Cinema postmoderno b

SIMULACRA AND SIMULATIONS

LA SFIDA CINEMATOGRAFICA AL LABIRINTO: L’UNIVERSO DI MATRIX
Questa forma del labirinto è oggi quasi l’archetipo delle immagini letterarie del mondo…una configurazione su molti piani ispirata alla molteplicità e complessità di rappresentazioni del mondo che la cultura contemporanea ci offre…
E’ la sfida al labirinto che vogliamo salvare, è una letteratura della sfida al labirinto che vogliamo enucleare e distinguere dalla cultura della resa al labirinto. (Italo Calvino, La sfida al labirinto, “Il Menabò”, 1962)
Come già detto più volte, il Postmoderno è caratterizzato dal predominio dell’informatica e della cibernetica, un modo diverso di vivere il tempo e lo spazio come se tutti i fatti fossero presenti e contemporanei. I beni immateriali (la parola, l’immagine, l’informazione, lo spettacolo) diventano merce di largo consumo mondializzati ad opera delle multinazionali della produzione e della distribuzione. Il mondo condivide particolari aspetti dell’immaginario, ad esempio i cartoni animati giapponesi sono conosciuti in tutto il mondo, così i film di Hollywood. Anche il pubblico cambia, diventa un’ipermassa continuamente stimolata da ogni sorta di linguaggi, da quello delle immagini dei cartoons a quello dei videoclip o di internet. Si assiste dunque ad una “rivoluzione dei linguaggi” che investe la filosofia, le scienze, le arti figurative e la letteratura; la cibernetica, cioè la disciplina che studia il modo di comunicare informazioni alle macchine e farle circolare assume grande importanza: tutto è linguaggio o tende a risolversi nel linguaggio. Si diffonde la coscienza della complessità e della relatività di ciò che esiste e di ciò che si pensa, la perplessità di fronte a questa constatazione diventa apertura continua a soluzioni nuove. Nell’immaginario artistico questa situazione viene rappresentata con una serie di temi e immagini privilegiate: il tema del labirinto, della biblioteca, della rete Internet. Nello stesso tempo, il venir meno del confine tra arte e rappresentazioni di largo consumo con sente di proporre queste tematiche anche all’ampio pubblico e quindi interessa anche il cinema. + Con la diffusione della televisione, il cinema americano era entrato in crisi alla fine degli anni ’60 per poi riprendersi una decina di anni dopo grazie anche all’utilizzo su larga scala di effetti speciali, non disdegnato nemmeno da grandi registi come Coppola e Spielberg. Contemporaneamente emergono grandi personalità di registi che producono film non commerciali: Woody Allen, Stanley Kubrik, Michelangelo Antonioni, Bernardo Bertolucci, Fellini. A partire dagli anni 75/80 il pubblico si frantuma in una serie di pubblici differenziati e settoriali; una sempre più larga parte del pubblico specialmente giovane è attratto da film spettacolari e violenti. Esempi notissimi di cinema postmoderno sono i film di Brian de Palma (alterna temi dell’horror con motivi tipici del gangster movie, ma con citazioni ironiche e colte) e soprattutto quelli di Quentin Tarantino con film come Le iene e Pulp Fiction, colmo di citazioni dai film di gangster e dai fumetti e di motivi di orrore e violenza più per il gusto del pastiche. letterario e cinematografico che per desiderio di scandalizzare davvero. Al tema del labirinto e al maggior romanzo postmoderno italiano si ispira anche il film francese “Il nome della rosa”. + Labirinto postmoderno per eccellenza è la rete, infinitamente estesa e ramificata nella quale ci si può muovere in modo virtuale come nel mondo reale si viaggia nello spazio: si tratta di quello che UMBERTO ECO definisce nelle “Postille al nome della rosa” labirinto definito RIZOMA: ogni punto è in comunicazione con ogni altro, non ha centro, non ha periferia, è potenzialmente infinito. La rete internet diventa protagonista di molti film interagendo variamente col mondo reale, si pensi ad esempio a Johnny Mnemonic tuttavia, oltre al Web, la realtà virtuale diventa grande protagonista di molti film di fantascienza facendo nascere il filone cyberpunk. che indaga i rapporti tra macchina ed esseri umani e la loro progressiva mescolanza