Cinema e guerra – considerazioni generali

Appunti tratti da:

Se muori ti ammazzo – Introduzione al cinema di guerra americano di Maurizio Francesconi

Prima Guerra Mondiale
  I film bellici rispecchiano la divisione dell’opinione pubblica americana tra interventisti e isolazionisti. Alla fine, con la dichiarazione di guerra del 5 aprile 1917, tutti i film pacifisti vennero messi al bando. Dopo una crisi nel dopoguerra, il war-movie riacquista popolarità grazie al realismo nel descrivere la vita di trincea. La grande parata (The Great Parade, 1925) di King Vidor è importante nello sviluppo del genere perché introduce la tripartizione addestramento,–battesimo del fuoco, –acquisizione di una nuova coscienza, vero topos del genere. Nasce anche l’’air-movie con Ali (Wings, 1926) di William Wellman, e All’Ovest niente di nuovo (All Quiet on the Western Front, 1930) di Lewis Milestone è l’’archetipo del film antimilitarista. Con il New Deal roosveltiano il genere conosce un forte calo di popolarità.
Seconda Guerra Mondiale. L’intervento americano è fortemente sostenuto dall’accordo tra Roosevelt (che chiude un occhio sul codice Hays) e le Majors. “Tra il 1942 e il 1945 – scrive Francesconi – vennero prodotti circa cinquecento film a carattere bellico, quasi il trenta per cento della produzione hollywoodiana”. Nascono sottofiloni dedicati ai totalitarismi europei (Germania e Spagna), che celebrano il coraggio di inglesi e francesi, ma il filone più rappresentativo è quello legato alla guerra nel Pacifico contro i cosiddetti japs (musi gialli) giapponesi. Dopo la resa giapponese, cessa l’urgenza propagandistica, e il war-movie si permette di evidenziare i danni della guerra sugli individui. Si comincia a parlare anche di “guerra fredda”, dopo che la Russia fa intendere che i confini di influenza degli accordi di Yalta non sono di suo gradimento.
Periodo che va dal 25 giugno 1950, data in cui le forze nordcoreane oltrepassano il 38° parallelo, e il coinvolgimento militare americano in Vietnam.
È anche il periodo che segna il tramonto del genere. Si evidenzia, tranne poche eccezioni, il ritorno del clima celebrativo nel war-movie, gli ex nemici tedeschi e giapponesi vengono umanizzati, Rommel è l’eroe teutonico per eccellenza e La volpe del deserto (The Desert Fox, 1951) di Henry Hataway fu tacciato di filonazismo. Nel contempo si evidenzia una situazione socio-politica confusa che sfocerà nelle persecuzioni maccartiste guidate da abili demagoghi che paventano il pericolo comunista: è la guerra fredda che determina una revisione del genere verso una dimensione più realistica e articolata e meno artefatta e manichea. “[…] privilegiando i personaggi all’azione – scrive Francesconi – la rappresentazione della guerra diventa così quella della follia dell’uomo e sua autodistruzione” con i film di Robert Aldrich, Stanley Kubrick, Samuel Fuller, Edward Dmytryk, Richard Fleischer.
Negli anni Sessanta il genere attraversa una profonda crisi legata al poco amato conflitto in Vietnam, da cui Hollywood si tiene lontano. Da una parte episodici, stereotipati kolossal all stars, dall’altra la spettacolarizzazione della violenza con sottesa, forte valenza critica antimilitarista. Nasce la figura del reduce e i suoi problemi di reinserimento, una situazione classica del viet-movie (e non solo) degli anni Settanta e Ottanta.

Estratto da “http://it.wikipedia.org/wiki/Film_propagandistico”
Per film propagandistico si intende un’opera cinematografica il cui scopo è quello di avvalersi della potenza del mezzo visivo per colpire l’immaginazione degli spettatori e convincerli ad appoggiare una determinata tesi, ad esempio nel campo politico o religioso.
Questa tecnica di convincimento si è avvalsa in tempi relativamente più recenti anche della televisione.

È significativo notare come l’uso del cinema, primo effettivo mezzo di comunicazione di massa, affermatosi agli inizi del XX secolo, è avvenuto inizialmente in quei paesi in cui in cui i regimi totalitari al governo avevano il completo controllo dei mezzi di comunicazione.
L’epoca del muto (1895-1929) [modifica]
Nel cinema delle origini i film di propaganda sono filmati di tipo documentaristico che tendono a qualificare personalità pubbliche e le loro azioni. Durante la Prima guerra mondiale per motivazioni strategiche gli eserciti si guardarono bene dal creare filmati che potessero poi cadere in mani nemiche. Nel cinema italiano c’è un film comico-patriottico intitolato Maciste alpino (1914) che racconta le avventure belliche sopra le righe, senza mai calcare la mano sulla violenza effettiva della guerra.

Durante i primi anni del fascismo, il duce non dette molta importanza alla leva del cinema.
Il sonoro e la Seconda guerra mondiale (1929 – 1945) [modifica]
Urss Forse è il Paese, con gli USA e l’Italia fascista, ad avere una chiara coscienza del potere persuasivo del cinema. Scuole come quelle di Ejzenstejn e Pudovkin, e in minima parte Vertov, hanno chiaro il fine politico che Stalin vuole dare al cinema. Nonostante il potere censorio del dittatore, nascono film di Ejzenstejn quali Ottobre, La corazzata Potemkin e i più espliciti Aleksander Nevskij e Ivan Il Terribile dietro i quali spuntavano i baffi di Stalin.

