Psicoanalisi e letteratura

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Le ultime pagine contengono indicazioni su come evitare di ricorrere allo psicoanalista e consigli su come evitare i pensieri disfunzionali.

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CONTESTO STORICO SOCIALE
E TEORIE DI FREUD

Credo che questo sia essenziale all’esperienza analitica: il rendersi conto che, persino quando il soggetto dice qualcosa di folle, di incoerente, abbiamo i mezzi per capire il desiderio che si esprime in tutto ciò. Altrimenti, se il desiderio si potesse esprimere, non avrebbe bisogno del sintomo. Il sintomo isterico od ossessivo, il sintomo nevrotico o perverso o psicotico, nasce da conflitti la cui gravità è variabile: ma in tutti questi casi il desiderio è impedito, e può giungere ad esprimersi solo in questa forma, in quella formazione di compromesso qual è il sintomo. Dato che il desiderio è proibito, esso deve trovare una modalità di espressione che non sia diretta (P.L. Assoun, Freud e l’isteria, intervista, 1994)

 

LETTERATURA E ARTE

Non è un caso se la psicoanalisi riguarda le scienze sociali, la filosofia

, l’arte, la concezione della cultura: essa ha infatti provocato una

rivoluzione “antropologica”. (P.L. Assoun, Freud e l’isteria, intervista,

1994)

Le arti figurative sono passibili di interpretazione psicoanalitica come

se  fossero sogni. Nel corso del tempo hanno usato varie forme

di allegoria e di simboli; in particolare dal punto di vista simbolico

acquistano particolare significato quelle del periodo romantico.

Nel corso del Novecento la psicanalisi ha influenzato l’arte sotto

Molti punti di vista, in particolare la corrente della pittura metafisica

Di cui Giorgio de Chirico è un grande rappresentante.

In moltissime opere sono presenti i meccanismi di distorsione del

reale che la psicanalisi interpreta come i messaggi dell’inconscio

che si manifestano nel sogno (vedi sotto)

ac

Thomas Cole | Expulsion – Moon and Firelight

Acqua e fuoco sono spesso immagini che nascondono significati inconscio

Anche la luna ritorna come elemento simbolico che di solito allude alla nascita o alla

rinascita (Ciaula scopre la luna)

Studi sull’isteria 

A partire dal 1885 F collabora con Charcot, insigne medico fondatore della scuola della Salpetriere  che lui ammirava molto. C era noto per i suoi studi sull’ipnosi che aveva utilizzato nel trattamento di pazienti isteriche. Anche l’amico e collega J. Breuer si serviva dell’ipnosi  per il trattamento delle pazienti isteriche e fu lui a fornire a F il resoconto di un’esperienza clinica, quella della paziente Anna O, in base alla quale F iniziò ad elaborare la teorie della psicanalisi.

ISTERIA malattia ritenuta fino a fine ‘800  esclusivamente femminile che presentava come sintomo il blocco di certe funzioni come la capacità di vedere, camminare, parlare oppure frequenti svenimenti o anche crisi di agitazione violenta. Conosciuta da molti secoli, è stata attribuita a possessione demoniaca, passione incontrollata, furor uterinus cioè malattie dell’apparato riproduttivo femminile; successivamente, chiarito il fatto che l’utero in quanto organo non c’entra, la si è attribuita alla fragilità del sistema nervoso femminile che reagirebbe così a comportamenti non femminili (cioè desiderio di studio, lavoro, viaggi, sport…). Al giorno d’oggi è molto meno diffusa.

Psichiatria di fine ‘800 e isteria

La psichiatria di fine ‘800, fortemente influenzata dal positivismo, spiegava i processi psichici come conseguenze di patologie organiche, la malattia mentale veniva cioè ridotta sostanzialmente ad una malattia organica. Ad esempio le cause dei sintomi manifestati dalle isteriche venivano attribuite a malfunzionamenti dell’apparato riproduttivo femminile (hysteron in greco significa utero). Col progredire degli studi ci si rese conto del fatto che le malattie mentali possono avere cause esclusivamente psicologiche, perché non si è riusciti a individuare precisi e stabili rapporti tra sintomo e causa, ad esempio alcune isteriche non avevano affatto l’utero malato, quando poi questi sintomi vennero riscontrati anche in alcuni uomini, il collegamento tra isteria e utero perse credibilità. C. e F. intuirono che la sessualità aveva attinenza con questa malattia,  i  cui sintomi non hanno a che veder con cause organiche, ma mentre C continuò a ritenerla effetto di simulazione, F intuì che gli strumenti di cui la scienza disponeva, ipnosi compresa, (*) non erano adeguati per trovare una spiegazione convincente. A questo proposito occorre forse ricordare che quel che viene chiamato “sintomo”, in psicoanalisi, non è – come in medicina – una lesione o una disfunzione di un organo, di una funzione fisiologica; è piuttosto una formazione inconscia, e da questo punto di vista possiamo dire che è un vero e proprio conflitto. Quindi, un sintomo dice sempre qualcosa di vero. Freud afferma spesso che la nevrosi non dice mai nulla di stupido. (P.L. Assoun, Freud e l’isteria, intervista, 1994)

Studiando l’isteria, in particolare il caso della paziente Anna O., F elaborò alcuni importanti elementi della sua teoria, il concetto di processi psichici inconsci (più tardi si arriverà alla definizione dell’inconscio come parte della psiche umana di cui l’io non è consapevole) (l’esistenza dei quali era già stata intuita precedentmente) e il concetto di rimozione. Il soggetto isterico cioè ha occultato alla propria coscienza il ricordo di un fatto o di una fantasia o di un desiderio che ritiene inaccettabile alla propria moralità ma esso torna a tormentarlo sotto forma di sintomo. Per capire come questo possa accadere, apriamo una breve parentesi sul contesto storico, sociale e culturale in cui si muovevano F e i suoi pazienti, in particolare le donne.