e compenetrazione, fino all’incapacità di distinguere intelligenza artificiale da quella umana e mondo virtuale da mondo reale (Blade Runner, Johnny Mnemonic, Matrix). Significativamente al labirinto virtuale corrisponde in alcuni di questi film l’immagine della città come labirinto, mostruosa, ostile, spesso immersa nelle tenebre e battuta dalla pioggia, nella quale si aggirano criminali ma anche personaggi pieni di umanità. La trilogia di Matrix girata dai fratelli Wachowsky negli anni ‘90 affronta queste tematiche proponendo all’interno di un film basato sugli effetti speciali ispirati ai cartoni animati giapponesi importanti questioni filosofiche, riguardanti ad esempio la nostra effettiva possibilità di conoscere il reale, cosa è la coscienza, come l’ambiente ci influenzi, se esista il libero arbitrio o soltanto i rapporti di causa- effetto, quale credibilità dobbiamo dare alle istituzioni, se dobbiamo obbedire o no a poteri superiori….Solitamente le spiegazioni che i filosofi offrono a questi interrogativi richiedono degli esempi che possono assumere la forma di ipotesi, miti o immagini (come quello della caverna o del malvagio ingannatore), esperimenti del pensiero (come quelli di Einstein oppure si pensi alla statua vivente di Condillac) ma non è sempre facile trasporli in un linguaggio adatto al grande pubblico o in immagini che possano dar luogo ad un film di azione. E’ generalmente vero che la fantascienza offre la possibilità di grandi esperimenti immaginari nei quali vengano cambiati i parametri della nostra realtà fisica e/o sociale (Metropolis, L’invasione degli ultracorpi, Blade Runner…..) quindi non stupisce il fatto che negli anni ’90 il genere cyberpunk ha dato voce ad alcuni dei grandi concetti-interrogativi del pensiero postmoderno, qualsiasi possa essere l’opinione che il critico o lo spettatore possano formarsi sulla trilogia di Matrix come prodotto cinematografico. In generale il primo film è giudicato il migliore dei tre, il secondo il peggiore soprattutto per aver diluito la vicenda per poter inserire sequenze troppo lunghe di inseguimento da videogioco. Quello che risulta però interessante è la grande quantità di spunti per la riflessione filosofica che i film offrono, ma che possono anche non essere colti da un pubblico meno istruito senza che per questo la storia perda senso. Siamo ancora una volta di fronte ad un’opera che si può leggere “a più livelli” come già detto a proposito del romanzo “Il nome della rosa”. Qui sotto vengono proposti alcuni di questo spunti e citate opere e autori (filosofi e letterati) che li affrontano.

La realtà (Have you ever had a dream, Neo, that you were so sure was real? What if you were unable to wake from that dream? How would you know the difference between the dream world and the real world?) Si ripropone l’interrogativo cartesiano sulla realtà del mondo; Matrix in qualche modo aggiorna le metafore filosofiche come quella del genio ingannatore oppure l’allegoria della caverna di Platone, i cui abitanti credono che il mondo delle ombre sia la realtà e non riescono a liberarsi dalle loro invisibili catene e ad aprire gli occhi per vederla.
a) Socrate L’unica cosa certa che sappiamo è che nulla è certo; Chi più sa, sa di non sapere La consapevolezza dei limiti è l’unico modo di superarli (o, al contrario, se vogliamo nasconderli non dobbiamo superarli mai, ma allora ci negheremo la possibilità di migliorare, Leopardi);
b) Platone Allegoria della caverna
c) Descartes Metafora del genio ingannatore
d) Berkeley Spaventato dalle conseguenze del pensiero newtoniano (non c’è più bisogno di “res cogitans”, la “res extensa” basta a se stessa) arriva ad affermare che il mondo non esiste, non c’è modo di far corrispondere le nostre percezioni ad una realtà esterna
e) Kant La mente ha strutture mediante le quali ordina le percezioni che non possono essere interpretate senza quelle strutture medesime (forme a priori) e in qualche modo “ crea “ il mondo.
f) Nozic esperimento mentale per cui, se tu fossi collegato con una macchina che genera le sensazioni non saresti più in grado di distinguerle da quelle del mondo reale.