USA Gli Stati Uniti scatenano Hollywood. I più importanti registi (Frank Capra e John Ford in testa) sfornano film di propaganda a favore dell’entrata in guerra della potenza: in ballo c’è la libertà dell’Europa ma non solo.
Germania nazista e Italia fascista [modifica]
Il cinema è stato un punto culminante per la propaganda nazista e fascista. Prima di assistere alla visione del film, i cittadini dovevano vedere filmati inneggianti al duce o al führer (“la guida”).

La tematica più ricorrente a questo tipo di propaganda, era il mito bellico e l’elogio al patriottismo. Il caso più eclatante, con contenuti estetici certamente alti, seppur eticamente discutibili, di film propagandistico è rappresentato dall’opera di Leni Riefenstahl (fino ad allora attrice e regista di film “di montagna”).

L’acme della sua opera, o perlomeno, il risultato più celebre è Olympia, il film sulle Olimpiadi di Berlino del 1936. Però è nel Trionfo della volontà (1934),un film documentario sul congresso di Norimberga ad un anno dalla presa del potere, che la Riefenstahl crea una vera e propria estetica del nazismo, con l’esaltazione della figura del Führer ottenuta con mezzi prettamente cinematografici (inquadratura, montaggio, ecc.).

L’apporto della Riefenstahl era tenuto in grande considerazione da Hitler e da Joseph Goebbels, ministro e responsabile del Terzo Reich per quanto riguarda la comunicazione di massa.

In Italia, con l’avvento del sonoro, il regime cambiò opinione sul cinema che divenne “l’arma più forte”; soprattutto i cinegiornali divennero l’eco visiva delle imprese del duce. Ma è con la guerra che i film a carattere militare o politico aumentano, anche se non sono numerosi.
Dal secondo dopoguerra al giorno d’oggi (1946-2005)
In Italia, come nei paesi europei occidentali, la propaganda ebbe sempre meno presa e senso. Le nascenti democrazie si impongono di lasciare questo mezzo al passato, si tende comunque a delegare al documentario gli aspetti di informazione e persuasione.

Un paese che fa uso massiccio di propaganda patriottica è ancora oggi rappresentato dagli USA. L’aspetto è mitigato dall’azione (sono film di fantascienza, spionaggio, horror, pugilato…) ma i messaggi sono evidenti. Una recrudescenza è stata data dall’attentato alle Torri Gemelle del 2001.

Altri appunti da varie fonti su guerra e cinema

CINEMA E GUERRA

(Aimeri, Frasca, Manuale dei generi cinematografici)
Prima Guerra Mondiale nei film di propaganda i Tedeschi sono presentati come feroci assassini; dal punto di vista spettacolare iniziano le scene di duelli aerei, che avranno molta fortuna. Nasce il personaggio del reduce, dell’uomo traumatizzato dagli orrori della guerra.
Negli anni Trenta il processo di demitizzazione continua, la guerra mostra il suo lato meno eroico
Durante la Seconda Guerra Mondiale le produzioni hollywoodiane sono controllate affinché creino il consenso; il cinema deve aiutare lo sforzo bellico; rappresentante di questa cinematografia è il regista italoamericano Frank Capra. La cinematografia interpreta questa guerra tenendo conto di saldi valori come la democrazia e la giustizia, i film non rivelano dubbi: è una guerra giusta.

Con la guerra di Corea, e a maggior ragione quella del Vietnam, si insinua il dubbio che “noi non siamo i buoni”, la guerra diventa allucinazione, crudeltà gratuita e la dimensione di lotta personale prevale su quella di lotta corale, epica. In queste condizioni prevale la logica del “si salvi chi può” sulla solidarietà e compattezza del gruppo.

Il War Film è basato sull’antitesi: guerra/pace; civiltà/crudeltà questa antitesi è sempre ben presente nei film sulla Seconda Guerra Mondiale: americano civile, leale; tedesco crudele e disciplinato; giapponese infido e fanatico. In questi film il gruppo dei soldati americani riproduce la struttura familiare e sociale: un ufficiale più anziano (figura paterna) comanda con equilibrio e senso di responsabilità un gruppo di soldati in cui si trovano diversi componenti della società americana: bianchi, neri, italoamenricani o latini, in tempi più recenti indiani, ebrei, donne. I soldati, almeno quelli buoni, sono disposti al sacrificio e la morte non è rappresentata direttamente nella sua crudeltà, essa assume una dimensione epica e collettiva: lo spettatore non si sente abbandonato dall’eroe morto perché ce ne sono altri. Esisteva un’indicazione precisa di non terrorizzare il pubblico.

La comparsa dell’’orrore (parola ripetuta dal folle colonnello Kurtz nel film Apocalypse Now) nei film di guerra risale ad anni successivi, quando la guerra del Vietnam verrà trattata nei termini in cui si è detto sopra, ha condizionato però i film più recenti sulla SGM come Salvate il soldato Ryan.
Stile e convenzioni del film di guerra
E’ un evento tragico ma spettacolare: scoppi, lampi, macchine da guerra, combattimenti
Il fuoco diventa un elemento simbolico, immagine della distruzione, utilizzato anche al di là della necessità (Ap.Now)

CARRELLATA, PANORAMICA cifra stilistica dei film di movimento (sbarco in Normandia), dimensione epica, il singolo non conta VS
PIANI RAVVICINATI DEI SOLDATI evidenziano le sofferenze e la paura dei singoli, dimensione individuale.