La Vienna di fine ‘800 era capitale di un impero in disfacimento, in cui l’alta borghesia lottava per trovar spazio accanto alla nobiltà, il proletariato si stava organizzando nel partito socialdemocratico e la piccola borghesia si sentiva tagliata fuori da ogni ruolo sociale di rilievo (impiegati, modesti funzionari statali) Al rigido formalismo delle cerimonie e delle pratiche burocratiche faceva riscontro la perdita dell’identità storica e culturale, rappresentata dal contrasto sociale e culturale tra la componente germanofona e quella di etnia slava. In questo contesto operano grandi artisti, ma alla fioritura letteraria e pittorica non corrisponde la capacità di risolvere i problemi. Cioè l’Austria sa contemplare i suoi problemi ma non risolverli, è cioè una nazione “inetta” e al pari delle isteriche freudiane soffre di ricordi dei suoi tempi migliori ai quali si aggrappa senza saper affrontare la realtà. (crisi certezze)

Morale sessuale e famiglia Nessun ambiente più rigido e repressivo dell’Austria dell’epoca: il marito è capofamiglia indiscusso e indiscutibile, la donna è moglie madre e guai se pensa di poter far altro, il bambino è una creatura la cui educazione ha successo solo se riesce a inculcargli l’assoluta obbedienza al modello sociale del buon borghese di cui i suoi genitori sono brillanti esempi. La donna poi deve essere un angelo asessuato custode del focolare, cioè deve avere rapporti sessuali senza provare piacere solo per mettere al mondo numerosi figli, reprimere ogni desiderio sessuale e qualsiasi tentativo di emancipazione. Vale l’equazione donna = utero + ovaie e se questi si ammalano, ecco i sintomi isterici. Se una donna rifiuta questo ruolo, non le resta altro che quello della prostituta oppure di vampiro, dark lady, donna diabolica e fonte di corruzione per gli uomini che si lasciano sedurre.

I maschi stanno forse meglio? Per molti aspetti sì, perché non hanno preclusione di carriera e non devono subire pregiudizi ma la loro condizione non è del tutto felice e priva di difficoltà. Su di loro ricadono infatti pesi educativi schiaccianti: devono in ogni momento saper dimostrare di essere all’altezza del padre, si sentono in competizione con lui, spesso con l’intuizione che toccherà a loro soccombere di fronte ad un così luminoso esempio. Se è vero che hanno schiere di prostitute a loro disposizione (40.000 nella Vienna di fine secolo) subiscono una crociata contro la masturbazione che prospetta loro terribili conseguenze-punizioni ovviamente tutte false (deperimento, cecità, pazzia ; i più piccoli venivano minacciati di castrazione); molti sintomi manifestati dagli uomini provengono dalla violazione di questi divieti.
Freud e il suo cane

Il caso di Anna O

Ventenne colta e intelligente, soffre di paralisi motoria, turbe della vista e dell’udito, tosse, confusione, afasia, anoressia. Sotto ipnosi ha rivelato che durante il periodo in cui doveva assistere il padre malato compito che le aveva imposto molti sacrifici personali, aveva provato sentimenti di rabbia e disgusto. Quando Anna è riuscita a rivivere le emozioni provate allora e i disturbi sono scomparsi.  Breuer ha interrotto la terapia, spaventato dalla reciproca dipendenza affettiva che si era creata con la paziente e, pur individuando l’origine psicologica dei disturbi, non ha creduto possibile estendere questa terapia ad altri casi né formulare ipotesi esplicative. Freud invece si è convinto del fatto che ciò che è accaduto ad Anna può spiegare tutte le forme di isteria ed ha formulato una teoria sul funzionamento della psiche umana (non solo quella degli isterici)

I sintomi degli isterici nascono secondo F dal ricordo di pensieri, rappresentazioni, desideri che vengono relegati in una parte della nostra psiche chiamata poi inconscio perché ritenuti moralmente inaccettabili. Essi però non svaniscono, ma esigono in qualche modo di essere considerati, soddisfatti ripresentandosi sotto forma di sintomi nevrotici (F li chiama formazioni di compromesso) cioè disagi fisici e psichici che in questi materiali rimossi non in alterazioni organiche hanno la loro origine. Ecco perché gli isterici non sono ammalati. I sintomi tentano dunque di soddisfare i desideri e i pensieri repressi, sia la coscienza che tenta di reprimerli.

Questi conflitti condizionano anche l’agire dei  soggetti “sani” ma in loro non sono così forti da generare sintomi, ecco dunque che la diversità tra sano e malato non è più netta e ben delineata, ma è forse una questione di “quantità” di forza del conflitto più che di qualità dell’individuo.

L’inconscio per F non è quell’abisso insondabile che era per i romantici, esso ha un suo linguaggio che può essere compreso, ma serve una metodologia particolare che possa renderlo intelleggibile, raggiungendo così un obiettivo che per lui è sia conoscitivo sia terapeutico.

,

Diversamente che nell’ipnosi, nella psicoterapia il paziente è vigile, disteso su un lettino in  penombra, non vede in faccia l’analista  e deve comunicare, senza sottoporre a critica, tutto quello che gli viene in mente. Ad un certo punto il discorso si blocca, emerge quindi una resistenza, cioè si rivela la presenza della censura inconscia e dei suoi meccanismi di difesa.

Con l’associazione delle immagini e altre metodologie lo psicoanalista deve aggirare questo meccanismo di difesa, smascherarlo, portarlo alla luce anche se si tratta di rivelare aspetti imbarazzanti della vita e del pensiero del paziente (ANALOGO IL COMPITO DELLA VOCE NARRANTE NEI PRIMI DUE ROMANZI DI SVEVO).

(PARAGONE DELLO SPETTATORE RUMOROSO)

Importante da questo punto di vista è il transfert (positivo/negativo) cioè il fraintendimento a livello inconscio del presente col passato e la riedizione di sentimenti di amore/odio nei confronti di persone del passato (solitamente i genitori) nei confronti di una persona presente (solitamente l’analista). Se il transfert è positivo, il paziente collabora e cerca la guarigione per compiacere l’analista, diversamente il processo di guarigione si può bloccare. In questo caso il transfert è una forma di resistenza alla cura , ma anche in caso di transfert positivo si può realizzare una resistenza se il rapporto con l’analista è piacevole e il paziente inconsciamente non desidera guarire. Secondo F lo psicoanalista non si deve lasciar coinvolgere emotivamente né deve manifestare le sue emozioni al paziente. La relazione terapeuta/cliente è dunque una relazione complicata che tocca gli aspetti più profondi della psiche di entrambi.