Noi e il mondo Matrix è l’ incubo di chi vuole svegliarsi, ma la realtà, per chi la può cogliere, è un deserto (The desert of the real) e noi dobbiamo combattere il potere rigido, sfruttatore e menzognero che la mantiene in questo stato per farla rifiorire, dare alla vita un senso superiore.
– Nietsche Il superuomo è colui che riesce a svincolarsi dalle catene della morale comune, destino riservato solo ad alcuni
– Baudrillard nel testo Simulacra and Simulations (che compare nel primo film, in una copia di quel testo Neo mette il software abusivo) commenta una favola di Borges nella quale alcuni geografi-maghi elaborano una mappa che aderisce al mondo in modo tale da dare a chiunque ne tocchi un punto la sensazione di essere lì Ad un certo punto la mappa diventa un simulacro che perde riferimenti alla realtà e inizia a funzionare da sola, la realtà esiste sotto forma di brandelli in decomposizione, diventa irrilevante e “pende” dal modello come una specie di organo ormai inutile. Tale è per lui attualmente lo stato del mondo (legame con la lett. postmoderna), la realtà non conta, conta il modello. Operazione simile, anche se con un tono più leggero, meno drammatico, ha compiuto ITALO CALVINO nel testo LE CITTA’ INVISIBILI, in cui Marco Polo presenta al Gran Khan modelli di una realtà che non esiste. – PIRANDELLO indaga sulla verità dicendo che essa è inconoscibile perché rimane di fatto assolutamente soggettiva (Così è se vi pare). Non si interessa tanto della realtà fenomenica quanto piuttosto di quella psicologica: nessuno di noi conosce l’altro perché tendiamo a fissare in immagine rigida ciò che è in continuo cambiamento, l’animo umano e tendiamo a costruirci intorno un mondo di maschere e non di persone (il buon padre, lo scrupoloso impiegato, l’insulso bibliotecario, la moglie fedele…come le immagini residuali di sé che i dormienti hanno in Matrix). Solo quando avviene un cambiamento, quasi sempre doloroso e le persone si tolgono la maschera sotto la quale erano nascoste (Enrico IV), ci rendiamo conto di aver vissuto in un mondo finto, fatto delle immagini che ciascuno di noi ha degli altri. Allora scopriamo che di ogni uomo, che ai suoi occhi appare uno solo, esistono centomila immagini (quelle che di lui si formano gli altri) e quindi in realtà egli è nessuno (Uno, nessuno, centomila). Di fronte alla constatazione del fatto che la società in cui viviamo non è fatta di rapporti reali ma è una sorta di messa in scena e (una pupazzata, spettacolo di burattini siciliani) e che noi siamo attori che recitano una parte imposta da chi ci controlla (la famiglia, lo stato, la morale comune) possiamo sentirci desiderosi di fuggire, liberarci (Il fu Mattia Pascal) ma se abbandoniamo il nostro copione non otteniamo la libertà, ma lo sradicamento (Il fu Mattia Pascal, Sei personaggi in cerca di autore) e quindi siamo dei falliti o, caso estremo, dei folli (Uno, nessuno, centomila). Per lui non è possibile illuminazione, nessuno può sottrarsi alla recita (= A Matrix) e risultare vincitore. Nel film la critica all’apparenza (“le trappole, gli scorni di chi crede/ che la realtà sia quella che si vede”, Eugenio Montale) assume due forme:
una di natura gnoseologica: non dormiamo dal punto di vista della conoscenza, non sappiamo cogliere la realtà e vedere che il nostro mondo, la condizione umana è in realtà un deserto (The waste land (Eliot), The desert of the real, (Baudrillard))
