Riflessioni sul rapporto tra religione e coscienza

  • Ciascuno deve avere dei principi morali (anche filosofici e / o religiosi, se vuole, se è credente) in base ai quali regolare la sua vita in modo da fare ciò che nella sua coscienza ritiene lecito, giusto e/o buono, non limitarsi a considerare il suo interesse materiale vivendo in modo animalesco.
  • Chi si è creato questi principi, facendo riferimento a qualunque forma di cultura, filosofia, scienza,  religione e li segue in buona fede in modo non violento e rispettoso delle esigenze degli altri, qualunque sia l’etichetta che si mette addosso (o che gli altri gli mettono addosso), fa bene. Non devono essere semplici parole o cerimonie, piuttosto si deve cercare di mettere in pratica quello che si è letto in questi testi (qualunque essi siano).
  • TUTTE le religioni istituzionalizzate ( spesso anche i partiti politici e l’opinione comune, molte volte viziata dal pregiudizio),  in un modo o nell’altro,  chi più chi meno, sono rigide cioè hanno difficoltà ad adattare il loro credo ai cambiamenti della società e spesso mettono veti oppure condannano comportamenti e persone a prescindere da ogni considerazione di carattere pratico o umano (contraccettivi, situazioni di fine vita, omosessuali…). Ricordiamo anche che spesso le religioni impongono di credere cose che in realtà non si trovano nei testi sacri e sono piuttosto frutto di tradizioni sociali consolidate o di riflessioni e indicazioni di persone vissute dopo al fondatore della religione.
  • In tutte le religioni istituzionalizzate esistono anche persone di mentalità più aperta che non assumono posizioni così intransigenti oppure difendono  idee radicalmente alternative; si tratta di solito di persone che operano a contatto con realtà diverse da quelle ordinarie o per motivi sociali o per motivi filosofici (lotta contro la povertà, le dipendenze, la criminalità, assistenza a poveri o  ammalati, condivisione di esperienze di dialogo interreligioso)
  • Di fronte a questa situazione si può uscire da un ambito religioso preciso se non ci si sente più in sintonia con i suoi principi.
  • Si può però anche scegliere di rimanere, accettando alcuni aspetti e non altri di quello che viene proposto.
  • Sarebbe però bene rendere espliciti i propri dubbi, anche se questo non è sempre facile perchè si può andare incontro a critiche, incomprensioni e qualche volta emarginazione.
  • Nonostante questo, fare anche solo qualche piccolo sforzo nel senso della trasparenza può aiutare la comunità a crescere, ad andare avanti  e far sentire meno soli quelli che si trovano in minoranza (purtroppo spesso le minoranze non vedono rispettato il loro diritto ad esistere e a farsi sentire).
  • Chi si sente escluso per qualunque ragione, comprensibilmente soffre, può però consolarsi pensando che la cosa importante non sono le formalità, ma i sentimenti e le intenzioni. Se questi sono orientati verso quello che, in buona fede, si crede essere il bene, daranno buoni frutti anche se in un contesto che non è esattamente quello che si desidererebbe.
  • Sentirsi “fuori contesto” capita a tutti nell’arco della vita (per molti questo accade quotidianamente) e nel corso della storia, ad un sacco di gente è andata peggio che a noi (eretici, omosessuali, cosiddette streghe, ebrei, neri…..).