Il divano dello studio di Freud

Il complesso di Edipo

Suscitando grande scandalo, nei suoi Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), Freud ipotizza il fatto che la sessualità umana inizi ad agire fin dalla primissima infanzia, ma in modi molto diversi da come funziona negli adulti. Essa si organizza intorno alla ricerca del piacere ottenuto  su due zone erogene che vengono successivamente investite dalla libido, cioè dall’energia sessuale (bocca e ano) per poi fissarsi sulla zona genitale anche se  il piccolo non sa ancora come funziona la sessualità. Inizia così la fase edipica, durante la quale i bambini mostrano forte attaccamento nei confronti del genitore di sesso diverso, mentre sentono il genitore del proprio sesso come un rivale. Per quanto riguarda il maschio, egli teme la competizione col padre, che è più forte di lui e quindi una (simbolica) castrazione; a questo punto egli finirà per allearsi con lui nel tentativo di evitare la competizione e la punizione così si identificherà con lui e ne assumerà i comportamenti. Se questo processo non viene disturbato, si forma la personalità di un maschio eterosessuale.

E la bambina? Al timore della castrazione si sostituisce l’astio nei confronti della madre che non l’ha generata maschio (invidia del pene, si veda il paragrafo su Sibilla Aleramo e Simone de Beauvoir) e desidera compensare questa mancanza generando un figlio. Ecco che si sviluppa la personalità della femmina eterosessuale che però non riuscirà mai a superare questa invidia ed è destinata a rimanere per sempre psicologicamente oltre che muscolarmente in feriore ai maschi (grazie, Freud!). A questo punto, intorno ai sei anni, generata la futura sessualità etero (se tutto è andato bene), il desiderio sessuale entra in fase di latenza, cioè apparentemente scompare fino a manifestarsi di nuovo a partire dall’adolescenza. Il periodo di latenza serve a placare la spinta pulsionale, consentendo al bambino di inserirsi nella vita sociale e di accettare l’educazione, mentre le fantasie legate alle fasi infantili continueranno a esercitare la loro influenza a livello inconscio mentre a livello cosciente l’essere umano proverà attrazione per l’altro sesso.

Le esperienze del bambino nei primi sei anni di vita  dunque lasciano profonde tracce nella vita psichica futura,m la condizionano sostanzialmente.

E’ sorprendente il fatto che Freud, il quale si era dimostrato acuto nell’intuire le cause delle sofferenze delle pazienti isteriche non intuisca (o comunque trascuri) la natura simbolica dell’invidia del pene che nasconde in realtà il desiderio di diritti negati come l’ accesso allo studio, al lavoro e la pari dignità rispetto ai maschi. Certamente sotto questo aspetto risentì delle convinzioni della sua epoca.

IL FUNZIONAMENTO DELL’APPARATO PSICHICO

Studiando i casi patologici Freud formulò alcune ipotesi sul funzionamento dell’apparato psichico “normale” assumendo tre diversi punti di vista : l’ordine dinamico, l’ordine economico e l’ordine topico: il primo considera l’interazione tra le forze che agiscono nella psiche, il secondo come le energie psichiche si “spostino” da un desiderio all’altro, il terzo illustra con una metafora di tipo spaziale le componenti della psiche.

Punto di vista dinamico la mente è per Freud un campo di forze contrastanti o pulsioni che però  opera per ridurre al minimo le tensioni al suo interno. La pulsione è un fenomeno che segna il confine tra ciò che è psichico e ciò che è somatico perché causa uno stato di eccitazione. Il soggetto la percepisce come sofferenza finchè non riesce a soddisfarla, ma non per tutte le pulsioni è possibile l’appagamento, molte di esse infatti hanno natura sessuale o aggressiva e la loro soddisfazione violerebbe le regole giuridiche e morali della società. Interviene dunque il principio di realtà, volto all’autoconservazione dell’individuo anche mediante l’obbedienza alle regole sociali che nasconde (rimuove) la pulsione contrapponendosi al principio del piacere che la vorrebbe soddisfatta.

Le pulsioni sessuali possono essere soddisfatte anche da oggetti psichici ad esempio il neonato soddisfa il suo desiderio succhiando anche in assenza del latte, cioè lo appaga in modo allucinatorio. Ovviamente l’appagamento dei desideri che soddisfano l’esigenza di autoconservazione (pulsioni di autoconservazione) non può essere esclusivamente allucinatorio, altrimenti l’organismo è in pericolo.

Punto di vista economico le energie psichiche non sono infinite; se si spostano sulle pulsioni di autoconservazione  non ce n’è più per le pulsioni sessuali. Dunque deve esistere nell’individuo sano un equilibrio tra principio del piacere e principio della realtà che si “dividono” in modo accettabile le energie psichiche. Ma è una situazione facile da realizzare?

L’inconscio (v.sotto), il sogno e il pensiero psicotico sono caratterizzati dal libero spostamento dell’energia psichica che si orienta verso l’appagamento del piacere  (processo primario).

Il pensiero vigile, il giudizio, la memoria e il ragionamento sono invece settori in cui le energie psichiche sono indirizzate verso precisi oggetti e quindi le pulsioni sono governate e anche ostacolate dal processo secondario che sposta le energie su oggetti desiderabili, accettabili.

Il processo secondario subentra a quello primario man mano che il bambino cresce, ma non lo sostituirà mai del tutto lasciando spazio al sogno, alla fantasia, al gioco e alla creazione artistica (meno male).

LA PRIMA E LA SECONDA TOPICA

L’ordine topico è tale solo in senso metaforico, non si parla infatti di “luoghi” fisici ma di “parti” della psiche umana.

F ne elabora due, una all’inizio del secolo e l’altra alla fine degli anni dieci.

Prima topica: conscio, preconscio, inconscio

Inconscio= luogo del rimosso, di tutto ciò che non può emergere alla coscienza, fin dalle prime esperienze infantili cariche di significati sessuali. L’inconscio non obbedisce al principio di non contraddizione, è il luogo in cui l’energia psichica si muove senza vincoli , è governato dal principio di piacere, non riconosce il movimento lineare del tempo e sostituisce la realtà esterna con la realtà psichica. Il suo linguaggio è cioè diverso da quello della nostra parte cosciente, deve essere interpretato

Preconscio= schermo tra conscio e inconscio contiene pensieri e parole che possono accedere alla coscienza anche se non lo sono ancora (cioè non sono state rimosse).

Conscio=il conscio riceve informazione e stimoli sia dall’esterno sia dall’interno              e i suoi contenuti derivano dall’interazione di questi dati. E’ regolato dal principio di realtà e al processo secondario ma i dati che contiene possono avere “colorazioni” emotive differenti a seconda del rapporto con ciò che è inconscio.