una di natura sociologica: noi dormiamo dal punto di vista sociale, non capiamo che siamo vittime di un sistema di sfruttamento consumistico a livello mondiale, ci adattiamo al nostro ruolo senza capire che siamo letteralmente le “pile”, gli ingranaggi di una macchina manovrata da altri e anzi, alcuni di noi preferiscono ignorarlo deliberatamente e odiano chi glielo rivela (Cypher) Il sogno di Cypher è l’appagamento di tutti i suoi desideri (FREUD) E LI’, NELL’UTERO (MATRIX, ICIS, 3 DECL, SOST. FEMM) CIBERNETICO, CHE TRASFORMA L’UOMO IN MACCHINA E LA MACCHINA IN UOMO, VUOLE RIMANERE, IN UNA

CONDIZIONE PERENNEMENTE FETALE, DI CREATURA CHE SOGNA E NON SCEGLIE PERCHE’ PREFERISCE DELEGARE AD ALTRE INTELLIGENZE QUESTO DIFFICILE COMPITO (LA SCELTA, IL PROBLEMA E’ LA SCELTA, NEO, MATRIX RELOADED) IL CHE, DI FATTO, NE FA UNA SPECIE DI MORTO VIVENTE (CELLA DEL SISTEMA DI PRODUZIONE DI ENERGIA=CULLA=BARA)

Solo alcuni, capaci danno retta alla voce della loro interiorità rendendosi conto del fatto che “qualcosa non quadra” intuiscono la possibilità di illuminazione (Trinity, Neo) e cercano l’aiuto di chi l’ha già raggiunta (Morpheus, dio del sonno e del risveglio). Loro compito è aiutare gli altri a svegliarsi (funzione socratica, maieutica) ma quelli che sono ancora immersi nella realtà fittizia (plugged) (The hollow men, T.S.Eliot) potrebbero, infastiditi dalla loro voce, “ucciderli e continuare a dormire” cit. Apologia Socrate
Essi sono felici perché non sanno nulla, assumono un atteggiamento di dogmatica accettazione, per loro può valere il consiglio che Ubertino da Casale, lasciando il monastero, offre a Adso: “Non dare retta alle sottigliezze del tuo maestro…e brucia tutti i tuoi libri” “Ignorance is a bliss”. Dunque la vita di chi è ancora collegato a Matrix, così come le azioni dei personaggi che vi rientrano avendone però consapevolezza è come muoversi in un labirinto virtuale costruito da un nuovo Dedalo, che si presenta sotto forma di un distinto professionista vestito di bianco (l’Architetto), il quale gli ha imposto delle leggi alle quali è stato necessario aggiungere l’illusione che i personaggi abbiano libera scelta sulla via da scegliere (trial-and error process). Si tratta quindi di un labirinto manieristico**, con molte ramificazioni e vicoli ciechi (UMBERTO ECO, LA BIBLIOTECA DEL MONASTERO; IL CASTELLO DEL MAGO ATLANTE , LUDOVICO ARIOSTO), nel quale ti sembra di poter scegliere la direzione ma in realtà sei prigioniero. Il tuo percorso dunque, anche se sembra frutto di una serie di scelte individuali, risulta in realtà una sorta di andirivieni privo di scopo e di esiti positivi, perché per uscirne davvero devi sfuggire alla logica del labirinto, trovare un filo di Arianna che ti colleghi a qualcuno o qualcosa che sta fuori (segui il coniglio bianco). L’uscita nel film si manifesta come un apparecchio telefonico (dotato di filo, non cellulare nb), in realtà è la capacità di stare in contatto con gli altri e condividere un ideale cosa che le macchine non sanno fare.
Così come Teseo ha percorso il labirinto, ha ucciso il Minotauro e in qualche modo ha redento quel luogo, l’uomo moderno dovrà SFIDARE IL LABIRINTO (SFIDA AL LABIRINTO, ITALO CALVINO) per cercare una via d’uscita e ribadire la sua capacità di padroneggiare il suo destino in senso pieno, non nel senso di una scelta fittizia, come quando un mago di fa pescare una carta tu sai già che comunque si tratta di una finta scelta. Nel secondo film Neo sembra prigioniero di queste finte scelte tra l’uno e l’altro (in realtà non ha scelta); il punto debole del film, oltre che nell’abuso di effetti speciali, sembra risiedere nella banalità della soluzione finale (solo chi ama un essere particolare ama in realtà anche il mondo conclusione un po’ facile e sdolcinata).
