la finta Maria appare a cavallo di un mostro che evoca l’Apocalisse di Giovanni.Il giovane Freder, dopo aver scoperto il robot nell’ufficio del padre e convinto che sia la vera Maria, si ammala e cade preda di terribili allucinazioni. Maria in realtà è ancora nella casa di Rotwang, dove quest’ultimo le confessa di aver programmato il robot affinché esso spinga gli operai a distruggere le macchine, contravvenendo per vendetta alle istruzioni di Fredersen, suo antico rivale in amore; quindi le intima di rimanere con lui. La Maria-robot aizza gli operai a cui non par vero di iniziare la “rivoluzione”: solo Freder capisce immediatamente che colei che sta parlando non è la vera Maria, ma non viene creduto perché veste gli abiti borghesi e per questo viene picchiato e scacciato dal sottosuolo.Gli operai si ribellano, fuoriescono in massa dal sottosuolo. Maria stessa incita a non lasciare indietro né uomini né donne. Fredersen, avvisato da Grot della situazione, dà ordine di aprire i cancelli e lasciare arrivare la folla alla Heart Machine, il generatore che alimenta la città. La distruzione del generatore causerebbe l’allagamento del sottosuolo, e quindi delle case degli stessi insorti. La falsa Maria, alla testa dei ribelli, sovraccarica il generatore, che esplode.

La ribellione [modifica]Metropolis, regno del lusso e del benessere, collassa: il maestoso sistema d’illuminazione cessa di funzionare e le ripide strade della città divengono un cimitero di lamiere. Fredersen si rende conto di quanto sta accadendo dopo essersi recato a casa di Rotwang per ricevere consiglio ed aver scoperto il piano di distruzione di quest’ultimo: preso dalla disperazione, tramortisce lo scienziato, permettendo così a Maria di fuggire e di salvare, assieme a Freder, i bambini imprigionati nel sottosuolo allagato.

Fredersen è disperato per la perdita del figlio, e lo Smilzo gli ricorda che all’indomani dovrà rendere conto a migliaia di persone infuriate di quello che è successo ai loro figli nella città sotterranea.Maria discende nella città sotterranea per cercare di sedare la ribellione, ma rimane isolata dalla caduta degli ascensori causata dall’esplosione.

La vendetta e la pacificazione [modifica]

Intanto gli operai, felici per aver distrutto le cause della loro oppressione, ballano e cantano intorno alle macchine; a ricondurli alla ragione ci pensa il guardiano della macchina centrale Grot che ricorda loro di non aver pensato alle conseguenze del loro operato, ovvero che con la distruzione delle macchine le loro case si sarebbero allagate e all’interno di esse vi erano i loro bambini.Anche gli operai, dopo aver ascoltato le parole del capo-operaio, cadono in uno stato di prostrazione e in preda al furore vendicativo decidono di punire colei che li ha spinti alla rivolta, Maria. Inizialmente viene catturata la vera Maria, che riesce a fuggire nascondendosi a Yoshiwara. Per un fortunato scambio i ribelli catturano la Maria-robot che viene legata a un palo e bruciata come una strega, tra le urla di Freder, trattenuto a stento dalla folla assetata di vendetta, il quale crede sia la sua amata; di sangue però non ne scorre, poiché “sciolta” l’esteriorità di Maria, rimane il metallo lucido del robot tra lo stupore e lo spavento dei carnefici.La vera Maria viene nuovamente catturata da Rotwang che, invasato, la scambia per Hel, e la insegue fino alla terrazza della cattedrale gotica. Freder li segue e si scaglia contro l’inventore per salvare Maria, la quale viene portata da Rotwang sopra il tetto a spiovente. Nel frattempo Fredersen giunge alla piazza e assiste a tutta la scena, con la paura che il figlio possa essere scaraventato a terra dall’inventore; fortunatamente Freder riesce a spuntarla e a morire è Rotwang. La sequenza finale segna l’intesa tra gli operai e il padrone avvenuta tramite Freder, il mediatore profetizzato da Maria che finalmente è arrivato a portare pace ed armonia tra le genti.Il finale del film, scritto da Thea von Harbou, venne in seguito ripudiato da Lang. Quello scritto da Lang avrebbe visto i due innamorati partire su un razzo, mentre la città veniva distrutta dagli sconvolgimenti della ribellione.

Produzione [modifica]

L’ispirazione per Metropolis deriva da un’esperienza personale di Lang. Mentre stava arrivando negli Stati Uniti per la prima di I Nibelunghi, Lang rimase colpito e impressionato dalla vista notturna di New York e del suo skyline.

La produzione impegnò la troupe per diciannove mesi: trecentodieci giorni di riprese e sessanta notti furono necessarie per produrre 600.000 metri di pellicola.Erich Pommer e la casa di produzione UFA non badarono a spese per la lavorazione, assoldando 36.000 comparse.La lavorazione si protrasse dal 22 maggio 1925 al 30 ottobre 1926. Vennero girati 620.000 metri di negativo, e impiegati (secondo la pubblicità) 8 attori di primo piano, 25.000 uomini, 11.000 donne, 1.100 calvi, 250 bambini, 25 neri, 3.500 paia di scarpe speciali, 50 automobili.L’investimento superò i 50 milioni di marchi tedeschi di allora.Queste spese non vennero coperte dagli introiti della pubblicazione, tanto che la UFA andò in bancarottaAlfred Hugenberg, editore e membro del Partito Nazista, comprò la UFA trasformandola in parte della macchina propagandistica del nazismo.

Schizzo della città di Metropolis

Schizzo della città di Metropolis

Schizzo della città di Metropolis