Seconda topica: Es, Io, Super-Io non è del tutto sovrapponibile alla prima (se non consisterebbe in un semplice cambiamento di nomi). Consiste in una sorta di “personalizzazione” delle componenti psichiche.

Es = luogo del rimosso + tutto ciò che nella psiche umana è impersonale, ereditario, istintivo. E’ una zona  che sta al di là della razionalità e delle concezioni di spazio e tempo spesso in conflitto con la razionalità dell’io.

Io = non è esattamente sovrapponibile al conscio. Nel bambino piccolo coincide con l’Es, poi lentamente è come se una parte dell’Es, a contatto col mondo esterno realizzato tramite i sensi, si modificasse. Importantissima è la relazione con i genitori, amorevole ma anche conflittuale, attraverso il quale l’Io prende coscienza di sé e impara a riconoscersi e a rivolgere verso di sé l’amore che in un primo tempo rivolgeva alle figure parentali.

Super-Io: giudice e censore dell’io, è un’istanza che nega la possibilità di soddisfare desideri in contrasto con le norme morali, come se il soggetto avesse interiorizzato norme e divieti imposti dagli adulti (genitori, insegnanti, autorità politiche, militari, leggi…) che derivano dall’originario complesso di Edipo. Nulla gli sfugge; in alcuni individui diventa tirannico e impositivo; se prevale è fonte di sensi di colpa e complessi di inferiorità. In condizioni normali lo percepiamo  ad esempio nella censura dei sogni.

AL DI LA’ DEL PRINCIPIO DI PIACERE

Dopo la Prima Guerra Mondiale F  osservò numerose “nevrosi di guerra” ed ebbe occasione di riflettere su casi in cui dei soggetti presentavano una coazione a ripetere comportamenti che fanno rivivere esperienze dolorose. Non ci sarebbe cioè in questi comportamenti appagamento di desiderio, quanto piuttosto quella a ripristinare una condizione di pace assoluta, placare ogni possibile stato di tensione come accadeva quando si era nel ventre materno- Si tratta cioè di una pulsione di morte (principio del Nirvana), come se esistesse una tendenza a regredire verso uno stato di inconsapevolezza, verso l’inorganico dal quale siamo sorti.

Non c’è contraddizione col principio di piacere o le pulsioni di autoconservazione, o meglio, si tratterebbe di un conflitto che ciascuno porta dentro fra Eros e Thanatos.

Nella sessualità forze di vita (amore) e forze di morte (aggressività) spesso coesistono e negli individui “sani” raggiungono un certo equilibrio. Talvolta la pulsione di morte soffoca quella di vita e si dispiega in tutta la sua distruttività là dove un Super Io tirannico aggredisce l’Io e lo fa sentire in colpa e inferiore fino ad imporgli l’autodistruzione (suicidio? abuso di sostanze? anoressia? comportamenti a rischio in automobile? …) Anche se la suggestione di questa teoria è forte, molti la ritengono dannosa sul piano della pratica clinica; secondo questi studiosi si tratta di teorie che stanno soltanto sul piano filosofico e speculativo.

IL DISAGIO DELLA CIVILTA

Negli anni Venti’Freud cerca di applicare le sue teorie alla società in generale, giungendo, nell’opera “Il disagio della civiltà” (1929),  a conclusioni pessimistiche. L’uomo si è impadronito della scienza e della tecnica ma in questo modo non è diventato più felice. Il motivo del senso di insoddisfazione è che la costruzione della civiltà si basa sulla repressione delle pulsioni da parte delle istanze normative e repressive affinché le energie psichiche siano rivolte ad oggetti più “nobili”: le attività intellettuali, artistiche, filantropiche. L’uomo però resta una creatura egoista e asociale; già nel 1913, in un’opera più mitologica che scientifica (Totem e tabù) aveva ipotizzato che la nostra società sia ancora profondamente condizionata dalla natura violenta degli esseri umani, liberamente mostrata nell’antichità, prima della nascita della nostra civiltà. quando essi potevano spingere il  conflitto col padre fino ad ucciderlo (tema presente in molti miti).

FREUD E EINSTEIN

Nel dicembre  1926 Freud, recandosi a Berlino per rivedere figli e nipoti, incontrò per la prima volta Einstein e sua moglie andati da lui per fargli visita. Questo fu il commento di Freud in margine a questo colloquio che si era protratto per due ore: «È vivace, sicuro di sé, piacevole. Di psicologia ne capisce quanto me di fisica, tanto che abbiamo avuto una conversazione molto scherzosa» Tuttavia, la credenza diffusa secondo cui Einstein era un grande ammiratore di Freud è erronea, come ha fatto notare A. H. Esterson: in una lettera a uno dei suoi figli nei primi anni trenta[4] Einstein scrisse che non era rimasto convinto dalle opere di Freud e che riteneva i suoi metodi dubbi se non fraudolenti.

Nel 1933 infine, a richiesta della Società delle Nazioni, venne pubblicata una discussione con Einstein sul tema: “Perché la guerra?”. Freud, al contrario di Einstein, dimostrando un profondo pragmatismo affermò l’impossibilità della fine delle guerre, in quanto l’aggressività, fondamento di ogni guerra, è radicata indissolubilmente nell’uomo (Wikipedia)

NOI E LA PSICANALISI:

L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI E LA PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA

L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI

(onirico=del sogno)

Il motore del sogni secondo Freud sono i desideri inconsci, e questo è il pilastro su cui si basa la sua teoria. Tali desideri, appunti inconsci e non accessibili al’io, operano ancora all’interno della psiche umana e durante la notte rafforzano i loro effetti per via della minore attività della coscienza e hanno dunque l’occasione di emergere sotto forma di immagine onirica.

Freud distingue il contenuto manifesto, ovvero la situazione o la scena che appaiono direttamente in sogno, e il contenuto latente, ovvero ciò a cui il sogno nascostamente allude. Freud spiega la differenza col fatto che il sogno rappresenta la soddisfazione di un desiderio spesso inaccettabile all’Io del soggetto, di conseguenza, il contenuto latente viene trasformato in modo da non risultare riconoscibile e eludere in questo modo la censura applicata dal super-Io del soggetto sognante.

Freud inoltre analizza come il sogno tragga origine spesso da residui psichici diurni, cioè da materiale ed impressioni indifferenti o non completamente elaborati, ma che tali residui non sarebbero in grado di portare alla formazione del sogno se questi non si rafforzassero con un desiderio inconscio per lo più infantile, in grado di amplificarlo e portarlo all’attenzione della coscienza.