La sfida al labirinto consiste nella capacità di sottrarsi al pensiero rigido e consequenziale, pensare qualcosa che è “altro” dalla logica dei rapporti causa/effetto ai quali siamo abituati, consiste nel rifiuto di obbedire alle leggi del labirinto, seguendo le quali non sarai mai fuori (episodio di Adso e Guglielmo persi nella biblioteca). Consiste anche nella capacità di sottrarsi al fascino del labirinto oppure alla tentazione di considerarlo l’unico luogo possibile, che Calvino rimproverava ad alcuni autori (filosofi e letterati) come ad esempio CARLO EMILIO GADDA, per il quale la realtà è un gomitolo inestricabile e non esiste la possibilità di giungere alla verità, negata all’uomo (romanzi non ultimati).
ALLA LUCE DI QUESTE CONSIDERAZIONI, IL CONFLITTO UOMO/MACCHINA NON SEMBRA SOLO O NON SEMBRA TANTO NASCERE DALL’OPPOSIZIONE NATURALE/ARTIFICIALE QUANTO DA QUELLA, ANCORA PIU’ FONDAMENTALE TRA PENSIERO LIBERO E PENSIERO RIGIDO, TRA LA LIBERTA’ DI SCELTA E IL CONTROLLO ISTITUZIONALIZZATO. IL MESSAGGIO E’: NON ACCETTATE L’OBBEDIENZA SE ESSA RICHIEDE CIECA SOTTOMISSIONE ALL’AUTORITA’ ANCHE SE SI TRATTA DI UNA SCELTA SCOMODA. E’ PER QUESTO MOTIVO CHE ALCUNI LA COMPIONO ANCHE SE DEVONO RINUNCIARE A PRIVILEGI E COMODITA’ (NON BISTECCHE SAPORITE MA PAPPE PROTEICHE) GIUNGENDO ANCHE A SACRIFICARE LA LORO VITA (GLI ABITANTI DI ZION): VOGLIONO LA CAPACITA’ DI CAPIRE E DI SCEGLIERE AUTONOMAMENTE RIFIUTANDO DI AFFIDARSI ALLA COSCIENZA DI UN ALTRO, MAGARI DI UN POTERE RIGIDO E ASSOLUTO (TOTALITARISMI) COME QUELLO DELLE MACCHINE PRIVE DI UMANITA’ (DITTATORI), AUSPICANDO ANCHE LA LIBERAZIONE DELLE ALTRE COSCIENZE.

Non per nulla il Minotauro di questo postmoderno labirinto è l’agente Smith, cioè una sorta di creatura massificata e priva di specificità, che può produrre infinite copie di se stesso e quando opera una scelta autonoma finisce per concepire un desiderio di potere paragonabile e perfino superiore a quello delle macchine.
Libera scelta, volontà vs. determinismo, causalità Nel secondo film esiste un personaggio chiamato “IL MEROVINGIO” che illustra ad un contrariato Morpheus la sua teoria sul comportamento umano: tutto ciò che accade, anche all’uomo, è frutto di un rigido determinismo e la libera scelta è solo un’illusione. Anche la figura dell’ORACOLO è strettamente relazionata al tema del libero arbitrio; come osserva lo stesso Neo, se il futuro fosse davvero prevedibile, allora la possibilità di scelta per gli esseri umani si ridurrebbe a zero, quindi anche la responsabilità, il merito e la colpa. Questo problema, molto dibattuto ma riguardo al quale è impossibile giungere ad una risposta definitiva, chiama in causa numerosi filosofi e letterati, in effetti il determinismo si fonda su due assunti:1)tutto ciò che accade ha una causa; 2) la causa lo rende inevitabile allora dove va a finire il libero arbitrio? Ecco le diverse posizioni di due filosofi:
Laplace secondo il quale se noi conoscessimo la posizione di ogni atomo in un determinato momento potremmo predire l’istante successivo, se un demone onnisciente potesse attimo per attimo conoscere tutte questa posizioni, potrebbe prevedere il futuro per sempre (affermazione contraddetta dal principio di indeterminazione di Eisemberg e da molte scoperte della fisica quantistica)
Hume è invece radicalmente scettico e sostiene che l’unica cosa che noi possiamo affermare con certezza è che se il futuro continuerà come il passato, ad un certo fatto ne seguirà un altro (lascio andare le chiavi, cadono a terra). Questa è l’unica cosa che si può affermare riguardo alla causalità.