Uno degli elementi storicamente fondanti della psicanalisi fu proprio lo sviluppo della tecnica della libera associazione, attraverso la quale Freud cercava di raccogliere informazioni sul significato latente dei sogni raccontati dai pazienti.

A cura di  Diego Fusaro
De Chirico Il mistero di una strada

Una via privilegiata per addentrarsi nell’inconscio é per Freud data dall’ interpretazione dei sogni ; la cosiddetta autoanalisi, cioè l’analisi che Freud mise in atto sulla propria persona, fu portata avanti in buona parte sul materiale che i suoi stessi sogni gli offrivano. Nel 1900 appare L’interpretazione dei sogni , che può venir considerata il vero e proprio manifesto della psicoanalisi; stando a Freud, il sogno non é l’inconscio e basta, ma é solo una delle sue manifestazioni, la quale, se opportunamente interpretata, permette di accedere ai contenuti repressi e al modo di lavorare dell’inconscio stesso. Durante il sonno infatti la censura messa in atto dalla coscienza si affievolisce e così l’inconscio, coi suoi desideri rimossi, preme con più intensità e genera tensioni; il sogno, presentando all’immaginazione come realizzati i desideri inconsci, rende possibile la liberazione di queste tensioni: in questo senso, il sogno viene concepito da Freud come l’ ‘ appagamento di un desiderio ‘. Ma questa realizzazione si attua in forma allucinatoria, tramite mascheramenti e deformazioni, effettuate dalla censura della coscienza stessa, che, sebbene affievolita, può ancora dire la sua: il fine di queste deformazioni é di rendere accettabili alla coscienza i contenuti rimossi. In ciò consiste il lavoro onirico . Il sogno ha un contenuto manifesto , quale appare al sognatore che racconta il proprio sogno: esso può risultare incoerente o anche prendere la forma di una storia dotata di una certa coerenza, ma il racconto dei propri sogni fatto dai sognatori é sempre un’elaborazione secondaria, ovvero un rimaneggiamento che porta a renderli, in linea di massima, comprensibili. Il vero significato del sogno non é quindi in questo livello, ma sta nel contenuto latente che é stato trasformato dal lavoro del sogno, dando luogo al contenuto manifesto. Il contenuto latente va allora ricostruito ripercorrendo all’indietro il lavoro svolto dal sogno: e proprio in questo consiste l’ interpretazione dei sogni, che risale dal sogno come risultato finito agli elementi per i quali é stato composto secondo regole e meccanismi specifici. Il sogno infatti non é un fenomeno arbitrario e casuale, che esula totalmente dalla logica, bensì é il risultato di un lavoro dell’inconscio, che lavora secondo una propria logica, diversa da quella della vita conscia che noi

Le procedure del lavoro onirico (= processo di formazione del sogno) vengono classificate sotto quattro grandi titoli:

1. procedure di condensazione
Si tratta di un meccanismo che consiste nella concentrazione di numerosi elementi dei pensieri onirici latenti in un’unica rappresentazione del contenuto manifesto oppure nel fatto che più elementi manifesti rappresentano un solo pensiero latente. Es. una persona luogo o oggetto che somma in sé le caratteristiche di altre persone luoghi o oggetti. Molte

volte ci capita di sognare qualcuno che condensa i tratti di più persone. In questo caso noi diciamo: il volto mi ricorda X mentre i capelli mi ricordano Y. In questo modo abbiamo la riunione di due o più immagini in un’immagine onirica. L’unificazione delle immagini avviene a partire dalla riunione dei tratti che concordano e dall’esclusione di quelli che non concordano

2. procedure di spostamento
L’elemento di valore nei pensieri del sogno non viene preso in considerazione nella formazione del sogno e al suo posto appare un altro elemento, generalmente indifferente.

Per esempio, un sogno in cui appare un uomo anziano in un ruolo molto importante, mentre sappiamo che esso è del tutto indifferente nella vita del sognatore. Grazie all’analisi ci accorgiamo che si tratta di un sostituto della figura paterna; in questo caso c’è stato uno spostamento da una rappresentazione significativa (il padre) appartenente ai pensieri latenti ad una rappresentazione insignificante o secondaria. Abbiamo un’inversione dei valori: l’elemento fondamentale viene escluso a favore di quello meno importante. Si capisce allora che lo spostamento è un ulteriore meccanismo a disposizione della censura.

3. Considerazione della raffigurabilità. Dato che il sogno è composto per lo più da immagini si pone il problema di capire quali sono i mezzi che il sogno utilizza per esprimere i pensieri astratti o i nessi logici Esso usa le immagini che devono essere ritradotte in concetti è cioè nella condizione di un artista che deve rappresentare un nesso logico nel suo quadro. Ad esempio se due immagini sono simultanee ciò può significare che esiste tra di loro un legame logico, come nel quadro della scuola di Atene più personaggi di epoche diverse dipinti insieme  hanno come fattore accomunante quello di essere filosofi.

4. Impiego di simboli Per Freud il simbolo consiste in una idea concreta, di solito una rappresentazione visiva, che viene usata come sostituto per un’altra che invece appartiene all’inconscio. Si tratta di una identificazione stabile basata su un elemento che l’idea inconscia e l’elemento simbolico hanno in comune. Le idee inconsce rappresentate dal simbolo sono soggette a rimozione e non hanno nessuna possibilità di emergere alla coscienza se non per mezzo del simbolo che appare nel sogno senza che il sognatore sia per questo in grado di comprenderne immediatamente il significato. Per Freud esistono dei simboli di valore almeno generale: oggetti appuntiti o armi sono rappresentazioni degli organi genitali maschili; stanze, scatole, recipienti rappresentano invece quelli femminili; l’imperatore, il re o la figura autoritaria maschile o femminile rappresentano di solito i genitori.

Freud analizza poi il significato di certi sogni tipici come quello di non potersi muovere, di essere vestiti in modo inadeguato o nudi, il sogno degli esami…

PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA

A parere di Freud, la censura che impedisce l’emergere alla coscienza di contenuti rimossi opera non solo nel sogno, ma anche in altri comportamenti della vita quotidiana, come nelle amnesie temporanee, per esempio di certe parole, o nei lapsus , in cui una parola viene detta anzichè un’altra, o in determinati gesti automatici o involontari, o, ancora, nei motti di spirito. Per lo più questi sono atti mancati , cioè azioni in cui il risultato apertamente perseguito e solitamente raggiungibile non viene raggiunto, ma é sostituito con un altro atto. Solitamente questi comportamenti sono attribuiti al caso o alla distrazione, cioè ad una riduzione della soglia della coscienza; in realtà per Freud essi sono comprensibili solo ammettendo l’esistenza dell’inconscio. Da essi si può evincere che anche le attività coscienti dell’individuo normale possono essere perturbate dal riaffiorare di contenuti rimossi, che si manifestano in questi comportamenti.

Nel 1901 Freud pubblica Psicopatologia della vita quotidiana, una delle sue più celebri opere in cui si propone di spiegare le cause che stanno all’origine delle dimenticanze, dei lapsus e in generale di tutti quegli “innocenti” errori che nella vita di ogni giorno commettiamo, senza prestarvi nessuna particolare attenzione, e che nascondono fenomeni psichici ben precisi e profondi.

Dimenticanza dei nomi propri. In molti casi l’uomo si dimentica una grande quantità di nomi, e in particolar modo quelli propri. In tali casi, oltre alla fenomeno della dimenticanza, subentra quello dello spostamento: a colui che si sforza di richiamare alla memoria il nome dimenticato si presentano alla coscienza altri nomi (sostitutivi) che sono sì riconosciuti come errati, ma che tuttavia continuano a imporsi con grande insistenza. Il processo che deve riprodurre il nome cercato è, per così dire, spostato.  Per qualche ragione un’istanza censoria ci impedisce di richiamare quel nome anche se apparentemente noi vorremmo farlo perché collegato a contenuti  rimossi,  perciò sgradevoli.

Lapsus verbali. Gli esperti raggruppano gli esempi di lapsus verbali, classificandoli   in scambi (per esempio la “Milo di Venere” anziché la “Venere di Milo”), presonanze o anticipazioni (per esempio: “mi sentivo il pesso petto oppresso), risonanze o posposizioni, contaminazioni (quando si combinano due modi di dire), sostituzioni (quando si invertono due termini dalla fonetica simile ma di significato completamente diverso). L’ipotesi che un meccanismo simile a quello che abbiamo dimostrato per la dimenticanza dei nomi possa avere parte anche nei fenomeni di lapsus verbali, può portarci a una comprensione più profonda e meglio fondata di questi ultimi. Il lapsus va interpretato come una rappresentazione inconscia, che non va sottovalutata, ma che al contrario esprime qualche aspetto della vita subconscia dell’individuo.

Azioni sintomatiche e perdita degli oggetti. Freud suddivide le azioni sintomatiche o causali, che potrebbero essere raggruppate a seconda che si verifichino abitualmente, regolarmente sotto determinate circostanze, oppure siano isolate. Le prime (giocherellare con la penna, attorcigliare la barba, ecc.) assomigliano a vari tipi di tic nervosi, tanto che vengono trattati assieme a questi ultimi. Nel secondo gruppo Freud inserisce tutte quelle azioni automatiche che si compiono con un oggetto in mano: scarabocchiare con la matita, far tintinnare le monete in tasca, stropicciare l’abito che si indossa, e così via. Tra le tante azioni sintomatiche una delle più frequenti e abituali, è quella del perdere alcuni oggetti, cui teniamo particolarmente. Questo fenomeno va interpretato, nel più dei casi, come un desiderio inconscio di colui che subisce la perdita. Spesso è solo l’espressione del poco valore dell’oggetto perduto, un’avversione nascosta per la cosa, per la persona da cui proviene o che l’oggetto in questione ci ricorda. La perdita di oggetti di valore serve a esprimere svariati moti affettivi; essa rappresenta simbolicamente un pensiero rimosso, dunque ripete un’esortazione che si preferirebbe non sentire; oppure, soprattutto, è un sacrificio alle “oscure potenze del destino”, il cui culto non è ancora spento neanche tra di noi.

Psichiatra e paziente 

Le prigioni dell’anima
Salvador Dalì      La metamorfosi di Narciso

Anche le opere di Salvador Dalì offrono una rappresentazione “psicoanalitica”

della realtà

Non era ovviamente l’Austria il solo luogo in cui avvenivano queste cose delle quali si è già parlato a proposito del Romanticismo e del senso di disadattamento dell’artista. Rivedere le pag .

Ricordiamo Kafka (La metamorfosi, Il castello, Il processo…), Musil (L’uomo senza qualità), Svevo, Pirandello, Tozzi, Borgese, Moravia, Gadda…  per quegli aspetti delle loro opere che hanno a che fare con la frustrazione del piccolo borghese oppresso da un lavoro che non lo soddisfa ma gli impone mille doveri e lo fa sentire sempre giudicato e non all’altezza cioè lo trasforma in un simbolico scarafaggio.

La repressione sessuale era diffusa, anche se forse in modo meno intenso, anche in  altre zone d’Europa. Esistevano poi aree in grado di fare concorrenza al moralismo viennese, si pensi alla Sicilia di Verga e Pirandello.

Abbiamo parlato più volte della dicotomia angelo/vampiro

Se una donna manifesta desideri sessuali è una donnaccia e finisce male anche per Verga (la Lupa) oppure fonte di morbosa attrazione (Baudelaire, gli Scapigliati italiani, D’Annunzio…..)

Le opere di Pirandello parlano spesso del carattere oppressivo della famiglia, sia nei confronti delle donne sia nei confronti degli uomini.

Per quanto riguarda il rapporto col padre, ricordiamo Kafka (Lettera al padre, suicidio per ordine del padre, la Metamorfosi) Svevo (ricerca di figure paterne nei suoi romanzi) Tozzi (padre dominatore come quello di Kafka) Gadda (pessimo rapporto questa volta con la madre impositiva e autoritaria , omicidio della madre nel romanzo “La cognizione del dolore”)

Per la donna vampiro vedi sopra.

RIBELLIONE contro questo stato di cose

SIBILLA ALERAMO (1876 – 1960) (Una donna) Si libera della famiglia tradizionale ma non dell’amore come sofferenza, lo prende troppo sul serio con successive burrascose relazioni (Giovanni Cena, il poeta Dino Campana, un suo giovane amico) si veda testo pag.