C’è tuttavia un modo in cui noi possiamo “far accadere le cose”, si chiama volontà
Schopenhauer Il mondo come volontà e come rappresentazione la base dell’esperienza umana è la volontà, è la sola cosa che noi possiamo davvero dominare. Al di fuori del mondo della percezione c’è il vero mondo; ciò che esternamente sembra causa ed effetto è prodotto di una volontà più vasta.

CONCLUSIONI
La trilogia termina con la morte di Trinity e quella presunta di Neo che sacrificano se stessi nel tentativo di salvare il mondo. Essi rappresentano la completezza dell’essere umano che si realizza nell’amore e nella donazione reciproche, accettano di essere distrutti per salvare il mondo (l’eletto, figura cristologia cara al cinema americano, nb la posizione di croce assunta dal protagonista nell’ultima parte del film). La salvezza del mondo non verrà tuttavia dal semplice annientamento dell’avversario, bensì dal fatto che Neo, essendo da lui assimilato, lo invaderà e lo trasformerà dall’interno. Il bene non distruggerà i suoi avversari, li porterà alla luce, li farà rinascere. Morendo, Neo offre se stesso alle macchine, in qualche modo porta un messaggio (logos, nome della sua nave = parola) di pace e riesce a trasmetterlo producendo una rigenerazione. In questo modo il programma-bambina riuscirà a far nascere un mondo nuovo. In una sorta di visione apocalittica, il mondo viene creato, poi distrutto ma dalla sua distruzione nascerà un nuovo mondo, una Gerusalemme Celeste, come si vede nelle ultime scene dell’Apocalisse di San Giovanni.

POSTMODERNO O POSTMODERNISTA? Se ripensiamo alle considerazioni di Luperini, la trilogia ad un primo esame ci appare postmoderno e non postmodernista, soprattutto se consideriamo solo il primo film. Se però consideriamo le cose da un altro punto di vista, la divisione “dentro Matrix = male, cattivo” quindi “Matrix cattiva / “fuori Matrix = bene, giustizia, positività” quindi mondo esterno buono ci accorgiamo che si tratta di un concetto semplicistico. Il mondo esterno non è evidentemente tutto buono, a giudicare dal fatto che è stato distrutto da una guerra dovuta all’egoismo delle macchine ma anche degli uomini (vedi la mitologia precedente al film), nel mondo di Matrix ci sono anche valori positivi, rappresentati ad esempio dal programma-bambina, capace di rigenerare il programma di Matrix e renderlo un mondo migliore oppure dall’oracolo, che aiuta i ribelli e si oppone a Smith. Dunque, ancora una volta, la comprensione della realtà non è semplice e non può essere giudicata con criteri semplicistici.
Forse sarà possibile un mondo in cui uomini, macchine e programmi potranno lavorare insieme ad un progetto di interesse comune. Allora forse l’ingresso e l’uscita volontaria da Matrix non sarà più solo privilegio di pochi e le macchine cercheranno altre fonti di energia, magari in quel sole che, oscurato in tutta la trilogia, potrebbe tornare a splendere (metafora abusata ma tutto sommato pertinente).
FONTI: “Le radici di Matrix” in “Matrix experience” dvd – Luperini – Castaldi – Marchiani – Marchese – Donnarumma La scrittura e l’interpretazione Palombo Editore