SIMONE DE BEAUVOIR (Memorie di una ragazza per bene, Il secondo sesso)

(1908-1986) Dopo essersi laureata in lettere alla Sorbona e aver conseguito l’agrégation di filosofia (1929), si dedicò (1931-43) all’insegnamento. L’incontro con Sartre, avvenuto negli anni dell’università, fu determinante per la sua carriera e per la sua vita. Nel 1943, abbandonato l’insegnamento, pubblicò il primo romanzo, “L’invitée”. Ella afferma: Ebbi una rivelazione: questo mondo era maschile, la mia infanzia era stata nutrita da miti forgiati dagli uomini, e io non avevo reagito come se fossi stata un ragazzo. Mi appassionai tanto da abbandonare il progetto di una confessione personale, per occuparmi della condizione femminile in generale. Del 1949 è il lungo saggio “Le deuxième sexe” (Il secondo sesso), dove è dibattuto il problema della libertà e della condizione della donna sul piano sociale e morale, e del 1954 il romanzo più noto, “Les mandarins” (I mandarini; premio Goncourt), sugli intellettuali di sinistra esitanti tra il comunismo e il rifiuto di ogni forma di impegno. Dai suoi numerosi viaggi in tutto il mondo B. ha tratto spunto per varie raccolte di osservazioni e di meditazioni di carattere politico e sociale, tra cui ricordiamo “La longue marche” (1957; La lunga marcia), scritta al ritorno da un viaggio in Cina. Di grande interesse anche i suoi lavori autobiografici.
(Fonte: Enciclopedia De Agostini)

Queste autrici utilizzano la forma diaristica per scavare nel loro passato (con procedimento analogo a quello che si attua in psicanalisi, come aveva suggerito il medico a Zeno) e dai loro scritti si può dedurre la sensata teoria che l’invidia provata dalle donne nei confronti degli uomini (che per F verteva sul possesso del membro virile) sia in realtà legata alla loro superiorità sociale. Dunque la donna non invidia il pene, ma i privilegi che il suo “possesso” garantisce e se vorrebbe essere un maschio non è perché la sua psicologia è quella di un  maschio fallito, ma perché le viene negata la soddisfazione di legittime aspettative sia sul piano sessuale e familiare, sia sul piano sociale e culturale.

Chiara Sole   Donna vicino alle sbarre

Svevo notoriamente credeva il contrario.

Soggiorno londinese, in Mario Pazzaglia, Letteratura italiana, Bologna, Zanichelli, 1992, vol. 4, pp. 250-251
“Ma quale scrittore potrebbe rinunziare di pensar almeno la psicanalisi? Io la conobbi nel 1910. (…)
Lessi qualche cosa del Freud con fatica e piena antipatia. Non lo si crederebbe ma io amo dagli altri scrittori una lingua pura ed uno stile chiaro e ornato. Secondo me il Freud, meno nelle sue celebri prelezioni che conobbi appena nel ’16, è un po’ esitante, contorto, preciso con fatica. Però ne ripresi sempre a tratti la lettura continuamente sospesa per vera antipatia. Bisogna anche ricordare che vivevo in Austria, la sede del Freud. Le cure del Freud si moltiplicavano e alcune con risultati meravigliosi. A un dato punto io mi trovai nella testa la

teoria del Freud (…). Come cura a me non importava. Io ero sano, o almeno amavo talmente la mia malatia (se c’è) da preservarmela con intero spirito di autodifesa. Anzi la mia antipatia per lo stile del Freud fu interpretata da un Freudiano cui mi confidai come un colpo di denti dato dall’animale primitivo che c’è anche in me per proteggere la propria malattia.
Ma la psicanalisi non m’abbandonò più.”

In altri scritti sostenne che le teorie scientifiche e i letterati sono come mogli e mariti che regolarmente litigano ma stando insieme anche per forza mettono al mondo bellissimi figli (le opere di letteratura)

Nelle opere del Novecento spesso compare lo psicoanalista o il neurologo e spesso compare in funzione antifrastica, cioè per negare la validità della sua cura (Italo Svevo, La coscienza di Zeno; Luigi Pirandello, Enrico IV) ,

ma si tratta di una presenza significativa perché comunque sottolinea l’importanza che l’analisi della psiche umana  ha assunto nella letteratura e anche nelle arti figurative. Non importa se le conclusioni dell’artista non vanno nella stessa direzione di quelle di Freud, il quale forse direbbe che l’ostilità rivoltagli dagli artisti costituisce essa stessa un caso di transfert negativo…

Per altri tipi di terapia vedi il documento “psicoterapie”

Anna O.
Giorgio de Chirico Edipo e la Sfinge

Edipo re è una tragedia di Sofocle, ritenuta il suo capolavoro.La data di composizione è ignota; argomenti interni ed esterni al dramma, fanno supporre che debba essere situato al centro della sua attività artistica (430 a.C. circa). L’opera si apre con la presentazione della città di Tebe afflitta dalla sterilità e dalla pestilenza; i cittadini chiedono perciò aiuto a Edipo, re della città. Il sovrano risponde di essere in attesa del ritorno del cognato Creonte, inviato a Delfi per avere un responso dall’oracolo. Giunto in città, Creonte svela il responso del dio: per salvare Tebe è necessario scoprire e esiliare l’uccisore di Laio.
Edipo organizza immediatamente le ricerche, dichiarandosi ansioso di fare giustizia. Viene convocato l’indovino Tiresia; costui si mostra dapprima reticente; in un secondo tempo, minacciato dal sovrano, accetta di svelare l’amara verità. Il vecchio afferma la colpevolezza di Edipo stesso, il quale avrebbe ucciso il padre e si sarebbe unito in un rapporto incestuoso con la madre. Il re, sdegnato, scaccia in malo modo Tiresia e prosegue le ricerche, non credendo assolutamente a ciò che ha udito. Parlando con la moglie Giocasta, però, scopre le condizioni in cui è morto il suo predecessore e riscontra elementi simili alla situazione in cui egli, prima di giungere a Tebe, ha ucciso un viandante per un semplice motivo di precedenza. La moglie cerca di dissuaderlo da questa ipotesi, e a questo scopo manda a chiamare l’unico servo superstite dalla strage. Nel frattempo, giunge alla corte un ambasciatore di Corinto, che comunica la morte di Polibo, re della città. Edipo, angosciato, pensa che questo dimostri la veridicità dell’oracolo: egli è infatti convinto di essere figlio del re di Corinto.
A questo punto il messo gli rivela il segreto della sua infanzia: Edipo è stato trovato abbandonato sul monte Citerone, da qui è stato condotto alla reggia di Corinto e è stato adottato dal re come fosse suo figlio.L’ angoscia di Edipo cresce sempre di più e mentre la moglie, che ha capito la verità, cerca di dissuaderlo dal proseguire le ricerche, egli è sempre più desideroso di andare a fondo.
Il servo superstite, giunto sul posto, si rifiuta di rivelare ciò che sa, ma poi, costretto dal sovrano, comunica ai presenti tutta la verità. L’uccisore di Laio è Edipo stesso; il servo, anni prima, non ha però avuto il coraggio di denunciarlo al popolo, perché, quando egli è giunto in città dopo la strage, ha visto che il colpevole era già stato investito della carica reale: Edipo aveva infatti liberato Tebe dalla Sfinge, e perciò era considerato il salvatore della città. Il sovrano, distrutto, rientra quindi nella reggia. Qui, vista Giocasta morta suicida impiccata, si acceca trafiggendosi gli occhi con le fibbie della sua veste. In seguito, dopo un ultimo colloquio con Creonte, si allontana dalla città in volontario esilio.

Invidia del pene o oppressione?


La mente come labirinto
La mente come creatività (Luca Guglielmo)

La mente come prigione   (Luca Guglielmo)

Giorgio de Chirico

Un disegno con cui Freud illustrò la prima topica

In alcuni casi patologici, il soggetto si svaluta e si critica ovvero percepisce questo atteggiamento negli altri. Talvolta questi autorimproveri non sono nemmeno consci e possono generare coazioni e proibizioni  cioè questi soggetti devono fare compiere certe azioni oppure evitarne altre in modo obbligatorio e senza apparente motivo. Tali coazioni possono diventare anche tormentose e rendere difficile la vita (lavarsi continuamente le mani, controllare molte volte se la porta o il gas sono chiusi, la luce spenta, anche se a rigor di logica basterebbe farlo una volta sola…, non riuscire ad attraversare un certo luogo…).

Freud stesso ammette che il Super-Io è condizionato anche da circostanze storiche, sociali e ideologiche. Se si vive in ambienti sociali molto chiusi e pieni di proibizioni, si tende a sviluppare un Super Io abnorme che interpreta la sua funzione censoria in modo arrogante e oppressivo. Tuttavia la mancanza assoluta di una funzione di controllo non fa bene alla psiche

perché rende impossibile la convivenza sociale perché ci induce a soddisfare acriticamente ogni pulsione senza riflettere sulle conseguenze che ciò può avere su noi stessi e sugli altri.
Mario Cavalla  Il giudice

Ciò che rimase di Hiroshima

La letteratura e l’arte contengono moltissimi casi in cui compare un sogno, basti pensare alla mitologia di vari popoli in cui compare l’interpretazione dei sogni ad opera di indovini (Giuseppe e il sogno del faraone nella Bibbia, il sogno di Giocasta nel mito di Edipo, il sogno di Ecuba prima della nascita di Paride) oppure viene descritto un sogno (Il sogno del conte Ugolino, il sogno di Lisabetta da Messina, il sogno di Don Rodrigo  solo per citare alcuni esempi. Anch’essi di solito vengono interpretati, l’interpretazione ovviamente non sempre coincide con quella di Freud.

Il sogno del conte Ugolino, che si è manifestato prima dell’alba è un sogno profetico, come credevano gli antichi, prevede il futuro e non abbiamo modo di “psicanalizzarne” il contenuto; il sogno di Lisabetta da Messina è in realtà la manifestazione di uno spettro, che appaga il desiderio della ragazza di rivedere il suo amato per amareggiarla subito dopo con la certezza della sua morte. Il sogno di don Rodrigo sembra adattarsi all’interpretazione che Freud dà dei sogni spaventosi, sostenendo che appagano desideri che provocano angoscia. Se infatti di solito il sogno è il custode del sonno, esso risveglia il sognatore se sta per giungere a consapevolezza un contenuto che genera sgomento. Il sogno di don Rodrigo si interrompe prima che il frate abbia potuto ripetere la sua profezia: evidentemente dal giorno del litigio nel palazzo il signorotto avrà associato l’appagamento del suo desiderio (avere Lucia) con la minaccia della punizione. In fondo si tratta di una disubbidienza e di un affronto ad una figura paterna (padre Cristoforo) e il complesso di Edipo, come si sa, fa brutti scherzi.

Nella poesia del Novecento troviamo l’utilizzo esteso almeno dei seguenti elementi:

condensazione (sinestesia, già presente in testi antichi che consiste nel condensare sensazioni che provengono da sensi diversi “luogo d’ogni luce muto”. Talvolta immagini diverse vengono sommate in singole parole o certi luoghi o situazioni descritte rimandano anche ad altro. Giusto per fare qualche esempio:

Voci di tenebra azzurra (Pascoli)

Pianto di stelle (Pascoli)

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (Pavese)

La condensazione realizza quella cancellazione dei nessi logici (le rotaie) delle quali aveva parlato Ungaretti come caratteristica della poesia precedente.

Condizioni di raffigurabilità nella poesia i concetti vengono espressi grazie alla loro capacità di trasformarsi in immagine, ad esempio

La rondine = il padre di Pascoli

L’aratro abbandonato = condizione di solitudine

Rivo strozzato, foglia riarsa, cavallo stramazzato = male di vivere (Montale)

Statua, nuvola, falco = tregua nella sofferenza (Montale)
Muro con cocci di bottiglia = dolore esistenziale (Montale)

Scarafaggio schiacciato per terra = sopraffazione (Montale)
Impiego di simboli vengono spesso impiegati simboli di valore universale oppure di validità molto generale: mare, acqua = vita, luna e tunnel = mito di rinascita, sole = vita, amore, capacità di capire

Anche l’utilizzo dell’emblema può rientrare in questo discorso,

si ricorda che l’emblema è un “simbolo di valore limitato” (correlativo oggettivo) cioè nell’opera di uno o più poeti assume frequentemente lo stesso significato, ma non ha validità universale

Si ricordino I fiumi (Ungaretti)  o  il varco nel muro (Montale) o i fiori gialli (Montale)….  Per quanto riguarda la pittura un esempio significativo è Chagall

Giorgio de Chirico Le muse inquietanti

Salvador Dalì Tentazione

Magritte

Salvador Dalì, Sogno

Magritte Città sulle nuvole

Il sogno di Ossian

Magritte


Magritte

L’effetto di una lezione sulla psicanalisi